MPS: Ego te baptizo sanam

15 agosto 2016 michele boldrin e Massimo Famularo

 I vescovi di un tempo battezzavano "pesce" la carne per aggirare nella sostanza, pur rispettandola nella forma, la regola del venerdì. Ancora oggi, gli italiani per stabilire il valore delle cose (o la convenienza sugli impieghi dei propri risparmi) confidano sul giudizio (tutt'altro che trasparente e disinteressato) del "sacerdote" di turno sia esso l'opinionista, il politico o il sedicente tenico indipendente, diffidando sempre del meccanismo diabolico (ed anonimo) chiamato mercato.

Il caso MPS (e delle altre banche) ci fornisce l'opportunità di studiare un aspetto qualificante della cultura italiana e una non trascurabile determinante del suo declino.

Riassunto delle puntate precedenti:

  • Il sistema bancario italiano non se la passa affatto bene (qui quo e qua letture sulle origini del problema)  e il governo italiano ha una certa idea su come affrontare la questione.
  • La nostra idea è differente e tiene conto della differenza tra salvare le banche (e/o i banchieri e/o i bancari) e il sistema bancario.
  • Il caso di studio più rilevante è ovviamente il Monte dei paschi di Siena per il quale si profila una soluzione formalmente "di mercato" in cui la politica mantiene saldamente la regia invece di farsi da parte come da noi auspicato.

Che c'entra il pesce? 

Sulla bacheca FB di Michele, i commenti a questo, questo e questo post ci offrono uno spaccato di come molti risparmiatori italiani, con competenze anche superiori alla media dei loro concittadini, valutano lo stato di salute della banca più vecchia del mondo (grassetti aggiunti). Ecco un esempio, utilizzando forse il commentatore più informato e coerente fra i molti apparsi:

Gent.mo prof. Boldrin, io contesto ciò che scrive. Non sono un economista, non sono un illustre accademico, però alcune affermazioni del suo articolo non mi convincono. "Gli zombie hanno una causa semplice, ed antica: il loro capitale sociale non è in grado di coprire le perdite da contabilizzarsi qualora l'ammontare di crediti non esigibili ed incagliati fosse ascritta in bilancio a valori di mercato": esiste un mercato dei NPL? Per ora, l'unico valore che il mercato (inteso come la borsa di Milano) ha utilizzato come metro di riferimento è stato il 17,8% del nominale, il quale è un valore che è stato fissato dall'autorità di risoluzione con riguardo alle 4 banche regionali 'salvaté. In realtà non esiste un valore di mercato dei NPL perché non esiste un mercato dei NPL: Bmps e Bper nei mesi scorsi hanno venduto alcuni pacchetti di NPL a valori iscritti a bilancio. Se le banche potessero procedere a cedere i NPL con relativa calma, molto probabilmente non risulterebbero perdite a bilancio. È ovvio che, se la Bce impone a Bmps la cessione di tutti i NPL in tempi strettissimi, il prezzo si abbassa, e di molto. L'intervento di Atlante 2 dovrebbe proprio creare un mercato dei NPL, per ora inesistente. Ripeto: finora Bmps e Bper hanno ceduto - sul mercato - i NPL a valori iscritti a bilancio. In un'epoca con i tassi di interesse a zero, il rendimento dei NPL fa gola a molti. Il 20% del facciale non è assolutamente un prezzo di mercato: è un prezzo da fallimento (tanto che tale valore è quello fissato in media per i NPL di Banca Etruria); ma Bmps non è in fallimento, visto che i risultati della gestione ordinaria appena pubblicati sono estremamente lusinghieri (Bmps ha una redditività superiore a quella di Intesa San Paolo).

