L’illusione keynesiana

26 marzo 2015 David K. Levine

Un breve saggio che illustra perché la teoria economica di J.M.Keynes assomigli all'illusorio mulino a moto perpetuo di M.C.Escher

1. Introduzione

La visione keynesiana dell'economia esercita un fascino molto forte. Secondo i suoi sostenitori la cura per la crisi economica è una maggiore spesa governativa, senza preoccuparsi sul come verrà finanziata. Non solo la medicina keynesiana cura le nostre malattie, ha persino un buon sapore quando la si butta giù. L’austerità è perciò un orribile errore. La Grande Recessione sarebbe stata evitata se solo il governo avesse speso di più. Sarebbe stata infinitamente peggiore senza le misure di stimolo. Tutto questo è ripetuto da persone le cui opinioni io rispetto: il giurista Richard Posner, il blogger Kevin Drum e molti altri. E tutti noi sappiamo che la teoria sottostante è quella di John Maynard Keynes.

Lasciatemi riportare la descrizione della teoria keynesiana che Richard Posner dà nel suo articolo su New Republic, dove egli spiega perché è diventato un keynesiano.

Il reddito speso in consumi, contrariamente al reddito risparmiato, diventa il reddito del venditore del bene di consumo. Quando compro una bottiglia di vino, il mio costo è il guadagno del venditore, e ciò che spende di quel guadagno sarà il guadagno di qualcun altro, e così via. Quindi, l’investimento attivo che ha prodotto il reddito con cui io ho comprato la bottiglia di vino avrà prodotto una reazione a catena – ciò che Keynes chiama "effetto moltiplicatore". Per Keynes, in altre parole, è il consumo, piuttosto che il risparmio, che promuove la crescita economica.

Da qui la conclusione che il governo dovrebbe stimolare la domanda durante le crisi, poiché per ogni dollaro speso l’attività economica crescerà non di un dollaro, ma di un dollaro moltiplicato per il moltiplicatore, cosicché la spesa, in effetti, si autofinanzierà.

Questo ragionamento è composto di due parti: la storia del moltiplicatore e la conclusione sulla spesa governativa. La prima è del tutto sensata: noi tutti sappiamo che se una città costruisce un grande stadio, allora i venditori locali di hamburger trarranno beneficio dagli aumenti nelle vendite e di conseguenza acquisteranno in maggiore quantità altre cose come tagli di capelli e tatuaggi, portando quindi beneficio ai parrucchieri e ai disegnatori di tatuaggi. Ciò sembra supportare la prima parte della storia. Il supporto per la seconda parte – e la dimostrazione che dominò la professione economica per decenni – fu la Grande Depressione e in particolare la fine della Grande Depressione. Oggi è difficile comprendere quanto terribile fosse la Grande Depressione – quanto alto fosse il numero di persone di classe media che finirono nella povertà,  e capaci a malapena di nutrire le proprie famiglie. Si parla spesso come se la Grande Depressione sia in qualche modo confrontabile a quella odierna– ma non lo è affatto, negli Stati Uniti. E come finì la Grande Depressione? Con la Seconda Guerra Mondiale – semplicemente come Keynes sembrava aver suggerito: con il governo impegnato in ampie spese finanziate da prestiti ed emissioni monetarie – e voilà: la Grande Depressione trasformata in grande prosperità.

Il fatto è che la prescrizione keynesiana – spendi di più e non preoccuparti del conto che ti verrà presentato – sembra troppo bella per essere vera, un po’ come la macchina del moto perpetuo o come certi disegni di M. C. Escher. Quello che segue mostra un canale con l’acqua che fluisce in discesa e curva un paio di volte fino a raggiungere una cascata che fa funzionare un mulino, per poi rifluire in discesa fino a tornare in alto.

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È come una macchina del moto perpetuo, che sappiamo essere impossibile. Come lo sappiamo? Se misuriamo gli angoli attentamente e facciamo i calcoli scopriremo, di certo, che l’acqua fluisce in salita. Viene spontaneo chiedersi se la ragione per cui Keynes è così popolare con coloro che non sanno la matematica non sia perché essi non sanno misurare gli angoli accuratamente.

Un’altra cosa che potremmo fare con il diagramma di Escher è provare a costruire la macchina - in tal caso scopriremmo che è impossibile. Arriveremo alla stessa conclusione analizzando la teoria keynesiana.

2. La teoria di Keynes, nella misura in cui ce n’è una

In questo scritto voglio analizzare la storia di Keynes, per misurarne gli angoli con attenzione. Potrei farlo utilizzando della matematica complicata, e se volessi essere realistico farei solo quello, ma è il suo ragionamento che voglio illustrare e posso farlo con un semplice esempio, che pur essendo preciso evita la matematica, ed è la precisione che conta.

Consideriamo uno stato popolato da persone vere che producono e consumano cose. Per semplificare, immaginiamo che vi si trovino quattro persone: uno che produce cellulari, un venditore di hamburger (chiamiamolo “paninaro” per brevità), un parrucchiere e un disegnatore di tatuaggi. Ipotizziamo che il paninaro desideri solamente possedere un cellulare, il parrucchiere solo un panino, il disegnatore di tatuaggi solo un taglio di capelli e il venditore di cellulari solo un tatuaggio, e così il cerchio si chiude. Assumeremo che ciascuno possa produrre, rispettivamente, un cellulare, un panino, un taglio di capelli e un tatuaggio e che ognuno valuti l’unità di ciò che vuole comprare più dell’unità di ciò che vuole vendere. Cioè, il parrucchiere è disposto a tagliare capelli se può ottenere un panino, e così via. Ciò che succede è abbastanza chiaro: il tipo dei cellulari ne produce uno, lo cede in cambio di un tatuaggio al disegnatore di tatuaggi, il quale cede il cellulare in cambio di un taglio di capelli al parrucchiere, il quale lo cede in cambio di un panino al paninaro. Tutti lavorano, tutti ottengono ciò che vogliono e tutti sono felici.

Ora, supponete che il venditore di cellulari all’improvviso decida che non gli piacciono più i tatuaggi, almeno non così tanto da voler lavorare per ottenerne uno. Questo è sufficiente per spezzare il cerchio del commercio e questa è una catastrofe. Tutti sono disoccupati. La domanda è insufficiente. Non c’è abbastanza consumo, anzi, non ce n’è per niente. Notate la situazione: una persona, l'antipatico produttore di cellulari, è la causa di tutti i problemi, perché non vuole più comprarsi il tatuaggio. Nel linguaggio degli economisti costui è “disoccupato volontario”: ha cambiato i propri gusti e non vuole lavorare (per il salario che otteneva prima, ossia il tatuaggio). Gli altri tre sono “disoccupati involontari”, ognuno di loro è disponibile a lavorare in cambio di un salario, infatti dello stesso che aveva prima. Il paninaro preparerebbe panini se potesse ottenere un cellulare, il parrucchiere taglierebbe capelli se potesse ottenere un panino e il disegnatore di tatuaggi lavorerebbe se potesse avere un taglio di capelli, eppure sono tutti disoccupati. Manca il cellulare a fare da "trait d'union" e mettere in moto la macchina dello scambio.

Veniamo ora al moltiplicatore. Supponiamo che, invece di costruire uno stadio, il governo dia un cellulare al nostro ex produttore di cellulari. Successivamente, quest’ultimo lo venderà per un tatuaggio (il cellulare non gli è di alcuna utilità, come quando tutto funzionava), il disegnatore di tatuaggi userà i proventi per pagarsi un taglio di capelli, e così si chiuderà il cerchio. Piena occupazione. Basta inserire un telefonino e otterrai anche un taglio di capelli, un tatuaggio e un panino! Questo è il moltiplicatore, similmente a ciò che osserviamo quando il comune costruisce uno stadio. Non c’è nulla di misterioso.

Ma come ha fatto il governo a procurarsi il telefonino da dare all'ex produttore di telefonini? Questo è quello che qualunque individuo che abbia compreso i principi basilari dell'economia, secondo cui non esistono pasti gratis, si chiederebbe. A questo proposito, lasciatemi ricordare una vecchia barzelletta che gira da decenni nei dipartimenti di economia:

“Un fisico, un chimico e un’economista sono naufraghi su un’isola, senza alcunché da mangiare. Una scatoletta di zuppa giunge alla riva. Il fisico dice, “Apriamo la scatoletta con un sasso”. Il chimico dice, “Prima accendiamo un fuoco e scaldiamo la scatoletta”. L’economista dice, “Supponiamo di avere un apriscatole…”.”

Il Keynesismo si basa, dunque, sull’assunzione che il governo abbia un telefonino da dar via? Beh, forse no. Forse il governo dovrebbe seguire il consiglio di Keynes e stampare un po’ di moneta e darla al tipo dei telefonini. Così egli potrebbe pagarsi un tatuaggio e il disegnatore di tatuaggi potrebbe permettersi il taglio di capelli e il parrucchiere potrebbe acquistare un panino, e il paninaro – ooops… egli non può comprarsi un cellulare perché non ce ne sono in giro. A questo punto, ci sono due possibilità. La prima prevede che il paninaro capirà che non dovrebbe vendere il panino perché poi non potrebbe acquistare nulla di ciò che vuole con il ricavato della vendita, e così siamo di nuovo al punto in cui siamo tutti disoccupati. Oppure, magari non lo capisce e rimane senza nulla. Questo tipo di schema ha un nome: si chiama schema Ponzi. È vero che ogni tanto la gente effettivamente lavora senza accorgersi della fregatura: alle persone capita di fare errori, ma qualche altra volta la gente non ci casca. Di conseguenza, sembra davvero ingenua una politica economica basata sulla speranza che il paninaro sia uno stupido disposto a rimanere col cerino in mano.

Ma c’è qualcos’altro che potremmo provare: potremmo obbligare il tipo dei telefonini a produrne uno, egli poi potrebbe venderlo e farsi un tatuaggio ed il mondo sarebbe di nuovo a posto. È sufficiente che ognuno accetti che il costruttore di  telefonini venga forzato a costruirne uno contro la propria volontà. In un certo senso potrebbe valerne la pena: dopotutto, abbiamo aiutato tre persone – il disegnatore di tatuaggi, il parrucchiere e il paninaro - sacrificandone solo una, il tipo dei telefonini. In questo caso, tuttavia, smettiamo almeno di pretendere che ci sia un pasto gratis: ammettiamo che stiamo fregando il tipo dei telefonini per aiutare tutti gli altri. Non sembra essere ciò di cui Keynes e i keynesiani hanno sempre parlato: forzare le persone a lavorare contro la loro volontà è una politica economica piuttosto fallimentare, come i paesi socialisti ci hanno insegnato.

Torniamo quindi all’esempio della Seconda Guerra Mondiale, perché il punto precedente descrive esattamente ciò che fece allora il governo americano: non solo spese un sacco di denaro preso a prestito o stampato, ma impose anche la leva militare e forzò molte imprese a produrre e fare cose che esse avrebbero preferito non fare. Per quanto l’attività economica possa essere cresciuta durante e dopo la guerra, rimangono dubbi sul fatto che i soldati morti in guerra ne abbiamo beneficiato allo stesso modo. Dunque la grande evidenza in favore del keynesismo scompare quando la analizziamo un po’ più da vicino, e ciò che accadde sembra accordarsi piuttosto bene con la molto semplice e molto classica teoria economica.

Parliamo ancora un po’ di come il governo potrebbe ottenere un telefonino, l’esempio perfetto per l’anti-austerità al momento è la Grecia. Cosa accadrebbe se la Germania regalasse un telefonino alla Grecia? Che meraviglia: se in Grecia il tipo dei telefonini ottenesse un telefonino, come già sappiamo, si ritornerebbe alla piena occupazione, grazie al moltiplicatore e a tutto il resto. Tuttavia, cosa accadrebbe se la Germania fosse come la Grecia, fatta eccezione per il suo tipo dei telefonini che invece ama lavorare e produrre telefonini in cambio di tatuaggi? Se privassimo il tipo tedesco del suo telefonino, allora la Germania cadrebbe nella disoccupazione: il moltiplicatore funziona altrettanto bene al contrario. Lo stesso accade con gli stadi: un nuovo stadio va benissimo per l'attività economica nei suoi dintorni, ma i soldi per costruirlo non piovono dal cielo e, di sicuro, tutte le aziende che solitamente facevano affari con chi aveva i soldi usati per finanziare lo stadio saranno destinate a soffrire di "assenza di domanda" una volta che i soldi vengano dirottati verso il nuovo stadio. Nel nostro esempio tutto si bilancia – possiamo avere occupazione in Germania o in Grecia ma non in entrambe, e poiché è il tipo tedesco a voler produrre il telefonino, non sembra complicato capire cosa accadrà.

Ma Keynes (e Posner) sono molto preoccupati per l’investimento e i risparmi. Quindi, cosa accadrebbe se la ragione per cui il tipo dei telefonini aveva smesso di produrne e di pagarsi tatuaggi fosse perché voleva spendere il suo tempo a realizzare la “prossima grande idea” che avrebbe portato nel mondo pace e prosperità entro pochi anni? Ossia, per fare un investimento? Potremmo risolvere il problema della disoccupazione costringendolo a produrre telefonini, ma poi di certo la “prossima grande idea” non viene realizzata. Non possono esserci investimenti o ricerca e sviluppo senza risparmi, quindi attenti alla teoria secondo cui la via verso la crescita maggiore passa per minori risparmi: minori risparmi = minori investimenti = minori innovazioni ...

Rieccoci qua: se prendiamo la teoria di Keynes e misuriamo gli angoli attentamente scopriamo che le macchine del moto perpetuo non si possono costruire.

3. Ne puoi costruire una?

Questa è tutta teoria, ed io sono sicuro che voi siate persone pragmatiche. Diversamente da Keynes io posso elaborare una teoria coerente che spiega i fatti relativi allo stadio, ai moltiplicatori e alla Seconda Guerra Mondiale. Essa nega il moto perpetuo. Forse che la mia teoria è sbagliata e si possono realmente costruire macchine del moto perpetuo? Beh, c’è chi ci ha provato. Per esempio Richard Nixon, il quale in risposta alla recessione che iniziò nel 1969 disse, nel 1971, “Ora sono un keynesiano in economia”. Come conseguenza gli Stati Uniti finirono in un decennio di stagflazione con alta disoccupazione e alta inflazione, un risultato che la teoria keynesiana non poteva spiegare (l’inflazione dovrebbe curare la disoccupazione, secondo quella teoria), e fu qualcosa per la cui spiegazione gli economisti keynesiani spesero un numero impensabile di ore e di pubblicazioni scientifiche, con così poco successo che, fatta eccezione per pochi irriducibili, il resto della professione, giustamente, abbandonò la teoria. Abbiamo provato a costruire la macchina del moto perpetuo, e non ha funzionato.

Per coloro tra voi che, sensatamente, sono interessati ai fatti, ricordatevi che il principale canone del keynesismo è che il segreto per crescere è non risparmiare. Il paese che ha avuto la crescita più fenomenale, nell'intera storia del mondo, è stata la Cina degli ultimi decenni. Vi sorprenderebbe sapere che il tasso di risparmio in Cina, durante questi decenni, sia stato all’incirca del 50% - probabilmente il più alto nella storia del mondo?

4. M. C. Escher versus J. M. Keynes

Il confronto tra Escher e Keynes non rende sufficiente giustizia a Escher, il quale disegnò uno strumento semplice ed elegante non affinché qualcuno provasse a costruirlo, ma per produrre un’intelligente illusione. Al contrario, la teoria di Keynes non è né semplice né elegante – la "Teoria Generale" è una sorta di macchina di Rube Goldberg (tipo quella della figura qui sotto) con molte ruote che girano, piccoli ponti, pesi che vanno su e giù sui fili ... se attentamente esaminate, molte parti non hanno alcuna connessione con le altre.

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Quelli che conoscono un po’ Keynes potrebbero obiettare alla mia precedente discussione del moltiplicatore perché non era ciò che Keynes aveva in mente, nonostante la mia interpretazione sia in grado di predire tutti i fatti di cui Keynes parla. Nello specifico, Keynes discute la possibilità che, anche se il tipo dei telefonini volesse produrne, potrebbe non esserci alcuna possibilità di scambio perché il disegnatore di tatuaggi potrebbe non voler accettare un telefonino in cambio di un tatuaggio perché teme che il parrucchiere non accetterà il telefonino e così via. Questo equilibrio caratterizzato da fallimenti nella coordinazione fra individui, dove nessuno scambia perché nessuno crede che chiunque altro vorrà scambiare, ha altre (ovvie) differenti implicazioni politiche rispetto all’interpretazione che il problema sia causato dal tipo dei telefonini che non vuole produrne uno. Sfortunatamente, non è chiaro cosa possa fare il governo al riguardo: anche regalando un telefonino al tipo dei telefonini o forzandolo a produrne uno, ciò non sembra risolvere il problema visto che gli altri continuano a pensare che quello che ricevono non serva a nulla.

Il fatto è questo: la possibilità di fallimenti nella coordinazione delle aspettative fra individui non ha pressoché nulla a che fare con il moltiplicatore. È vero che se c’è uno scambio bilaterale (il tipo dei telefonini vuole un tatuaggio e il disegnatore di tatuaggi vuole un telefonino) è improbabile che il problema si presenti, perché immaginiamo che i due possano incontrarsi e risolvere la cosa. Ma, non appena cresce il numero di agenti necessari per scambiare, la possibilità di fallimenti nella coordinazione delle aspettative diventa plausibile. Inoltre, nonostante Keynes parli di fallimento della coordinazione, non credo che tale concetto sia riconducibile alla sua teoria. Da una lato, non fa parte della maggior parte di quelli che vengono considerati “modelli keynesiani”. Dall'altro lato, fa potenzialmente parte di ogni modello economico moderno nel quale vi sia la moneta (anche se pochi di questi vengono reputati “keynesiani”). È certamente vero che se la moneta non ha alcun valore intrinseco ed è usata per scambiare allora c’è la possibilità che il sistema degli scambi collassi perché nessuno si aspetta che la moneta abbia alcun valore. Ma se succede questo allora difficilmente il governo potrà risolvere il problema attraverso l’emissione di nuova moneta che nessuno vuole.

Keynes parla anche del ruolo delle aspettative nel fallimento della coordinazione – ottimismo e pessimismo. Per esempio: i pessimisti si aspettano che la moneta non abbia alcun valore, essi non scambiano, pertanto non ha valore: una profezia che si autoavvera; gli ottimisti si aspettano che la moneta abbia un valore, quindi scambiano e la moneta serve ed ha valore: anche questa è una profezia che si autoavvera. Dunque, il governo potrebbe mettere a posto le cose (se le cose vanno, in effetti, male) convincendo le persone ad essere ottimiste. Ciò sarebbe magnifico, ma sfortunatamente l’evidenza suggerisce che il giochetto non funziona. Franklin Delano Roosevelt era capace di grandi affermazioni come “Non c’è nulla di cui aver paura se non della paura stessa”, le quali risollevavano molto gli spiriti; ma questa “iniezione di fiducia” non fece nulla per far finire la Grande Depressione. Oppure, considerate l’attuale crisi in Grecia: con l’elezione del governo Syriza l’ottimismo, secondo i sondaggi, è andato alle stelle. Se il Keynes delle aspettative ottimistiche/pessimistiche avesse avuto ragione, ci aspetteremmo che l’attività economica aumenti vertiginosamente, che le persone tornino al lavoro, che comincino a pagare le loro tasse, che la borsa greca si risollevi, e così via. Nient’altro potrebbe essere più lontano dalla verità: l’attività economica in Grecia non è mai stata tanto anemica, il numero di disoccupati è più alto che mai, poche persone stanno pagando le tasse, e tutti stanno ancora cercando di portare i soldi fuori dal paese.

