Il Nobel Memorial Prize in Economics ad Angus Deaton

13 ottobre 2015michele boldrin

Non sono uno specialista delle aree di ricerca su cui ha lavorato Angus Deaton ma, vista la domanda di "valutazioni" ricevuta da molti amici e lettori e visto che gli specialisti del gruppo (che non nominero' :)) sono presi da impegni di lavoro, provo a buttare giù qualche riga di valutazione, del tutto personale. Mi baso sulle conversazioni odierne in dipartimento, utilizzando quindi ciò che ho anche appreso dai colleghi che lavorano in aree applicate vicine o sovrapposte a quelle di Deaton. Lo stile è telegrafico, nella forma di appunti più che di riflessioni compiute.

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Fusione nucleare: l'impatto di una tecnologia innovativa sullo scenario energetico globale

30 settembre 2015mattia siccinio

Di recente la Commissione Europea, attraverso il consorzio EUROfusion ha disegnato la roadmap verso la produzione di energia elettrica tramite centrali a fusione nucleare, collocando nel 2050 l'ingresso di questa tecnologia nel mercato elettrico vero e proprio. In questa breve analisi – scritta da un fisico per un pubblico non specialista – tenterò di evidenziare gli aspetti della fusione nucleare potenzialmente rilevanti per lo scenario energetico mondiale. La distanza temporale fra la stesura di questo testo (autunno 2015) e la prevista entrata in funzione delle prime centrali introduce inevitabilmente una forte componente speculativa nella trattazione del tema. Nondimeno, almeno a livello qualitativo, un'investigazione preliminare alla luce delle attuali conoscenze è non solo possibile ma anche perfettamente naturale nell'ambito della valutazione del progetto nel suo complesso. E comunque chi vivrà vedrà.

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L'enciclica Laudato si'

21 settembre 2015andrea moro e giulio zanella

Il 24 maggio scorso è stata pubblicata la prima enciclica di Papa Francesco (la precedente, Lumen Fidei, era un testo quasi interamente preparato dal dimissionario predecessore). Il documento è stato accolto con pressoché unanime entusiasmo. Questo post offre una lettura del documento attraverso gli occhi dell'economista.

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D.L. Fallimenti: che c'è di buono e che c'è di cattivo (Seconda Parte)

29 agosto 2015Lucio Di Gaetano

In questa seconda parte, dopo una breve descrizione delle caratteristiche e del funzionamento del concordato preventivo, analizzo le principali innovazioni apportate dal decreto. Ne emerge uno scenario senz'altro migliorato, ma ancora pieno di incertezze regolamentari: spicca in particolar modo l'assenza di meccanismi per l'accountability dei curatori fallimentari e i rflessi dannosi che questa assenza determina sul funzionamento di tutte le porcedure, anche non strettamente fallimentari. 

La prima parte di questo articolo è stata pubblicata il 20 Agosto.

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Un approccio pragmatico al debito estero: la cancellazione dei debiti della Germania nel 1953

25 agosto 2015Timothy W. Guinnaine

La crisi greca ha stimolato confronti con l’accordo di Londra del 1953 sul debito, che pose fine al lungo periodo di default tedesco sul debito estero. Questo articolo suggerisce che in prospettiva storica l’accordo del 1953 fu inutilmente generoso, dato che la rapida crescita della Germania alleggerì il peso del rimborso del debito. Sfortunatamente per la Grecia, oggi i motivi che ispirarono l’accordo del 1953 sono quasi del tutto assenti.

* Traduzione di un post pubblicato su Voxeu

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D.L. Fallimenti: che c'è di buono e che c'è di cattivo (Prima Parte)

20 agosto 2015Lucio Di Gaetano

Nell'articolo ripercorro in due puntate i contenuti salienti del D.L. n. 83/2015 anche noto come "D.L. Fallimenti": la nuova disciplina delle perdite su crediti e le modifiche alle norme in materia di concordato preventivo. Entrambe le questioni hanno una rilevanza indiscutibile sull'efficienza del sistema e sulla sua trasparenza e, in entrambi i casi, accanto a evidenti passi avanti si registra una certa mancanza di coraggio del Governo: all'ultimo momento si rinuncia a tagliare alcuni nodi gordiani, rischiando di vanificare tutto l'impianto della riforma e, soprattutto, i suoi possibili effetti positivi.

La seconda parte di questo articolo è stata pubblicata il 29 Agosto.

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Sovranità nazionale e mercati finanziari

2 agosto 2015alberto bisin

Qualche giorno fa ho scritto un pezzo per Repubblica, motivato in negativo da un editoriale di Zagrebelsky pubblicato il giorno prima sullo stesso giornale. Il tema è sovranità nazionale, mercati finanziari, e indebitamento. Ripropongo qui il mio pezzo in forma modificata – per il lettore nFA – e più estesa. In particolare cerco di articolare meglio una proposta per produrre garanzia, cioè “collateral”, spendibile da paesi sovrani che quindi permetta loro di indebitarsi a condizioni favorevoli. 

Alcuni dei temi nell'interessante discussione di Michele e Luigi sui diritti acquisiti sono in relazione a quelli di questo post. 

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Alcune questioni teoriche rese evidenti dalla crisi greca

26 luglio 2015gianfranco savino

La vicenda greca, sia per il modo in cui si è sviluppata sia per il tipo di questioni che ha fatto emergere, è certamente interessante dal punto di vista della teoria economica ma ancor più da quello della teoria politica. Essa ha reso evidenti in tutta la loro concretezza alcune questioni relative al funzionamento dei sistemi politici contemporanei che sono dibattute in teoria. Esse sono essenzialmente tre:

  1. possono esistere organizzazioni sovranazionali democratiche?
  2. quali sono le precondizioni (o condizioni al contorno) del funzionamento delle democrazie nelle società di massa?
  3. in che misura ed in che senso possono sopravvivere le categorie di indipendenza e di sovranità nazionale nell’epoca della configurazione sociale dello stato? 

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Il futuro dell'euro e dell'Unione Europea; la lezione greca

17 luglio 2015michele boldrin e brighella

Considerazioni, in forma di dialogo, sulle questioni di fondo che l'eterna "crisi greca" sembra sollevare alla luce dell'accordo di lunedì mattina. Son lunghe e forse più convergenti di quanto potrebbe divertire il lettore ma, a nostro avviso, queste sono, sino a ora, le lezioni da apprendere.

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PMI: non bastano le intenzioni

1 luglio 2015Vitalba Azzollini

Gli interventi normativi effettuati negli ultimi anni per favorire le piccole e medie imprese non sembrano sortire buoni risultati. La spiegazione sta nel fatto che legislatore non utilizza gli strumenti previsti per misurare l'impatto sulle PMI dei provvedimenti da adottare e per verificare, dopo l'adozione, che siano stati ottenuti gli effetti previsti. Di conseguenza, continuano a stratificarsi regolazioni inadeguate, che non agevolano l'iniziativa economica privata.

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