Toppe per le banche e voragini per il paese

4 gennaio 2016 michele boldrin e giulio zanella

Ulteriori riflessioni sul dissesto del sistema bancario italiano, un tema che dovremo discutere per molto tempo. Molti lettori ricorderanno cosa scrivevamo sullo stato di salute del sistema bancario italiano anni fa, ai tempi della crisi finanziaria "degli altri" . Il fatto è che le toppe che si stanno mettendo (con gravissimo e colpevole ritardo di almeno un quinquennio) e che si vorrebbero mettere rivelano tendenze e tentazioni forse ancor più preoccupanti di quelle passate, di cui oggi stiamo pagando il conto.

Come noto il governo ha manifestato l'intenzione di rimborsare i piccoli risparmiatori detentori di obbligazioni subordinate delle quattro banche oggetto degli interventi del 22 novembre 2015. Tali obbligazioni (alcuni sostengono) vennero vendute in modo opaco a investitori ignari di quanto acquistavano e divennero rapidamente titoli spazzatura, trasformando gli ignari investitori in vittime di una truffa. Questa del rimborso è una prima toppa, che abbiamo già commentato ampiamente in questo articolo redazionale. Nulla è mutato da allora e qui vorremmo solo insistere che, a distanza d'un mese e dopo mille dibattiti e polemiche, rimane cospicuamente assente ogni logica che giustifichi un tale intervento. Fatta salva, ovviamente, quella della politica dell'acquisto di voti o di "pace pubblica" (che e' poi la stessa cosa) attraverso l'utilizzo del pubblico denaro.

I risparmiatori che acquistarono le obbligazioni in questione forse vennero truffati o forse no. Con molta probabilità alcuni vennero truffati mentre altri si presero dei rischi allettati dall'idea che sarebbe andata loro bene perché sono furbi. Capita. Non riusciamo, ad oggi, nemmeno ad escludere che vi siano responsabilità (non penali, ma politiche: ossia aver svolto malamente il proprio ruolo) da parte di Consob e Banca d'Italia. Ma tutto questo non basta, neanche lontanamente, a rendere giustificato e logico un rimborso, fosse anche parziale, con denaro pubblico. L'Italia, come tutti i paesi, è purtroppo piena di gente che fa cattivi affari e perde ingenti somme acquistando attività reali o finanziarie. Questo succede o perché questa gente è poco cauta o perché viene truffata e ci dispiace molto (piu' per i secondi). Ma ci pare che in questi casi gli strumenti di tutela dei risparmiatori debbano essere altri. Se c'è stata una truffa allora si devono perseguire i responsabili e condannarli a risarcire il danno inflitto. Per esempio, è notizia del 3 gennaio 2016 che la Nuova Banca Etruria (la "good bank") sta per intentare azione legale contro i vecchi amministratori. Quella ci pare la strada, in uno stato di diritto. Se lo stato dovesse rimborsare tutti i truffati avremmo un serio problema di finanza pubblica. Dovremmo infatti iniziare con gli obbligaziosti subordinati delle banche fallite e poi continuare con chi è stato truffato acquistando un'auto (anche a lui il concessionario aveva detto che era un vero affare), o un appartamento sovrapprezzo all'apice della bolla immobiliare (anche a lui il costruttore e l'agente immobiliare avevano detto che non c'era alcun rischio di scoppio della bolla), eccetera, eccetera. Quantomeno, il piano di rimborso è arbitrario: perché alcuni sì e tutti gli altri no? Per quanto ci riguarda la questione "rimborsare i truffati" si esaurisce qui, il resto è solo acquisto di consenso.

Ma c'è un aspetto più sottile e ben più grave, perché sistemico, che il piano di rimborso mette in luce: la generalizzazione politica del moral hazard. Sembra che nessuno più, da alcuna parte, sia disposto ad assumersi in proprio i rischi, e le conseguenti perdite, della propria attività economica. Lo stato è, nella cultura politica e sociale diffusa, l'assicuratore di ultima istanza di tutti e per tutto, dalle banche alle imprese che chiudono, dagli obbligazionisti subordinati a quelli a cui la tromba d'aria scoperchia la casa. L'assicurazione privata (quando non vi siano esternalità che giustifichino l'assicurazione pubblica, come è ad esempio il caso dell'assicurazione contro la disoccupazione o delle vaccinazioni contro malattie infettive) ed il rischio/beneficio privato non esistono più. La toppa che il governo si appresta a mettere mediante i "rimborsi" rivela questo squarcio nel tessuto economico del paese, e non fa che peggiorarlo perché conferma l'aspettativa che lo "stato", al momento opportuno e con il sufficiente can-can mediatico, agirà da assicuratore di ultima istanza. Questo tema è ovviamente molto più complesso di quanto questo breve paragrafo possa comunicare, ma ci pare rilevantissimo notarlo qui perché è un processo in corso in tutto il mondo occidentale, non solo in Italia. L'Italia, forse, è più "avanti" di altri e, da noi, siamo già arrivati a situazioni che altrove sono considerate paradossali. Ma, se si vuole capire il ruolo che lo stato (quindi la politica) vanno assumendo in questi anni ed assumeranno nei decenni a venire, la generalizzazione politica del moral hazard è cruciale e va messa in conti. L'analogia con il processo di logrolling, come definito dalla letteratura di scienze politiche, crediamo possa essere un buon punto di partenza: siamo di fronte ad un logrolling sociale, di gruppi d'interesse che appoggiano le reciproche richieste l'uno con l'altro. Tu mi dai una mano ad avere il mio rimborso ed io ti presto la mia per ricevere il tuo, tanto paga Pantalone. Ci fermiamo qui ma varrebbe la pena ritornarci con maggiore attenzione e tempo.