La Teoria Generale di Keynes è un libro lungo, e qualunque libro pieno di aneddoti e di idee è destinato ad azzeccarci di tanto in tanto. Ma, qualsiasi cosa esso sia, non è né generale né una teoria ... e come guida alla ricerca economica o all’attuazione di politiche economiche è essenzialmente inutile.

5. Conclusione

Il punto è che Keynes è tanto affascinante e attraente quanto il disegno di Escher, e ha altrettanto poco senso pratico. Gli economisti hanno lavorato per decenni cercando di dare un senso alla teoria di Keynes e usarla per spiegare le depressioni, le recessioni, le crisi, la disoccupazione e quant’altro. E non è certamente vero che gli economisti abbiano respinto Keynes e rifiutato di prenderlo seriamente, insomma che la professione economica non gli abbia mai dato una possibilità. Infatti è vero il contrario: alcune delle menti più brillanti della disciplina, convinte dell’assoluta verità delle idee di Keynes, hanno speso decenni per provare a far funzionare quelle idee. Loro e noi abbiamo fallito.

Conosco Keynes e il keynesismo. Sono abbastanza vecchio da aver imparato la teoria di Keynes quando era l’ortodossia, sia prima sia dopo la laurea. Mio padre, un PhD in economia il cui mentore fu il grande keynesiano e premio Nobel James Tobin, considerava il proprio essere keynesiano alla stregua di un credo religioso. Durante la mia giovinezza mio padre ed io scrivemmo un articolo empirico usando un modello keynesiano. Ho studiato con professori keynesiani, ho frequentato le lezioni di Bob Solow, un fedele keynesiano, ho lavorato come assistente alla ricerca per Stan Fischer conducendo ricerche empiriche con un modello keynesiano. Uno dei miei mentori fu Axel Leijonhufvud, il cui più grande e famoso lavoro fu un libro chiamato “L’economia keynesiana e l’economia di Keynes”. Quando ero studente dovevamo studiare la storia del pensiero economico: ho letto la Teoria Generale di Keynes e alcuni dei suoi lavori minori. Ho ricevuto persino il massimo dei voti in un esame su queste opere. Ho partecipato (come testimone silente, per la maggior parte) a un lungo dibattito tra Leijonhufvud e Don Patinkin (un altro grande keynesiano) su ciò che Keynes realmente pensava ed effettivamente diceva. La conoscenza del keynesismo e dei modelli keynesiani è ancora più profonda per i grandi premi Nobel che aprirono la strada alla moderna macroeconomia, una macroeconomia con persone che comprano e vendono cose, che risparmiano e investono, Robert Lucas, Edward Prescott, e Thomas Sargent tra gli altri. Anch’essi crebbero con la teoria keynesiana come ortodossia, ancor più di me. E rifiutammo il keynesismo perché non funziona, non per via di qualche senso estetico secondo cui la teoria non è sufficientemente elegante.

Il lavoro di Keynes è composto da divertenti aneddoti e storie ingannevoli. Il keynesismo, secondo alcune persone come Paul Krugman e Brad DeLong, è una teoria priva di persone, razionali o irrazionali che siano, una teoria di grafici ricavati in gran parte dal nulla, una serie di previsioni che sono per la maggior parte sbagliate, insieme alla vana speranza che possano essere sistemate se solo le curve nei grafici vengono orientate nella giusta direzione. È accaduto che abbiamo sviluppato teorie molto migliori, teorie che spiegano molti fatti, teorie che forniscono consigli sensati di politica economica, teorie che funzionano ragionevolmente bene, teorie che non sono un’illusione. Le versioni attuali di queste teorie sono molto diverse da teorie su persone completamente razionali e tutte identiche. Le teorie attuali non sono perfette, ma, diversamente dalla teoria keynesiana della macchina a moto perpetuo, esse spiegano molto e contengono molta verità. Un macroeconomista attivo che legga Krugman e DeLong si sente come si sentirebbe un dottore se il ministro della sanità si alzasse e dicesse che la cura per il cancro è il salasso con sanguisughe.

Attenzione ai politici che dicono “non ci avete mai avvisati” mentre la verità è “abbiamo ignorato i vostri avvisi” ... ed attenzione ugualmente agli economisti che fanno vuote promesse di macchine a moto perpetuo. E quando si parla di debito pubblico ricordatevi che, se nel lungo periodo siamo tutti morti, è altamente probabile che i nostri figli siano vivi.

159 commenti (espandi tutti)

Poi ci dicono che viviamo nell'epoca della fine delle ideologie,e dei dogmi in ambito politico,economico,etc! Questo articolo,e questa analisi, comprovano il contrario,almeno nell'ambito economico! Parafrasando il grande Toto',risponderei a questo dogmatico antikeynesiano:"Ma mi faccia il piacere,se ne vada!".Nel senso che,dogmaticamente,appunto,si sostiene che keynes ed il keynesismo,sono inconsistenti sul piano economico-scientifico,ed il liberismo sia'l'unico modo di leggere,interpretare,spiegare,sviscerare,il fenomeno economico! Sul piano scientifico ci sono almeno 50 anni di letteratura che contraddicono tutti questi assunti,e vari Nobel,tra cui Krugmann,Stiglitz,che continuano a produrre copiosa letteratura in senso contrario a quello qui esposto! Derubricare Paul Krugmann a un santone,e'assurdo!L'ultimo arrivato e'l'Economista francese Thomas Piketty ( non e'ascrivibile in senso keynesiano,ma sicuramente non e'neanche liberista!) che,nel suo volume di quasi 1000 pagine "il Capitale nel XXI secolo", frutto di un lavoro di analisi e ricerca durato 15 anni,pone questioni cruciali sulla diseguaglianza dei redditi e deipatrimoni indotta dalla deregulation Economica,Finanziaria,Fiscale,che dovrebbero interrogare qualunque libero pensatorenon dogmaticamente orientato! 

Al netto di dotte disquisizioni dottrinali  ed economiche,da libero pensatore,e da curioso di cose economiche,osservoi seguenti fatti. Le crisi più grandi che l'economia abbia mai avuto,denominate in Letteratura "grandi depressioni", quella del 1929/45, e quella attuale,sono intervenute in ambiente prevalentemente liberista! Quella attuale,iniziata nel 2007/2008, e'intervenuta in un contesto di totale deregulation dei mercati,sopratutto finanziari,conseguente alla deregulation iindotta  dallarivoluzione liberal-liberista"del mitico duo Tatcher,Reagan,e proseguita,dopo il crollo dell'Ursss,dai governanti dei principali paesi occidentali,persino quelli di matrice labourista: Clinton,Blair,john major,Mitterand,bush junior/senior,etc! Mi pare sia pacifico in dottrina che gli USA siano usciti dalla crisi grazie a politiche sostanzialmente neo-keynesiane,o comunque di stampo interventista,altro che liberismo! Obama,e lo Stato Americano sono intervenuti direttamente iniettando liquidita'nel sistema economico ( Crhrysler,Bank of America,FreddyMae,FreddyMac,etc), il deficit nei primi anni della crisi e'arrivato al 10% del Pil,facendo aumentare il debito considerevolmente! Le Federal Reserve e'stata interventista come non mai espandendo il bilancio fino a 5000$, ed ha impedito il fallimento ed il crollo del sistema finanziario Americano,lehmann brothers a parte! Il bello e'che queste politiche sono state sostenute anche dal governatore della Fed Americano di estrazione Repubblicana,tendenzialmente liberista,non certo Keynesiano! Se gli USA,E igovernatori della Fed,avessero dato ascolto al Tea-party,e ai fondamentalisti del liberismo,la disoccupazione sarebbe ancora al 11%, e la crisi mondiale sarebbe stata ancora più grave negli Usa e nel mondo! Questo perche'gli Americani non sono dogmatici come gli europei,e non stanno a questionare se occorrono politiche interventiste,o liberiste,neo-keynesiane,liberiste,monetariste, x uscire da una grave crisi: non importa il colore dei gatti,l'importante e'che acchiappino i topi! Gli Americani sono pragmatici,non dogmatici,sanno che le politiche da mettere in campo variano a seconda del contesto,quindi adottano quelle più opportune scaturite da 70 anni di letteratura economica! Prendiamo esempio da loro! Se l'Europa,i singoli Stati,le sue istituzioni, fossero piùpragmatici come gli Usa,saremmo usciti dalla crisi da un bel pezzo!

 

 

Nel senso che hai un deficit, sostanziale.

Di capacita' di lettura (da nessuna parte nel testo la parola liberismo viene menzionata e/o si sostiene una qualche visione "liberista", whatever that means, dell'economia) e comprensione (non hai proprio capito cosa DKL dica e sostenga, davvero).

Di conoscenza dei fatti (il tuo "sommario" della crisi fa ridere i polli)

Di conoscenza della "dottrina" (no, non e' pacifico un beato cazzo in dottrina, credimi)

eccetera.

Deficit gravi, credimi. Molto gravi. 

Faccio ammenda,effettivamente avevo letto con poca attenzione quest'analisi che e'particolarmente minuziosa e raffinata. Rileggendo osservo le seguenti cose. Quest'analisi minuziosa,di tipo logico-matematico,della teoria Keynesiana non ci dice nulla di nuovo rispetto a quello che da almeno 40 anni e'noto nell'ambiente economico,politico,mediatico,etc: ossia che il keynesismo non e'una teoria perfetta,per cui,infatti, non esiste praticamente nessuno stato,o policy-maker al mondo che si ispiri alla teoria Keynesiana dagli anni 80’in poi! Prima effettivamente c'era stato un eccesso di fiducia che poi terminò con la stagflazione degli anni 70’. Ma questo vale x qualsiasi teoria economica,compresa quella classica,neo-classica, monetarista,liberista,etc: nessuna di esse e'in grado di comprendere per intero la fenomenologia economia perche e'per sua natura inafferrabile: troppo complessa,troppe interrelazioni,troppi elementi irrazionali,etc. Sopratutto,a mio avviso,non funzionano i modelli che riducono la complessita'economica macro,alle sue dinamiche micro: il passaggio dal micro,al macro, funziona poco,e ciò vale x il keynesismo,ma anche x tutte le altre teorie,modelli,elaborate finora! E'come quando,in fisica,si passa dalla fisica quantistica,subatomica,alla fisica relativistica cosmologica: le spiegazioni del funzionamento della materia valide a livello subatomico,non valgono più,o valgono poco, quando si passa ai grandi aggregati! Detto questo,non credo che il Keynesismo sia da buttare via come sostiene l'autore! In alcuni casi/contesti puo'funzionare,anche se,scomponendo i meccanismi del keynesismo a livello micro, essi sembrano essere logicamente fallaci "( la macchina del moto perpetuo non esiste"). Intuitivamente,al netto di formule,di equazioni,a mio avviso,quando c'e'una grave crisi economica,keynesismo,o non keynesismo,lo Stato e le Banche Centrali devono fare qualcosa! Non credo che aspettare che il mercato si riaggiusti da solo e gli spiriti animali si rimettano in moto, siano la cose migliori da fare! Lo stimolo keynesiano,forse,anche se non risolutivo,aiuta a modificare certe aspettative negative,e a convincere il famoso venditore di cellulari che continuare a a lavorare x produrre il cellulare conviene anche a lui! Inoltre l'autore,e i critici del keynesismo sostengono,(ex post però,non c'e'il contro-esempio!), che la politica del new-deal,e la guerra,non sono stati decisivi x rimettere a posto le cose perche'il sistema si sarebbe aggiustato da solo secondo lo schema classico! Cosi come oggi,mi sarebbe piaciuto ( anzi no,perche'ne sarei spaventato!) vedere cosa sarebbe successo negli Usa,nel 2007/2008, senza attuare le politiche interventiste di Obama e della Federal Reserve: ossia facendo fallire la chrysler,centinaia di banche, tenendo il deficit pubblico a zero,etc! Secondo me sarebbe stato peggio!

Il caso della Cina citato nell'articolo come esempio x smantellare la relazione keynesiana tra consumi,risparmi ed investimenti,mi sembra una "boiata pazzesca", fantozzianamente parlando! La Cina cresce x linee esterne,grazie all'export che traina il suo prodotto interno compensando così l'eccesso di risparmio,e la carenza di consumi interni! Del resto si possono citare decine di contro-esempi al contrario,primo fra tutti gli Usa,che hanno il tasso di risparmio tra i più bassi del mondo,e in cui i consumi rappresentano il 70% del Pil! Ed il caso del Giappone che ha i tassi di risparmio alti ( infatti riescono ad assorbire all'interno un debito pubblico al 180% del Pil!,),e una crescita asfittica da almeno 20 anni,anche per colpa della bassa propensione al consumo!

i miei nonni, nati contadini come tutti,  avevano una propensione al risparmio forsennata e, per differenza, consumavano poco. ma la crescita del dopoguerra è stata impetuosa, nonostante queste loro cattive abitudini e, guarda un po', anche una lira fortissima (anatema!).

in realtà si sono goduti anche consumi impensabili e che a loro parevano sibaritici: le vacanze, la macchina, il quotidiano....

sono storielle comuni, se non si è discendenti di latifondisti, e poi  a me piace ricordarli con affetto.

Nel 2014  (Fonte Mckinsey)il rapporto debito/PIL  cinese e' del 282% !!

 

Questo sconfessa le affermazioni di Levine perche' i cinesi  hanno spinto e parecchio il debito per finanziare infrastrutture e superare la crisi del 2007 !!

Oramai siamo alla cialtronaggine pura. Qui i dati sul debito pubblico cinese. https://www.google.com/webhp?sourceid=chrome-instant&ion=1&espv=2&ie=UTF-8#q=debt%20to%20gnp%20ratio%20china

Ora tira fuori la fonte McKinsey, oppure recita il mea culpa.

Mi sa che sia questa (confondendo allegramente il debito pubblico con quello totale).
Qui il report.

Grazie

michele boldrin 31/3/2015 - 23:33

Non e' che hai letto il report e' magari trovato se hanno il breakdown fra esterno/interno (per financing)? Thanks in advance.

niet

Leonardo Padovan 3/4/2015 - 21:09

No, non ho letto tutto, e per quanto possa appassionare non ho nemmeno le competenze del settore, quindi niente. Mi ero limitato a 2 minuti di ricerca, 5 di skimming e a leggere gli articoli introduttivi, e l'ho riportato giusto perché mi sembrava abbastanza evidente rispetto al commento di utente 1955 AKA luigi vavassori.

frequento questo sito, a volte quando voglio fare paragoni fra la nostra italia e gli altri paesi. http://it.tradingeconomics.com/

 

per la cina:

http://it.tradingeconomics.com/china/government-debt-to-gdp

lo uso anche io! 

Ah, i numeri veri, che effetto fanno, come silenziano le chiacchiere da bar :) 

sono due cose diverse. l' articolo si occupa del secondo e afferma che il keynesianesimo intende promuovere  la spesa pubblica,  a debito o a stampa,sempre e comunque, in modo cioè non tanto pragmatico.

noi, che il debito pubblico lo avevamo già allegramente coltivato negli anni precedenti con pessimi risultati di crescita, l'opzione di aumentarlo alla bisogna adesso non ce l'abbiamo proprio.

Le Federal Reserve e'stata interventista come non mai espandendo il bilancio fino a 5000$

Altro che Great Recession, a saperlo gli facevo un bonifico io alla FED ed eravamo a posto. Qualcuno ha l'IBAN di Mario, per caso, così stasera risolviamo anche questa cosetta della Grecia?

Diverse letture

Matteo 27/3/2015 - 01:45

Ho avuto una discussione abbastanza surreale con un amico oggi più o meno sulla falsariga di ciò che lei ha scritto.

 

Mi iscrivo di diritto nella categoria dei "deficienti", le mie conoscenze di economia si fermano a domanda e offerta, ho una vaghissima idea di che cosa significhi "essere Keynesiano" e ancora più vaga di che cosa significhi non esserlo. Però forse la mia totale ignoranza mi aiuta nel leggere ciò che DKL scrive e non ciò che io penso abbia scritto.

Quel che mi sono portato a casa io dall'articolo è semplice: l'assunto che un incremento di spesa statale sia efficace _a priori_ per affrontare una crisi non funziona nemmeno su modelli semplici. Il toy model che usa è semplice e mostra con semplicità come maggiore spesa non produca alcun beneficio al sistema economico, e (nell'addendum) come questo sia indipendente dall'avere commodity money o outside money. Non dice che "l'approccio liberista risolverebbe questa crisi" or whatever, ma solo che l'applicazione dell'imperativo categorico di maggior spesa statale può essere inefficace. Nell'addendum poi dà un micromodello di crisi causata da "people who want to save too little and consume too much".

 

La conclusione che estrapolo io è anche semplice (forse semplifico troppo): le policies per uscire dalla crisi devono essere data-driven e non school-driven.

 

E' possibile che il modello di DKL sia sovrasemplificato. E' vero che bisogna distinguere tra demand shock e supply shock. Ma la punchline -- che la ricetta di maggior spesa pubblica non sia _sempre e invariabilmente_ la miglior risposta -- mi sembra ben argomentata.

 

@moderatori: sarebbe possibile mergere le discussioni tra l'articolo inglese e quello italiano?

Alleluja

michele boldrin 27/3/2015 - 22:56

Purtroppo non credo sia possibile fare il merging della discussione. 

Infatti, forse dovremmo semplicemente aver pubblicato il testo in inglese ed evitato la traduzione. Gli interessati davvero capiscono l'inglese comunque. Grazie. 

Più che analizzare i buchi logici del keynesismo, mi pare che sarebbe molto più interessante cercare di capire il perché del suo successo, non tanto tra i politici, perchè soggetti eticamente malati è ovvio che auspichino Stato "from cradle to grave", ma tra i comuni cittadini: perché questo avviene, perché Syriza o Podemos non li voto io, perché i referenda sull' acqua, ... ecc. ecc.. Se se ne parlasse con gli psicologi ?

Forse lo slogan : ci pensa lo stato quindi non tu è più efficace... Ad ogni modo trovo più incredibile il successo tra gli economisti, mi permetto di fare un paragone azzardato: facendo un paragone con la fisica è come se esistessero fisici newtoniani e gli einsteniani, sarebbe assurdo, uno è un fisico punto, oggi se un fisico dicesse:" no ma io non credo in Einstein, per me il tempo è una grandezza assoluta", sarebbe una tale assurdità che costui non sarebbe un fisico, ora non so se i termini sono proprio cosí ruvidi, è vero la materia è differente però... 

Come hanno fatto decine di menti brillanti ed altamente qualificate a credere per così tanto tempo ad una teoria sbagliata in modo elementare? Addirittura si parla di "misurazione degli angoli" come termine di paragone.
La nostra intera carriera di economisti si basa su un libro "di aneddoti che di tanto in tanto ci azzecca", scrive DKL
Poteva scrivere direttamente un'abiura...

Non vedo perche' DKL, o io o molti altri for that matter, dovremmo "abiurare" alcunche'!

Si abiura una fede che prima si e' accettato, ma non e' il nostro caso e di tanti altri. Infatti, cosa paradossale ma vera, della quasi maggioranza degli economisti accademici che,  in generale, cannot find anything coherent in JMK.

Il paradosso, si fa per dire, e' che le "conclusioni" (non il modello, non gli argomenti e nemmeno i nessi causa-effetto) di JMK siano "accettate" (o desiderate a priori?) fra chi si occupa di macroeconomia applicata e, in particolare, fra chi lavora per le banche centrali, i governi, le grandi istituzioni internazionali, and so and so forth.

Poi ci sono quelli che, da decenni, passano il tempo a provare e riprovare modelli diversi uno dall'altro e financo incoerenti ed incompatibili fra di loro per darci le "theoretical foundations of Keynesian macroeconomics (conclusions)". E' questa forse l'opera, folle, che ha occupato maggiormente le menti durante l'ultimo mezzo secolo: partire dalle conclusioni di policy, assunte come verita' rivelata, per trovare un insieme di assiomi di comportamento ed ipotesi sul funzionamento di questo o quell'altro mercato, che le giustificassero logicamente. Un'opera mostruosa ed insana che ha prodotto e produce mostri, a mio umile avviso.

