Come funziona e quanto costa la riduzione IRPEF promessa da Renzi?

20 marzo 2014 giulio zanella e sandro brusco

Nella "slide del carrello della spesa" Renzi ha annunciato "+1000 euro netti all'anno a chi ne guadagna meno di 1500 al mese", indicando in 10 miliardi di euro l'ammontare di risorse necessario: 1000 euro per 10 milioni di lavoratori. Sembrerebbe un calcolo banale, ma purtroppo le cose non sono così semplici. Abbiamo spiegato in un post precedente che c'è il rischio di introdurre un andamento totalmente abnorme delle aliquote marginali effettive. In questo post offriamo un approfondimento tecnico ma non troppo. Utilizzando i dati sulla distribuzione dell'IRPEF per i lavoratori dipendenti pubblicati dal Ministero dell'Economia e delle Finanze illustreremo sia i costi della potenziale riforma per il Tesoro sia i vantaggi per i contribuenti appartenenti a differenti classi di reddito. La nostra semplice analisi conduce alla seguente semplice conclusione: dieci miliardi non bastano. Oppure, il che è lo stesso, se si vogliono sacrificare al massimo 10 miliardi di gettito, nessuno vedrà veramente i famosi 1000 euro in più.

Introduzione: la struttura dell'IRPEF

Iniziamo con una rapida premessa per capire gli aspetti tecnici della questione. Il lettore che ha sufficiente familiarità con l'IRPEF e in particolare con il meccanismo delle detrazioni per tipologia di reddito può saltare questa introduzione e andare direttamente alla sezione successiva.

L'imposta sul reddito si basa su "scaglioni" di reddito per rendere progressivo il sistema fiscale senza creare dei "salti" di tassazione per chi ha redditi vicini alle soglie degli scaglioni. Chi guadagna di più ha, in relazione al reddito complessivo, un carico IRPEF maggiore di chi guadagna di meno, ma vicino alle soglie il livello di tassazione è molto simile. Per esempio, per un contribuente che ha un reddito lordo imponibile di 40mila euro nel 2014 l'IRPEF si calcola applicando l'aliquota del 23% ai primi 15mila euro (il primo scaglione), l'aliquota del 27% solo ai successivi 13mila euro (secondo scaglione) e l'aliquota del 38% agli ultimi 12mila euro guadagnati (terzo scaglione). Si giunge in questo modo al calcolo dell'imposta lorda. La tabella nel precende post riporta le aliquote IRPEF vigenti, in funzione del reddito lordo annuo.

Per giungere all'imposta netta, ossia quanto viene effettivamente pagato dal contribuente, occcorre sottrarre dall'imposta lorda le detrazioni d'imposta (per giungere al reddito imponibile di 40mila euro nell'esempio sopra, invece, avremo prima sottratto dal reddito varie deduzioni dall'imponibile). La struttura delle detrazioni e delle deduzioni è tipicamente (non solo in Italia) alquanto complicata, e dipende anche dalla composizione del nucleo familiare. In questo post ci concentriamo su una delle detrazioni più importanti, quella relativa alla tipologia di reddito, dato che è quella su cui il governo ha annunciato di voler intervenire. I numeri sotto riportati si riferiscono, per semplicità di illustrazione, ad un percettore di reddito da lavoro dipendente senza familiari a carico. 

La detrazione per tipologia di lavoro è differente a seconda che il reddito sia da lavoro dipendente, da lavoro autonomo o da pensione (per aggiungere un tocco dadaista, la detrazione per i pensionati è differente a seconda che abbiano più o meno di 75 anni). Inoltre, la detrazione dipende all'ammontare di reddito percepito, diminuendo generalmente all'aumentare del reddito. Se la detrazione diminuisce, questo corrisponde di fatto ad un aumento delle aliquote IRPEF, come spiegato nel precedente post. L'attuale struttura della detrazione per lavoro dipendente (recentemente modificate dall'ultima legge di stabilità, comma 127) e' riassunta nella prima tabella nel precende post, ed e' rappresentata nella Figura 1 in funzione del reddito lordo annuo: la detrazione per lavoro dipendente cresce linearmente col reddito fino al massimo di 1880 euro quando il reddito lordo e' pari a 8145 euro (cosicche' l'IRPEF al netto della detrazione e' zero fino a questa cifra, che costituisce la "soglia di esenzione").

