Riformare la tassazione
I sistemi fiscali si caratterizzano per il modo in cui rispondono a due domande. Quante sono le risorse che si trasferiscono dai cittadini allo Stato? In quali modalità il trasferimento avviene? Anche se nell'immediato i margini di manovra sono strettissimi, nel medio e lungo periodo la risposta a queste domande può e deve dipendere da quale strategia di sviluppo per il paese si ha in mente. Per questo vorremmo provare ad aprire un dibattito pubblico su questo tema, che a nostro avviso riceve troppo poca attenzione. Il 30 giugno la prima delle due giornate NFA sarà dedicata a questo. Ma vorremmo iniziare a fare un po' di lavoro preparatorio.
L'attuale fase economica è caratterizzata, non solo in Italia, da un'attenzione spasmodica ai saldi di bilancio e all’importanza di raggiungere rapidamente un equilibrio strutturale nella finanza pubblica. Il dibattito di breve periodo si incentra quindi da un lato sui tempi pù opportuni per raggiungere l’obiettivo e dall’altro su quali sono gli strumenti, dal lato delle entrate e da quello delle spese, che possono risultare più efficaci nell’immediato, avendo come principale preoccupazione unicamente il volume del gettito o l’ammontare di risparmio per le casse pubbliche.
Si tratta di un dibattito importante, ma non è quello che vogliamo fare in questa sede. La questione che vogliamo porre è diversa, e riguarda il medio-lungo periodo. Una volta raggiunto un equilibrio strutturale nelle finanze pubbliche (obiettivo irrinunciabile, dato che l’alternativa è la bancarotta e il crollo del paese), come dovrebbe cambiare il sistema fiscale? Quale deve essere la pressione fiscale sui cittadini ed esattamente in quali forme deve essere esercitata? Chiunque vincerà le prossime elezioni politiche è bene abbia le idee chiare al proposito. Con un po' di fortuna la fase più acuta della recessione sarà terminata e il nuovo governo avrà di fronte 5 anni in cui, se così decide, potrà provare a ridisegnare il sistema fiscale del paese anziché cercare semplicemente di tappare i buchi di bilancio. Qualunque progetto per riavviare la crescita del paese deve partire da un'attenta analisi degli incentivi e disincentivi che il sistema fiscale fornisce all'offerta e domanda di lavoro, all'accumulazione di capitale e al perseguimento dell'innovazione e del progresso tecnico.
Chiederemo quindi ai rappresentanti delle forze politiche e sociali di esporre le loro idee su questi temi. Ciascuno sarà libero di strutturare il proprio intervento come meglio crede, ma vorremmo che tutti coloro che intervengono rispondano in modo puntuale ad alcune domande comuni.
Domanda 1. Assumendo che la economia italiana inizi a crescere a un livello medio tra 1,5% e 2% annuo, a quale pressione fiscale complessiva si dovrebbe giungere al termine della prossima legislatura? Se indicate una cifra inferiore a quella attuale (intorno al 45%), indicate tagli credibili alla spesa da attuare per mantenere l’equilibrio di bilancio.
Domanda 2. Quali cambiamenti intendete apportare all’attuale struttura della tassazione IRPEF? Rispondete con riferimento al livello delle aliquote e di altre caratteristiche quali le deduzioni e detrazioni. Quale peso dovrebbe avere il gettito IRPEF sul PIL?
Domanda 3. Quali cambiamenti intendete apportare all’attuale meccanismo di tassazione delle imprese? A quale percentuale del gettito totale dovrebbe ammontare la somma di IRES e IRAP?
Invitiamo i lettori nei commenti a proporre altre domande.