Che sia per caso? Non lo credo, non credo sia per caso. Il potere, si sa, logora chi non ce l'ha ed alimenta i pregiudizi di chi ce l'ha. Che e' l'altro messaggio del piccolo pamphlet di David.

Quando ero piccolo, a mio padre, direttore di banca, dicevo: "Papà, che lavori a fare ? Stai in banca, sei il direttore, ti prendi un po' di soldi e torni a casa". Zaleski e la nota Banca ComiC cianno messo altri 40 anni per capirlo ed attuarlo. Forse è questo il meccanismo che rende popolare il baffuto inglese e le sue favole, aumentato dal fatto che i soldi creabili dal nulla tendono ad avere un valore reale che evidentemente tende a zero, un po' come l' aria non lavorata: quindi giocarci/rubarli non è granché grave. Il punto che però sfugge ai 99/100 degli italiani è che basare tutto sullo Stato e sulla moneta fittizia serve a far prosperare non chi investe od innova, ma chi frequenta i corridoi giusti. Che lo auspichi chi ha già il futuro assicurato al proprio concepimento ci sta, che lo appoggi chi, pur valido e preparato, deve portare le pizze col motorino, si chiama "sindrome di Stoccolma".

L'esempio della mini economia di produzione e consuno è utile perchè consente di vedere l'errore ----

".... supponete che il venditore di cellulari all’improvviso decida che non gli piacciono più i tatuaggi, almeno non così tanto da voler lavorare per ottenerne uno. Questo è sufficiente per spezzare il cerchio del commercio e questa è una catastrofe. Tutti sono disoccupati. La domanda è insufficiente. Non c’è abbastanza consumo........Il Keynesismo si basa, dunque, sull’assunzione che il governo abbia un telefonino da dar via? Beh, forse no. Forse il governo dovrebbe seguire il consiglio di Keynes e stampare un po’ di moneta e darla al tipo dei telefonini. Così egli potrebbe pagarsi un tatuaggio e il disegnatore di tatuaggi potrebbe permettersi il taglio di capelli e il parrucchiere potrebbe acquistare un panino, e il paninaro – ooops… egli non può comprarsi un cellulare perché non ce ne sono in giro. ... ----

Come è stato fatto notare da Nick Rowe, sia in un breve commento sul blog di Cochrane che più estesamente sul suo blog, (http://worthwhile.typepad.com/worthwhile_canadian_initi/2015/03/david-le...) in realtà, se  pensi bene all'esempio qui sopra di Levine, il primo operatore/consumatore cioè il produttore/venditore di cellulari, è il governo (o la Banca Centrale che agisce per conto del governo) e il cellulare è IL DENARO, "money". L'economia moderna, anche se stilizzata e semplificata al massimo in questo modo, richiede per funzionare che vi sia un medium of exchange, "money", il denaro insomma, con cui scambiare poi cellulari,  panini, tatuaggi e  tagli di capelli....

In questo esempio il primo tizio dei cellulari è in realtà lo Stato/Banca Centrale, che hanno denaro e ne possono creare quanto vogliono, come le recenti notizie di Draghi che "stampa" 1,100 miliardi ex nihilo prova.

La storia di Levine contiene questo errore basilare, non vede che il primo che offre qualcosa per pagare il panino offre denaro (a meno che non voglia ipotizzare un economia di baratti a catena che non è molto realistica). E il denaro viene creato da qualcuno. E se questo qualcuno non ne crea a sufficienza, come accade ora in Eurozona, hai appunto disoccupazione e produzione industriale crollata del -27% come in Italia oggi

Non è il denaro, ma il valore del denaro.

Lo schema Ponzi è pertinente.

Vorrei rivendicare di essere stato il primo (ed originale) deficiente. Gli altri sono pallidi tentativi di imitazione (ref Settimana Enigmistica)

Credo di averlo fatto notare gia' a 5 persone diverse. C'e' un addendum nel posto di DKL che parla proprio di inside e outside money. Il bello e' che tocca leggere pure commenti del tipo "questi economisti che si scordano la moneta mi fanno sorridere". Inoltre non so su quali basi si possa dire che in Europa non viene creata abbastanza (o troppa) moneta.

E' proprio quello che David vi (a te e DeLong e gli innumerevoli altri che parlano a cazzo senza capire) spiega nell'appendice. Che OVVIAMENTE il cell e' "commodity money" (no, it is NOT fiat money e David ti spiega anche quello e perche' e per come!) ed e' appunto quello il punto. 

Ma perche', davvero, perche' state tutti a voler discettare di cose di cui non avete nemmeno la piu' elementare comprensione? Perche' non avete l'umilta' di studiarle e capirle prima di mettervi a fare i teorici del cazzo della MMT delle suole delle mie scarpe? 

E' proprio quello che David vi (a te e DeLong e gli innumerevoli altri che parlano a cazzo senza capire) spiega nell'appendice. Che OVVIAMENTE il cell e' "commodity money" (no, it is NOT fiat money e David ti spiega anche quello e perche' e per come!) ed e' appunto quello il punto. Ma perche', davvero, perche' state tutti a voler discettare di cose di cui non avete nemmeno la piu' elementare comprensione? Perche' non avete l'umilta' di studiarle e capirle prima di mettervi a fare i teorici del cazzo della MMT delle suole delle mie scarpe?

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innanzitutto qui non avete tradotto l'appendice dove Levine risponde a DeLong dicendo che il suo  non è uno schema di baratto, ma di commodity money, che però potrebbe essere anche al posto del cellulare un IOU..., per cui urlare dell'analfabeta perchè non si è letto quello che non si è pubblicato è un tantino eccesssivo.

In secondo luogo io non ho citato DeLong, ma Nick Rowe che è quello che fa la critica corretta (non è keynesiano!)  ed è qualche spanna sopra DeLong e se permettete a livello internazionale anche di voi su questi temi monetari e quindi più difficile da liquidare con il noncapisceuncazzo di prammatica di boldrin

In terzo luogo, quello che risponde Levine è che poteva funzionare anche con il credito, "inside money" e poi anche se dice che è più "tricky" si riferisce finalmente all'esistenza di "money", outside money, quello che stampa la FED ad esempio. E qui però non spiega più tramite l'ottimo esempio ma cita un paper suo in cui rivisita il famoso articolo del 1948 di MiltonFriedman "“A Monetary and Fiscal Framework for Economic Stability”"  in cui il Milton aveva scritto che si poteva stampare moneta con effetti positivi e il deficit andava monetizzato  ("...Deficits or surpluses in the government budget would be reflected dollar for dollar in changes in the quantity of money; and, conversely, the quantity of money would change only as a consequence of deficits or surpluses. A deficit means an increase in the quantity of money; a surplus, a decrease...")

Nel paper Levine e altri fanno un modellino stilizzato solito di due agenti rappresentativi che ottimizzano ecc.. in cui mettono in equazioni l'idea di Friedman e concludono che stampare un poco di moneta può aiutare a volte un poco, tramite maggiore inflazione il PIL, ma molto poco http://www.dklevine.com/archive/refs42035.pdf

Quindi, per rispondere all'obiezione non tanto mia, ma di Nick Rowe che citavo e ripeto è al centro dei dibattiti su temi monetari nel mondo, a differenza di Boldrin che di queste cose ha scritto niente o quasi a livello accademico (giusto?)  bisognava in realtà leggere questo modellino matematico del 1992 in cui si "correggeva" il paper del 1948 (Friedman non masticava modelli)

Ragazzi, lo sapete che sui blog americani invece magari uno faceva lo sforzo di spiegare come funzionava lo schema di quattro operatori di cellulare, burger, tatuaggi.... com moneta ? Qui invece si distribuiscono i noncapisciuncazzo basandosi sull'autorità del professore a cui bisogna credere perchè ha scritto i paper (che non c'entrano un 'azzo delle cose di cui si parla, ma basta aver scritto paper e si ha l'autorità in tutti i campi dell'economia)

Comunque, non avevo letto l'appendice in inglese di Levin sul suo sito e il paper a cui si riferisce. ma oggi ho guardato. Quello che si vede è che simulano con un modellino in cui ci sono due tipi di "traders", uno che vuole vendere e uno vhe vuole comprare e poi un solo bene di consumo che viene scambiato e da lì ricavano equazioni e tirano concluzioni sui benefici dell'inflazione.. tramite appunto un incremento di moneta...

Bene. C'è un problema di fondo con questi e le altre centinaia di "modelli" in cui si mettono in equazioni il comportamento di un o due "agenti rappresentativi" per ricavarne con "fondamenta micro" risultati su come funziona l'economia dove gli agenti sono migliaia e agiscono come gruppi ....: che la matematica è corretta e anche bella, ma le assunzioni per far sì che possa funzionare sono talmente arbitrarie che nessuno al di fuori di chi scrive papers, nei governi, nelle corporations, nei mercati finanziari, PRESTA LA MINIMA ATTENZIONE A QUESTI "MODELLI"

Dato che  (detto così) questo è un commento gratuito e demagogico potrei citare Cochrane stesso che lamentava mesi fa sul suo blog che appunto non li usa nessuno nei governi (sicuramente perchè noncapisconouncazzo...però non li usano) e posso garantire che nel mondo finanziario nessuno si accorge che esistono...nonostante in finanza per fare soldi siano tutti molto interessati a sapere se stampare moneta, QE o simili facciano inflazione e cosa succeda ai tassi...però lo stesso non si fidano molto di modellini in cui ipotizzi due "agenti razionali che ottimizzano e con vincoli di bilancio intertemporali" e poi dopo venti pagine di equazioni concludi che stampare moneta in situazioni di economia depressa non serve. La gente che ha un business dice: "ma se proprio sicuro.... qui proprio non circolano soldi... se se ne stampassero un poco ?" e il prof... "arghh!...non diciamo cazzate... i soldi non sono un problema! nel paper del 1992 hanno ricavato 24 equazioni..."

Ma faccio un esempio sullo stesso piano, accademico e matematico,  del fatto che invece si può anche sostenere che stampare moneta funziona, cioè funziona meglio che indebitarsi da parte dello stato. Willem Buiter ha scritto anche lui un paper con un modellino sul tema e nel 2014,quindi anche più fresco di quello del 1992 di Levine: "The Simple Analytics of Helicopter Money: Why It Works – Always" http://willembuiter.com/helifinal.pdf in cui fa anche lui lo stesso tipo di esercizio

...a rigorous analysis of Milton Friedman’s parable of the ‘helicopter’ drop of money – a permanent/irreversible increase in the nominal stock of fiat base money rate which respects the intertemporal budget constraint of the consolidated Central Bank and Treasury – ...

e con assunzioni diverse anche lui lavora le equazioni (un modello!)  e conclude che la deflazione e la situazione attuale di tassi a zero la curi stampando moneta

....there always exists – even in a permanent liquidity trap – a combined monetary and fiscal policy action that boosts private demand – in principle without limit. Deflation, ‘lowflation’ and secular stagnation are therefore unnecessary. They are policy choices


vedi anche

March 26, 2015 11:47 pm Financial Times

 http://www.ft.com/intl/cms/s/0/7bc99348-d40b-11e4-99bd-00144feab7de.html#axzz3VsquGsVr

 

se in questi modelli il volume di denaro necessario per il pieno di carburante dell'elicottero non finisca, prima poi, ad essere superiore alla capacità di carico dell'aeromobile rendendo l'operazione un pizzico dispendiosa.

O pesi tanto da non poterlo farlo sollevare da terra...uguale :)

Concordo in toto,credo che la tua interpretazione sia corretta,anche io sono andato a leggermi l'appendice in inglese,non padroneggio l'inglese,ma ho capito più o meno le cose che scrivi tu. Sarebbe stato opportuno tradurre anche qui l'appendice,perche'li Levine spiega nel dettaglio la sua metodologia ed il suo ragionamento. Peró l'appendice, mi pare di aver capito,e'stata scritta dopo che il nostro aveva letto le critiche che Delong e Company avevano mosso al suo schema! Al netto delle conclusioni personali va dato atto a Levine che si tratta di una ricostruzione molto raffinata,va rispettata la sua scienza al di la delle interpretazioni personali!. Nell'appendice, Levine,in risposta alle critiche di Brad Delong ed altri, spiega perche'utilizza quello schema semplice senza il denaro,ossia perche'ritiene che l'uso dello schema con il denaro complicherebbe il modello introducendo una periodicita',un elemento temporale che andrebbe trattato matematicamente in quanto il denaro implica decisioni/preferenze intertemporali ( spendo ora,tesaurizzo,spendo in un altro momento,etc). Poi dice che,comunque,anche mettendo il denaro non cambia il risultato perche'se,ad un certo punto, il tizio del cellulare decide di non produrre il cellulare ( ossia,e'disposto a scambiare con gli altri solo il denaro,ma non vuole procurarselo producendo il suo cellulare), occorre immettere continuamente dall'esterno denaro nel sistema generando così inflazione,per cui non si risolve niente lo stesso. Alla fine,dopo che nella premessa aveva ben bene bastonato Keynes,nell'appendice lo rivaluta un po dicendo che il suo mini schema dimostra che le conclusioni e le cure che il keynesismo propone non danno risultati certi,per cui ci sono modelli più attuali che funzionano meglio ( e ti credo,sono passati 80 anni dalla Teoria Generale: keynes non disponeva degli strumenti statistici,metodologici,informatici di cui disponiamo oggi!) pur non essendo perfetti neanche loro. Poi dice anche che,per lui,non si può sostenere con certezza come fanno i neo-keynesiani cosa sia un deficit di offerta,e un deficit di domanda perche'l'uno e'il riflesso dell'altra! E qui emerge la differenza "filosofica"di fondo tra un Keynesiano,che interpreta tutte le crisi come shock da domanda,ed un neo-classico,liberista,che pone quasi sempre l'accento sul lato dell'offerta!Infatti Krugman critica il suo modello proprio perche'lo considera una cattiva rappresentazione della teoria Keynesiana( straw man) che e'concepita per "curare"un deficit di domanda,non di offerta( se c'e'un cattivo raccolto/distruzione di grano,la cura keynesiana non fa nascere il grano dal campo!). Alla fine,a mio avviso,la tua interpretazione analitica del modello di D.K.Levine coincide con quello che avevo sostenuto intuitivamente anche io: ossia che la sua ricostruzione e'"metodologicamente", concettualmente, errata perche'non si possono derivare/invalidare le conclusioni macro di un modello economico partendo da una rappresentazione semplificata su scala micro del modello stesso! E'il passaggio dal micro al macro che non funziona,perche'a livello macro,con migliaia di mercati,di agenti,di interrelazioni,gli scenari e le conseguenze possono divergere profondamente da quello che sembra accadere a livello micro! Questo vale,ovviamente,per qualsiasi teoria economica non solo per il Keynesismo!

Ammetto di essere un po’ masochista, quindi provo a vedere se riesco anch’io a prendermi la mia bella dose di insulti.

Vorrei provare a calare nella realtà i personaggi stilizzati che popolano il modellino proposto.

Inizio dal “disoccupato involontario”: si tratta di quegli individui che rifiutano stage, contratti e contrattini di vario genere che garantiscono di norma remunerazioni  tali da coprire i costi di trasporto per recarsi sul luogo di lavoro e, se si è fortunati, la possibilità di acquistare un panino e una lattina di coca per pranzo (da consumare ovviamente a casa, perché la pausa pranzo non è prevista, il che, peraltro, risolve anche il problema della cena). I signori che rifiutano tali proposte, il più delle volte, non se ne stanno nel garage di casa a progettare la macchina che cambierà le sorti dell’umanità, ma frugano nei bidoni della spazzatura, attività che, a ragione, trovano più nobile del farsi sfruttare.

Il problema è comunque risolto: in Germania a questi cialtroni che rifiutano offerte così allettanti tolgono l’assistenza sanitaria, così, per la gioia di Amazon e delle altre multinazionali, in quel luogo felice la manodopera a prezzi cinesi non manca mai. Sono dunque keynesiane le politiche del lavoro che ci vogliono imporre in tutta Europa?

Poi c’è il genio, il “paninaro” che ha capito tutto e si rifiuterà di lavorare perché sa che non c’è nessun telefono per lui. Ha qualcosa a che fare con le aspettative razionali? Con quell’idea in base alla quale a fronte di politiche espansive finanziate con il debito la gente smette immediatamente di consumare perché sa già che in futuro dovrà pagare maggiori tasse? Un’idea affascinante finché si vive in mezzo ai libri, ridicola appena si mette il naso fuori dall’Università (cosa che suggerirei di fare a molte persone).

A voler pensare male, poi, nel finale dell’articolo quando si dice che “nel lungo periodo siamo tutti morti” ma “è altamente probabile che i nostri figli siano vivi” si potrebbe anche trovare un sano pizzico di omofobia. Non è infatti raro, nei virili ambienti conservatori, ricondurre all’omosessualità di Keynes il suo presunto disinteresse per le generazioni future.

A voler pensare male, poi, nel finale dellarticolo quando si dice che nel lungo periodo siamo tutti morti ma altamente probabile che i nostri figli siano vivi si potrebbe anche trovare un sano pizzico di omofobia. Non infatti raro, nei virili ambienti conservatori, ricondurre allomosessualit di Keynes il suo presunto disinteresse per le generazioni future.

Seguendo la teoria di Michele su qualita' dei commenti e fama del blog, dopo aver letto questa apocalittica stronzata direi che NfA dovrebbe fare gli stessi accessi di Facebook. 

Sei gay e senza figli? Allora, con ogni probabilità, non ti interessa il destino delle generazioni future. Lo pensa Niall Ferguson, uno degli economisti e saggisti più accreditati del pensiero liberista anglosassone. Parlando alla Altegris Conference in California, davanti a un pubblico di investitori e analisti finanziari, Ferguson si è soffermato sulla filosofia economica di John Maynard Keynes, che a suo giudizio ci avrebbe “portato ai problemi di oggi”. Secondo Ferguson, Keynes non pensava al futuro, perché era appunto gay, senza figli, “e sposato con una ballerina, con cui preferiva parlare di poesia, piuttosto che procreare”.

Pinto è così...naif...ha la profondità di pensiero di una maiolica da parete.

Il commento in questione l'hai scritto per darmi ragione, giusto? No perche' non so se fa piu' ridere usare l'argomentum auctoritatis citando Ferguson (che a me piace quando parla di storia economica medievale, ma vale zero quando parta di tutto il resto) o presentare il buon Niall come "uno degli economisti e saggisti piu' accreditati del pensiero liberista anglosassone" (protip: Ferguson insegna STORIA). Mi scoccia dare ragione a Michele, ma e' vero che ai bei tempi a commentare in questi lidi si imparava sempre qualcosa...

Passando oltre all' assenza di logicità secondo la quale il comportamento sociale di una persona possa in qualche modo screditare la teoria della stessa... Mi chiedo: ma a chi ? A chi  interessa del pensiero di Ferguson sull' omosessualità di Keynes ???? si risparmi di rispondere... 

Oramai siamo ai malati mentali.

JMK, tra l'altro, non era per nulla omo. Era, beato lui, capace d'estrarre piacere dal full set of available humans, XX or XY.

O ben siamo diventati popolari o l'imbecillita' in Italia sta crescendo a dismisura. 

purtroppo, Michele.

Tertium datur

Silvio 27/3/2015 - 23:05

Prenda anche in considerazione l'ipotesi di essere particolarmente popolare fra gli imbecilli, caro professore.

E mi rendo conto che, grazie all'ausilio dell'introspezione, lei sia potuto arrivare a tale inferenza prima di me. 