(..)
 sono un piccolo azionista di Monte Paschi. In questo periodo molti hanno straparlato delle banche, invocando il bail-in per istituti che producono utili. Bmps ha le sofferenze iscritte a bilancio al 36%: è ovvio che, se le sofferenze venissero cedute al 20%, ci sarebbero perdite che annullerebbero il capitale sociale. Ma perché quel 20% utilizzato per le 4 banche regionali deve essere considerato un valore di mercato? Io ho solo contestato che esista un prezzo di mercato dei NPL e delle sofferenze, tutto qui. (..)  mi chiedo solo che senso ha invocare il bail-in per un istituto bancario che quest'anno farà 600 milioni di euro di utili netti. Il conto economico è ottimo: vi sono problemi a livello di stato patrimoniale, problemi molto gravi, ma non credo proprio che possano essere risolti con un bail-in. (..)

Per chiedere il bail-in occorrono dei presupposti giuridici di carattere soggettivo (essere un istituto bancario) e oggettivo (stato di dissesto): io credo che il BAIL-IN di Monte Paschi sarebbe semplicemente un ATTO ILLECITO, perché non ne sussistono i presupposti giuridici (è in dissesto un istituto bancario che dichiara utili di 300 milioni di euro al semestre - prospetticamente 600 milioni all'anno - e aumenta il proprio Cet1 ratio?). Già hanno fatto danni enormi il prof. Giavazzi e il prof. Zingales, parlando di buchi miliardari senza uno straccio di dimostrazione, spero che altri misurino le parole, proprio perché persone autorevoli (..) 

Dunque osserviamo che agli occhi del risparmiatore nostrano MPS è una banca sana per la quale non sussistono i presupposti per una procedura di risoluzione e le cui sofferenze potrebbero ben essere cedute, con calma, a prezzi non di saldo in modo da pareggiare i valori di bilancio senza causare perdite. Enucleare la fallacia di questi ragionamenti è più complicato di quanto non possa sembrare a prima vista, ci proviamo con pazienza poiché questo tipo di abbagli può spiegare numerose dinamiche alla base del declino italiano. Partiamo con un esempio:

Supponiamo di possedere una catapecchia e che questa sia registrata al catasto sotto la categoria A5 ossia “Abitazioni di tipo ultrapopolare”. Supponiamo di riuscire ad ottenere la variazione alla categoria A9 “Castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici.”

Supponiamo che ci siano una serie di agevolazioni fiscali destinate alla ristrutturazione degli edifici di pregio e che l’unico requisito per accedervi sia la classificazione dell’edificio come A9.

Possiamo dichiarare di aver legittimamente diritto alle agevolazioni per la nostra catapecchia? Stando alla lettera documentale sì poiché l’unico requisito è formalmente rispettato. Nella pratica la variazione di un record informatico all’ufficio del catasto modifica la natura diroccata del nostro immobile? No.

Dunque, per quanto ovvio e banale possa sembrare (ma se poi uno è costretto a spiegarlo tanto banale non dev’essere) alterazioni arbitrarie e artificiose di classificazioni burocratiche, non possono incidere sul valore economico di ciò che esiste nella realtà. Quando abbiamo a che fare con la contabilità questo principio resta ugualmente valido anche se la faccenda è un po' più complicata: se, ad es, ho la perizia giurata di un esperto nominato da un giudice che valuta un immobile 100€ posso legittimamente astenermi dallo svalutare un credito in sofferenza del valore di 90 garantito da quell’immobile (non è proprio così, ma teniamo l’esempio semplice). Dunque la mia registrazione in contabilità non è falsa, e si basa su un documento ufficiale. Se però il mercato locale valuta quell’immobile 50, la valutazione del perito verrà smentita e io recupererò sul mio credito un importo pari a  50 meno i costi di recupero.