C'è poi una seconda questione, e corrispondente toppa, portata a piena luce dalla vicenda delle obbligazioni subordinate. Questa ha reso chiaro che le nuove norme europee sul bail-in (piu' presisamente, la Bank Recovery and Resolution Directive, BRRD) renderebbero tutti gli obbligazionisti (subordinati e non, ad eccezione di quelli garantiti) a rischio di detenzione di titoli altamente rischiosi (si rimanda al sempre ottimo Phastidio per una sintesi delle norme sul bail-in). Se il prestito obbligazionario ad una banca diventa maggiormente rischioso ne conseguirà un aumento del costo delle risorse così ottenute dalle banche. Questo implica, a sua volta, un aumento del costo del credito concesso dalle banche ai propri clienti. In quei paesi (come l'Italia) dove il sistema bancario raccoglie una quantità sostanziale di risorse "a rischio" (quindi, si noti, non i depositi assicurati, sino a 100mila euro) attraverso la vendita di obbligazioni questo effetto può essere particolarmente rilevante. Si noti che gli investitori istituzionali (per ipotesi "ben informati") che acquistano tali obbligazioni hanno probabilmente messo in conto da tempo questo aumento della rischiosità dei titoli da loro acquisiti: della direttiva si discute da tempo e che diventasse effettiva a partire da quest'anno era ben noto. Costoro, insomma, hanno già incluso il rischio addizionale nei tassi da loro richiesti e quell'aumento è già stato, nel gergo, "prezzato". Questo non è avvenuto, alcuni sostengono, laddove le obbligazioni in questione vengono collocate direttamente presso i piccoli risparmiatori, per ipotesi "non ben informati" e quindi ignari, sino a qualche settimana fa, dell'aumentata rischiosità dei titoli in cui investivano. 

Per questo motivo, Luigi Guiso e Luigi Zingales hanno suggerito in un articolo apparso sul Sole 24 Ore, che il governo dovrebbe chiedere una moratoria sull'applicazione della BRRD al nostro paese. Siccome, sostengono i due colleghi, l'Italia è un caso "speciale" (perche' le obbligazioni bancarie da noi sono state vendute primariamente ai piccoli risparmiatori) rispetto al resto dell'Europa (dove le obbligazioni bancarie sono detenute primariamente da grandi investitori istituzionali) allora diventa ragionevole, anzi doveroso, richiedere per il nostro paese un trattamento speciale. Per qualche anno la direttiva sul bail-in non dovrebbe applicarsi all'Italia o dovrebbe applicarsi in maniera parziale. Se si applicassero subito le nuove regole europee, sostengono Guiso e Zingales, il costo del credito bancario in Italia aumenterebbe in modo fatale per la debole ripresa perché nessun piccolo risparmiatore acquisterebbe più obbligazioni e quindi le banche italiane avrebbero difficoltà di approvvigionamento. Questa moratoria temporanea delle regole europee è una seconda toppa che si suggerisce al governo di applicare. Sia Guiso che Zingales hanno scritto, in passato, cose interessanti sul sistema bancario, italiano e non, ma in questo specifico caso facciamo molta fatica a concordare con loro, per due ordini di ragioni.

Esistono, anzitutto, due aspetti di illogicità (o di assunzioni implicite che non cogliamo) nel legame "mezzi-fini" della proposta in questione.

  1. Se il rischio che si vuole evitare è quello di un rapido aumento dei costi del credito allora è necessario assumere che anche i risparmiatori italiani siano attenti abbastanza alle conseguenze della BRRD e si apprestino a chiedere (o abbiano, più probabilmente, già chiesto) maggiori interessi sulle obbligazioni che acquistano. Questo implica che non sono così ingenui come si assume e la "speciale" condizione italiana viene a cadere: chi investe in obbligazioni bancarie in Italia non è meno sveglio di chi lo fa nel resto d'Europa.
  2. Se l'aumento del costo del credito italiano deriva da un problema strutturale di fonti di approvvigionamento delle banche italiane, in qual modo un periodo di transizione potrebbe risolverlo? Delle due l’una: o i piccoli risparmiatori non sono abbastanza sofisticati da rendersi conto dei rischi, come sembrano ritenere Guiso e Zingales  – e allora si ritorna a quanto detto al punto 1. Oppure lo sono, e quindi chiederanno un tasso di interesse maggiore e/o utilizzeranno il periodo di transizione per riallocare il proprio portafoglio verso impieghi più sicuri. Sicuramente gli investitori istituzionali sono sofisticati (dopo tutto, son gli stessi che investono nel resto d'Europa) e quindi chiederanno comunque tassi di interesse più alti. Perché mai dovrebbero accontentarsi, loro che il rischio lo capiscono, dei più bassi tassi che i piccoli risparmiatori prima accettavano, in quanto inconsapevoli, ma che ora, pienamente coscienti del rischio, non sono più disposti ad accettare? Certo, attraverso la moratoria abbiamo forse permesso ai piccoli risparmiatori italiani di mettersi al sicuro (se è questo il fine della proposta, esso non ci sembra dichiarato) però il problema per il costo del credito resta tale e quale: le banche devono fare roll-over dei debiti obbligazionari (se avessero a disposizione altre fonti, infatti, le avrebbero già usate) e quindi siamo punto ed a capo.

Vi sono poi due osservazioni più di fondo, sostanzialmente politiche e strategiche.

Primo, le regole sul bail-in sono già state sottoscritte e sono appena (1 gennaio 2016) entrate in vigore. È molto difficile pensare di poterle rinegoziare adesso, dopo anni di discussione: oltre al danno di immagine e credibilità che ne deriverebbe per il governo italiano c'è un problema pratico legato al fatto che un processo di rinegoziazione di questo tipo può durare mesi se non anni. Anche qui c'è un aspetto sistemico, che in questo caso è il rapporto schizofrenico delle elite italiane, anche le meglio intenzionate, con l'Europa e le sue regole. Davvero vogliamo insistere su questa strada? Che noi in Europa ci "siamo" e vogliamo "contare come i tedeschi", però ogni qual volta dobbiamo adeguarci alle regole comunemente decise, siano esse le quote latte o il bail-in, chiediamo agli altri di concederci una moratoria perche' siamo un caso speciale? 

Secondo, ma non meno importante, viene l'aspetto concorrenza. Da anni, anzi decenni, si insiste sulla centralità di un mercato bancario europeo il quale, fra le altre, ha una condizione necessaria: che le banche europee operino in ogni paese su un piede di parità, senza distinzione fra banche "nazionali" ed "estere". Bene: se è vero che negli altri paesi le implicazioni della BRRD sono già state assimilate e quelle banche non devono affrontare la subitanea crescita nel costo del credito che, suppostamente, le banche italiane dovrebbero affrontare, e se questo si deve ad un vantaggio strutturale delle banche non italiane sulle italiane, cosa c'è di male nel lasciare che la concorrenza faccia il proprio corso e le strutturalmente inefficienti banche italiane vengano disciplinate da quelle estere pronte ad offrire anche ai loro clienti italiani credito a condizioni migliori? Insomma, cosa c'è di male a risolvere il problema (ammesso e non concesso che un problema esista) favorendo l'entrata delle banche estere nel mercato italiano, con riduzione dei costi del credito per imprese e famiglie italiane? Qualche, inefficiente, banca italiana dovrà ridimensionarsi, chiudere, farsi acquistare o ricapitalizzarsi. Qualche "azionista strategico", magari qualche fondazione bancaria, dovrà mettersela via e perdere parte del potere che esercita sul sistema economico italiano attraverso il suo controllo del sistema creditizio. Cosa c'è di male in tutto questo? Niente, noi crediamo, anzi sarebbe una spinta al cambiamento dell'altamente inefficiente sistema di governance delle banche italiane, che in tutto questo ci pare il problema di fondo. Per ricordarsene, rimandiamo al riassunto del convegno sulle fondazioni bancarie organizzato da nFA a Firenze tre anni fa.