Figura 1. La detrazione per lavoro dipendente.

fig1-detra

La Figura 2 mostra invece come questa detrazione modifica l'aliquota marginale IRPEF effettiva (cioe' l'aliquota pagata sull'ultimo euro guadagnato) rispetto a quella "statutaria". Si nota che nella Figura 2 l'aliquota effettiva e' sempre superiore a quella stautaria: questo succede perche' ridurre la detrazione quando si guadagna un euro in piu' equivale a tassare questo euro due volte: una volta direttamente e una seconda volta perche' si sottrae un trasferimento (siccome un trasferimento e' una tassa negativa, ridurre un trasferimento e' come una tassa vera e propria). Come si vede dalla figura, a causa di questo meccanismo i lavoratori dipendenti finiscono per pagare aliquote marginali piuttosto alte anche a livelli di reddito imponibile relativamente bassi.

Figura 2. Aliquota marginale IRPEF statutaria ed effettiva

fig2-aliquote

Il piano di Renzi: chi porta a casa quanto in più?

Renzi ha promesso "+1000 euro netti all'anno a chi ne guadagna meno di 1500 al mese", questi ultimi corrispondenti (su 13 mensilità) a circa 25mila euro. Come già osservato su questo sito se si cerca di limitare eccessivamente la platea dei beneficiari si rischia di introdurre enormi distorsioni nel sistema fiscale. L'ipotesi di Pellegrino e Zanardi, che chiameremo ipotesi "Renzi (LaVoce)" e basata sul contenuto di una conferenza stampa, che i redditi superiori ai 30mila euro non godano di alcuna detrazione addizionale mantiene sì il calo di gettito entro i 10 miliardi, ma a costo di introdurre aliquote marginali efefttive altissime tra 25mila e 30mila euro, come mostriamo sotto.

Secondo un'altra interpretazione, trapelata sul Sole24ore di sabato 15 marzo, l'intenzione del governo sarebbe questa: portare la detrazione massima a 2400 euro per i redditi fino a 20mila, per farla poi diminuire progressivamente fino ad azzerasi a 55mila come succede oggi. Chiameremo questa ipotesi "Renzi (Sole24ore)".

C'e' poi una terza ipotesi, quella che noi inferiamo dalla lettera della "slide col carrello della spesa" e dalla ragionevole speranza che il governo non voglia davvero introdurre aliquote marginali effettive folli tra 25mila e 30mila euro, e che chiameremo ipotesi "Renzi (nFA)". Se l'obiettivo è semplicemente  "+1000 euro netti all'anno a chi ne guadagna meno di 1500 al mese", che per la precisione si traduce con  "maggiore detrazione tale da far portare a casa 1000 euro in più all'anno ai lavoratori dipendenti che pagano almeno 1000 euro di IRPEF al netto della detrazione (azzerando quindi l'imposta al netto della detrazione per chi adesso paga meno di 1000) e che hanno un reddito lordo non superiore a 25mila euro all'anno" allora bisognerebbe procedere semplicemente come segue.

Si noti innanzitutto che a legislazione vigente paga esattamente 1000 euro di IRPEF al netto della detrazione per lavoro dipendente chi percepisce un reddito annuo lordo pari a 11780 euro (per semplicità illustrativa stiamo considerando un lavoratore dipendente senza familiari a carico; la realtà è più complicata). Quindi bisognerebbe iniziare aumentando la soglia di esenzione fino a questa cifra, in modo che l'IRPEF al netto della detrazione sia azzerata per chi ha reddito lordo non superiore a 11780 euro. A questo punto la detrazione può diminuire. Ipotizziamo che diminuisca allo stesso tasso attuale fino ai 15mila euro di reddito, e poi di nuovo allo stesso tasso attuale da 15mila a 25mila, per poi diminuire progressivamente e più velocemente fino ad azzerarsi, come adesso, a 55mila euro. Questo schema è tale che la differenza tra la vecchia e la nuova detrazione sia esattamente pari a 1000 euro per tutti i lavoratori che ne pagano almeno 1000 e che hanno un reddito non superiore a 25mila (come nell'ipotesi di Pellegrino e Zanardi).

I tre schemi sono illustrati nella Figura 3, assieme allo status quo.