Un terzo osservatore, che avesse queste informazioni potrebbe offrirmi oggi per quel credito un importo pari al valore attuale dei recuperi netti scontati per il suo rendimento atteso. Ecco allora che abbiamo 3 valori diversi, ognuno dei quali è legittimo secondo la rispettiva metodologia o prospettiva che lo ha generato:

  • 90 è il valore che si può mettere in bilancio, con buona pace dei revisori, perché giustificato dalla pezza d’appoggio del tribunale (a meno di una approssimazione per il fattore di sconto richiesto dai principi IAS e da indicazioni prudenziali dei regolamenti Bankit).
  • 45 circa (immaginiamo 10% spese) è il valore corretto che un istituto sano, che può finanziarsi a tassi vicini a zero e ha una dotazione di capitale proprio tale da potersi permettere di aspettare i tempi di recupero di quel credito, dovrebbe mettere in bilancio con criteri economici.
  • 20-25 è invece l’importo che un istituto con capitale insufficiente - e che per questo sarà verosimilmente costretto a cedere sul mercato quel credito per far fronte al proprio deficit di capitale - dovrebbe iscrivere in bilancio.

Fatto questo quadro di riferimento concentriamoci su 2 convinzioni dei nostri commentatori

  1. cedere un credito ad un valore pari al netto di bilancio non comporta perdite.
  2. una banca che è in utile non presenta il presupposto oggettivo di dissesto per avviare una procedura di risoluzione.

Il punto 1 è corretto se circoscriviamo la nostra analisi alla singola scrittura contabile con la quale esce un credito ed entra cassa in banca. Il credito che esce sarà pareggiato in parte dalla cassa che entra e in parte da un fondo di svalutazione contenente le precedenti “previsioni di perdita”. Che direste se una scrittura precedente alla cessione avesse “adeguato” il netto di bilancio in modo da farlo corrispondere al prezzo di trasferimento? Che se pure l’operazione di cessione non ha portato perdite, le perdite erano di fatto già contabilizzate nell’adeguamento del fondo.  

Dunque cedere un credito in sofferenza al valore netto di bilancio nulla ci dice su quale sia la perdita economicamente sopportata dalla cedente poiché detta perdita potrebbe essere già stata contabilizzata nel fondo svalutazione.

Leggendo questo comunicato stampa dal sito di MPS apprendiamo che:

  • Una parte del portafoglio di crediti deteriorari pari a 27.7 miliardi aveva un netto di bilancio a marzo 2016 pari a 10.2 miliardi
  • Quel segmento verrà ceduto ad un veicolo di cartolarizzazione dopo che il netto sarà portato a 9.2 miliardi (dunque dopo svalutazioni aggiuntive per circa 1 miliardo)
  • La struttura di cartolarizzazione prevede una tranche senior da 6 miliardi, una mezzanina da 1.6 miliardi e una Junior da 1.6 miliardi

Dunque, contabilmente, MPS cede parte dei suoi crediti deteriorati (il totale sofferenze a marzo 2016) a un valore pari al netto di bilancio e, sempre sotto il profilo strettamente contabile, da questa operazione non derivano perdite. Tuttavia lo stesso documento dice che la banca chiederà al mercato 2,6 miliardi (1 per coprire la prima svalutazione e 1,6 per la tranche equity) per perfezionare la cessione appena menzionata, oltre a 2.2 ulteriori miliardi per incrementare le previsioni di perdita sui crediti deteriorati non ceduti (incagli e past due). Vale la pena di notare che, anche dopo questi ulteriori conferimenti di capitale che la banca MPS va cercando, il suo capitale netto praticamente non aumenta. 

Quanto è sana una banca che ha una capitalizzazione di borsa tra 7 e 800 milioni a fronte di un patrimonio netto di 9,5miliardi (da ultimo bilancio) e che dichiara pubblicamente di aver bisogno di 5 miliardi (senza contare gli 1,6 che mette Altante e dei quali non è certo quanto potrà rientrare se consideriamo che ha chiesto e ottenuto anche warrants per arrivare al 7% delle azioni della banca post ricapitalizzazione) per rimettersi in sesto? La domanda è ovviamente retorica perché è chiaro a chiunque abbia un minimo di dimestichezza con faccende bancarie che una banca in queste condizioni non è in grado di operare fattivamente come banca. 