La ringrazio quindi per la cortese osservazione e le assicuro che faro' il possibile perche' in redazione si prendano gli adeguati provvedimenti ... 

Introspezione

Vincesko 28/3/2015 - 18:50

@Michele Boldrin, Lei ha messo il dito sulla piaga. 1) Perché Lei e i Suoi adepti state dalla parte dei ricchi? Qualcuno più sopra scriveva di "sindrome di Stoccolma", evidente esempio di proiezione, meccanismo difensivo attivato da sensi di colpa inconsci. 2) Le reazioni esagerate sono sempre indizio di coda di paglia: non si scopra troppo. 3) Non sono all'altezza, ma per commentare la qualità dell'articolo (che ad occhio anche a me sembra una boiata pazzesca, talmente esagerata da giustificare ampiamente l'ipotesi  - come alcuni riferimenti dell'autore segnalano - che sia motivata dal complesso edipico) a me basta constatare che l'unico periodo in cui c'è stata una redistribuzione di reddito e di ricchezza dai ricchi agli altri e l'introduzione del welfare state (anche per altre ragioni, come la presenza dello spauracchio del comunismo sovietico) è stato grosso modo nel cinquantennio dagli anni '30 del '900 alla fine degli anni '80, per impulso di borghesi come il massone Keynes o i coniugi massoni progressisti Roosevelt, massoni laburisti come Attlee e Beveridge o massoni conservatori illuminati (poi virerà a destra) come Churchill o massoni liberal come Marshall o paramassoni di destra moderata come Eisenhower (che porta l'aliquota marginale dell'imposta sul reddito al 92%). Poi, a sentire il massone Gioele Magaldi (io sono miscredente, in tutti i sensi) l'hanno avuta vinta i massoni reazionari (tutti) neo-liberisti; e il plurimiliardario Warren Buffett lamenta che egli, in proporzione, paga meno della sua segretaria. Ma i ricchi sono 4 gatti: come farebbero a spadroneggiare e a decidere per tutti se non avessero al loro servizio - retribuito e non – una nutrita schiera di agit-prop e – fattore che incuriosì persino Einstein, che chiese lumi a Freud - il sostegno e l’ammuina di milioni, ormai miliardi, di “poveri”?

 

 

Mi scuso per la pignoleria ma la chiusura del modello richiede che anche Einstein e Freud fossero, rispettivamente, fotomassone e psicomassone (se no, conosceremmo la risposta).

ma temo che Vincesko non l'abbia capita.

Dev'essere la costosa "acqua pubblica" che bevono ogni giorno.  

Diversione

Vincesko 30/3/2015 - 13:50

@michele boldrin: Mi spiace deluderLa, Lei è troppo scarso e vulnerabile per me. Ho invece capito che, causa coda di paglia (non lo conosco affatto, ma debbo presumere che @giulio zanella si sia riconosciuto nel ruolo di agit-prop), serve a deviare il discorso... PS: Non sono molto pratico, l'anteprima non funziona?

Massoni

Vincesko 30/3/2015 - 14:08

Ha ragione, mi scuso, infatti (ho controllato ora) anche Einstein e Freud erano massoni (ho una cattiva memoria, sono talmente tanti che non li rammento tutti, ogni volta - quando mi serve - vado a controllare). Per il resto, legga più sopra: la Sua pignoleria è solo uno schermo.

La prima prte del suo commento, Silvio, è pura demagogia. La chiusa è delirio. Ma si può?

Grazie

Silvio 28/3/2015 - 23:59

La ringrazio, perché è stato il primo ad esprimere una riflessione su quanto ho scritto senza insultare. Sono perfettamente d’accordo con lei sul fatto che l’ultima parte del mio intervento sia delirante, perché così ho voluto che fosse: in fondo gli insulti li cercavo, e l’ho dichiarato. Cionondimeno, se prova a googlare  le parole “Keynes” ed “omosessuale”  qualcosa di interessante salta fuori . Bollare il resto come demagogia mi sembra invece profondamente riduttivo. Risponda a questa domanda: è vero o non è vero che in Europa stiamo vivendo una fase storica in cui i diritti dei lavoratori sono sotto attacco? A lei tutto ciò può piacere, a me no. Sono lieto di vivere in un mondo in cui io e lei siamo liberi di avere opinioni discordanti, ma bollare per demagogia la critica ad una riforma del mercato del lavoro realizzata dal capo del personale della Volkswagen mi sembra un po’ sbrigativo. Potremmo anche far elaborare  il nuovo diritto di famiglia al Cardinal Bagnasco, chiedere lumi su cosa sia il comune senso del pudore a Cicciolina e far scrivere il contratto dei metalmeccanici a Marchionne. Mi sta bene tutto, ma se qualcuno poi alza la manina e dice che si poteva fare qualcosa di meno squilibrato,  per cortesia, non dategli del demagogo.

Non ho mai nutrito alcuna particolare simpatia per Keynes, ma avverto in questi attacchi al suo pensiero (questi sì, stupidamente demagogici) il corollario ideologico all’attuale fase di controffensiva del capitale. Per carità, nulla di nuovo: gli stessi diritti dei lavoratori che oggi sono sotto attacco sono stati conquistati in un periodo storico altrettanto sbilanciato culturalmente.

Si goda quindi questi professorini che le dicono che i loro modelli sono potentissimi, ma, visto che c’è dentro tanta matematica, si deve  fidare e non rompere troppo i coglioni. Tante formule, logaritmi, derivate, integrali e chissà cos’altro: una gigantesca cortina fumogena per nascondere il fatto che di ciò che accade loro intorno non sono in grado di spiegare una beneamata sega.

Il povero Keynes, che per inciso la matematica la conosceva molto meglio di loro, invece non aveva capito niente e le moderate istanze di equità sociale che scaturiscono dal suo pensiero vanno buttate nel cesso.

le perdite di diritti dei lavoratori (occidentali)  non dipendono dallo scontro politico in Occidente e quindi non sono reversibili con decisioni politiche o politiche espansive ma dai cambiamenti dell'economia mondiale. La fine dell'isolamento economico della Cina ha cambiato il rapporto capitale/lavoro nel mondo per  un periodo probabilmente molto lungo (per sempre non esiste nella storia) Se vuole, sta realizzando l'utopia terzo-mondista degli anni Sessanta - la distribuzione mondiale del reddito sta diventando più eguale, anche se la diseguaglianza aumenta in quasi tutti i paesi, perchè i divari di reddito medio fra paesi si stanno riducendo.

  Gli economisti (in media) possono benissimo spiegare quello che è successo e quello che sta succedendo, anche se non sanno prevedere esattamente quello che succederà. E, almeno a grandi linee, sanno anche cosa bisognerebbe fare, Solo che la gggente non vuole sentirlo e preferisce  ignoranti che li illudono spacciando  rimedi miracolosi (più spesa pubblica per investimenti, usciamo dall'euro, mandiamo in galera i politici corrotti).

Dimenticanza

Vincesko 30/3/2015 - 15:11

Nessuna dimenticanza, direbbe Freud, è casuale. Ha dimenticato di aggiungere che, nonostante la globalizzazione e la crisi economica e la redistribuzione planetaria, negli ultimi 20 anni l'1% più ricco è sempre più ricco, anche - e soprattutto - perché condiziona i decisori politici e la produzione normativa; gli altri (occidentali) sempre più poveri. Ha mai sentito parlare di redistribuzione all'interno? Di grazia, almeno dei pesi del risanamento del bilancio pubblico, addossato finora molto iniquamente in grandissima parte sulle spalle dei non ricchi e dei poveri?

  

 

appunto

dragonfly 30/3/2015 - 15:38

lei  si è dimenticato di leggere (cosa ne pensa freud,anche  alla luce della fede massonica? :-) )

 rimedio io, citando  giovanni federico:

la distribuzione mondiale del reddito sta diventando più eguale, anche se la diseguaglianza aumenta in quasi tutti i paesi, perchè i divari di reddito medio fra paesi si stanno riducendo. 

Omo

Paolo Piergentili 29/3/2015 - 16:49

Non me ne frega niente che Keynes fosse omo o etero o bi. Spero per lui si sia divertito col sesso nel modo che preferiva.

Che c'entra? Perchè lo ritira fuori?

Le i è demagoico perchè cavalca clichè vittimisti tipo

si tratta di quegli individui che rifiutano stage, contratti e contrattini di vario genere che garantiscono di norma remunerazioni  tali da coprire i costi di trasporto per recarsi sul luogo di lavoro e, se si è fortunati, la possibilità di acquistare un panino e una lattina di coca per pranzo (da consumare ovviamente a casa, perché la pausa pranzo non è prevista, il che, peraltro, risolve anche il problema della cena).

 

Giovanni Federico le illustra che il problema è molto più complesso delle semplificazioni manichee. Aggiungo che forse non bisogna confondere l'attacco ai diritti ai lavoratori, con il contrasto della difesa di sacche di privilegio e di rendita di alcuni lavoratori. Le sembra che le proposte di Landini e Camusso siano difesa dei diritti dei lavoratori? A me proprio no. Che poi ci sia da fare certi discorsi anche al mondo imprenditoriale, va da sè, ovvio. A ognuno il suo.

che la crescita dell'imbecillità sia correlata negativamente alla comprensione dell'ironia. Non c'è causazione tuttavia..(ovvero...se hai poco sense of humor non necessariamente sarai la causa di un omologo tanto imbecille)

Cit : Granger

Malgrado il giustificato giudizio negativo, abbastanza ben illustrato, sulla spesa pubblica che si pretenderebbe essere virtuosa di per sé, tutto sommato non credo che ridurre uno sforzo sincero, visionario? e sia pure così derubricato! ma sul quale tuttavia si sono consumate le migliori menti di generazioni di studiosi, a una marchiana cantonata senza sbocco ed “essenzialmente inutile” sia una operazione corretta. Si dovrebbe credo, allora, almeno sentire su di sé l'onere di spiegarne le motivazioni, recondite o palesi che fossero ritenute: ad esempio un amore per lo statalismo inconfessato o addirittura una militanza marxista inconfessabile, ovvero una pochezza generale di spirito o peggio una deficienza prima precoce e poi senile.

Seguendo, invece, chi faceva l'esempio d'altre discipline, questa ruvidezza quando pure si presenta altrove appare decisamente più misurata. Non è affatto assurdo dire che le teorie di Einstein non sono più attuali e che sono state superate e integrate in visioni più generali, lo si legge anzi dovunque anche sui giornali divulgativi, ma non lo si passa per questo per uno che ha profuso parecchi aneddoti che si sono oramai rivelati solo sciocchezze ingannevoli, e questo per via che nella scienza essere superati è una legge naturale, e ridurre i vecchi studiosi a limitati buontemponi perdigiorno, altrimenti, potrebbe essere messo in atto per chiunque, anche per gli attuali depositari di teorie “più affidabili”.

Eulero non conosceva bene le proprietà dei numeri immaginari, vogliamo concluderne che non conosceva quindi i numeri? I grandi fondatori della chimica moderna Lavoisier e Gay-Lussac credevano che la materia fosse continua e non composta di atomi, dunque non sapevano nulla di materia? La fisica moderna potrebbe sbeffeggiare Newton, Lord Kelvin, Einstein, e forse tutti quelli che sono esistiti prima degli ultimi trent'anni, i matematici potrebbero dire che Hilbert sapeva e capiva solo cose che oramai si studiano nei primi anni dei licei, e dove mettersi le mani per tutti i biologi di prima della scoperta della catena del DNA e per tutti i medici dell'800? È un gioco troppo facile. Insomma, un conto è esaltare il progresso della scienza, che supera sempre se stessa, un conto è irridere gli studiosi del passato. Tutto si risolve, nel migliore dei casi, nello screditare la propria disciplina e dunque se stessi.

Io credo che Keynes sia portatore di un pensiero ispirato a principi liberali, e ispiratore di mentalità sollecita verso il miglior funzionamento del mercato, e non orientata ad un becero statalismo clientelare, e che si voglia negare questa sua peculiare modalità di sollecitudine verso il mondo della produzione mi pare veramente ingeneroso. Si possono e si debbono ben rimproverare i suoi lontani, troppo disinvolti, ripetitori che non hanno aggiornato le loro competenze, i politici che acchiappano al volo frammenti d'idee secondo quello che meglio gli conviene, i sindacati troppo recentemente e superficialmente più acculturati sui problemi generali dell'economia, la vecchia sinistra orfana di un pensiero radicale e in cerca di un nume tutelare creduto malleabile, il popolino sempre pronto ad affezionarsi a ricette semplici e gradevoli, ma cosa c'entrerebbe con tutto questo lo studioso Keynes?

Si vuole gettare giù dalla torre escheriana Keynes?, allora temo si sia poco riflettuto intorno all'impatto che questa leggerezza possa avere sull'identità del liberalismo in generale ma prima di tutto anglosassone.

P.S. La chiamata in correo di Nixon, e in una maniera oltremodo iperbolica, la trovo particolarmente irritante.

P.P.S. In Escher l'acqua scende ed è solo per un errato effetto prospettico che torna al punto di partenza.

Condivido in toto quello che matteo ha scritto,aggiungendovi un paio di considerazioni. Non mi risulta che Einstein sia stato superato,tranne per qualche aspetto marginale. I capisaldi della cosmologia moderna sono sempre quelli di Einstein,la teoria della relativita'generale,quella ristretta,buchi neri,onde gravitazionali,etc.La concezione  fisica e gravitazionale di Einstein che ingloba quella Newtoniana che rimane comunque valida per certi versi,che considera le masse celesti come "curvature" dello spazio-tempo e'un caposaldo della astrofisica moderna! Ovviamente,dopo Einstein,si sovrappongono nuove scoperte,il modello standard sembra ormai consolidato con la conferma sperimentale del bosone di Higgs,ma Einstein rimane sempre un caposaldo! La sintesi,il raccordo,tra la fisica quantistica,e la teoria gravitazionale ( teoria del tutto)non e'stata ancora realizzata neppure oggi a 50 anni dalla morte di Einstein! Per quanto concerne Keynes,credo che se la sua teoria sia fallace,se scomposta,analizzata,sezionata a livello micro,a livello logico-matematico,lo sono anche tutte le altre a mio avviso,perche'l'economia non e'riducibile interamente alla logica matematica! Secondo la fisica meccanicistica,un calabrone non potrebbe volare,ma invece vola! L'Economia non e'un calabrone,ma il concetto e'quello!Poi non capisco perche'ce l'abbiano tutti con Keynes nel momento in cui,da almeno 40 anni,a livello mondiale,accademico,politico,giornalistico,mediatico, etc l'orientamento economico prevalente e'antikeynesiano? Secondo voi la politica della U.E e'keynesiana? La linea economica della U.E e del Fmi,si ispirano alla "austerita espansiva", teorizzata,tra l'altro,da Alberto Alesina,dichiaratamente liberista! Se c'e'qualche rigurgito di mini-keynesismo,viene proprio dagli Usa,dove c'e'krugmann che ha qualche voce in capitolo,e la politica di Obama/Federal Reserve,di stampo interventista (ma a piccole dosi,non mi sembra che Obama abbia sfasciato il deficit Usa: e'stato in deficit per 3/4 anni,gli anni più duri della crisi,ora mi sembra stia tornando verso il pareggio!). Per quanto riguArda la critica di questo autore alla relazione Keynesiana tra risparmi ed investimenti e consumi,mi pare sia la parte più debole del suo articolo,peraltro raffinatissimo: keynes non ha mai scritto che i risparmi non servono a niente,o devono essere il più bassi possibili! Evidenziava che,nell'immediato,la domanda aggregata e'spinta più dai consumi,che dai risparmi in quanto i risparmi non necessariamente si tramutano in investimenti (possono rimanere sotto il materasso,o inattivi in banca,perche'gli imprenditori sono sfiduciati e non investono; un pò come accade adesso in Italia,le banche hanno liquidita',ma non prestano,e gli imprenditori non chiedono per sfiducia verso il futuro!). Il caso della Cina,preso come esempio x dimostrare che un paese che risparmia molto,cresce anche molto,mi sembra completamente sballato! A parte che un caso non fa una regola,si possono citare decine di controesempi! Gli Usa,e il Uk,hanno risparmi bassi,e crescono molto Proprio come teorizza keynes!Il Giappone ha,forse,lo stesso tasso di risparmio della Cina,e cresce poco; la stessa Italia,nonostante la crisi,continua ad avere risparmi alti,e cresciamo poco: il patrimonio privato italiano,nonostante la crisi,dati banca d'Italia,ammonta a circa 7000 miliardi di €( 5 volte il Pil!) di cui,almeno,4000, sono depositi,titoli,conti correnti,polizze vita,fondi,ossia asset finanziari! Poi il paradosso e'che abbiamo un debito enorme: italiani mediamente ricchi,Stato povero,crescita asfittica!

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[utente 1955] 28/3/2015 - 15:35

Nonostante le reprimende nei tuoi confronti del Prof. Boldrin condivido le tue affermazioni.

Ricordiamoci che l'economia per sua natura non e' una scienza esatta perche' le sue leggi sono di derivazione empirica quindi tutte le teorie costruite finora possono essere fallaci.

Che possano essere fallaci deriva dal fatto che esse studiano le evoluzioni economiche che sono direttamente influenzate dal comportamento delle persone e queste nel tempo e nei luoghi possono avere comportamenti diversissimi.

Per essere un po' ironici vorrei ricordare la definizione degli economisti che ho letto da qualche parte ma non so chi l'abbia inventata:

"Gli economisti sono quelli che ti spiegano il giorno dopo quello che non hanno saputo prevedere il giorno prima"

 

"Gli economisti sono quelli che ti spiegano il giorno dopo quello che non hanno saputo prevedere il giorno prima"

dimostrandoti che, comunque, avevano previsto anche questo quindi hanno ragione in ogni caso!

Ricchezza e Pil

Vincesko 28/3/2015 - 17:19

Segnalo, per la precisione: 1. Alla fine del 2013, la ricchezza netta delle famiglie italiane era pari a 8.728 miliardi, di cui la ricchezza abitativa era pari a 4.900 miliardi e quella finanziaria alla parte restante. https://www.bancaditalia.it/media/notizia/la-ricchezza-delle-famiglie-italiane-nel-2013-supplemento-al-bollettino-statistico-n-69-2014. 2. A fine 2013, il Pil è stato pari a 1.560 mld. 3. La ricchezza netta era dunque pari a 5,6 volte il Pil.

Povero Einstein.

Matteo2 29/3/2015 - 03:29

Einstein era un genio. Bene così?!

Detto questo egli ha messo piede in quasi tutte le teorie moderne, non solo nella relatività, anzi confessava che la maggior parte della sua riflessione era stata dedicata alla meccanica quantistica. Ebbene, è noto che già dai primi anni trenta, quando se ne era preventivamente fuggito negli USA, nel gruppo di Bohr, la famosa scuola di Copenhagen, venisse trattato come un rimbambito. Soprattutto da parte di Pauli, che pare avesse un carattere particolarmente difficile. La cosa era nota allo stesso Einstein che se ne lamentava esplicitamente, non senza una punta di ironia. Eppure a fine secolo Feynman doveva sancire che dopo ottanta anni di esperimenti si poteva concludere che la frase di Einstein “Dio non gioca a dadi” era sbagliata. Tralasciando la sua incomprensione dell'importanza della fisica nucleare da lui stesso implicitamente riconosciuta quando volle smarcarsi dall'accusa di aver consapevolmente fatto pressione sul presidente degli Stati Uniti per la realizzazione della bomba atomica, per quanto riguarda la relatività, dopo aver necessariamente ignorato le sciocche teorie alternative dell'epoca nazista che ripristinavano l'etere ma in forma di svastica, roba da non credere, senza dilungarmi ricordo che più seriamente essa fu guardata con qualche perplessità, fin della comparsa del suo peculiare visione, e da parte di scienziati del calibro di Boltzmann, Lorentz, Poincaré, Burali-Forti e forse anche Peano, successivamente da innumerevoli altri, ma infine nel 1953 da Whittaker, non proprio l'ultimo arrivato, che non gliene riconobbe neanche la priorità, cosa che amareggiò gli ultimi anni dell'esistenza di Einstein, che, per giunta, a Princeton amava passeggiare con Goedel il quale pare pensasse che tutte le sue idee erano sbagliate, e conoscendo l'inesorabilità concettuale di quest'ultimo si deve credere che Einstein dovesse starsene parecchio a mal partito. Poi ci sarebbero da dire molte cose anche sulla relatività generale, ma il punto è che malgrado tutto questo non credo che esistano fisici che pur criticandolo sarebbero disposti a concludere che fosse un incapace, tranne i nazisti ovviamente.