Figura 3. La possibile nuova detrazione

detra-piano

La Figura 4 mostra quanto un lavoratore si porta in più a casa ogni anno in funzione del reddito imponibile. Si notino due cose in questa figura. Primo, la nuova detrazione trasferisce risorse anche a chi guadagna più di 20mila euro all'anno. Non c'è alternativa. Se volessimo togliere una detrazione in modo "brusco" a chi guadagna più di 20mila euro, allora converrebbe percepire 19999 euro piuttosto che 20001, o anche 19999 piuttosto che 20500 (lavorare di meno, cioè), a seconda di quanto grande sia la riduzione della detrazione. Questo introdurrebbe pensanti disincentivi a chi percepisce redditi vicini a quella soglia a cercare lavori più produttivi, a fare straordinari, ecc. Incentivi di questo tipo sono indesiderabili in qualunque sistema fiscale e sono il motivo per cui i benefici fiscali (come le detrazioni) tipicamente vengono ridotti a tassi di molto inferiori al 100%, mediante lunghi phaseout, che nelle figure 3 e 4 corrispondono al segmento decrescente da 20mila a 55mila nelle ipotesi Sole24Ore e nFa. Nell'ipotesi LaVoce, invece, il phaseout è molto corto, "concentrato". Il phaseout deve essere sufficientemente lungo. La Figura 5 mostra perché. Questa figura riporta le aliquote marginali effettive implicite nelle tre versioni del piano Renzi. A parte l'effetto dell'estensione dei redditi in cui non si paga alcuna tassa, in tutti e tre i casi la nuova detrazione tende ad aumenta le aliquote marginali. Ma l'aumento è spaventoso quando il phasehout e' troppo concentrato. Quindi, le cose sono meno semplici di quanto non si evinca da una lettura naïve della "slide col carrello della spesa": è di fatto impossibile (a meno di non introdurre pesanti distorsioni) ridurre di 1000 euro le tasse a chi guadagna 1500 euro al mese e non ridurle affatto a chi guadagna 1501 o anche 2500. Da questo punto di vista (minimizzare i disincentivi all'offerta di lavoro insiti in elevate aliquote marginali effettive) l'ipotesi nFA appare la preferibile.

Figura 4. Le minori imposte nette con la nuova detrazione

sgravio

Figura 5. Aliquote marginali effettive sotto la nuova detrazione

effettive

La coperta corta dei 10 miliardi

Ma veniamo, per concludere, alla parte più interessante: quanto costa il piano annunciato da Renzi? Rispondere a questa domanda è più facile di quanto sembri. Sappiamo infatti (Figura 3) quanti euro dovrebbe portare a casa in più un lavoratore con X euro di reddito lordo. Basta quindi sommare questi euro per tutti i lavoratori dipendenti che guadagnano X, per ogni X. Questo esercizio fornisce una buona indicazione se la distribuzione del reddito e la numerosità sottostante non cambiano troppo a causa della diversa politica fiscale -- memento Lucas censura. Ignoreremo deliberatamente, in particolare, il fatto che la maggiore detrazione potrebbe avere un effetto positivo sull'offerta di lavoro nel settore formale (e quindi generare anche maggior gettito) incoraggiando persone che oggi non lavorano nel settore formale a farlo. Sebbene in tempi normali questo effetto potrebbe essere importante (perché l'offerta di lavoro è piuttosto elastica lungo il "margine estensivo", cioé la decisione di lavorare oppure no), in questo momento è difficile credere che un maggior numero di persone disposte a lavorare sarebbe completamente assorbito dal mercato del lavoro.

Secondo i dati del Ministero dell'Economia, i contribuenti che hanno come forma di reddito principale quello da lavoro dipendente sono circa 20,1 milioni (il numero è leggermente inferiore a quello riportato da Pellegrino e Zanardi, che conteggia tutti coloro che hanno avuto una qualche forma di reddito da lavoro dipendente, anche se non è la componente principale di reddito). Il Ministero fornisce anche la distribuzione, che utilizzeremo per fare qualche calcolo approssimato dei costi della ''riforma Renzi''.