Ma sta facendo profitti, insiste il nostro piccolo azionista. Bene, quanti profitti sta facendo? Al ritmo attuale (ed eliminati i proventi straordinari) la banca MPS riesce a generare, al meglio, 500 milioni di profitti all'anno. Assumiamo vengano tutti tenuti in casa per aumentare il capitale: fra quanti anni sarà MPS in grado di operare come una "vera banca", ossia una banca adeguatamente capitalizzata a fronte dei suoi impegni e del suo patrimonio? Abbiamo visto che la banca stessa, per sopravvivere, ha bisogno di almeno 6-7 miliardi: a questo ritmo sono circa 12-14 anni!  

Dunque, tornando alle 2 fallacie dei nostri commentatori:

1) La cessione delle sofferenze che potrebbe essere considerata contabilmente senza perdite comporta, per ammissione dello stesso istituto un fabbisogno di almeno 2,6 miliardi di capitale aggiuntivo. Altri 2.2 andrebbero imputati a migliorare la copertura dei deterioratri non ceduti, la qual cosa dovrebbe pure far pensare: evidentemente il management della banca MPS sono coscienti che i valori con cui hanno, sino ad oggi, iscritto a bilancio i loro crediti deteriorati non erano realistici e che, quindi, ulteriori perdite potranno venire dai medesimi. 

2) L’utile che pure emerge dall’ultima trimestrale (circa 350 milioni di cui, però, quasi 200 dovuti a proventi fiscali straordinari) impallidisce difronte ai costi di risanamento indicati nel comunicato stampa dell’istituto stesso (e non include ad es le commissioni previste per l’aumento di capitale che da sole potrebbero valere 200-225 milioni) e alle possibili necessità di accantonamenti aggiuntivi poichè 

2a) in bilancio rimangono 20 miliardi di deteriorati che dopo l’operazione avranno una copertura del 40% in linea con la media di mercato per deteriorati non a sofferenza. Questo è importante perché se anche solo il 10% di questo stock dovesse deteriorarsi ulteriormente avremmo 2 miliardi di nuove sofferenze e 400m di nuovi accantonamenti, distruggendo gli utili previsti. 

2b) Includendo quest’operazione nelle serie storiche per il calcolo di fabbisogno di capitale a fini regolamentari sarebbe emerso un fabbisogno di ulteriori 2 miliardi evitato grazie ad una deroga espressa.

Provando a tirare le somme:

L’abbaglio principale dei nostri commentatori risiede nella fede cieca nei formalismi e nelle definizioni burocratiche che li porta a perdere di vista la sostanza della realtà.

Questa deleteria visione del mondo, in cui il valore delle cose cambia con un tratto di penna del regolatore o del burocrate in spregio dei segnali evidenti del mercato, porta a scelte subottimali di impiego dei propri risparmi e a prestar fede alle narrazioni autoassolutorie dei politici. 

A questo punto il lettore si aspetta, crediamo, una discussione di perché questa "visione del mondo" o "cultura diffusa" sia deleteria. Ma e' autoevidente: sostituire il formalismo e la retorica all'analisi obiettiva dei fatti fa vivere in un mondo irreale che viene, presto o tardi, distrutto da quello reale. Il quale, nel campo economico, è quello dei mercati, ossia dei valori che milioni di persone attribuiscono alle passività ed attività di una banca, o di ogni altra azienda.  

35 commenti (espandi tutti)

... torno alla carica con un aspetto che mi è caro.

Come le regole influenzano il comportamento degli attori?