Una ragione spesso addotta per giustificare interventi così pesanti (rimborsare alcuni che hanno perso denaro privato con denaro pubblico mediante decreti ad-hoc, rinegoziare regole europee concordate da tempo senza altra buona ragione dal solito "siamo diversi e speciali e ci siamo anche svegliati in ritardo") è la necessità di scongiurare il panico nei mercati finanziari e quindi la possibilità di "crisi finanziaria", "contagio", e fenomeni simili, che possiamo ricondurre in ultima istanza ad una "corsa agli sportelli" (bank run) dalle imprevedibili conseguenze. In realtà a noi pare che le regole europee sul bail-in siano buone regole che mirano esattamente a rimuovere uno dei fondamenti chiave del fenomeno dei runs. Come ripete da anni John Cochrane, il sistema finanziario si isola dai runs rendendo tutti coloro che prestano denaro alle banche (ad eccezione dei depositanti ordinari, naturalmente, i quali infatti già godono di un'assicurazione sino a 100mila euro) responsabili in solido: se le cose vanno male, porteranno a casa una perdita, ma  portano a casa anche un rendimento atteso corrispondentemente più alto a causa del maggior rischio (sempre che non vengano truffati, nel qual caso vale quanto detto all'inizio di questo articolo). In ogni caso,  non potranno far collassare il sistema bancario correndo in banca a riprendersi i propri soldi. Questo è esattamente quello che succede nel caso del bail-in che la BRRD ha reso effettivo da tre giorni. A noi sembra un gran passo avanti. Tardivo ma avanti: perché mai dovremmo ritardarlo ulteriormente?

39 commenti (espandi tutti)

La richiesta di rimborso da parte degli investitori si porta dietro un aspetto in più rispetto a quanto giustamente detto, ed è il fatto che in Italia i responsabili non pagano mai per le proprie colpe.
L'approccio, che rimane ancora quello del paese feudale, in cui il signorotto concede "grazia sua" una briciola del suo (denaro, potere o altro), fa sì che l'acquisto di azioni e/o obbligazioni sia fatto con lo stesso spirito di acquisto dei titoli di stato: compra perché io ti permetto di accedere a qualcosa di privilegiato.
Se ci fosse stato (o ci fosse nel breve) una azione di responsabilità sorretta politicamente, il rimborso avrebbe il solo scopo elettoral-mammone sopra descritto.
In mancanza, al servo della gleba non rimane che rivolgersi al principe sperando nella sua bontà.

Perche' i responsabili paghino le proprie colpe e' NECESSARIO (non sufficiente) che i "truffati" compiano i seguenti atti, individuali

1) Denuncino di essere stati truffati. Sia chiaro che per denunciare occorre individuare il o i responsabili, con nome, cognome ed indirizzo. E denunciarli per davvero, non a chiacchiere.

2) Provare la truffa.

Facciano questo, poi vediamo. Qualsiasi altro comportamento, letteralmente qualsiasi altro, prova che si e' servi della gleba dentro, anzitutto. E che come tali ci si pone di fronte al signore. Inutile lamentarsi, poi, se il signore agisca come tale. 

I risparmiatori che acquistarono le obbligazioni in questione forse vennero truffati o forse no. Con molta probabilità alcuni vennero truffati mentre altri si presero dei rischi allettati dall'idea che sarebbe andata loro bene perché sono furbi. Capita. Non riusciamo, ad oggi, nemmeno ad escludere che vi siano responsabilità (non penali, ma politiche: ossia aver svolto malamente il proprio ruolo) da parte di Consob e Banca d'Italia. Ma tutto questo non basta, neanche lontanamente, a rendere giustificato e logico un rimborso,

Le banche in questione erano COMMISSARIATE. Ora, poiche' il commissariamento è assimilabile ad un'azione di VIGILANZA PUBBLICA e poichè durante lo stesso sono state divulgate informazioni tali da NON CONSENTIRE una corretta percezione di quanto sarebbe accaduto (definirle approssimaive è un eufemismo..meglio forse fuorvianti) per queste mancanze qualcuno deve pagare (o sarebbe giusto pagasse). Chi ha comprato subordinate sul mercato secondario ed ha piazzato più o meno consapevolmente una scommessa è sicuramente in una posizione diversa e forse per costoro(lo scrivente incluso) potrebbe essere valido il contenuto dell'articolo.

Saluti,


che le obbligazioni subordinate siano state vendute ai risparmiatori retail durante la gestione commissariale? Se così fosse, ne dovrebbero rispondere gli stessi commissari e, in solido, la Banca d'Italia.

Allora, no

Sig.Ernesto 4/1/2016 - 15:20

almeno non credo (e spero). Sono state vendute prima.. Quello che ho notato d particolarmente disdicevole nella "faccenda" è stato il mancato rimborso (pochi mesi prima l'azzeramento) del prestito erogato da Fonspa a Banca Marche. Fonspa si rivale su titoli (di BdM) messi a garanzia (titoli non subrdinati...ma senior a garanzia STATALE, emessi nel 2012 durante il piano per aumentare la stabilità del sistema), la cosa viene addirttura fatta passare come un "affare" per BdM..in virtù della plusvalenza prodotta nel frattempo(vendita a mercato con prezzo più alto) e che le verrebbe retrocessa..dopo un po' salta tutto per aria. Insomma...a Fonspa lo Stato da garanzie ed al retail si danno "sole" (o larga..alla romana..leggi fregature).? Uno dei tanti punti che andrebbero esaminati per capire che razza di pastrocchio è stato confezionato. Provo a spiegare ancora meglio:

 

Banca delle Marche è commissariata da ottobre 2013. In pieno commissariamento viene chiesto un prestito  Credito Fondiario(Fonspa) che viene erogato con titoli a GARANZIA STATALE a garanzia dell'importo. Il prestito non viene rimborsato, Fonspa incassa la garanzia e son tutti felici e contenti. Dopo pochi mesi salta tutto. Se si leggono le notizie "istituzionali" uscite in questa finestra..in peno commissariamento..c'è da mettersi le mani nei capelli. Parlo di BdM perchè un minimo ho seguito la faccenda.