I conti sono riportati nella Tabella 1. Le prime due colonne assieme alla sesta riassumono la distribuzione dei redditi lordi dei lavoratori dipendenti in Italia, aggiornata al novembre 2013 e fornita dal Ministero. Il riassunto consiste nella rappresentazione dei "ventili", cioé abbiamo ordinato la popolazione di lavoratori per reddito, dividendola in venti gruppi, ciascuno di dimensione pari al 5% del totale, poco più di 1 milione di persone. Il reddito medio di ciascun ventile è riportato nella seconda colonna. La terza, quarta, e quinta colonna riportano, per un lavoratore che ha un reddito lordo annuo pari alla media del ventile la maggiore detrazione spettante secondo il piano Renzi, nelle tre versioni rappresentate nella Figura 4. Le ultime due colonne approssimano il costo totale per lo stato di quella detrazione, moltiplicando la detrazione per il numero di lavoratori.

Facendo il totale delle tre colonne otteniamo il costo del piano annunciato, in miliardi di euro. Fanno circa 10,5 miliardi nell'ipotesi "LaVoce", 12,2 miliardi nell'ipotesi "Sole24Ore" e 13 miliardi nell'ipotesi "nFA", quella che a noi pare aderente sia alla slide col carrello della spesa sia alla ragionevole aspettativa che il governo Renzi non voglia iniziare introducendo un'aliquota marginale effettiva di quasi il 60% per chi guadagna tra 28mila e 30mila euro lordi all'anno. Se si esclude lo scenario "LaVoce", è evidente che i 10 miliardi non bastano. Ce ne vogliono circa 3 in più. Alternativamente, i 1000 euro non possono essere 1000. Per esempio, se riducessimo uniformemente del 25% lo sgravio (cosicché i 1000 euro diventerebbero 750), allora il costo del piano Renzi sotto l'ipotesi "nFA" sarebbe 9,8 miliardi di euro. Ma in questo caso, dicevamo, nessuno vedrà veramente i famosi 1000 euro in più.

Tabella 1. Quanto costa la maggiore detrazione annunciata da Renzi?

costo

23 commenti (espandi tutti)

qual'è poi la ragione intima del sistema delle detrazioni, e in particolare delle detrazioni per tipologia di reddito? a me non è mai risultata chiaro perchè non si possa articolare in modo semplice ed efficente il prelievo irpef con sole deduzioni e aliquote.questo prospettato aumento delle detrazioni enfatizza l'aspetto distorsivo che è però già presente.

(vabbè, il problema non è poi la teoria ma gli errori di calcolo, o meglio gli occhiali rosa).

Detrazioni

amadeus 20/3/2014 - 12:48

Ai tempi dell'introduzione dell'IRPEF (inizio anni '70) la principale detrazione per il lavoro dipendente era costituita dalle 'Spese per la produzione del reddito', che costituivano  una detrazione forfettaria,  indipendente dal reddito,  che voleva   rappresentare la risposta al fatto che i lavoratori autonomi e le imprese potevano dedurre analiticamente  i costi di produzione mentre ciò non era consentito per i lavoratori dipendenti. In tempi più recenti (credo sia stato Visco il primo a farlo e poi Tremonti ha ulteriormente perseverato lungo la stessa strada) tale detrazione è stata snaturata (da cui discende che per i lavoratori dipendenti non è più consentito computare alcun 'costo di produzione del reddito')  facendola diventare uno strumento per modificare la struttura e la progressività delle imposte (cambiando cioè la forma della curva d'imposta in funzione del reddito), per quanto sia ancora legata alla natura dell'imponibile, come descritto da Sandro e Giulio, che giustamente fanno notare come attualmente aliquote e detrazioni siano intimamente collegate e vadano lette congiuntamente.

Premesso che il sistema italiano è mostruoso e contorto e vivendo da 25 anni ormai fuori d'Italia lo avevo freudianamente quasi dimenticato ( e non so se ringraziare o meno gli autori per avermi riproposto l'incubo ormai sopito :-) ) il sistema delle detrazioni serve  a trasformare un imponibile lordo in netto. Si parte da presupposto che solo dopo questa operazione si ottiene un'equità della tassazione (applicazione delle aliquote).

Lo si fa per tipologia di reddito ma il succo dovrebbe essere quello che le spese che sono state sostenute per produrre quel reddito non dovrebbero essere imponibili.