Prendo spunto dal contesto svizzero, che prevede (banche comprese) che se i debiti superano la metà del capitale versato + riserve legali (diverso a quanto mi risulta dagli attivi di bilancio, o patrimonio netto) iniziano una serie di attività che nel giro di pochi mesi  portano al fallimento oppure ad azioni di risanamento. Naturalmente uno dei problemi nel campo finanziario è valutare i debiti ma la regola mi sembra chiara. Migliaia di società italiane sarebbero fallite da tempo, in base a questa regola (attiva in CH dal 1911) ... ma questo è un bene o è un male?
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Vedere art 725 (e seguenti) del codice delle obbligazioni svizzero (del 30 marzo 1911, Stato 1° luglio 2016).
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  Art. 7251VII. Perdita di capitale ed eccedenza dei debiti / 1. Avvisi obbligatori

VII. Perdita di capitale ed eccedenza dei debiti

1. Avvisi obbligatori

1 Se risulta dall'ultimo bilancio annuale che la metà del capitale azionario e delle riserve legali non è più coperta, il consiglio d'amministrazione convoca immediatamente l'assemblea generale e le propone misure di risanamento.

2 Se esiste fondato timore che la società abbia un'eccedenza di debiti, deve essere allestito un bilancio intermedio soggetto alla verifica di un revisore abilitato.2 Ove risulti da tale bilancio che i debiti sociali non sono coperti né stimando i beni secondo il valore d'esercizio, né stimandoli secondo il valore di alienazione, il consiglio d'amministrazione ne avvisa il giudice, salvo che creditori della società accettino, per questa insufficienza d'attivo, di essere relegati a un grado inferiore a quello di tutti gli altri creditori della società.

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Questo serve ad evitare fallimenti a catena. Lo sapevano anche nel 1911, anche se non lo chiamavano ancora "effetto domino".

Articolo ben scritto, complimenti.

Rimane però una debolezza di fondo: non si entra nel dettaglio di quanto valgano veramente gli NPL. Le analogie utilizzate (la carne benedetta che diventa pesce e la catapecchia che al catasto diventa palazzo) sono accattivanti, ma a ben vedere non dimostrano nulla, servono soltanto per illustrare meglio e dare colore alla convinzione degli autori (= gli NPL valgono molto meno dei valori iscritti a bilancio).

Volendo si potrebbe tranquillamente rovesciare queste figure retoriche, dicendo che anche il pesce sconsacrato può diventare carne, così come l'antico palazzo signorile può diventare catapecchia sulla carta; fuor di metafora: chi ci assicura che i valori in area 20 assegnati alle sofferenze delle 4 banche che sono state "risolte" sia più realistico che non i valori in area 35-40 dei bilanci bancari?

Si è per caso utilizzata una metodologia trasparente e condivisa per giungere a quel risultato? Affatto, sono stati calati dall'alto, successivamente rettificati (si è anche confessato abbastanza palesemente che si sono scelti quei valori perché prudenziali, non sapendo bene che pesci pigliare).

E ancora: chi ci assicura che i valori cosiddetti di "mercato" siano più realistici dei valori a bilancio? Il mercato è un buon sistema di price discovery quando è trasparente, efficiente e liquido. Tutte caratteristiche che al mercato delle sofferenze in Italia mancano. Anzi, a ben vedere non si può nemmeno parlare di un mercato delle sofferenze ma solo di singole transazioni, dato che le sofferenze non sono fungibili tra di loro: pur dando a tutte lo stesso nome, il contenuto è assai variegato, p.e. un retail secured e un corporate unsecured sono due bestie completamente diverse. Se non facciamo queste (ed altre) distinzioni (e le abbiamo forse fatte?), rischiamo di sommare cose diverse come appartamenti nuovi in città con vecchi casolari in campagna.

In conclusione: ad intuito mi sento di condividere le vs. perplessità, ma se vogliamo andare oltre l'intuito e le sensazioni, allora a mio avviso è inevitabile fare un'analisi approfondita, dettagliata e fondata sui numeri concreti degli NPL (con un'attenta suddivisione per tipologia) prima di poter affermare che questa o quella banca italiana non è più viable (= in grado di sopravvivere).

Noi non sappiamo quanto valgono gli NPL. 

Nessuno lo sa, in effetti. Nel senso che nessuna persona o gruppo coordinato di persone "sa" con certezza quanto valgano. Questo È il punto del post.