 

Questo secondo commento (ed i fatti che riporta) nulla ha a che fare con il primo!

Del caso Banca delle Marche e cartolarizzazione Fonspa abbiamo esplicitamente parlato nel post di Lucio di Gaetano, al quale rinvio. Io condivido la valutazione di Lucio MA questo implica nulla per quanto riguarda il diritto dei detentori di obbligazioni subordinate (di un'altra banca, tra l'altro, l'Etruria) di chiedere che l'erario rimborsi loro le perdite! 

Falso

michele boldrin 4/1/2016 - 19:18

Abbiamo già discusso di questo tema. Io stesso, a suo tempo, feci confusione e venni corretto.

No, non erano commissariate quando emisero le obbligazioni in questione (i dettagli sono nelle discussioni ai post precedenti e comunque di pubblico dominio). Ribadisco: la pessima attuazione di Consob in questa (ed altre) vicende è fuori discussione. La men che mediocre capacità di Banca d'Italia d'intervenire a tempo debito e ad usare la "moral suasion" che il suo potere le conferisce per evitare fallimenti bancari tanto folli quanto i 4 in questione e gli altri in arrivo è pure fuori discussione. Sono questioni POLITICHE: le agenzie indipendenti di controllo e regolazione in Italia non esistono. Sono catturate dalla politica, dai partiti e dai gruppi d'interesse che, in realtà, dovrebbero controllare e regolare. Non ci piove. Ma c'entra NULLA con le richieste di rimborsare gli acquirenti di obbligazioni bancarie subordinate, NULLA!

Non solo: SE le banche in questione FOSSERO STATE COMMISSARIATE al momento dell'emmissione delle obbligazioni pattumiera, ALLORA il comportamento dei "truffati" sarebbe stato ancora più ridicolo. Ammesso (e non concesso) che un commissario emetta subordinate con quelle caratteristiche (non può e non successe) sarebbe IDIOTA acquistarle pensando siano un investimento sicuro. SE la banca è commissariata vuol dire che è ridotta malissimo, probabilmente in fallimento. Non serve altra informazione, di per se. Basta sapere che c'è il commissario.

End of story.  

( echissene dirai tu). E ripeto, faccio distnzione tra chi ha acquistato allo sportello e chi ha "speculato(o meglio, tentato di speculare)" su prezzi bassi(e rischio alto). Lo Stato ha nei confronti dei primi più colpe: tardivo recepimento della direttiva (che avrebbe forse acceso qualche lampadna in tempo). Mancato controllo, carente(eufemsmo) informazione dagli organi preposti(al controllo). Se questo paese di barzellettieri avesse fatto le cose cme si deve, con tempistiche adeguate(e suggerite), questo pandemonio si sarebbe potuto evitare. Ma no. Si è preferito adulterare con comunicazioni bislacche, rassicuranti, "market friendly". Te ne dico un'altra, da mal pensante: Fonspa incassa "la GARANZA STATALE" tre giorni prima che la Commissione Europea avvii la seconda fase della procedura di infrazione (contro l'Italia and Others) riguardo il mancato recepimento della BRRD. Ammazza che timing! Comq., capisco che ricostruire un puzzle complesso è difficoltoso; so che ci sono tecnici all'opera e mi auguro che eventual responsabiltà (dallo Stato in giù) se accertate vengano perseguite. Ti allego il link della procedura citata. Buon anno! http://europa.eu/rapid/press-release_IP-15-5057_it.htm

Come funzionano e quali poteri usano i due organismi di vigilanza? I profili Mifid sono sempre filtrati dagli uffici dell'intermediario e solo in caso di ispezione c'è la certezza che vengano valutati dalla Consob. No, la pretesa di controllare e correggere tutto è inapplicabile. Va ripensata e snellita la vigilanza

 

SE la banca è commissariata vuol dire che è ridotta malissimo, probabilmente in fallimento. Non serve altra informazione, di per se. Basta sapere che c'è il commissario.End of story.  

  (c'è chi ha ragionato (troppo) ed ha consigliato in senso opposto.)

 Ma è davvero opportuno togliere tutti i soldi, quando viene disposto il commissariamento della propria banca? A ben vedere, forse è il contrario. Una volta commissariata, le probabilità di crac sono minori. Infatti le ispezioni della Banca d’Italia si concludono in due modi alternativi, nel caso di gravi irregolarità: la banca viene messa in liquidazione (fallimento) oppure affidata a commissari. Ma questi sono nominati proprio dalla Banca d’Italia dopo la sua ispezione, per cui è chiaro che a quel punto essa vuole in ogni modo evitare il crac. Anzi, vale addirittura la pena di spulciare le proposte che proprio gli istituti commissariati fanno agli investitori. Si scopre così, per esempio, che la Banca Popolare di Spoleto offre un conto corrente non vincolato al 3,5 per cento lordo sino a fine 2014; probabilmente il massimo sul mercato, nell’ambito dei conti ad alto rendimento.www.beppescienza.it  

"Sembra che nessuno più, da alcuna parte, sia disposto ad assumersi in proprio i rischi, e le conseguenti perdite, della propria attività economica"

Credo che uno dei grossi problemi di questo paese sia che nessuno vuole assumersi rischi e le rsponsabilita' delle proprie azioni, non solo in campo economico, ma in tutti i campi del comportamento umano.

La possibilita' di non dover mai rendere conto delle proprie azioni e' una specie di carta "esci gratis di prigione" del monopoli, per cui tutto e' permesso e tutto e' concesso. E questa situazione, che ha mille origini, ha portato a deresponsabilizzare gli italiani in tutte le loro azioni. Se, improvvisamente, questi vengono chiamati a rispondere delle proprie azioni, neanche capiscono cosa stia accadendo e scaricano le colpe su "altri" (lo stato ladro, i poteri forti...).

Sara' un lunghissimo processo culturale, quello di fare cambiare modo di pensare agli italiani, E non so se ci si riuscira'.

molte grazie

dragonfly 6/1/2016 - 00:11

è una articolo sicuramente meritevole, di quelli di cui non si può simulare la conoscenza  :-)

si potrebbe discutere a lungo.

Per il momento, mi limiterei ad osservare che la disciplina dei servizi d'investimento - di indiscutibile matrice europea - ha fatto grandi passi in questa direzione, almeno riguardo agli investitori retail.