Dove vivo (Ct. Ticino, ma regole simili sono in tutta la svizzera) posso detrarre come lavoratore dipendente le spese di trasporto, di vitto fuori casa (se non rientro), di formazione professionale.  Se ho una casa che affitto, posso detrarre le spese di manutenzione, se ho un 'attività economica è implicito che il reddito è dato da incassi meno spese riconosciute, se ho un reddito da capitali è implicto che posso dedurre le spese bancarie (quelle che la banca mi addebita per gestire il mio patrimonio) se ho un reddito di pensione è implicito che di spese deducibili non ne ho e quindi non posso detrarre nulla. Poi qui sono deducibili gli alimenti (ma sono ovviamente tassati in chi li rieve) cosi' come è imponibile come affitto "virtuale" chi vive in casa propria (anche lui pero' detrae le spese di manutenzione comprovate).

Poi ci sono le detrazioni sociali (contributi obbligatori, figli, figli agli studi, persone a carico).

Alla fine il reddito imponibile di PIPPO (120'000) diventa 80'000 e quello di PLUTO da 96'000 diventa anche lui 80'000 e due situazioni diverse (lorde) diventano uguali al netto.

Questo come risposta alla tue perplessità, che non capisco se rigiardano il sistema italico oppure il concetto generale delle detrazioni.

Il tema dell'articolo di Giuglio e Sandro è pero' altro ma approfondisco in un post separato.

è chiaro che ormai le detrazioni sono usate come modo per modificare le aliquote per fonte di reddito. Tanto per cominciare in Italia ci sono le detrazioni per reddito da pensione, che hanno ben poco senso se la logica è quella di detrarre le spese di produzione del reddito. Poi è chiaro che, come in questo caso, non si è nemmeno provato a dire che le detrazioni sono aumentate perché sono aumentati i costi di produzione reddito del lavoro dipendente.

il sistema delle detrazioni serve  a trasformare un imponibile lordo in netto. Si parte da presupposto che solo dopo questa operazione si ottiene un'equità della tassazione (applicazione delle aliquote).

Lo si fa per tipologia di reddito ma il succo dovrebbe essere quello che le spese che sono state sostenute per produrre quel reddito non dovrebbero essere imponibili...

 

Alla fine il reddito imponibile di PIPPO (120'000) diventa 80'000 e quello di PLUTO da 96'000 diventa anche lui 80'000 e due situazioni diverse (lorde) diventano uguali al netto.

stai facendo confusione fra detrarre e dedurre, noi italiani siamo più sottili :-).

si deduce dall'imponibile

si detrae dalle tasse.

allora quello che hai indicato tu è un sistema di sole deduzioni, che è quello che vorrei anch'io. le detrazioni sono subdolamente arbitrarie e anche consentono al principe di premiare/punire fiscalmente il lavoro dipendente a seconda che sia o meno il proprio bacino elttorale.

Mi è scappato il termine sbagliato ma intendevo quello che tu concordi. Cioè principalmente deduzioni. Secondo me come detrazioni (dalle tasse) c'è unicamente, in fase di conguaglio, quanto già pagato in acconto.

Tra l'altro se ben congegnato il sistema delle deduzioni puo' portare all'imposta negativa, che risolve quel problema di dare anche a chi oggi è esente e paga zero.