Lo sa il "mercato" che è un aggregatore (fra i tanti possibili, ma questo storicamente ha funzionato meno peggio di tutti gli altri proposti e tentati) delle mille alternative proposte.

Abbiamo chiaramente spiegato perché, da punti di vista altri dal mercato, alcuni argomentino altrimenti. MA, e qui sta il problema, SE davvero sono convinti di quanto dicono ... well, che ci mettano i soldi e li comprino ai valori che loro ritengono appropriati. Semplice, no?

Questa è l'unica disciplina possibile: se pensi che X valga Tot compralo a Tot - epsilon e ci gudagni.

Questo il messaggio, semplice semplice. 

Caro anonimo, forse l'articolo non è così ben scritto come dici perché, sembra dal tuo commento, non siamo riusciti a rendere chiaro il nostro argomento.
 

Premesso  il punto di fondo l'ha chiarito Michele, aggiungo qualche nota di colore poiché sono 16 anni che valuto portafogli NPL e in qualche caso anche originati da MPS o dalle sue incorporate (in particolare conosco bene i ptf ex Antonveneta).

Nessuno ha mai scritto o detto che i valori assegnati alle 4 banche risolte (ci ho scritto un post apposito) siano più congrui di quelli pagati da Atlante.  Non ci sono informazioni sufficienti per dirlo.

Anzi l'esempio teorico illustra come il valore di realizzo immediato di un credito possa discostarsi da quello che legittimamente un istituto è autorizzato a iscrivere  bilancio. 

Che l'argomento non sia rovesciabile deriva da 2 osservazioni:

1) È lo stesso istituto ad ammettere che avrá bisogno di 5 bn di capitale di cui 2.2 come maggiori accantonamenti sui crediti  ancora a sofferenza 

2) per le azioni quotate in borsa il mercato esiste e funziona: le valutazioni prodotte da questo mercato sono più aggiornate ed in incorporano una quantità di informazioni (e di analisi basate sulle informazioni) ben superiore alla contabilità

Non è necessario avere una valutazione precisa degli NPL per congettuare che siano "sopravvalutati" in bilancio: l'istituto stesso ammette necessità di accantonamenti aggiuntivi per 2bn su incagli e past due mentre le quotazioni di borsa scontano un fabbisogno ben maggiore. 

Ancor piu' che i 2.6 bn chiesti al mercato per rettificare il valore dei NPL ceduti, mi colpiscono i 2.2 bn necessari per accantonamenti sui crediti *non* ceduti. Se per i 2.6 bn potrebbe valere l'argomento del piccolo risparmiatore sul time contraint della cessione (servono 2.6 bn perche' la bce mi costringere a vendere tutto e subito, altrimenti nel 2050 magari non servirebbero), sui crediti che restano in pancia quale sarebbe la giustificazione? 

MPS sta ammettendo che i valori iscritti in bilancio erano irrealistici? Oppure, dato che i NPL vengono prezzati con dei modelli che vanno aggiornati di volta in volta si ha un riscontro reale del valore di mercato (si dice mark to market?), la cessione di una parte di essi automaticamente implica la svalutazione dei crediti non ceduti. Se fosse cosi', in effetti l'obbligo di cedere "in fretta" i NPL innesca un effetto a catena che costa 5 bn. Non possiamo sapere se questi 5 bn sarebbero 4bn, 3bn o 0bn se l'orizzzonte temporale fosse piu ampio.  

Insomma, per un lato, l'argomento del piccolo risparmiatore sulla "fretta" mi sembra abbia un senso, a voler essere generosi. Purtroppo pero', mi sembra molto piu' probabile lo scenario delle banche zombie prospettato da MB. Quei 5bn sono necessari e punto, senza essere costretta a vendere, MPS si terrebbe in pancia NPL per le prossime ere geologiche.