Basti ricordare che gli intermediari - banche ed altre imprese d'investimento - sono tenute a prestare i loro servizi nel miglior interesse dei clienti, se non addirittura a proteggerli contro scelte d'investimento azzardate, e che rispondono civilmente - in qualche caso anche penalmente - dell'inosservanza dei loro doveri.

La soluzione proposta dall'attuale governo sembra anomala perché concreta un intervento pubblico, nella sostanza una graziosa elargizione del sovrano, promessa ma ancora da configurare nelle sue concrete modalità e procedure: ma, in definitiva, non si discosta dall'idea che gli investitori retail  debbano essere protetti anche contro sé stessi, perché irrimediabilmente irrazionali e perciò incapaci di resistere alle lusinghe degli intermediari ed alla propria ingordigia. Forse c'è, al fondo, anche qualche complesso di colpa per avere anticipato il bail-in senza riflettere sulle conseguenze politiche e mediatiche del sacrificio di una categoria di investitori ai quali si era fatto credere di non essere esposti a gravi rischi.

Detto ciò, ricordo che Luigi Guiso ha recentemente criticato, su la voce.info, come irrealistica l'idea che gli investitori siano in grado di prezzare gli strumenti finanziari emessi dalle banche; lo stesso, insieme con Luigi Zingales, ha auspicato su Il Sole.24Ore di ieri la creazione di un omologo italiano del CFPB. A quanto pare, l'immagine dell'investitore irrazionale guadagna proseliti. 

ricordo che Luigi Guiso ha recentemente criticato, su la voce.info, come irrealistica l'idea che gli investitori siano in grado di prezzare gli strumenti finanziari emessi dalle banche; lo stesso, insieme con Luigi Zingales, ha auspicato su Il Sole.24Ore di ieri la creazione di un omologo italiano del CFPB. A quanto pare, l'immagine dell'investitore irrazionale guadagna proseliti.

ma nessuno è in grado di farlo meglio di un mercato passabilmente efficente, cioè con elevati scambi. chi compra al collocamento dovrebbe avere ben chiaro del rischio supplementare che si prende. ugualmente se a mercato secondario si vedono spread denaro-lettera consistenti. astenersi allora non è ignavia, ma pausa di riflessione da dedicare allo studio, non c'è fretta.

il "risparmiatore irrazionale da proteggere", e sopratutto una sequenza di crack, hanno prodotto nel tempo alcune cose buone, i famigerati prospetti informativi sono in realtà molto chiari e indicano con evidenza ad es. costi di collocamento quasi sempre vergognosi. altre sono state vere scemenze pericolose: pattichiari, voluto da abi dopo parmalat, bollava le obbligazioni sicure come le banane, salvo poi dichiarare in giudizio civile, di essere mero ripetitore di informazioni fornite da altri.

adesso va di moda, fra gli scervellati senza memoria, le gabanelle, i grillini, sollevare con indignazione la questione, molto tecnica, degli scenari probabilistici da fornire al sottoscrittore.

invito chi sa a scriverci su  qualcosa di saggio, come avrebbe fatto federico de vita se avesse trovato il tempo.

Il link non sembra esserci :)

riprovo

dragonfly 5/1/2016 - 00:47

è anche giorgio meletti, sul fatto

La prima mossa l’ha fatta nel 2009 l’allora presidente della Consob Lamberto Cardia, eliminando l’obbligo dei cosiddetti scenari probabilistici per le subordinate. Al Tg La7 il giornalista Marco Fratini ha efficacemente spiegato per il largo pubblico che “è come togliere il semaforo da un incrocio pericoloso”. Lo scenario probabilistico serve a calcolare le probabilità di guadagnare o perdere su un titolo. Esempio: alla subordinata emessa da Banca Etruria a ottobre 2013 mancava questa informazione essenziale, il risparmiatore aveva il 62,7 per cento di probabilità di perdere la metà del capitale. Per alcuni anni, anche in mancanza dell’obbligo, la Consob ha continuato ad accompagnare le obbligazioni con previsioni statistiche. Per esempio nel 2010 la Popolare di Vicenza ha emesso una subordinata a tasso fisso (4,60 per cento, poco più di un Btp): lo scenario probabilistico attribuiva il 24 per cento di probabilità all’ipotesi di perderci soldi o guadagnare meno che con un titolo di Stato. Nel 2011 Vegas ha eliminato del tutto gli scenari probabilistici, consentendo agli istituti di continuare la rapina dei clienti.

tale e quale il bollino di pattichiari, che poggiava sul  var. quanto  mi piacerebbe avere questi nuovi numerini precisi, con anche il decimale...se li avessimo tutti, tutti guadagneremmo sempre. deve esserci un complotto.

nel Paese di Bengodi! Che meraviglia!

P.S. - tra il 62% ed il 100% c'è ancora qualche differenza ...

su una questione che non interessa e su cui non ho le idee chiarissime.

il problema nel fornire al retail quel 62% è che magari chi compra poi crede davvero che il suo investimento sia rischioso al 62% (whatever it means), mentre è solo la stima di quel giorno. non dipende da imprecisione di calcolo, anzi fin troppo preciso, e che proprio cambiano le condizioni, giorno per giorno.

se gioco tre numeri al lotto, avrò sempre le stesse probabilità tutte le volte che gioco e che la ricevitoria deve indicarmi e infatti il banco vince. comprare un prodotto finanziario è invece giocare numeri con un numero di palle nell'urna variabile in modo imprevedibile e il banco può perdere eccome.

prima di sottoscrivere un mutuo a tasso variabile, è certo consigliabile dare un occhiata a quanto viene previsto l'euribor nei prossimi 5 anni. il futures al liffe lo fa ed è un valore di mercato molto affidabile, ma questo non lo predetermina,  la settimana prossimal'euribor verrà previsto in modo diverso e così via. banalità spaziali? certo, ma se in futuro i tassi esplodono e non ce la faccio più con la rata, darei la colpa al liffe che non me l'ha detto quando ho sottoscritto il  mutuo? non è forse meglio ricordare sempre che il rischio degli investimenti è in prima battuta in capo all'investitore?

ma i fautori degli "scenari probabilistici" le capiranno?

ovviamente, sul fatto.

. http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/14/tassi-sui-mutui-truccati-leur...