Ora, le idee idee di Keynes possono essere assolutamente messe in dubbio, e Levine lo fa efficacemente, il paragone con il quadro di Escher è azzeccato, semplice e molto elegante, descritto magari con qualche difetto, inoltre non si ha motivo di dubitare che per Levine giungere a questa catarsi sia stato lungo, difficile e faticoso, seppure anche liberatorio; c'è un momento in cui bisogna procedere al parricidio culturale, e nel caso di Levine la parola parricidio è ancora più accosta; quello che appare eccessivo è che, per polemica evidentemente contro altri, egli abbia degradato Keynes a inventore di aneddoti, mettendo in cattiva luce l'intera disciplina nella quale si colloca anche il suo lavoro. Lavoro che, d'altro canto, io apprezzo per quei pochi argomenti che ho conosciuto e che hanno avuto più vasta diffusione. Per dire: trovo calzante come formula riassuntiva anche l'altro disegno col marchingegno strampalato, ma credo tuttavia che Keynes ne fosse cosciente, e fosse anche cosciente, se mi si permette una aggiunta, che quell'uccellino alla finestra non esiste veramente, esiste solo nel sogno del dormiente. Come si potrebbe credere altrimenti che colui che descriveva la Borsa come il gioco dell'uomo nero e delle sedie musicali, non sapesse estendere alle sue idee questo stesso duro giudizio? Ma i tempi erano troppo drammatici per non tentare la “fortuna”, portandosi dietro, penso, la consapevolezza che senza quella qualcuno alla fine sarebbe, in effetti, rimasto in piedi. Se questo e vero, come credo che sia, lo classificherei come un disperato ottimismo sul destino del mercato, di cui, altrimenti, egli stesso aveva prospettato la fine e con essa la fine della civiltà occidentale. Col senno del poi il sangue si raffredda e si diventa ingenerosi. Forse solo Einstein allora fu capace di percepire quel pericolo allo stesso grado, e prese più spicciativamente la drastica decisione empirica e consequenziale di lasciare la sua cattedra, tutti i suoi colleghi, la cultura e la ricerca del suo vecchio mondo, e partirsene per il nuovo in cerca di quella incerta fortuna; la quale un tempo era stata evocata allo stesso modo anche da Machiavelli, che forse, però, nessuno dei due ha mai conosciuto.

Molto interessante la tua disquisizione su Einstein,era un personaggio controverso,complesso,contraddittorio come tutti i grandi: potremmo dire,x utilizzare un concetto logico-matematico,non lineare! Mi permetto alcune osservazioni,perche'non sono un fisico (sono laureato in Legge,ma appassionato di Economia,Filosofia della Scienza,Fisica,et similia,quindi leggo abbastanza in materia).  Goedel era un logico,forse il più grande di tutti,l'autore dei famosi teoremi che comprovano che nessun sistema puó essere consistente e coerente nello stesso tempo; tali assunti hanno importanti implicazioni filosofiche,in un certo senso "relativizzano"la scienza dura x eccellenza,ossia la matematica( anche se questa interpretazione e'controversa) e qualunque sistema formale. Quindi non darei molto peso alle opinioni che Goedel aveva di Einstein,la fisica e la logica sono 2 cose diverse,seppur collegate:la fisica e'basata,x quanto concerne la formalizzazione dei concetti e delle teorie,naturalmente sul linguaggio della matematica,e quindi anche della logica. Ma non si può ridurre la fisica interamente alla logica,sono 2 cose diverse. Per quanto concerne la fisica quantistica,x quanto mi risulta,ne esistono diverse versioni,quella di Copenaghen e'una delle tante,la più estrema,non universalmente accettata. Einstein,era "filosoficamente"contro la fisica quantistica perche'inconciliabile con il funzionamento della materia su grande scala,e quindi in contrasto con le conclusioni a cui era giunto con le sue teorie relativistiche. In particolare disse che la fisica quantistica era assurda perche porta a conclusioni paradossali sul principio di realta,infatti,disse"non e'possibile che la luna non sia li,quando io non la guardo"! Per quanto mi riguarda,con buona pace della fisica quantistica,sono d'accordo con lui!Concludendo,mi risulta che la fisica quantistica,a 80 anni dal principio di indeterminazione di Heisenberg,Bohr,max Plank,Einstein stesso ( che inizialmente contribui a farla nascere), etc,sia consolidata solo in parte: parecchie questioni sono controverse,la gran parte della fisica quantistica rimane ancora un mistero! Per le teorie relativistiche di Einstein,insisto,mi risulta che costituiscono ancora oggi il caposaldo della cosmologia moderna,che ovviamente e'in divenire con scoperte sempre nuove. Ho letto qualche tempo fa che la teoria delle onde gravitazionali di Eintstein abbia ricevuto una conferma sperimentale,cosi come accadde per la teoria della (relativita'generale/ristretta?)con l'orologio atomico trasportato sul jet supersonico,che era sfasato di qualche millisecondo rispetto a quello a terra. Tornando a keynes,e alla presunta inconsistenza logica,matematica,del suo sistema dimostrata da Levine. Da un punto di vista epistemologico,quella dimostrazione e'criticabile anche sotto un altro aspetto,a mio avviso! I sistemi economici,fanno parte dei sistemi complessi,ossia di quei sistemi con variabili ed interrelazioni multiple che nessun sistema "riduzionista" come la logica,e la matematica possono aver la pretesa di catturare! In questi sistemi,esistono le cosidette "proprieta'emergenti", ossia effetti che emergono dal sistema nel suo complesso,cioe'non sono ne osservabili,ne predicibili se scala microcosmica ( microeconomica,nel caso dell'economia!).Ovviamente questo non vuol dire che i modelli,la Econometria,le equazioni,la statistica,la matematica,non servono a nulla nella scienza economica! Sono utili,aiutano,ma non sono perfetti,non bisogna prenderli x oro colato!In pratica,semplificando,Aristotelicamente parlando"il tutto e'maggiore dell'insieme delle parti"! Ovviamente questo vale x La teoria Keynesiana,e per tutte le altre teorie economiche ( classica,neoclassica,monetarista,etc) che pretendono di predire gli accadimenti dei sistemi economici scomponendo,analizzando,sezionando i singoli elementi e i comportamenti delle unita'elementari che lo compongono! Può darsi che Keynes abbia colto,intuitivamente,fortuitamente,casualmente alcuni effetti aggregati del sistema ecomomico inintelligibili, apparentemente inconsistenti a livello micro!

Prima che il Prof. Boldrin ci disinfetti, e tuttavia siamo perfettamente in tema confrontando la sorte di Einstein con quella di Keynes molto di più di quanto si possa superficialmente pensare, una ultima precisazione. Qualche tempo fa seguendo un link trovai la pubblicità di un volume: “La relatività debole. La fisica dello spazio e del tempo senza paradossi” di Franco Selleri, professore universitario di fisica e autore di vari libri, tra cui alcuni che avevo letto; credo che il libro sia uscito a fine 2011. Dal punto di vista stilistico è un vero disastro di libro, siccome uno non lo legge tutto di un fiato si ha più volte la sensazione di non aver messo bene il segnalibro e di rileggere pagine già lette. Sembra una sequenza di capitoli affastellati e ripetuti. Non senza dolore ho potuto scoprire qualche tempo dopo il motivo di questa mancanza di cura, il prof. Selleri è morto nel 2013, evidentemente deve aver avuto qualche avvisaglia e ha lasciato questo materiale che rispecchia il suo pensiero a eventuali generosi continuatori. Ebbene, per quel che si riesce a seguire, sostiene che la relatività ristretta di Einstein è strutturalmente male in arnese. Per estensione questo pregiudica anche quella generale e questa tesi non sembra essere senza riscontro tra coloro che sono esperti del settore, anche le prove di conferma che in un primo momento erano state prese per buone ora sembrano meno sicure, e resta solo la solita orbita di mercurio che però anche con la più maneggevole legge di gravitazione di Newton viene descritta con un errore inferiore all' 1%. Meno seriamente si può digitare su google: “Einstein the plagiarist” per vedere quante se ne dicono sul povero Einstein. Significativamente, invece, Selleri condivide le idee di Einstein sulla meccanica quantistica.

La critica di Levine a Keynes è impostata allo stesso modo di Selleri quando critica o approva il pensiero di Einstein. Si tratta di proteste che emergono da una interpretazione classica del concetto di scienza che sia Einstein che Keynes hanno in certe circostanze dilatato e stemperato secondo una impostazione fenomenologica della ricerca in auge ai loro tempi. Einstein si è poi in effetti diviso in due, una lacerazione concettuale, ma anche Keynes seppure non in modo così drammatico. Allo stesso modo in cui Burali-Forti si chiedeva se lo spazio-tempo di Einstein era una “realtà fisica” oppure era da considerare come un semplice “modello matematico” tra i molti equivalenti, così Levine rileva che Keynes confonde la “realtà economica” con la proiezione di un suo modello, per giunta incoerente sulla base di una più solida analisi, ma anche Burali-Forti valutava l'incoerenza della relatività alla luce della vecchia, più solida meccanica razionale. È chiaro che è in gioco l'impostazione epistemologica di base. Si tratta di vedere se questi attuali sono tempi normali nei quali possiamo pensarci fuori pericolo o gravissimi, e senza bussola, in cui abbiamo ancora un bisogno disperato di fantasia creativa, e molta fortuna, per capire e rimettere in riga una realtà economica imbizzarrita e fuori controllo a causa di interessi economici troppo grandi e scoordinati.

Selleri

Maurizio 7/4/2015 - 19:17

Non intervengo su Keynes, ma di Selleri ho trovato questo scritto:

http://www.sisfa.org/wp-content/uploads/2013/03/16-34Selleribari.pdf

(diciamo che sono un fisico matematico e quindi mi sento più competente e incuriosito su questo tema) e devo dire che lascia molto molto perplessi. Credo che se queste sono le alternative alla relatività ristretta non ci siamo proprio.
Maurizio

Per il link, trattasi dell'intervento al congresso di storia della fisica e dell'astronomia del 2003, ma le cose non sono così semplici, comunque non è mai stata in questione la relatività ristretta, ma la sua interpretazione. Selleri è stato dissidente rispettato e in genere per molti aspetti e molti anni anche ispiratore, ho assistito anni fa ad un suo intervento e agli apprezzamenti di molti studiosi esperti presenti. Diceva di essere un realista con i piedi per terra nel nome di una scienza più seria dal sapore classico; criticava Einstein per la relatività e lo apprezzava per la sua opposizione alla meccanica quantistica, insomma aveva una visione concreta e classica delle teorie della scienza. Del resto su Einstein le polemiche e le perplessità non si sono mai spente, come su Keynes.

Per un fisico matematico potrebbe essere, credo, molto più stimolante leggere Burali-Forti, Boggio: “Espaces Courbes, Critique de la Relativitivité”, se si ha qualche interesse per la storia della epistemologia naturalmente.

grazie!

carlo tronti 28/3/2015 - 13:37

a me questi articoli fanno impazzire. li adoro: descrivono la logica dei meccanismi nelle teorie economiche. illustrano gli ingranaggi del pensiero del sistema.
complimenti.
sarò ripetitivo però, se magari ci si potesse aggiungere qualche riferimento a libri per cercare ( per me, sarà un tentativo...) di approfondire, ne sarei felice.

io concordo

cetax 29/3/2015 - 00:45

nel senso che le teorie del tutto possono risultare affascinanti quando non si parla di atomi ma quando si ha a che fare con i comportamenti umani le cose a mio avviso si complicano un tantino. quindi tendo a diffidare da tutta questa semplicità e keynes mi fa appunto questa impressione. però vorrei chiedere come mai nella traduzione italiana la crisi, che nella versione originale era causata dal fatto che il produttore di cellulari un giorno di sveglia e non vuole più produrre cellulari, viene invece causata dal fatto che questi non vuole più farsi fare un tatuaggio. lo chiedo perché proprio Krugman nel suo blog ha rapidamente liquidato Levine come "ignorante" proprio perché nella sua versione veniva ipotizzato uno shock di offerta e non di domanda (come nella crisi attuale secondo lui) e quindi tutta l'impalcatura keynesiana non poteva essere applicata. premetto che probabilmente non cambia nulla nella sostanza o che forse mi sono perso qualche pezzo (possibilissimo) ma a questo punto vorrei una chiarificazione da parte vostra. grazie

Molto interessante la tua disquisizione su Einstein,era un personaggio controverso,complesso,contraddittorio come tutti i grandi: potremmo dire,x utilizzare un concetto logico-matematico,non lineare! Mi permetto alcune osservazioni,perche'non sono un fisico (sono laureato in Legge,ma appassionato di Economia,Filosofia della Scienza,Fisica,et similia,quindi leggo abbastanza in materia).  Goedel era un logico,forse il più grande di tutti,l'autore dei famosi teoremi che comprovano che nessun sistema puó essere consistente e coerente nello stesso tempo; tali assunti hanno importanti implicazioni filosofiche,in un certo senso "relativizzano"la scienza dura x eccellenza,ossia la matematica( anche se questa interpretazione e'controversa) e qualunque sistema formale. Quindi non darei molto peso alle opinioni che Goedel aveva di Einstein,la fisica e la logica sono 2 cose diverse,seppur collegate:la fisica e'basata,x quanto concerne la formalizzazione dei concetti e delle teorie,naturalmente sul linguaggio della matematica,e quindi anche della logica. Ma non si può ridurre la fisica interamente alla logica,sono 2 cose diverse. Per quanto concerne la fisica quantistica,x quanto mi risulta,ne esistono diverse versioni,quella di Copenaghen e'una delle tante,la più estrema,non universalmente accettata. Einstein,era "filosoficamente"contro la fisica quantistica perche'inconciliabile con il funzionamento della materia su grande scala,e quindi in contrasto con le conclusioni a cui era giunto con le sue teorie relativistiche. In particolare disse che la fisica quantistica era assurda perche porta a conclusioni paradossali sul principio di realta,infatti,disse"non e'possibile che la luna non sia li,quando io non la guardo"! Per quanto mi riguarda,con buona pace della fisica quantistica,sono d'accordo con lui!Concludendo,mi risulta che la fisica quantistica,a 80 anni dal principio di indeterminazione di Heisenberg,Bohr,max Plank,Einstein stesso ( che inizialmente contribui a farla nascere), etc,sia consolidata solo in parte: parecchie questioni sono controverse,la gran parte della fisica quantistica rimane ancora un mistero! Per le teorie relativistiche di Einstein,insisto,mi risulta che costituiscono ancora oggi il caposaldo della cosmologia moderna,che ovviamente e'in divenire con scoperte sempre nuove. Ho letto qualche tempo fa che la teoria delle onde gravitazionali di Eintstein abbia ricevuto una conferma sperimentale,cosi come accadde per la teoria della (relativita'generale/ristretta?)con l'orologio atomico trasportato sul jet supersonico,che era sfasato di qualche millisecondo rispetto a quello a terra. Tornando a keynes,e alla presunta inconsistenza logica,matematica,del suo sistema dimostrata da Levine. Da un punto di vista epistemologico,quella dimostrazione e'criticabile anche sotto un altro aspetto,a mio avviso! I sistemi economici,fanno parte dei sistemi complessi,ossia di quei sistemi con variabili ed interrelazioni multiple che nessun sistema "riduzionista" come la logica,e la matematica possono aver la pretesa di catturare! In questi sistemi,esistono le cosidette "proprieta'emergenti", ossia effetti che emergono dal sistema nel suo complesso,cioe'non sono ne osservabili,ne predicibili se scala microcosmica ( microeconomica,nel caso dell'economia!).Ovviamente questo non vuol dire che i modelli,la Econometria,le equazioni,la statistica,la matematica,non servono a nulla nella scienza economica! Sono utili,aiutano,ma non sono perfetti,non bisogna prenderli x oro colato!In pratica,semplificando,Aristotelicamente parlando"il tutto e'maggiore dell'insieme delle parti"! Ovviamente questo vale x La teoria Keynesiana,e per tutte le altre teorie economiche ( classica,neoclassica,monetarista,etc) che pretendono di predire gli accadimenti dei sistemi economici scomponendo,analizzando,sezionando i singoli elementi e i comportamenti delle unita'elementari che lo compongono! Può darsi che Keynes abbia colto,intuitivamente,fortuitamente,casualmente alcuni effetti aggregati del sistema ecomomico inintelligibili, apparentemente inconsistenti a livello micro!

Se vuoi inneggiare a un qualche guru, accertati di scrivere correttamente il suo nome. Tu capisci che quando uno legge ''Krugmann'' la voglia di leggere passa.

Qualcuno sa dove trovare antibiotici per i germi www?

Probabilmente son cose già proposte... però un sistema di ranking dei commenti non sarebbe male.

Qualcosa del tipo: i commenti valgono in funzione dei voti (pesati) ricevuti, con il peso del commentatore a sua volta funzione dei voti (pesati) ricevuti dai propri commenti: thread interi, sottothread, blocchi di commenti sullo stesso livello, singoli commenti, se sotto un certo valore vengono ridotti nella scritta in piccolo "... altri N commenti di Tizio, Caio e Sempronio qui dentro, cliccare per espandere". E se non basta il moderatore si può auto-assegnare la facoltà di abbattere arbitrariamente il rank dei commenti che vuole. Al massimo rimane il dettaglio del  peso da dare ai nuovi entranti per non penalizzarli troppo.
Fatto così non sarebbe nemmeno necessario sconvolgere l'ordine temporale riordinando i thread in base al rank ricevuto, e almeno visivamente la discussione principale non verrebbe disturbata. Se poi uno vuole proprio leggere tutto gli basta espandere le discussioni ridotte.

Per il problema del costo di sviluppo... potete sempre batterli con la loro stessa moneta: tassa una tantum di 2 euro per il diritto di commentare o 10 cent a commento. Male che vada rimane il materiale per poter scrivere il pamphlet "Come i cattivi comportamenti generano spesa altrimenti non necessaria, il cui approviggionamento di risorse deprime il valore complessivo del mercato (nel caso la tassa faccia desistere i commentatori passeggeri che altrimenti avrebbero spunti interessanti da offrire)" :)

E se va ancora peggio.... almeno la soddisfazione di farvi cappuccino e brioche a spese dei troll.

Si potrebbe quantificare monetariamente il diritto(o il dovere motivato e sentito) di critica penalzzandolo rispeto all'ossequioso lecchinaggio. Paghi 10 euro a commento se non sei d'accordo con una qualsiasi argomentazione generica proposta ma...scrivi gratis se vuoi complimentarti con l'autore e manifestare la tua completa, incondizionata, indefessa sudditanza intellettuale verso quanto da lui espresso. Ottima proposta liberista Padovan. Complimenti :)

di trolls, elfi, gnomi, freaks, nani e ballerine ... aux armes, citoyens!

Il mondo delle bettole pentastellato/leghiste deve aver scoperto il blog e deciso di venire a scaricare qui il letame che i vari grillo/bagnai/salvini/borghi/napoleoni/rinaldi/casaleggio hanno accumulato fra le loro orecchie. 