Una piccola nota a margine: era necessario aspettare l'ottavo anno dopo l'inizio della crisi per accorgersi che le banche italiane hanno una quantita' abnorme di NPL (mi sembra di aver letto che anche durante la crisi le banche USA non raggiungevano il 5% di NPL)? Non mi stupisco che la Banca d'Italia abbia guardato da un'altra parte, ma la BCE?

Premesso che ovviamente si corre a chiudere il recinto quando i buoi sono scappati a onor del vero i crediti cattivi in quegli otto anni sono più che triplicati e poi ci son stati quegli eventi macro che sappiamo per cui, almeno stando ai dati pubblici per i primi 3-5 anni la situazioni poteva non apparire così grave (se bene la tendenza cominciasse a farsi impressionante).

Last but not least l'argomento è sempre stato anche che il valore delle garanzie immobiliari avrebbe limitato le perdite per cui si trattava solo di aspettare...

Insomma, per un lato, l'argomento del piccolo risparmiatore sulla "fretta" mi sembra abbia un senso, a voler essere generosi. Purtroppo pero', mi sembra molto piu' probabile lo scenario delle banche zombie prospettato da MB. Quei 5bn sono necessari e punto, senza essere costretta a vendere, MPS si terrebbe in pancia NPL per le prossime ere geologiche.

certo che il tempo ha un impatto: la valorizzazione di qualunque assett illiquido è influenzata dal tempo a disposizione (prova a vender casa in 3 mesi o in 3 anni e vedrai differenze). Il punto è che alcuni possono permettersi di aspettare altri no. 

 dato che i NPL vengono prezzati con dei modelli che vanno aggiornati di volta in volta si ha un riscontro reale del valore di mercato (si dice mark to market?), la cessione di una parte di essi automaticamente implica la svalutazione dei crediti non ceduti.

Allora cedere crediti può avere un impatto sulla valorizzazione in bilancio dei crediti non ceduti. In questo caso vi è stata una deroga espressa a questo proposito (secondo il sole24ore sui crediti in bonis l'adeguamento delle serie storiche avrebbe comportato altri 2bn di accantonamenti) 

Dunque non è la "fretta" che scatena le reazioni a catena. E' la situazione dell'istituto che è drammatica e da un lato non consente di aspettare il recupero sulle sofferenze (è una grandezza incerta e per tranquillizzare gli investitori sarebbero necessari aumenti anche maggiori) dall'altro ha richiesto anche deroghe eccezionali quali il mancato adeguamento delle serie storiche.

dubbio

giovanni federico 17/8/2016 - 07:30

ma come fa il mercato a valutare le sofferenze senza alcuna informazione? A quanto ho capito, gli unici dati disponibili sono i) la valutazione dello stesso MPS attraverso le svalutazioni passate e le previsioni di futuri aumenti di capitale; ii) il prezzo di acquisto di altre sofferenze di altre banche. 

Beh in realtà ci sono altre info comparabili con altri istituti di credito quali ad es il tasso di copertura. Per esempio i 2.2bn servono a portare la copertura dei deteriorati non a sofferenza in linea con la media delle altre banche. Altro indicatore è la quota di crediti assistiti da garanzia immobiliare. Anche se non sai esattamente quanto valgono le garanzie (per le banche  valgono sempre più del credito e l'esempio fatto nel post non è così campato per aria) si può confrontare accantonamenti e quote di crediti garantiti con altre banche etc

Inoltre si può guardare alle evoluzioni tendenziali delle grandezze ad es a guardare i bilanci degli ultimi 5-10 anni su può vedere che ad es le sofferenze sono cresciute molto negli ultimi 5-7 anni.  Un analista potrebbe quindi stimare che in futuro una certa parte degli attuali incagli si deteriori e diventi sofferenza (e dunque vada coperta con accantonamenti tipici di quel tipo di attivi) etc

Anche se non è il mio mestiere credo che a spulciare bene le info pubbliche sia possibile estrarre diverse informazioni che indirettamente consentano di stimare la congruità degli accantonamenti.  Avendo poi soldi e tempo e svoglendo quell'attività a tempo pieno si possono sottoporre richieste di informazioni all'istituto stesso e quindi ottenere info aggiuntive.

il mercato secondo me può valutare la carenza di informazioni come elemento di rischio ed allontanarsi da un asset.  Come non è possibile "non comunicare" (anche il vicino di posto in aereo che tace malgrado le tue insistenze ad attaccare bottone in fondo ti sta comunicando qualche cosa) cosi' non è possibile "non informare".