è la solita ignoranza, molto incoraggiata dalla mentalità grillina del giornale, percosì dire.vi copio un bel passaggio

. Per avere un’idea delle dimensioni del caso basta l’esempio dei mutui casa italiani. Tra il 2005 e il 2008 si può stimare che le famiglie italiane con mutuo a tasso variabile fossero indebitate con le banche per circa 220-230 miliardi e che in quegli anni abbiano pagato, per la quota degli interessi commisurati all’Euribor, circa 30 miliardi. Secondo le ipotesi di Sorgentone sulla manipolazione dell’Euribor, 16 di quei 30 miliardi dovrebbero essere restituiti. Ma c’è anche l’ipotesi più estrema, sostenuta da Antonio Tanza, legale dell’Adusbef: l’irregolarità renderebbe nulli i contratti di mutuo e le banche dovrebbero dunque restituire, come minimo, tutti i 30 miliardi.

capperi! se il monte interessi stimato è ragionevole, invece  è del tutto errato, altre che assurdo ictu oculi, ritenere che manipolazione dell'euribor lo abbia raddoppiato. se sul punto la memoria non ci assiste, basta ripescare un link a caso per vedere che la manipolazione fu al ribasso, per  qualche basis point, cioè centesimi di punto percentuale. non certo una cosa commendevole, anzi scandalosa, però a chiedere i danni possono essere solo chi incassava l'euribor, ad es. nei contratti swap. visti gli elevati nozionali, in quell'ambito piccole differenze comportano grosse perdite etc. chi invece lo pagava in un mutuo a tasso variabile, adesso dovrebbe offrire un ulteriore obolo, altro che rimborsi di metà degli interessi.

se poi interviene il procuratore di trani, con l'incoraggiamento dell'adusbef,  siamo a cavallo.

non sono certo un tecnico della materia, ma non posso fare a meno di chiedermi chi mette i soldi in caso di fallimenti bancari se eliminassimo il bail-in? le mie risposte sono o lo Stato ,quindi il contribuente, cosa che nel nostro caso è poco realistica, o il sistema bancario nel suo insieme, cosa che anche qui vedo difficoltosa visto lo stato di salute e che comunque causerebbe una stretta sui nuovi prestiti. Se la banca pincopallo, che di per se ha già in pancia la sua bella quota di NPL e incagli, deve sborsare per coprire il fallimento della banca x inevitabilmente erogherà meno. 

Sbaglio qualcosa?

Infatti, è esattamente come dici tu. Se ritardi l'applicazione della BRRD vale la legislazione precedente nella quale (come ha spiegato Lucio di Gaetano nel suo post di qualche settimana fa) o ben fai il fallimento "standard" (!) o ben arriva Lancillotto in una delle due vesti da te descritte. Tertium non datur. 

Perché, poi, chi ora propone la moratoria sul bail-in o cose simili non riesca a cogliere questa ovvia implicazione lascio a te e agli altri lettori deciderlo.  

una sola postilla: a tutt'oggi siamo in attesa del decreto che istituisce il fondo di solidarietà aka"la prima toppa". si hanno anticipazioni sull'ammontare, sui criteri, ma non è poi certissimo chi mette i soldi. pare che vada integralmente a carico del fondo di garanzia dei depositi, anche contro lo statuto dello stesso. insomma, sarà la solita ipocrisia, o l'occhiuta sorveglianza europea, ma stavolta non sono dichiaratamente denari del contribuente, come di primo acchito abbiamo tutti pensato.

il resto è da metttere in cornice sul caminetto...la banca, i banchieri van fucilati per i motivi giusti, non per le solite litanie di chi non conosce nulla e nemmeno vuol conoscere. e il motivo principale è che allocano una risorsa scarsa come il credito in maniera disastrosa, prima ancora che illecita.  sono lontani dall'idea di una qualunque forma di concorrenza nella loro attività che pure si presume economica, come gennaio dalle pesche.

per tutta una serie di motivi sbagliati che pure sono molto popolari, come ricorda qua sopra gilberto bonaga:"evitare un fallimento" pare sempre cosa buona e giusta, "tirare avanti", "favorire gli amici che poi ricambiano", per i più evoluti "gli stakeholder!" etc.

Lo so, ti dirò che mi sto stancando a ripeterlo. Anzi, credo che ci stiamo stancando ... pur coscienti d'essere ancora un po' utili, forse persino necessari.

Fra gli articoli in preparazione da qualche tempo ce n'è uno che ha, come titolo provvisorio "Gufi, Grilli (di Collodi) e Cassandre" ... Era partito come una specie di "addio alle armi ed andate a farvi inculare dai Matteic&Grillo".

Poi ho pensato fosse meglio provare a sciare per qualche giorno ancora ...

In ordine alla quale sarebbe opportuno aprire una discussione. Una volta prenotato il titolo, qualora venga disposto - come è avvenuto in alcuni casi - un supplemento al foglio informativo, all'investitore vengono concessi 2 giorni (o più a discrezione dell'emittente) per revocare l'ordine. Se, come accaduto, i due gg capitano durante periodi festivi questo periodo per il "ripensamento" non mi sembra sufficiente. Restano valide a mio avviso tutte le considerazioni sull'"avidità" di alcuni sottoscrittori che adesso versano lacrime di coccodrillo in attesa che lo Stato le asciughi.

per due settimane, prima. se mi fanno fretta? amen, la firma a conferma di presa visione non gliela metto.

non vorrei che si finisse a fare i tronchetti-provera.

non so dire delle 4 Banche risolte , perche' non sono del luogo, ma in Veneto era noto che le cd. "banche del territorio" non erano gestite in maniera prudente: - ho visto io stesso obbligazioni subordinate fatte sottoscrivere ad un cliente per il quale io invece valutavo la richiesta di un'amministrazione di sostegno... - sara' interessante discutere in Tribunale, se mai ci si arrivera', di come e' possibile azzerare un titolo in ragione di un evento (la risoluzione) che non era previsto al momento dell'emissione (il recepimento e' di ottobre 2015) - e' perfettamente inutile perseguire i membri dei CDA (che venivano opportunamente cooptati tra chi non dava "rogne") per l'evidente sproporzione tra i patrimoni individuali e il danno arrecato. - dovrebbero invece essere perseguiti i dipendenti che hanno fatto carriera sulla vendita delle subordinate e di altri titoli consimili (o ancora peggio). Invece si mena vanto di "salvare l'occupazione" e molti di questi avranno addirittura scivoli pensionistici. Se questi comportamenti non trovano sanzione non cambiera' mai niente... - la verita' e' che le banche in questione contavano su un intervento di sistema tipo Banco di Napoli. - puo' piacere o non piacere ma SGA, la societa' che ha curato il recupero delle sofferenze del Banco di Napoli, ha recuperato l'85% dei crediti trasferiti. Era una cattiva soluzione? Qui invece pare che siano stati ceduti al 18% del valore... - si rischia di buttare via il bambino con l'acqua sporca, perche' il Credito Cooperativo e le Popolari sono funzionali al tessuto di piccole imprese che abbiamo in loco. Dubito che a una banca straniera interessi dare finanziamenti per 100K o 1mln ad un piccolo imprenditore, verrebbero solo a fare raccolta. - al netto della mala gestio il problema delle banche in questione e' stato l'ammaloramento dei crediti dovuto alla crisi fortissima degli ultimi anni. - ha ragione Renzi a lamentarsi. Banca d'Italia e MEF non sono riusciti ad individuare una soluzione in UE e gli hanno messo sul tavolo i decreti raffazzonati di fine novembre. A quel punto il danno era fatto. - piu' in generale bisognera' chiedersi cosa ci stiamo a fare nell'Euroarea a queste condizioni: UK e PL, che hanno un'economia ben piu' dinamica della nostra, si guardano bene dall'entrarci.