Per l'Italia un futuro migliore è possibile. E’ fondamentale riscoprire e ricreare il ruolo dello Stato regolatore della civile convivenza. Lo stato deve fare “ La RIVOLUZIONE FISCALE senza lacrime e sangue“ Personalmente, nel mio piccolo, precisando che non sono un economista, ma un geometra appassionato di economia, armato di carta, penna e calcolatrice con tanta pazienza e buona volontà, ho sviluppato una idea che da molti mesi mi ronzava per la testa. Preso atto che i nostri cellulari sono in grado di registrare i secondi di ogni nostra chiamata, identificando il numero il destinatario, memorizzando la data e l’ora della telefonata fatta. Considerando che tutti gli italiani, dalla nascita alla morte, hanno un codice univoco che li accompagna che si chiama CODICE FISCALE. Lo STATO dovrebbe istituire un conto corrente erariale abbinato al nostro Codice Fiscale, e come per i cellulari, sostituendo - il codice fiscale di chi paga (=chiamante), l’importo (=tempo della chiamata), il codice fiscale del destinatario (=ricevente la chiamata). Tutto ciò è abbastanza semplice per non creare nuova burocrazia. Diventerebbe facile “ La RIVOLUZIONE FISCALE senza lacrime e sangue“ per creare una ITALIA più equa. Puntando sull’egoismo degli esseri umani, così facendo si crea il CONTRASTO D’ INTERESSI TRA I CONTRIBUENTI, senza danneggiare l’ERARIO, facendo emergere l’evasione. Ciò è fattibile così : TUTTI i contribuenti italiani potranno D E D U R R E, delle percentuali diverse in base al reddito, dal proprio conto corrente erariale per tutte le spese (che vorranno dedurre) sostenute nel corso di ogni anno fiscale (senza comprendervi l’IVA ), con la sola condizione che dette spese siano state pagate e registrate sul loro conto corrente erariale. Ciò premesso passo a illustrare l’idea-proposta ed il suo funzionamento: Il FISCO italiano è, attualmente, basato su 5 platee di contribuenti con aliquote diverse per scaglioni di reddito. Nel primo biennio, tutte le aliquote saranno mantenute senza modifiche; l’aumento del gettito erariale risultante dell’emersione dell’evasione sarà finalizzato alla riduzione dell’IRAP fino alla sua totale eliminazione, indi alla riduzione del DEBITO pubblico fino ai parametri previsti dagli accordi internazionali, dopo si potranno ridurre ulteriormente le aliquote IRPEF. Queste le deduzioni proposte: -Alla prima platea con reddito fino a € 15.000 che paga il 23%, sarà consentito DEDURRE il 60% -Alla seconda platea con reddito fino a € 28.000 che paga il 27%, sarà consentito DEDURRE il 50% -Alla terza platea con reddito fino a € 55.000 che paga il 38%, sarà consentito DEDURRE il 40% -Alla quarta platea con reddito fino a € 75.000 che paga il 41%, sarà consentito DEDURRE il 30% -Alla quinta platea reddito oltre € 75.000 che paga il 43% sarà consentito di DEDURRE il 25% delle spese sostenute e pagate in maniera tracciabile nel proprio conto corrente erariale. La deduzione sarà ammessa fino alla somma di € 500.000. -Alla sesta e ultima platea (che per il fisco italiano non esiste) con reddito da € 500.000 all’infinito sarà consentito DEDURRE il 20% delle spese. Ecco che, con una SOLUZIONE ALESSANDRINA, abbiamo ridotto le tasse a tutti gli italiani in maniera INVERSAMENTE PROPORZIONALE al REDDITO. Contemporaneamente abbiamo spostato la tassazione dai redditi ai consumi. Gli stessi consumi saranno stimolati dalle deduzioni, che diventano denaro fresco nelle tasche degli italiani, che potranno spenderlo e/o risparmiarlo. Ultima considerazione, certamente prima che tutto il denaro fresco sia incamerato dall’Erario, circolerà nell’economia del mercato non solo italiano scontando l’IVA a ogni acquisto, così facendo, contribuirà a formare nuovo reddito. Questo metodo sarà il carburante per far ripartire il motore della ripresa. Così facendo il Bilancio dello Stato non sarà intaccato, anzi si rafforzerà, in quanto: - il 60% dedotto dalla platea con € 15.000 di reddito pagante il 23% passa a quella del 27%; - il 50% dedotto dalla platea con € 28.000 di reddito pagante il 27% passa a quella del 38%; - il 40% dedotto dalla platea con € 55.000 di reddito pagante il 38% passa a quella del 41%; - il 30% dedotto dalla platea con € 75.000 di reddito pagante il 41% passa a quella del 43%; - il 25% dedotto dalla platea oltre € 75.000 fino a € 500.000 pagante il 43% passa a quella di coloro che superano gli € 500.000 i quali dedurranno il 20% ; ECCO CHE CIÒ CHE ALL’INIZIO POTEVA APPARIRE UN MANCATO INCASSO PER L’ERARIO, NON SI VERIFICHERÀ PER IL RAGIONAMENTO QUI ESPOSTO. Per concludere . Il nuovo sistema proposto, cosa molto più importante, porterà UNA RIVOLUZIONE NEL COSTUME E NELLA MENTE di tutti NOI ITALIANI, in quanto nessuno di noi sarà più disponibile a pagare qualcosa “in nero”. Perchè trasformerebbe colui che versa del “nero” in colui che paga l’ IRPEF al posto del ricevente del “nero” pagato. ALTRO BENEFICIO prodotto da questo sistema sarà che trasformerà metà degli italiani in dei “ VIRTUALI ” Finanzieri per l’altra metà. Questo dovrebbe consentire alla Guardia di Finanza di concentrarsi sulle GRANDI EVASIONI FISCALI. Domenica 23 MARZO 2014 - antomin47