Faro' presente alla redazione e prenderemo provvedimenti. Discutere con critici intelligenti ed informati e' un arrichimento, stare ad insultare una banda di lemmings drogati dalle scie chimiche e' solo una perdita di tempo. 

Carissimo professore, prima di fare la brutta fine in oggetto, mi permetto di inserire un ultimo intervento in difesa dei frequentatori delle varie bettole che scaricherebbero letame sulle vostre erudite dissertazioni.

Innanzi tutto l’intervento originale da cui è scaturita la discussione viene definito “ex cathedra”, lei mi insegna che, letteralmente, ciò indica un moto da luogo, luogo che, tradizionalmente, viene collocato in alto: dunque, almeno nelle premesse, sembrava esserci una qualche apertura nei confronti di noi disgraziati che stiamo in basso.

Le reazioni stizzite e offensive che sono seguite hanno invece svelato un atteggiamento che unisce lo snobismo della sinistra alla volgarità della destra, in una sintesi infelice delle peggiori inclinazioni della politica di questo Paese (politica che, a vostro dire, vorreste riformare). Francamente, viste le premesse, credo sarebbe meglio vi occupaste d’altro, tanto più che è sin troppo evidente che delle sorti dell’Italia non ve ne frega un beato cazzo (la volgarità che vi rimprovero non è ovviamente quella lessicale).

Ciò detto, provo a riformulare l’osservazione che era contenuta nel mio intervento iniziale e che a mio giudizio merita una risposta (mi va bene anche un «non hai capito una sega perché io sono io e tu non sei un cazzo», anzi, da un certo punto di vista la preferirei perché rafforzerebbe le opinioni che ho pocanzi espresso).

In estrema sintesi, la critica di Levine consiste nel fatto che una politica keynesiana è destinata a fallire perché il produttore di hamburger capisce subito che per lui non c’è nessun telefono e interrompe la catena. Ebbene, questo assunto si fonda su un’idea di razionalità che trova scarsissimo riscontro nella realtà. Il fallimento delle politiche di austerità espansiva, che dovrebbero avere successo sfruttando in senso inverso tali aspettative razionali, mi sembra confermi la fallacia del ragionamento. Non vedo poi alcun legame fra un’economia che cresce grazie a politiche espansive e uno schema Ponzi: nella prima, grazie al moltiplicatore, si assiste ad una crescita reale grazie alla quale, con il passare del tempo, il prodotto da dividere è via via maggiore e l’onere del debito è sostenibile, con benefici per tutti i partecipanti, cosa che evidentemente non si realizza in uno schema Ponzi.

Bene Prof. Boldrin, cancelli tutti quelli non la pensano come lei e discuta solo con quelli che condividono le vostre idee.

 Ma allora fondate un club virtuale e non un blog libero !!

Nella vostra presentazione c'e' scritto " Per il resto, libertà di parola più assoluta" vale ancora ??

Ricordo che la maggior parte del progresso scientifico e' venuta da persone che non hanno seguito la cultura corrente specie quella universitaria ma hanno guardato il mondo da un punto diverso dagli altri.

A volte qui sembrate come gli aristotelici che per oltre 1000 anni hanno discusso su teorie sbagliate fino a quando sono arrivati gli "eretici" come Galileo che ha distrutto tutto il loro mondo.

Qui si parla di regole,modelli, economici ecc.. che pero' alla prova dei fatti si dimostrano inconsistenti.

Infatti quasi nessuno degli economisti con i loro modelli e' stato in grado di prevedere una qualsiasi delle crisi economiche che si sono succedute dal dopoguerra in poi !!

Chi e con quali modelli economici e' stato in grado di prevedere le crisi derivate dagli shock petroliferi o della caduta del comunismo o delle .com o dei subprime ??

Saro' ingenuo ed ignorante ma mi sembra che i modelli che gli economisti hanno costruito funzionano parzialmente e solo in un mondo con una certa stabilita'.

Appena si verifica un evento imprevedibile come guerra, rivoluzioni ecc.. questi vanno in crisi !!

Esempio voi sapreste dire come sara' l'evoluzione dell'economia in caso di una caduta della "dinastia" comunista in Cina ??

Oppure se la monarchia saudita fosse scalzata da terroristi tipo ISIS ??

PS  Se non volete i miei commenti cancellatemi dal blog.

Essere un blog libero non significa che non si deve creare un ambiente ostile a chi dice cose incoerenti, illogiche e che vuole soltanto creare cagnara (Bar Sport appunto) come certi commenti in questa pagina e btw i tuoi commenti ci sono ancora tutti.

Per ora NESSUNO di quelli che hanno criticato l'articolo ha smontato il modello paninaro-tatuatore-parrucchiere -manufattoredicellulari, hanno solo scritto che non funziona portando 0 argomentazioni.

Inoltre l'articolo dice semplicemente che la "visione keynesiana" è illogica e non supportata ne nella teoria, ne nella pratica; non pretende di fornire la panacea dell'economia, per il semplice motivo che, con le conoscenze attuali, non esiste e chiunque dice il contrario o lo dimostra o è un bugiardo.

Quindi se hai qualcosa di logico e intelligente da scrivere contro il tema del post bene, altrimenti non ti lamentare delle risposte che ti arrivano.

PS: sorry for feeding the troll, giuro che non lo faccio più

Alcune osservazioni cosi in ordine sparso:

1. I calabroni volano e la fisica (incredibile) li spiega perfettamente

2. La matematica è un linguaggio per costruire sistemi formali NON una scienza dura

3. Io ho il massimo rispetto per Tolomeo ma chi crede che il sole giri intorno alla terra mi fa molto ridere, nonostante lo sforzo profuso per giustificare una simile idea. Lo stesso accade per il flogisto, la medicina dell'800, eccetera. Un grande genio del suo tempo può aver commesso molti errori e rimanere un genio. I suoi piccoli emuli sono solo un pochino comici.

4. Tutte le leggi delle scienze sono di natura empirica, qualunque cosa non abbia una base empirica non ha le caratteristiche necessarie ad essere parte di un sistema scientifico. Il fatto che le scienze sociali abbiano un problema di riproducibilità degli esperimenti non cambia di un ette l'approccio metodologico ne la validità dei risultati.

MA SOPRATTUTTO

Kurt Godel ha provato che qualunque SISTEMA FORMALE sufficientemente potente da contenere l'aritmetica contiene enunciati indimostrabili. Alan Turing ha provato successivamente che non saranno nemmeno decidibili. Quello che i loro teoremi mostrano è che la matematica non si riduce alla deduzione dei teoremi a partire dagli assiomi. Alla incessante costruzione dell'edificio matematico (teoremi e deduzioni) andrà associata una continua evoluzione e revisione delle fondamenta (assiomi) su cui esso si poggia per introdurre assiomi sempre migliori che eliminano (nel limite dello sviluppo raggiunto) temporaneamente l'emergere di possibili contraddizioni.

Kurt e Alan hanno provato che la matematica è un castello infinito.

E,ovviamente, questo non fa di Hilbert un cretino.

Potrebbe ricordare qualcosa di utile anche nel contesto dei commenti a questo articolo. Dopodichè se si potesse chiudere il Bar Sport non sarebbe male, l'ora dell'aperitivo è passata

intelligent life out there.

Grazie Luca, chiunque tu sia.

Istruttivo

R. Calzolari 30/3/2015 - 10:34

Per un momento ho pensato che il "Bar Sport" e relativi aperitivi fossero uno spreco inutile di tempo e di pazienza.
Confesso invece che a persone come me (che cercano di comprendere) in realtà servono (in quantità appropriata:) perché il mondo la fuori ne è colmo e i ceffoni che prendono da Boldrin e tanti altri sono molto istruttivi.
Grazie del lavoro che fate.

Grazie

michele boldrin 31/3/2015 - 05:23

Anche a nome degli altri.

Grazie a te Michele.

La scoperta del vostro blog alcuni anni fa è stata per me un passaggio fondamentale dal punto di vista dell'evoluzione intellettuale e personale.

Non mollate.

ri-anche a nome degli altri.

Microfondato...

Rick 30/3/2015 - 09:02

Faccio sommessamente notare che tutta la macroeconomia recente è microfondata.

Prende di keynes quello che è giusto prendere (la rigidità nei salari in primis), include agenti microeconomici, include aspettative e quant'altro. In sostanza la costruzione è quella degli antiquati modelli di concorrenza perfetta degli anni '80 con incluse però ipotesi realistiche di funzionamento dell'economia. Mi sembra invece che la cosa passi dimenticata in quest'articolo e che si preferisca criticare un libro vecchio di 80 anni (il povero Keynes si sognava gli strumenti che abbiamo oggi) piuttosto che guardare allo stato dell'arte.

Saluti da uno che macroeconomista non è. :)

Ah, simple reference il libro di Galì

Non contano la realtà o i calcoli matematici, ma giungere a conclusioni che soddisfano le assunzioni che fanno in partenza. Assumono che il moto perpetuo possa essere generato, e sono disposti a inventare centinaia di modelli dissociati dalla realtà, o anche dalla logica, per dimostrarlo. Esattamente come le persone che vanno dal cartomante: l'importante non è la logica, ma che gli venga detto cio' che vogliono sentirsi dire. E' per questo che le teorie di Keynes hanno cosi' tanta presa nell'opinione pubblica.

L'economia studia fenomeni prodotti da una infinità di entità producendo formule che descrivono leggi "emergenti".  Tali leggi funzionano (tanto quanto) nel macromondo così come le leggi di Newton. Però non si preoccupano del singolo (l'elettrone della fisica quantisitca). Peccato che l'elettrone nel mondo dell'economia sia il singolo individuo. Per fare un esempio in ecnomia il singolo è sempre e solo un onda o sempre e solo una perticella, in realtà, come l'elettrone, può essere l'una cosa e l'altra. Gli individui e le masse nelle teorie economiche hanno comportamenti stereotipati ovviamente dedotti da studi statistici) che non tengono conto dell'imprevidibilità della natura umana ..... Mi stufo di farmi fare tatuaggi .... Grazie per l'attenzione 

 

La tua descrizione rispecchia esattamente la mia riflessione:i sistemi economici sono sistemi complessi con proprieta'emergenti prodotte dalle interazioni multiple dei suoi singoli componenti. Bella l'equivalenza tra l'elettrone della fisica quantistica,e il singolo ente dei sistemi economici!. Propriò in virtù di ciò,a mio avviso,e' "concettualmente/epistemologicamente" errato invalidare in toto la teoria Keynesiana sulla base di una sua "riduzione logicistica" ad un meccanismo, esaminando le interazioni dei i suoi singoli componenti! Praticamente e'quello che fa l'articolo di Levine,anche se poi critica la teoria anche a livello macro,ossia nelle sue conclusioni "emergenti"! Questo vale non solo per la teoria Keynesiana,ma per qualunque altra teoria economica: qualunque teoria economica,proprio in virtù di questo assunto epistemologico di base,e'fallace se esaminata con questo schema! In pratica, se prendo la teoria Classica/Neoclassica,la riduco,la microseziono,la semplifico ad un meccanismo ed esamino "logicamente"le interazioni dei suoi componenti (calando le evidenze macro,sulle interazioni a livello micro), giungo alle stesse conclusioni a cui giunge Levine per il Keynesismo: non funziona!Comunque la pianto qui,perche'constato che tanti non capiscono e/o non condividono questa impostazione,ognuno si tiene i propri paradigmi mentali! Suggerirei un po'più di tolleranza e di rispetto,perche'capisco che questo e'un blog "ideologicamente"orientato,ma credo che il confronto sia utile a tutti! Preciso qualora il prof. Boldrin si riferisse anche a me che niente ho a che vedere con i troll grillini,perche'mi reputo un "ente pensante e ragionante", quindi sono altra cosa rispetto al movimento 5 stelle! Penso che il populismo e la demagogia siano le cose peggiori che ci siano in Italia!Bagnai e'diverso,non la penso come lui,ma credo che vada rispettato perche'di Economia ne sa ( al contrario di Borghi,Napoleoni,livia Indiemi,etc),ha un pensiero coerente,del resto e'l'unico antieuro degno di essere preso in considerazione: credo che un buon liberale dovrebbe essere contrario al pensiero unico in tutte le cose! Non sono liberista,ma rispetto gli Economisti liberisti: alle ultime elezioni politiche del 2013, l'unico movimento alternativo, serio,degno di essere votato, con un certo spessore culturale e programmatico, era "FAre x Fermare il declino"; l'ho sempre pensato,e invitavo quelli che non volevano votare a sinistra a votare questo movimento( nonostante la gaffe di Giannino che ha indubbiamente danneggiato il movimento; tra l'altro quella gaffe mi ha sorpreso,ritenevo Giannino troppo intelligente per commettere un errore simile:si sapeva che non era laureato,bastava non millantare niente,a che pro l'ha fatto,boh!) invece del movimento 5 stelle,e gli altri!

Su Krugman,faccio ammenda,comunque il post e'errato ed e'partito x sbaglio!

A me l'articolo pare una serie di metafore poco azzeccate. La prima, la macchina idraulica perpetua, farebbe sorridere (o arrabbiare) persino il più accanito dei keynesiani "idraulici" visto che il moltiplicatore implica un moto smorzato, non un moto perpetuo. Ma quello che mi ha abbastanza sconvolto è quando Levine introduce nel suo racconto la moneta, scrivendo: "Keynes parla anche del ruolo delle aspettative nel fallimento della coordinazione – ottimismo e pessimismo. Per esempio: i pessimisti si aspettano che la moneta non abbia alcun valore, essi non scambiano, pertanto non ha valore: una profezia che si autoavvera; gli ottimisti si aspettano che la moneta abbia un valore, quindi scambiano e la moneta serve ed ha valore: anche questa è una profezia che si autoavvera." Ma in realtà Keynes afferma all'incirca opposto, cioè che il pessimismo rende la moneta riserva di valore e su questo basa la teoria della preferenza per la liquidità. Uno può condividere o meno la teoria keynesiana, ma presentarla in modo errato è solo uno straw man.

in modo coerente, Iodice, la "teoria keynesiana"?

Io aspetto, paziente. 

Non ci vuole molto per capire che Levine attacca un uomo di paglia, basta guardare le definizioni dei concetti che critica, che si trovano su qualsiasi libro di testo. E' come se uno criticasse Newton dicendo che il primo principio della dinamica afferma che i corpi non sottoposti ad attrito si fermano spontaneamente. Al di là del fatto che Newton avesse o meno ragione (ovviamente ce l'ha) la sua affermazione è opposta e si trova su qualsiasi libro di fisica per le scuole superiori.

Premesso che prima toccare JM dovevate chiedere il parere illustre del superesperto, cioè il sottoscritto o, in alternativa, il mio profe, io non ho capito questo passaggio dell'autore

Torniamo quindi all’esempio della Seconda Guerra Mondiale, perché il punto precedente descrive esattamente ciò che fece allora il governo americano: non solo spese un sacco di denaro preso a prestito o stampato, ma impose anche la leva militare e forzò molte imprese a produrre e fare cose che esse avrebbero preferito non fare. Per quanto l’attività economica possa essere cresciuta durante e dopo la guerra, rimangono dubbi sul fatto che i soldati morti in guerra ne abbiamo beneficiato allo stesso modo. 

Leggendolo sembrerebbe che il metodo prima e durante la II guerra mondiale abbia funzionato, solo che costringeva gli operatori economici a fare cose insulse ed i giovani a combattere in guerra.

Insomma, non ho capito:

1. ha funzionato, ma solo perchè gli operatori economci dovevano fare cose insulse ed i GI combattere la guerra, oppure

2. non funziona punto?

 

PS: sulla Grecia dovete tornare, miei cari, che adesso ci si è messo anche Zingales a difenderla ed io capisco ancora meno di quel poco che già non capivo prima... 

 

2,5.

dragonfly 30/3/2015 - 13:26

non si può sapere.

è musica jazz, non si può riscrivere lo spartito, e cmq avrebbe senso solo per testare opzioni circoscritte, non una guerra mondiale. vediamo però come è poi proseguita la sessione: cinque lustri di pace e crescita senza pari, nonostante la mancanza dello stimolo pubblico delle spese militari. sembra che la guerra faccia male, insomma e sette contrabbassi siano  troppi.

Guerra

andrea moro 30/3/2015 - 14:29

Caro Axel, quel punto David l'ha scritto un po' troppo velocemente. In guerra muore un sacco di gente, vero, ma se non morisse? David non menziona anche che in guerra si distrugge un sacco di capitale, quindi sarebbe uno dei casi in cui l'approssimazione di usare il prodotto interno lordo (piuttosto che netto) e' troppo grezza. E anche negli USO, dove non e' stato distrutto nessun capitale, molto capitale e' stato usato per fini "inutili", quindi il controfattuale e' che poteva essere stato usato in modi alternativi.

Ma supponiamo anche di avere delle guerre dove si muore "per finta" e dove si combatte con i rametti degli alberi, senza distruggere (troppo) capitale. La ricetta funziona? Beh certo che aumenta il GDP, cosi' come aumenta con i campi lavoro. Dura da sostenere indefinitamente. Insomma, torniamo allo "scavare buche e riempirle". Qualcuno devi costringere a farlo, oppure se devi pagarlo perche' sia disposto, devi togliere i soldi a qualcun altro... torniamo al cerchietto dei cellulari.

E anche negli USA, dove non e' stato distrutto nessun capitale, molto capitale e' stato usato per fini "inutili", quindi il controfattuale e' che poteva essere stato usato in modi alternativi.

Il fatto - non un ipotetico controfattuale - è quel capitale non veniva usato. La guerra lo ha rimesso al lavoro, sia pure per scopi che tutti avremmo voluto evitare. 

In che senso non veniva usato? Non era depositato?
Come avrebbero potuto prevedere eventuali investimenti alternativi futuri?

Mi premeva

Andrea Grenti 31/3/2015 - 21:00

Mi premeva una spiegazione esauriente, perché se intendi che il capitale depositato significa non usato allora non mi torna la questione.

E dove sta scritto che il capitale depositato viene *necessariamente* prestato? Sono anni che le banche centrali si lamentano che nonostante le banche commerciali siano piene di liquidità essa non viene prestata e rimane sotto forma di riserve in eccesso presso le stesse banche centrali. Ad esempio: http://research.stlouisfed.org/fred2/series/EXCRESNS

Peraltro è discutibile anche l'idea che i depositi vengano prestati.

Davvero Iodice, sei penoso. Ma hai una laurea? Dove cazzo l'hai presa, in Italia?

Hai presente cosa siano i RISPARMI delle famiglie e cosa le RISERVE (in eccesso o meno) delle banche commerciali in banca centrale?

Ma come fai ad essere COSI' TANTO IGNORANTE? Come cazzo fai! 

la risposta la trovi nel link che ha messo per descrivere la sua persona :-).

anyway.

Attendiamo fiduciosi che i fedeli keynesiani ci spieghino perchè le politiche in questione hanno fallito come nell'esempio di Nixon e del Giappone.

Scommentto 1000 delle vecchie lirette che non arriverà nessuna spiegazione (nemmeno dal blog in questione) 

Io non sono all’altezza, lo spiega Gustavo Piga. Che dà la spiegazione più sensata: nessuno è perfetto. Ancor meno, aggiungo io, visti il disastro attuale e l’arricchimento dei ricchi appetto all’impoverimento di tutti gli altri, il neo-liberismo: ci vuole una bella dose di masochismo a sostenere un’ideologia siffatta.

“L’azzardo greco e il pendolo della storia”

http://www.gustavopiga.it/2015/lazzardo-greco-e-il-pendolo-della-storia/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=lazzardo-greco-e-il-pendolo-della-storia


Lascia perdere: tanto per loro pure Piga è uno che non capisce un cavolo, no? 

Esattamente, da quali dati e fatti conclude che il neoliberismo ha scatenato il "disastro attuale"?