del perchè questo paese produce una classe politica che non affronta le cause del nostro collasso. 

abbiamo : inutile colpire lo stato maggiore colpiamo i sottufficiali, le banche del territorio sono funzionali alle piccole imprese locali, gli stranieri ci "ruberebbero" i soldi, se siamo nei guai la colpa è della moneta "straniera" ecc.ecc.

1) io dico: colpiamo lo stato maggiore E i sottufficiali (tra l'altro: nel caso specifico delle banche popolari con voto capitario i dipendenti hanno sempre avuto un peso specifico particolare).
2) la relazione tra il credito cooperativo, le banche popolari e lo sviluppo della piccola impresa e' storia. Hanno la stessa origine le Raiffeisen e le Sparkasse in AT e DE
3) la moglie lavora in HSBC, per un loan inferiore a 10 mln $ nenache accende il computer:)
3) la colpa non e' della moneta straniera, ma, se non si vogliono fare le riforme che la moneta richiede, ostinarsi a rimanere dentro e' solo sofferenza.

r

marcodivice 5/1/2016 - 14:23

2)non nego la storia passata.sono il passato recente e il presente che non vanno. Non solo le grandi banche via fondazioni sono state troppo vicine alle esigenze della politica. Anche le popolari e le bcc (ovviamente parlo a livello generale) e proprio per come sono strutturate, hanno allocato spesso male il credito  preferendo  la convenienza politica.Uno dei nostri problemi, inoltre, è il crollo della produttività (o meglio l'esplosione del CLUP) che è correlata alla dimensione media delle aziende. Aziende piccole, inoltre, difficilmente hanno accesso ad altre fonti di finanziamento che non siano la banca cosa che è un problema come è sotto gli occhi di tutti. In definitiva bisognerebbe chiedere di cambiare il sistema, non di restauralo IMHO.

3) la maggior parte della raccolta bancaria del sud , viene impiegata altrove. Sicuramente uno dei motivi sarà perchè le banche tipicamente non sono meridionali, ma il motivo principale è che al sud di solito, e purtroppono,non ci sono buone opportunità d'investimento . Quello che voglio dire è che magari HSBC non lo farà ,ma se il Veneto offre buone possibilità agli impieghi bancari, sicuramente una banca le coglierà straniera o veneta che sia ,perchè se non lo fa lei lo farà un'altra.

4) A parte che una uscita unilaterale causerebbe un bel po' di sconquassi, il punto non è € si o € no. Non è il dover fare le riforme per rimanere nell' €, ma è fare le riforme per tornare ad essere una economia competitiva e quindi prospera. Senza di esse anche con un'altra moneta l'esito mi pare scontato.

rr

giannip 5/1/2016 - 17:44

2) "In definitiva bisognerebbe chiedere di cambiare il sistema, non di restauralo IMHO". Sono d'accordo, ma scettico che si possa fare. Bisognerebbe andare a dire, ad esempio, che invece di 3 forze di polizia ne basta una.... L'attuale livello di tassazione e' semplicemnte incompatibile con la crescita.
3) Vero. Pero' ti scrivo dalla Russia dove cercano di copiare "la banca del territorio" proprio per sviluppare le PMI (che a loro mancano). Noi dovremmo cercare di efficentare quello che abbiamo (consci dei limiti).
4) Concordo e siamo sempre al punto 2. Quanto all' Euro potremmo avere nei prossimi anni delle sorprese geopolitiche....

Erano gestite male o non erano gestite male? 

Facevano crediti a cazzo o no?

Gli amministratori (dirigenti, dipendenti ... scegli tu dove "inizia" la catena di causalita') erano incompetenti, cialtroni, corrotti, scemi, imbranati, quant'altro, o no?

Ed infine, che cazzo c'entra l'euro con i crediti andati a male o fatti a cazzo ad amici, parenti e potenti? Che fossero in euro, lire o dobloni, sempre soldi gettati erano?

Ed infine, cosa diavolo c'entra in tutto questo il caso Banco di Napoli? E cosa dovremmo apprendere dal fatto che la SGA che rilevo' (alcuni, non tutti) i crediti in sofferenza riusci' a recuperarne l'85%? Quanto pago' per il face value? Io non lo so. Ed in ogni caso, che c'entra?

Detto altrimenti, a che serve un commento del genere? A quale punto, argomento, fatto, ipotesi dell'articolo che commenti ti riferisci e vuoi correggere, completare, criticare, emendare, completare?  

Certo che erano mal gestite!
Ma tu scrivi: "Per esempio, è notizia del 3 gennaio 2016 che la Nuova Banca Etruria (la "good bank") sta per intentare azione legale contro i vecchi amministratori."
Bene, qui va osservato che questo sara' di poco aiuto visto che i membri del CDA e il DG delle Banche ovviamente mai potranno ripagare con le loro sostanze il danno sofferto da azionisti e obbligazionisti.
Il punto e' che il CDA valeva niente in queste Banche e il potere era (e') nella struttura dirigenziale che faceva capo al DG.
E' qui che bisogna colpire! Va creato un sistema di norme/incentivi che dissuada il dipendente dall'assecondare (o coprire) le direttive (sbagliate) che arrivano dai vertici (vendi questi titoli o non farai carriera) e che tuteli chi dissente da queste direttive.
Altrimenti chi ha costruito il disastro non subira' alcuna conseguenza (male che vada avra' una pensione d'oro) e non ci sara' nessun incentivo ad agire diversamente per gli operatori delle altre banche.
Questo voleva essere il mio contributo.
L'Euro come moneta c'entra nulla, ma come Commissione Europea e Eurosistema (Vigilanza) pare di si'. Cosi' dissero Barbagallo (BdI) e Sforza Fogliani (P di Assopopolari) (http://www.yandex.ru/?win=192&clid=2136398 ).