domanda

marcodivice 20/3/2014 - 12:38

il costo è calcolato su un anno? poichè il taglio nelle intenzione di renzi sarebbe effettivo con la busta paga di maggio, dovrebbe rimodularsi a poco più di 6 mld  nell'ipotesi la voce, poco più di 7 in quella sole24ore  poco più di 7.5 in quella NFA. Sbaglio?

si, ma a regime (la misura dovrebbe essere permanente) ci vogliono tutti.

r.

marcodivice 20/3/2014 - 13:56

certo. ma a regime avrà più tempo per trovare le coperture mentre ora ne deve trovare 7.5 e non 13. differenza non da poco.

In realtà questa cosa non è mai stata ben chiarita, almeno non a mia conoscenza. Dal punto di vista legale che cosa esattamente si intende fare? Mi pare ci siano due alternative

a) il provvedimento cambia le detrazioni per lavoro dipendente per l'anno d'imposta 2014, diminuendole;

 b) il provvedimento stabilisce che per il 2014 vi saranno due regimi di detrazione di imposta: da gennaio ad aprile vale il regime determinato con la legge di stabilità, e da maggio in poi valgono nuove detrazioni. Quando si compila la dichiarazione dei redditi, ocorrerà specificare in quali mesi si è lavorato e risulterà che le detrazioni sono diverse a seconda che si sia lavorato, diciamo, a febbraio o a settembre.

Quando si dice che per il 2014 il provvedimento costerà meno si ha in mente la soluzione b). Ovviamente la soluzione più logica e chiara, che evita ridicole complicazioni, è la a).  Quindi adotteranno la b).

In pratica il sistema italiano è cosi' contorto e complicato che metterci una pezza è praticamente impossibile e fa quasi piu' danni della riparazione (voce del verbo "Pèso el tacòn del buso"). Questo perché la pezza altro non farebbe che depositarsi su una stratificazione di pezze, anche loro peggiori del buco, messe in passato sotto l'egida di due tendenze schizofreniche: da un lato aumentare le aliquote ma cercando di indorare la pilllola con le detrazioni, dall'altro diminuire le aliquote (o il loro numero) anche qui usando le detrazioni come strumento mitigatorio.

Francamente ritengo che bisognerebbe fare tabula rasa e ricominciare da zero, studiando in un anno o due un nuovo sistema (meglio se federalista) ma è ovvio che Renzi ha fretta e quindi deve per forza mettere pezze peggiori del buco e cerotti che: o non risolvono nulla per i percettori (tra l'altro nulla a favore degli indipendenti e nulla ai redditi bassi, ora esenti perché sono nella  no-tax zone); o costano piu' del previsto; o inducono nuove distorsioni che poi un nuovo governo cercherà di correggere con nuove pezze.  E via di seguito.

bisognerebbe fare tabula rasa e ricominciare da zero, studiando in un anno o due un nuovo sistema (meglio se federalista) ma è ovvio che Renzi ha fretta e quindi deve per forza mettere pezze peggiori del buco e cerotti che: o non risolvono nulla per i percettori (tra l'altro nulla a favore degli indipendenti e nulla ai redditi bassi, ora esenti perché sono nella  no-tax zone); o costano piu' del previsto; o inducono nuove distorsioni che poi un nuovo governo cercherà di correggere con nuove pezze.  E via di seguito.

magari non proprio da zero...però su nfa si è  celebrato il settimo compleanno di una delega alla riforma fiscale a non so più quale governo, c'è da disperare.

delega

Francesco Forti 21/3/2014 - 15:56

facciamola noi, allora, questa delega. Almeno per i desiderata di fondo, per la trama di base. Io un po' di spunti, naturalmente federalisti :-) li posso dare.