In Grecia, tutto si può parlare meno che di riforme effettuate e liberali. 

Veramente la Grecia è il paese che più di altri ha applicato "le riforme". A proposito di dati, la Grecia è in testa all'indice OCSE per l'applicazione delle riforme ed è anche il paese con il consolidamento fiscale maggiore e più veloce. Quando parla di dati, prima verifichi.

Quali sarebbero queste "riforme" che intende?
Non vorrà fare come per i depositi... 

Guardati i rapporti dell'OCSE.

A me frega poco se la Grecia ha fatto qualcosa rispetto ad altri Paesi europei.
I rapporti OCSE dicono che la Grecia non ha fatto abbastanza per migliorare il proprio sistema economico.
Per questo ti ho chiesto di quali "riforme" tu parlassi...
Se mi chiami la riduzione delle auto blu o il taglio dei dipendenti pubblici come "riforme"... 

A fronte di una caduta del PIL del 25% conseguenza anche di enormi deficit non dichiarati, è comprensibile. Certo, anche l'austerità ha fatto la sua parte e andava fatta gradualmente, ma non per questo possiamo dire che non fosse necessaria.
In più, il solo consolidamento fiscale non risolve nulla. Servono riforme, certamente non indolori. 

Veramente il grafico rappresenta i salari. Perché la caduta dei salari e il recupero di competitività non ha giovato?

Da una caduta del PIL è chiaramente arrivata anche quella dei salari.
Non hanno giovato perché non basta tagliare. La Grecia ha un sistema economico debole e immobile, che non incentiva la crescita. 

veramente risulta che la grecia abbia bluffato grossolanamente e clamorosamente con il bilancio statale. che abbia una quantità di dipendenti pubblici, che presumibilmente non fanno un tubo esagerata, che ci sia una corruzione anch'essa esagerata, che ci sia una evasione fiscale esageratissima. e questo già da prima della cura austera a qui si richiama. io sotto sotto, da artigiano, continuo a pensare che quelli della sua opinione, sperano davvero di poter vivere un giorno a carico degli altri, per poter fare gli intellettuali a vita. magari ora non lo fa, questo non lo so. non la conosco. però penso che questa difesa dell'indifendibile contro ogni evidenza si spiega solo con la voglia di vivere a scrocco. questo è il vostro obiettivo politico.

Grazie per l'articolo, che inizia con una serie di domande

"Perché esiste il Fiscal Compact? Perché esiste questa macchina infernale senza pause, che obbliga lo Stato a dimagrire, senza se e senza ma, con pochissima attenzione da parte del decisore Europa a se questa consunzione sia all’interno di un processo di sana spending review o invece di recessivi tagli lineari, di cessione per mere esigenze di cassa di controllo pubblico o di intelligenti e mirate liberalizzazioni?"

Con risposte che tirano in ballo i dogmi del pensiero economico mainstream (ovvero il fiscal compact e' figlio di una ideologia dominante dagli anni '80).  A me la tesi pare deboluccia: prima di tutto l'UE e' lo stesso spazio in cui il debito pubblico dall'inizio della crisi e' aumentato - includendo anche i paesi considerati "virtuosi" come la Germania e la Francia. Non si capisce quindi perche' l'ideologia funzionerebbe solo per alcuni paesi. Mi sembra piu' sensata la spiegazione per cui alcune delle economie piu' colpite dalla crisi erano drogate da una bolla immobiliare (Spagna, Irlanda) o avevano situazioni di finanza pubblica (Italia, Grecia) squilibrate che hanno richiesto un interventi in alcuni casi piuttosto estremi. La domanda che pero' mi stupisce di piu' e' la seconda parte, quella sulla sovranita': a me pare che le istituzioni internazionali possano al massimo dare raccomandazioni. Anche quando sembrano avere il coltello dalla parte del manico (vedi Grecia) le implicazioni sistemiche di un paese le obbligano ad accettare dichiarazioni di principio su riforme future piuttosto che una roadmap dettagliata a cui siano condizionati i finanziamenti da ricevere. E non mi pare che in Europa ci siano molti fan di una ulteriore cessione di poteri a Bruxelles! Quindi di che si lamenta Piga? Che l'Europa non fa quello che in base ai trattati non puo' fare?

Ultimo punto sullo strawman dell'ideologia "neoliberista": si parla di Reagan e Thatcher, e accettiamo l'ipotesi che abbiano entrambi implementato una agenda "meno Stato piu' mercato" senza se e senza ma (per dire, facciamo finta che Reagan non abbia difeso le produzioni americane con dazi). Non mi pare questo implichi che lo stesso sia successo negli altri paesi europei: non mi ricordo una Thatcher in Italia, o in Spagna, o in Francia. Quindi non ho capito questo pendolo ideologico come si sta muovendo. A me pare che i cittadini di alcuni paesi hanno un pendolo che li minaccia, nel senso che rischiano di trovarselo nel posteriore.

Ingenuità

Vincesko 3/4/2015 - 21:58

@Vincenzo Pinto: Mi limito a tre punti:

Citazione n. 1: “A me la tesi pare deboluccia”. Ma no… Comunque mi permetto di precisare che per spiegazione sensata mi riferivo alla risposta congrua alla crisi, che non sempre è Keynes o il neo-liberismo (perciò ho intitolato il mio commento “nessuno è perfetto”). Dipende.

Citazione n. 2: “i paesi considerati "virtuosi" come la Germania e la Francia”. Quali virtuosi? Hanno pecche serie entrambi. Il loro debito pubblico è aumentato relativamente di più, anche per salvare le banche (quello che non sono riusciti a scaricare su tutti gli altri). In Germania, per perseguire il pareggio di bilancio e sostenere la politica mercantilista si sacrifica l’equità e il benessere non soltanto degli altri Europei ma anche quello dei Tedeschi. In Francia, il deficit sarà superiore al 4% per il 3° anno consecutivo; le pensioni sono ancora da riformare; la spesa pubblica è alta.

Citazione n. 3: “le istituzioni internazionali possano al massimo dare raccomandazioni”. Che ingenuo: questo vale per la Germania (ad es. sul surplus commerciale eccessivo, già di per sé sovradimensionato e fatto a misura della Germania dalla prona Commissione Europea, gestione Barroso) e la Francia (ad esempio su deficit e pensioni), non certamente per gli altri, in particolare l’Italia (e la Grecia). In Italia, in forza di queste asserite “raccomandazioni”, sono state varate nella scorsa legislatura (in grandissima parte dopo la crisi greca del 2010) manovre correttive per 330 (trecentotrenta) mld cumulati (cfr. Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti ), le cui misure permanenti dispiegano tuttora i loro effetti, e ben 3 (tre) riforme delle pensioni (Sacconi 2010 e 2011 e Fornero 2011), che hanno reso il sistema pensionistico italiano il benchmark in UE28 per severità e sostenibilità nel lungo periodo (cfr. Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni . Nel trattato (e nei regolamenti) UE è tutto previsto (anche gli obblighi statutari della BCE, in gran parte disattesi), ma la sua applicazione è politica. E decisa a Berlino (e Parigi, per salvare la faccia).

Invece le politiche di austerità hanno funzionato? Dov'è questa austerità espansiva? 

Michele, mi devi 1000 delle vecchie lirette :-)

forse posso permettermeli, vecchio mio, ma ... quando mai avevo accettato la scommessa dicendo che avrebbe dato una spiegazione? Questi non riescono neanche a capire quello che dicono scopiazzandolo da post che non comprendono!

Certo che l'ho presente.  Ma che c'entra? Ho riportato un esempio di preferenza per la liquidità, il questo caso delle banche. Poi se a lei non convince il concetto di preferenza per la liquidità posso capirlo. Del resto il suo collega Levine lo ha capito al contrario...

Non so perche' perdo tempo a cercare, a volte, di farti capire che non ci arrivi e non hai capito un cazzo. 

Non hai riportato nessun esempio di nulla, hai solo detto una cazzata confondendo risparmio con liquidita' bancaria e riserve. Una cosa da primo anno di corso di laurea, persino a tor vergata.

Davvero, non capisci nulla, lascia stare. Il micro-modellino di David e' gia' tropppo difficile per te. Davvero, davvero, davvero: lasciate stare! Confermate solo d'essere profondamente ignoranti, tonti ed arroganti volendo discettare con tanta sicurezza su cose che non avete nemmeno compreso! 

Io non confondo proprio nulla, stia tranquillo. 

Proiezione

Vincesko 2/4/2015 - 16:40

@Guido Iodice: Hai ovviamente ragione (mi vergogno persino per l’ovvietà…). Che le banche non prestino i soldi alle aziende, anche perché temono di non averli più indietro, poiché sanno bene che non c'è sufficiente domanda di beni e servizi, a causa delle mastodontiche manovre correttive molto inique e recessive e della nefasta, ossimorica austerità espansiva (quello lessicale è soltanto uno dei vari stravolgimenti recati dalla destra economica reazionaria), e preferiscano depositarli presso la BCE (tant'è che questa per disincentivare tali depositi applica un tasso negativo https://www.ecb.europa.eu/home/html/faqinterestrates.it.html ) ormai lo sanno pure i sassi. Presumo che questo lo sappia benissimo anche un campione (masochista) del neo-liberismo come Michele Boldrin, ma evidentemente ha fatto una scelta talmente fanatica che è costretto a rimuoverlo (in senso psicanalitico). Che cosa poi c'entri la contabilità nazionale lo sa solo lui. Ma è una plastica conferma della predetta rimozione. Porta pazienza, gliel'ho pure detto, uno che reagisce - sistematicamente - come fa lui non può che "proiettare". D'altronde, la proiezione è un meccanismo potente. Deve aver subìto parecchi cazziatoni da piccolo. Ora si sfoga. Capita a (quasi) tutti, in particolare agli adepti non ricchi dell’ideologia neo-liberista, a causa dei sensi di colpa per l’evidente, masochistico… conflitto d’interesse.

S=I

Guido Iodice 2/4/2015 - 18:50

Non sono un esegeta del prof. Boldrin, ma immagino che citando la contabilità nazionale intendesse che il sottoscritto aveva negato che S=I. Ovviamernte no! Come farei? JMK risorgerebbe e verrebbe a strangolarmi nella notte! :)

Per poco non ti prendevo per un troll...

Allora il modello durante la guerra ha funzionato facendo aumentare il GDP totale e per capita  il GDP USA  a prezzi costanti ($ 1990)  era 6673 nel 1929 (ca come la Cina ora), 4672 nel 1933, il momento peggiore della crisi (30% in meno) 5999 nel 1938, 11676 nel 1944, 8645 nel 1947. Il max bellico  sarebbe stato superato solo nel 1962

Quindi un successo clamoroso. Ma c'è il trucco. Il Valore Aggiunto della pubblica amministrazione è in sostanza pari alla somma dei salari (più una stima del rendimento del capitale). Quindi il PIL USA durante la guerra comprendeva tutti i salari dei soldati e degli ufficiali, mentre il Valore Aggiunto dell'industria era mantenuto elevato dall'ingresso nella forza-lavoro di donne (la famosa pubblicità di Rosie The riveteer).

Negli anni Quaranta/primi anni Cinquanta gli USA, con l'Europa in rovina erano rimasti quasi gli unici fornitori di manufatti ad un mondo affamato di beni di consumo Etc.

PS non direi proprio che la II GM sia stata combattuta per rilanciare la domanda e che produrre armi per combattere i nazisti sia una cosa insulsa...

La mia ovviamente non era affatto una provocazione. Era un riferimento scherzoso ai tempi in cui iniziai a collaborare con nFA nell’ahimè lontano 2008.

Il problema è che l’articolo sul punto è (volutamente o meno), piuttosto ambiguo, come conferma anche Andrea.

Prendiamo la risposta di Giovanni

 

Il Valore Aggiunto della pubblica amministrazione è in sostanza pari alla somma dei salari (più una stima del rendimento del capitale). Quindi il PIL USA durante la guerra comprendeva tutti i salari dei soldati e degli ufficiali, mentre il Valore Aggiunto dell'industria era mantenuto elevato dall'ingresso nella forza-lavoro di donne (la famosa pubblicità di Rosie The riveteer).

 

Il PIL non è fatto di salari. Secondo quello che capisco io, Giovanni, di fatto, dà ragione proprio ai praticanti della “fede” keynesiana (ce n’è diversi tra i commentatori a questo articolo). Difatti, dire che vi è stato uno sviluppo perché, da un lato, si pagavano i soldati (lasciamo stare le cause della guerra) e, dall’altra, sempre grazie alla guerra, sono entrate nel mondo del lavoro le donne, confermerebbe che, pagando stipendi a queste persone, si è creata domanda che, a sua volta, ha creato sviluppo. Anche l’esempio del commercio estero sembrerebbe dare fiato alle trombe dei fedelissimi. L’Europa poteva essere anche affamata di beni di consumo amerikani, ma non aveva i soldi per pagarli e, quindi, stando ai racconti, forse mitologici - non saprei dire, per questo mi rivolgo a voi - furono gli amerikani, con i piani Marshall a dare agli europei i soldi per comperare le loro merci (e per ragioni geopolitiche di guerra fredda). Fra l’altro Giovanni dice che il reddito era già tornato ad aumentare prima della guerra (da $ 4672 nel 1933 a$ 5999 nel 1938).

Nell’oramai lontano 2008, parlando con Michele, mi disse che c’era un libro che smentiva il racconto per cui il New Deal aveva consentito di superare la crisi.

Lo so anch’io, lo avevo capito ancor prima di finire su di un sito di chicago boys, che le teorie di JMK sono false o superate (v. esempio di Nixon nell’articolo, ma anche il Giappone post anni ’90). Ma c’è differenza tra dire che esse sono false oppure che sono superate.

 

Insomma, secondo me questo è un aspetto di una certa importanza, anche perché, altrimenti i credenti ortodossi continuano con la litania della domanda troppo bassa. Sarebbe bella un’analisi storica oltre che economica focalizzata proprio su questo. Certo non mi faccio illusioni che Fassina capirà J

PIL etc

Vincenzo Pinto 31/3/2015 - 14:31

Prima di tutto il PIL misura il valore aggiunto e per il settore pubblico si usano i salari. Piaccia o meno, tocca farsene una ragione.  Secondo, come facevano presente gli economisti classici gia' nell'800, lo Stato quattrini propri non ne ha (a meno che non si metta a fare l'imprenditore e non produca profitti), quindi i quattrini che usa per pagare i soldati di cui sopra sono sempre presi a qualcun altro (trasferimento fiscale) o a prestito (trasferimento intergenerazionale). Nel caso della 2GM, se la memoria non mi inganna, si scelse per lo piu' l'opzione 2 coniungandola con tassi d'inflazione elevati che si tradussero in una tassa per gli investitori. Inoltre, se come fatto notare da Giovanni il reddito stava gia' crescendo prima del 1940, la spiegazione dei mezzi di produzione inutilizzati a causa della crisi di domanda a fine anni '30 mi pare abbastanza stiracchiata. 

Sulla parte relativa al Piano Marshall, un caveat: gli US prestarono soldi ai partner europei per facilitare la ricostruzione bellica = INVESTIMENTI. Nessun libro di economia mi pare suggerisca di non utilizzare debito per investire.

 Secondo i dati del PIL pro-capite,  in USA vi fu una ripresa dal 1933 al 1937, un piccolo calo nel 1938 e poi un nuovo aumento, superando il livello del 1929 nel 1940.  Non so quanto di questa ripresa sia dovuta alle politiche keynesiane (o meglio agli stimoli statali) o ad altri fattori. La visione tradizionale era molto keynesiana, ma non conosco bene la letteratura.  Non so a quale libro si riferisca Michele ed in ogni caso nessun libro ha la verità rivelata, sia essa Keynesiana o no.  P.es.  A. Field ha scritto una serie di articoli ed un libro * sostenendo che gli anni Trenta furono 'the most technologically progressive decade' del secolo in termini di crescita della produttività aggregata e di innovazione tecnologica, anche se poi molte di queste innovazioni si sarebbero diffuse dopo la guerra.  In questo caso si tratterebbe di shock tecnologici esogeni positivi.

A great leap forward. 1930s Depression and US Economic growth

New Haven and London: Yale University Press 2011

scritto a 4 mani da te e Michele?

viele Danke????

avevo perso la n, grazie per il richiamo. Meglio Dankeschoen?

Prego, si figuri.

Non crede di dover togliere una 'e'? Dankeschoen va decisamente meglio.....

Ecco alcuni link alle ricerche che menzionai ad Axel a suo tempo. C'e' un libro, ora non ho tempo di cercare il link, pubblicato dalla Minneapolis Fed e curato da Hal e Lee.

https://www.minneapolisfed.org/research/qr/qr2311.pdf

http://hlcole.bol.ucla.edu/NewDealucla.pdf

http://www.nber.org/papers/w15258.pdf

leggerò con interesse, così esercito anche my english, which could be better...

Questa è una visione delle cause della GD da parte di economisti molto liberisti e molto teorici (per Michele - i modelli DSGE calibrati con le elasticità off-the-shelf non mi convincono molto).  Ci sono altre visioni e la letteratura è molto variegata (e, come detto, non è un mio tema)

JMK

marco esposito 30/3/2015 - 16:56

Come ho già detto più volte io ho studiato Economia Politica sui testi di due professori americani che appartenevano all'ala radicale post-sessantotto (Hunt e Sherman, per i curiosi).
Ebbene, anche costoro criticavano la teoria genrale di Keynes con gli stessi argomenti di Levine, aggiungendone altri, per così dire, più di sinistra (ebbene sì: parlavano anche della diseguale divisione della ricchezza, argomento assente in JMK, e che, secondo loro era fondamentale: cosa succede se il venditore di cellulari vuole 18 panini per il celulare ?).
Non divagando troppo su cose oramai lontane nel tempo devo appunto fare quello che dovrebbe fare qualsiasi persona dotata di buon senso: contestualizzare.
Giusta o sbagliata la Teoria generale è stata scritta nel 1933, in un contesto economico completamente diverso, trarne una qualsiasi logica oggi è impossibile, come è impossibile farlo per tante altre teorie, che rispondevano ai tempi (c'è qualche Colbertista ?).

La verità è politica e fideistica, siccome certa gente si sente "de senistra" cerca di dare corpo ai propri istinti religiosi attaccandosi a una qualsiasi teoria che dica che "lo Stato è bello e i ricchi fanno schifo", teoria tra l'altro valida fino a quando non gli toccano la robba, stile Gino Paoli, Keynes con la sua teoria (tutt'altro che generale, visto che si occupava di un momento in cui l'altra teoria imperante, quella neoclassica, non era in grado di spiegare la Grande Depressione) della domanda aggregata soddisfa alcuni requisiti "de senistra" e quindi è difesa più del Vangelo da parte di un Gesuita.

Ovviamente appena gli tocchi la fede arrivano, non mi stupisce quindi il numero di commenti incongrui, ignoranti (nel senso che ignorano o deficitari), non li ritengo nemmeno dei troll, fanno parte della sociologia di questo paese.

ma, ammettendo che Keynes e tutti i suoi seguaci abbiano detto solo stupidaggini, alla luce dei fatti (e forse con una certa dose di senno del poi,  lo riconosco!) non mi pare che i seguaci di chi predica/va teorie opposte abbiano ottenuto risultati fantasmagorici; a questo punto la domanda diventa. non è che in economia l'unica "teoria" che funzioni sia quella del colpo al cerchio e l'atro alla botte?

Può farmi qualche esempio di nazioni dove abbiano avuto potere decisionale gli "avversari" di JMLK e che non abbiano avuto risultati fantasmagorici ? Anzi semplicemente dove abbiano avuto semplice potere decisionale, indipendentemente dai risultati. A me viene in mente la Svezia più recente, ma forse lei non è d' accordo.