Non sono d'accordo con il ragionamento di fondo, a me pare che sia preferibile responsabilizzare gli investitori piccoli e grandi che siano, dubito che CDA contasse poco e sinceramente non vedo come sia possibile ideare una norma che permetta ad un dipendente di non eseguire una mansione che arriva dai vertici, l' incentivo massimo per le banche dovrebbe essere se lavori male fallisci, sinceramente per quanto mi riguarda possono conitnuare a vendere subordinate a rendimenti ridicoli non era illegale prima e non lo è ora, l' importante è porre fine al Moral Hazard poi liberi di... La questione truffe si presenterà sempre in qualsiasi ambito dal concessionario al salumiere fino allo sportello bancario maggiori controlli le minimizzano una maggior cultura finanziaria le cancella...

Esatto

michele boldrin 6/1/2016 - 18:36

Se i membri dei CdA e dei collegi sindacali sono dei pirla, dei venduti, degli uomini di paglia ... cazzi loro.

Che finiscano in galera per aver fatto gli uomini di paglia per decenni permettendo alla dirigenza di truffare clienti, azionisti, sottoscrittori e così via! Scherziamo?

La logica che ispira i ragionamenti di giannip è, tipicamente, italiota: no savevo, no capivo, giero là per caso ea colpa xe tuta de chealtri.

Che paghino e che paghino duramente!

La prossima volta ci penseranno sopra prima di accettare di stare in un CdA, per amicizia politica, prendendosi gettoni di presenza in cambio del silenzio e dell'assenso comprato.

Capiamoci: se quanto giannip afferma è vero gli amministratori sono tanto delinquenti (oltre che omuncoli) dei dirigenti. Vanno puniti. Affari loro, poi, se vogliono rifarsi sui dirigenti le cui direttive hanno ciecamente obbedito in cambio di compensi e quieto vivere!

Strano che queste nozioni base debbano essere sempre rispiegate, in Italia. Ma l'idea che quando assumi un ruolo e ricevi un compenso ti assumi anche delle responsabilità è proprio così difficile da comprendere? 

senza polemica, mi limito a notare che non vi è mai stato un divieto espresso di legge a vendere azioni ed obbligazioni subordinate agli investitori retail, ma ciò non basterebbe ad assolvere chi ha seguito queste pratiche commerciali nei casi di specie. Non è solo questione di informazioni:  i dipendenti ed i promotori designati dalle quattro banche si saranno sicuramente preoccupati di fare sottoscrivere ai clienti tutta la modulistica del caso, ma dubito fortemente che gliene abbiano raccomandato l'attenta lettura prima di apporvi le firme.

La mia esperienza professionale di induce a pensare che gli abbiano semplicemente chiesto di firmare una serie di moduli stampati e precompilati, rassicurandoli sul fatto che si trattasse di mere formalità e senza spiegare quali rischi effettivi essi avrebbero affrontato e senza lasciare loro il tempo di esaminare quei moduli, riflettere sui loro contenuti e, eventualmente, chiedere chiarimenti.

Colpa dei clienti? Sì, secondo il senso comune; no, secondo lo spirito della normativa MiFID: difficilmente si potrebbe ravvisare in queste condotte un comportamento diretto alla cura dell'interesse dei clienti. Se così fosse stato, illegale non sarebbe stata vendere qualcosa che in sé non era vietato vendere, ma venderlo in un contesto nel quale i clienti non potevano avvalersi delle informazioni e della collaborazione dovuta dall'intermediario.    

Lo capisco pero' bisogna un attimino assumersi le proprie responasbilità, il cosiddetto moral hazard per me c'è anche verso quelle persone che hanno firmato 5 fogli che subiscono delle perdite e vogliono tornare indietro, hanno tutto il diritto di fare causa verso chi li ha truffati,  avranno anche firmato senza leggere l' informativa ecc. non lo metto in dubbio, ma qual' è il limite ? I contratti firmati hanno ancora un valore in questo paese o si puo' sempre tornare indietro sulla base dei rislutati ? Sinceramente è un po' la cultura di questo paese, i rischi sono di tutti i frutti invece... beh i frutti sono miei.  Trovo correttissimo che facciano casua a quelle persone che li hanno truffati probabilmente non riavranno mai indietro il proprio capitale e spero che chi ha sbagliato/truffato paghi esattamente come i clienti che pagheranno quella leggerezza/ eccesso di fiducia molto cara e la cosa mi dispiace sinceramente, ma spero che questa storia dia una bella lezione alla nazione intera, consapevole tuttavia che non sarà né la prima né l' ultima... 

Mi scuso, ed in attesa di leggere il Lavoro in preparazione del Professor Boldrin (sto ridendo per la battuta in ?Indeed Indeed'- mi spiace, ma la mia ...'Summa comica' non ascende a sublimi modelli di ironia di vertiginosa perfezione.---ma il temA dei tema e'

Allegoricamente. 1)MUtande e mozzarelle Italiane VS

.https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_Nobel_laureates_by_country

118 nobel awards  in the Nation Island....just 20..in Italide...

parliamo di gente/abitanti da rimandare in larga parte all'asilo nido. E parliamo anche di Banca Rasini, MafiE, gente condannata per mafia in parlamento, et similia. Roba da Dante, piu' che da asilo nido.

Meta' scrive dall'estero. It is high time to...wakey wakey! Scrive dall'estero anche FCA (gia' FIAT). un paese di espatriati/espatriandi dai tempi di Leonardo d'Amboise .

Con il Conte Mascetti, in politica...o shishshish al..governo.

either  wakey wakey or FCA. O sono solo io che a vedere i dati 'ufficiali' sulla ''ripresa'' Italiana mi sono messo a...piangere? Elon Musk costruisce razzi per andare su Marte....e' solo wakey wakey...Giu' a pressione fiscale di venti punti percentuali. 20 come le Regioni (non parlo di Cina, ofc)

tagliamo? vendiamo? (es. Trenita(g)lia 1/5 fatturato SNCF....). Non capisco proprio di che cosa si parli. Tasse, priorita' numero 1. Lo sanno anche i grUllini

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