Ritengo non valga la pena di prendere cosi' sul serio l'affermazione di Renzi "daremo 1000 euro in piu' all'anno a chi ne guadagna meno di 1500 al mese netti". Sono solo parole da talk show, inventate sul momento, senza ragionare, senza fare un minimo controllo di coerenza e congruita', espresse primariamente perche' suonano bene, sull'onda del motto italico "non importa quello che dici, basta che parli".  Insomma, e' sbagliato cercare di darne un'interpretazione autentica o un'interpretazione che regga alla logica e al buon senso.
 L'affermazione di Renzi dovrebbe essere considerata piuttosto, se vogliamo dargli un po' di credito iniziale, come l'intenzione di ridurre la tassazione dei redditi IRPEF per i contribuenti fino a 1500 euro netti di reddito mensile in modo tale che in media o nel caso mediano o tipico questi contribuenti abbiano 1000 euro in piu' netti all'anno.
Siccome ne' Renzi ne' una buona parte di italiani sono capaci di ragionare in termini quantitativi e logici, a livello di talk show si pensa che questo possa essere fatto aumentando le detrazioni. Complice l'indecenza fiscale italiana delle detrazioni che si riducono col reddito, il politico italiano medio non si rende conto del livello delle aliquote marginali omnicomprensive sui redditi IRPEF, anche bassi, e quindi non puo' rendersi conto che dare 1000 euro ai redditi IRPEF bassi e zero a quelli alti implica aumentare le aliquote marginali sui redditi IRPEF bassi, che gia' sono 30-40%.

Se posso dare un suggerimento ai politici italiani, ma dubito la maggioranza sia in grado di comprenderlo, facciano una prima riforma IRPEF invariante per gettito dove le detrazioni variabili sono sostituite da detrazioni fisse e da aumenti di aliquote, come mi sembra propone anche il libro bianco scritto anni fa da V.Visco, e prendano atto dell'esistente, si facciano fare un confronto con le aliquote marginali esistenti in qualche Paese civile, e poi dopo aver capito la situazione (la licenza elementare dovrebbe essere sufficiente) propongano delle riforme sensate che non rendano l'Italia ancora piu' zimbello nel mondo.

Infatti le ha introdotte proprio Vincenzo Visco (ministro delle finanze durante i governi Prodi e D'Alema) nel 1997. Magari se ci pensava prima...

Bisogna aggiungere che il suo successore Voltremont ha continuato l'opera devastatrice (della curva d'imposta). Il gatto e la volpe.

In fondo per tagliare la testa al toro c'è un modo semplice per dare quei mille euro all'anno in piu'. Basta inserire in busta paga una voce nuova (tanto tutti i programmi di paghe e stipendi dovanno in ogni caso essere corretti, quindi non è un dramma) che si chiama "Regalino di Renzi" e si dà a chi  guadagna meno dei dichiarati 25'000 euro lordi annuali.
La voce è semplicemente +80 Euro, intesa come "80 euro in meno di tasse". Flat uguale per tutti. Anzi io non dividerei i 1000 per 12 (tanto in dicembre c'è la tredicesima) ma per 11, cosi' sono 90 euro in piu' al mese.  E si potrebbe darli anche a chi già oggi prende uno stipendio ma è esente IRPEF in quanto nella no tax zone.

Chi ha i dati puo' calcolare il costo.

Chi ha i dati puo' calcolare il costo.

come riportano appena sopra brusco e zanella, la no-tax area riguarda oltre 4 milioni di contribuenti. se estendiamo i mille euro, presumo netti, anche solo a loro,  fanno 4 miliardi in più su una manovra da 10. difficile.

Avevo scritto la risposta ma Drupal si è bloccato e per l'ennesima volta ho perso il testo. Succede spesso ed avevo imparato a fare un bel "copy" prima di inviare.  Stavolta ho dimenticato. Amen.

Quello che volevo dire è che tagliare la testa al toro per reagire in fretta implica decisioni grossolane ed anche un certo costo.  Lo si è visto con gli esodati.

A voler fare le cose bene invece ci vuole tempo. Per fare le cose bene ogni misura del genere dovrebbe partire dal nucleo familiare e dal suo reddito disponibile. Perché una cosa è una famiglia di 4 persone in cui uno solo lavora con 24'000 euro lordi, altro è se tutti e 4 hanno lo stesso reddito. Anzi tutto il sistema fiscale (aliquote e deduzioni) andrebbe riscritto pensando al reddito del nucleo familiare.

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