E' già stato ampiamente dibattuto su nFA che la frase"teoria economica" è priva di senso, esistono solo modelli che spiegano il funzionamento dei mercati in date situazioni (storiche, presenti, ipotetici futuri).

Il presupposto di certi post-keynes (che, ripeto, scriveva in situazioni completamente diverse da oggi) è che solo lo Stato sa come far funzionare i mercati, e che solo lo Stato è in grado di correggere alcune storture che si posssono creare nei mercati.

L'onnipotenza cosciente economica quindi risiederebbe nei burocrati di qualche Ministero Economico. E io sono l'incredibile Hulk sotto mentite spoglie..

In parole terra-terra: credere che lo Stato sia composto da superuomini preveggenti, capaci di generare il moto perpetuo è una boiata pazzesca (Cit.: rag. Fantozzi), e al momento non c'è alcuna evidenza empirica (dimostrata e dimostrabile) che l'intervento dello Stato non provochi solo danni, poichè è un elefante che entra in un negozio di cristalli.

Bene

Franco Verzetti 31/3/2015 - 20:49

mi fido di lei che sicuramente ne sa più di me e d'ora in poi, applicato all'economia, userò il termine "modello" al posto di teoria. Sono sicuramente daccordo con lei sul fatto che al governo di uno Stato non ci siano solo superuomini, ma questo, per la mia esperienza, vale qualunque sia l'orientamento politico dello Stato in questione. Riassumendo in una battuta; sicuramente il socialismo non ha risolto i problemi del mondo, però il liberismo non ha mica smesso di crearne ... e viceversa!

"credere che lo Stato sia composto da superuomini preveggenti, capaci di generare il moto perpetuo è una boiata pazzesca (Cit.: rag. Fantozzi), e al momento non c'è alcuna evidenza empirica (dimostrata e dimostrabile) che l'intervento dello Stato non provochi solo danni, poichè è un elefante che entra in un negozio di cristalli."

Perfettamente d'accordo, quindi l'idea di nazionalizzare MPS, risanarla e venderla era una cazzata galattica. Infatti è venuta in mente a ... oh, wait... 

@marco esposito: Mi spiace, lei parte da un assunto errato: che quelli di sinistra siano più inclini di quelli di destra a restare vittime di fedi, nel caso di specie economiche. Mi permetto di osservare che, a mio avviso, è esattamente il contrario. Capisco che qui impera un dialogo tra sordi e si rischia un rimpallo di accuse degno di “Per chi suona la campana” (non Hemingway ma John Donne), però ci provo lo stesso. Io penso che, al netto della grossolanità insita nelle generalizzazioni, sia la scelta politica che quella di aderire ad una "fede" economica è frutto della struttura psicologica, determinata prevalentemente dell'educazione. I laici di sinistra moderata acquisiscono una maggiore propensione al dubbio ed allo scetticismo, che si riflette sulla capacità critica; tendenzialmente, sono persone logiche, pragmatiche, mosse dal dubbio, spinte da ideali, alla perenne ricerca di soluzioni concrete ai problemi, e che, pur patendo ancora il complesso edipico (altrimenti non sarebbero di sinistra), non se ne lasciano dominare. Discorso diverso per quelli della sinistra massimalista, a-logici, a-pragmatici, “benaltristi”, obnubilati dall’ideologia, i quali, non avendo risolto il complesso edipico, se ne lasciano dominare e non gli va mai bene nessuna soluzione e perdono tempo ad "ammazzare" tutti i giorni il proprio padre. Mi pare almeno intuitivo che quelli educati secondo i canoni tipici di destra - a maggior caratura autoritaria - siano, invece, in generale più portati ad assumere atteggiamenti fideistici sia in politica che in economia. Il luogo del misfatto è soprattutto in famiglia, nei primi anni, dove spesso non si inculcano le basi dell'analisi critica, da parte di genitori che, per la loro struttura psicologica, determinata fortemente dall’educazione autoritaria ricevuta, non coltivano dubbi, ma certezze; non consentono, ma reprimono; non tollerano, ma vietano. Faccia una riprova: tutti i figli di genitori “fascisti” hanno sempre un alto concetto del loro padre - perché sono usciti sconfitti dal conflitto edipico - e conservano questa loro propensione a seguire un “capo”, da cui farsi dirigere ed in cui immedesimarsi. E immancabilmente si schierano con i ricchi e i potenti. E, poiché hanno la coda di paglia, diventano talvolta campioni e (quasi) sempre vittime della triade menzogna- negazione freudiana- proiezione. Come nel suo caso. Se riesce a vincere la censura interna, si faccia un bell’esame di coscienza. Così forse diventerà meno seguace fideistico dell’ideologia economica dei ricchi potenti: come indubitabilmente è il neo-liberismo.

Non metterti alla guida in queste condizioni.

Fischio

Vincesko 31/3/2015 - 17:09

@Gieffe: Sento da qui (un migliaio di Km?) l'eco di un assordante fischio nelle orecchie...
PS: Non guido l'auto da 7 anni, vado a piedi. E rischio solo di essere investito (come è già successo) da persone strampalate e spietate come i neo-liberisti...

... dovrebbe essere il maestro. Semplicemente dubitava di tutto e tutti, specialmente quelli con le certezze, divertendosi a distruggergliele, tanto da essere odiato da molti ateniesi, etc., etc.

Hai scritto un post di certezze assolute, fai tu.

Mi spiace contraddirti, sono un miscredente, non ho certezze. Io, come ho scritto (“a mio avviso”, “mi pare”) ho semplicemente espresso il mio punto di vista, che è frutto di osservazione empirica (piuttosto lunga), corroborata da qualche buona lettura. Ed ho fatto affermazioni ovvie, quasi banali. Come quella che un’educazione autoritaria, vale a dire, in sostanza, repressiva, da piccoli, tarpa le ali dell’intelletto e qualcos’altro e rende vulnerabili all’indottrinamento e alla manipolazione psicologica. La tua “resistenza” ad accoglierle – e questo vale per tutti, anche per me, beninteso – io lo interpreto “per forza” dovuto – detto icasticamente - a coda di paglia. Ti sei riconosciuto, ma la tua censura interna ti impedisce di accettarlo perché lo giudichi insopportabile. Guarda che anche genitori supposti di sinistra possono impartire un’educazione repressiva, ad esempio in campo sessuale; e anche questo incide molto – sostiene Freud, che, si sa, era un po’ fissato con la sessualità - sullo sviluppo intellettivo e della capacità critica. Dopo averci riflettuto e fatto 2+2, mi sono trovato del tutto d’accordo con Freud… Ho tratto quanto ho scritto da un vecchio post del mio blog (“Differenza tra ‘destri’ e ‘sinistri’”); dopo un po’ che lo pubblicai, dopo aver ricevuto commenti come il tuo, aggiunsi il seguente poscritto: “PS: l’analisi va presa cum grano salis”. Ecco, se proprio non ti va, prendila cum grano salis.

Tralasciando di commentare insulti, ragioni sparse, e una generale indisponibilità, mi pare invece di poter constatare una sostanziale convergenza di vedute di fondo, ebbene si! A partire da Levine tutti qui sembrano condividere il fatto che la Teoria Generale sia costituita da entimemi a sfondo escatologico, cioè una sequenza di sillogismi imperfetti e teleologicamente orientati, una serie di premesse iperboliche selezionate appositamente per conseguire un preciso risultato sperato. Addirittura, come sembra, nessuno, di nessuna fazione, vorrebbe rinunciare a questa narrazione, e ci si divide semmai solo sul giudizio di valore da dare ad un tale modo di procedere. Ovvero si crede di potersi dividere, si suppone di poterlo fare. Io, mi sono solo permesso di aggiungere che Keynes era consapevole di questi suoi eccessi, per un riequilibrio nella valutazione storica, ma questo non cambia il fatto oggettivo. Il dilemma è dunque quello vecchio come il cucco di ragionare in termini di speranza o di fede. Come la giri e la rivolti siamo messi male; magari se si collaborasse invece di litigare ….

Ma per quanto forti sembrino le espressioni che tentano di istituire questa radicale diversità, l'ambito continua a restare comune nella sostanza. Una diversità che si proclama in modo così rutilante, lo fa perché non può nascondere di essere una distinzione solo fittizia. Se fosse così assoluta come si pretende che sia, la distinzione sarebbe solo espressione di identità, e rimarrebbe da appigliarsi solo alle manifestazioni empiriche immediate e disarticolate per pretendere di istituire ancora quella presunta diversità. Ma le manifestazioni empiriche sono riconoscibili, diventano significative per il ragionamento, solo dopo che esse sono inquadrate in uno schema, cioè solo se vengono assunte all'interno di quei presunti diversi che invece, come si è visto, fin'ora sono l'identico. Allo stadio si può scegliere tra essere romanisti o laziali, nel ragionamento la questione è alquanto più impegnativa.

Faccio un disperato tentativo:

“... the class war will find me on the side of the educated bourgeoise” JMK

 Domanda: Chi qui non si sente appartenere per costituzione alla stessa collocazione scelta da Keynes?

 N.B. Si avverte che la possibilità di scegliere una risposta ha senso solo nell'ipotesi che esista ancora l'ambito della premessa, se poi sia mai esistito. E poiché appare accertato almeno che la premessa ora esiste solamente come forma retorica, la domanda è solo una richiesta di presa d'atto. (Ci spero poco!)

talk about feeding the trolls :-)

seriously, i commenti contengono enough bullshit che stavamo pensando di chiudere le discussioni, ma lascieremo scemare on its own  ...

?!

Matteo2 31/3/2015 - 16:04

Voglio credere che sia il giudizio di chi ha certamente molte cose molto più importanti da fare e non ha tempo da perdere.

Il mio intervento di sopra è il frutto di una giornata intensa di riflessione, sforzo di sintesi e di spiegazione della sintesi, pensato al solo scopo di contribuire costruttivamente, come tutti i miei precedenti interventi ispirati a riflessioni consolidate, che dà completamente, totalmente ragione a Levine e esorta semmai coloro che girano il mondo con l'idea malinconica della lotta di classe ad evitare di usare il sospetto come criterio utile nelle discussioni. È ispirato solo dal desiderio, forse folle, di mettere pace all'interno del pensiero liberale. Io stesso sono entrato con diffidenza in questo blog, ma dopo una sola parola del prof. Boldrin ho capito che la diffidenza era infondata e ho iniziato a leggere fin dai primi articoli, come mi era stato consigliato. Ma so di essere in casa d'altri e sono stato educato a rispettarne ogni eventuale obliquità, per cui non si dia pena, se ha trovato devianti i miei interventi aspetterò qui, proprio qui e solo qui, in questo preciso punto della rete www, un suo eventuale ulteriore commento, anche critico, figurarsi, non ho il dono della verità, mancando qui questo, suo, io eviterò qualsiasi, mio, ulteriore intervento in questo blog. Mi eviterò così almeno l'orrore di constatare che spesso mi sfuggono gli accenti con questa maledetta tastiera inglese e sgrammaticature varie. Così dunque è facile sbarazzarsi definitivamente di me.

Per ultimo, come ultima frase, mi lasci allora però almeno riequilibrare il giudizio, stavolta a vantaggio dei lottatori di classe: il sospetto è sempre un cattivo consigliere, il mito certamente non aiuta a riscattarlo ma, è vero, neanche qualche storto numero e secco come un ramo può servire da scudo; come è possibile pensare e parteggiare?, un tempo … tifavo per una squadra di calcio, il torino.

Sospetto

Vincesko 31/3/2015 - 17:00

@Matteo2: Non ti autoflagellare, non c'è motivo. Detto in generale, il sospetto, se è declinazione del dubbio, non è affatto cosa cattiva, anzi è indizio di capacità critica e di intelligenza. Se è, invece, una delle forme in cui si manifesta la coda di paglia, è segno di debolezza e indizio certo - e perciò indiretta ammissione - di "colpevolezza".

Matteo, sono d'accordo con Vincesko: non autoflagellarti. Capisco tutto quello che hai scritto, e scusa il mio commento tranchantm, ma purtroppo frasi come:

“... the class war will find me on the side of the educated bourgeoise” JMK

 Domanda: Chi qui non si sente appartenere per costituzione alla stessa collocazione scelta da Keynes?

non possono che far partire una discussione che inutile, su cosa sia la borghesia, su da quale parte stiamo, etc... che non porta da nessuna parte. Meglio parlare di modelli e discutere su questi. 

Ok.

Matteo2 3/4/2015 - 00:29

Giornata angustiata a riflettere sulla necessità di una pacificazione. Se questo pare eccessivo tuttavia possiamo chiamarla: composizione temporanea. Finalmente era appunto questo quanto dicevo: passare su un piano condiviso del discorso dove non si faccia uso della dialettica selvaggia derivante dell'uso non mediato dell'immaturo linguaggio della rete. Vincesko coglie nel segno quando rileva che l'immediatezza di questa espressione selvaggia può essere significativa solo di strutture istintive ancestrali, materiale per analisi psicologica, ma non dobbiamo dare troppo peso a queste nostre comuni debolezze, né presupporre malafede, assolutamente non dedurre malafede.

Siamo invece condannati a usare idee e strumenti che nel passato, glorioso passato, erano assenti, senza poter ascrivere questo a colpa, poiché trattasi di incommensurabilità di esperienze e risorse che si sono accumulate sempre più freneticamente, e che a volte siamo noi ad usare male. Ma, oso dire che anche le reazioni di Krugman e De Long sono schermaglia sopra una sostanziale condivisione di fondo. Del resto il primo parla bene solo di “shock” monetario e il secondo parla bene solo dell'intervento che riporta la “serenità” locale, cioè interventi limitati nel tempo e nello spazio, come intendeva Keynes dopotutto. Anche Rowe in fondo pensa solo che eventualmente potrebbe darsi il caso di poter ridurre i costi di transazione producendo qualche free lunch per superare un equilibrio di Nash, parole grosse ma il senso è sempre quello. Nessuno, immagino, può condividere il persistere sulla strada dell'allegro sperpero di denaro pubblico col solito fine di comprarsi l'elettore, tradizione, questa si, ignobile del passato e tentazione ricorrente del presente. Quella di Levine ha tutto l'aspetto d'una provocazione tuttavia, a quanto pare, anche le “controanalisi” si sono volute mantenere su questo piano divertito.

P.S. La domanda era retorica, concedeva solo presa d'atto, non autorizzava discussioni.

per favore, chiudete i commenti! non se ne può piu, davvero!

DFTT

floris 31/3/2015 - 22:15

Non so cosa abbiano in mente di fare, ma per me non è la strada giusta.
Per ora, DFTT.

Allora come ho gia' commentato in un altro punto chiudete il blog e trasformatelo in un Club virtuale dove possono accedere solo i Soci !!

Ma per favore cancellate dalla vostra presentazione come blog

 " Per il resto, libertà di parola più assoluta" 

altrimenti siete poco credibili !!

Per il resto...

Gieffe 1/4/2015 - 14:59

"Limiteremo, a nostra discrezione, la capacità di commentare di chi invia commenti inutili, off-topic, eccessivamente polemici, o scarsamente argomentati."

http://noisefromamerika.org/policy-sui-commenti

Lei pensa di aver ben argomentato il suo intervento?

Questo le sembra un commento ben argomentato ??

"Il mondo delle bettole pentastellato/leghiste deve aver scoperto il blog e deciso di venire a scaricare qui il letame che i vari grillo/bagnai/salvini/borghi/napoleoni/rinaldi/casaleggio hanno accumulato fra le loro orecchie. "

A me sembra arroganza pura !

Avevo chiesto in altri commenti su Euro, Grecia, Area monetaria ottimale di confutare le affermazioni del Prof. Bagnai ma nessuno lo ha fatto !

Qui Bagnai viena definito "letame"  dal Prof. Boldrin senza nessuna motivazione !

Chi ha dato al prof. Boldrin l'autorita' di definire un altro economista che la pensa diversamente da lui  "letame" ??

 Ognuno puo' dire le "cazzate" che vuole ma per favore non vendetele come opinioni intelligenti !

Penso proprio che smettero' dopo anni di leggere NFA cosi' sarete contenti e felici !!

anzi, te la tengo spalancata io.

E, come commiato, lascia che te lo dica: o ben sei un deficiente che non sa l'italiano o sei in mala fede. O entrambe le cose.

Non solo perche', se fosse vero che leggi nFA da anni, sapresti benissimo come le puttanate dei tuoi eroi siano state qui regolarmente e sistematicamente smontate. Infatti, la volta che il loro capo ha voluto dibattere pubblicamente con me ed un altro economista vero ha fatto la figura che ha fatto ed ha persino cercato di non scendere nel merito dei suoi argomenti! Perche'? Perche' sa perfettamente che sul piano tecnico le fantasie che vi vende e sulle quali ha costruito la sua carrierina di guru tali sono: chiacchiere buone solo per i gonzi o per gli avventurieri della politica come Salvini e la sua banda di accoliti. Dopodiche', sul suo blog puo' lanciarsi in tutti i comizi pseudo-dotti che vuole ma lui SA che quanto dice non reggerebbe mai ad un confronto serio con qualsiasi economista minimamente preparato. PUNTO ED A CAPO.

Lo sei anche perche', fra le mille prove di deficienza che i tuoi commenti spandono, questa frase 

"Qui Bagnai viena definito "letame"  dal Prof. Boldrin senza nessuna motivazione !"

mi ha particolarmente infastidito. Perche', vedi, io ho scritto che Bagnai&Co vi hanno riempito la testa di letame NON che Bagnai&Co sono, qua persone, letame!

Questo e' palese a chiunque sappia l'italiano e non sia platealmente deficiente o in grande mala fede. Non devo nemmeno riprodurre la mia frase, l'hai fatto tu stesso nel tuo commento, per poi avere la faccia tosta di affermare, 4 righe piu' sotto, una tale bestialita'.

Vergognati e, per quanto mi riguarda, se ti togli di mezzo per sempre mi fai solo un favore. Con persone come te io non ho alcun piacere di discutere e, quando escono da casa mia, apro le finestre per far entrare aria e disinfettare l'ambiente.

Fine delle comunicazioni.
 

"Dopodiche', sul suo blog puo' lanciarsi in tutti i comizi pseudo-dotti che vuole ma lui SA che quanto dice non reggerebbe mai ad un confronto serio con qualsiasi economista minimamente preparato. PUNTO ED A CAPO."

Se lo sapesse non avrebbe invitato lei e altri al suo convegno. Oppure lo sa, in fondo, ma si è autoconvinto delle proprie (nuove) tesi. Ecco, forse propenderei per questa ipotesi.

spesa su gdp USA

Quel neolibberista di clinton e quel socialista di reagan... perchè se non si capisse dal grafico la spesa su gdp sotto Reagan è aumentata.

I am not worried about the deficit. It is big enough to take care of itself.

Ronald Reagan

Ma fortunatamente, non più di tanto.

Salve.

Per quanto ne so la teoria di Keynes prevede anche il pareggio di bilancio all'interno di un ciclo economico. Ovvero lo stimolo fiscale in deficit viene usato dallo Stato in una fase di recessione per essere poi compensato da una stretta fiscale in una fase di espansione, quando il PIL effettivo è al di sopra del PIL potenziale. Riprendendo l'esempio dell'articolo, lo Stato fornisce un cellulare al produttore di cellulari (preso a prestito da qualcuno) per prevenire il collasso dell'economia, ma si riprenderà indietro un cellulare dal produttore nel momento in cui l'attività sarà maggiore e circoleranno due cellulari, due tatuaggi, due tagli di capelli, due panini.

Questa seconda gamba su cui poggia la teoria è quella che (per ragioni politiche) viene sempre ignorata. Sarà forse che al keynesismo vengono attribuite proprietà taumaturgiche che non sono presenti nella teoria di JMK stesso, e le politiche keynesiane vengono invocate troppo spesso come la cura di qualsiasi male dell'economia?

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