Esatto

Massimo Famularo 17/8/2016 - 11:14

Le quotazioni attuali di MPS scontano con molta probabilità anche incertezza e carenza di informazioni dettagliate

Mercato?

Silvio 16/8/2016 - 10:40

Buongiorno,
credo che il “piccolo azionista MPS” si esprima contro il bail-in pensando, come molti, che, in assenza di tale procedura, il proprio investimento sarebbe salvo. Secondo me, un’analisi delle affermazioni di questo signore dovrebbe prendere spunto dalla critica di tale luogo comune: in questi casi, infatti, il coinvolgimento degli azionisti nel bail-in è poco più che un fatto formale, poiché l’aumento di capitale che attende MPS sarà talmente diluitivo da azzerare comunque il valore delle vecchie azioni.
L’unica differenza è che, vendendo tali azioni, i vecchi soci potranno realizzare una minusvalenza fiscalmente opponibile ad eventuali plusvalenze, operazione che dopo un bail-in non sarebbe invece possibile.
Chi vuole evitare il bail-in vuole salvare i creditori della banca, non i soci.
Lo sa bene Renzi, il cui consenso evaporerebbe del tutto nel caso di azzeramento del valore dei subordinati di MPS che, come noto, abbondano nei portafogli della clientela retail.
Voi scrivete: «Questa deleteria visione del mondo, in cui il valore delle cose cambia con un tratto di penna del regolatore o del burocrate in spregio dei segnali evidenti del mercato, porta a scelte subottimali di impiego dei propri risparmi e a prestar fede alle narrazioni autoassolutorie dei politici.»
Siete davvero sicuri che il mercato, a proposito di MPS, stia dando dei segnali autonomi?
A me non sembra, anzi ritengo che il crollo di MPS (l’ultimo dei tanti) sia iniziato proprio a causa di quel “tratto di penna del regolatore” con il quale è stato imposto alla banca di accelerare il processo di smaltimento degli NPL.
A ben vedere, senza voler entrare nel merito della loro correttezza, le decisioni del regolatore hanno guidato le quotazioni dei titoli bancari europei negli ultimi anni. Il mercato si è via via limitato a “scontare” nei prezzi le richieste di ratio patrimoniali superiori, di pulizie di bilancio più rapide, di valutazione, negli stress test, dei titoli di Stato a prezzi di mercato e così via.
La stessa valutazione degli NPL a 20 (o giù di lì) non è frutto del processo di price discovery del mercato, ma è stata rapidamente inglobata nei prezzi di borsa solo dopo che BdI l’ha effettuata per le quattro banche “risolte”.
Mai il mercato è andato contro il regolatore, mai ne ha in qualche modo anticipata e/o forzata alcuna decisione.
Insomma, invocare il primato del mercato rispetto ai burocrati non mi sembra particolarmente opportuno in questo caso.

Qui nessuno invoca il primato di alcunchè. Il piccolo azionista scrive

1)che la banca è sana perchè è in utile

2) che vendere le sofferenze al netto non produce perdite (argomento ponte per dire poi che avendo il tempo si possono smaltire le sofferenze al valore netto)

noi crediamo che tra i 10bn che il commentatore spera valga mps e i 7-800 che quota in bosrsa sia più vicina alla realtà la valutazione del mercato e abbiamo scritto perchè.

Il punto del post è che a furia di andar dietro ad escamotage si perde il senso della realtà. Dire che la banca è sana perchè è in utile di qualche centianio di milioni quando sta per chiedere 5 miliardi che spera di ottenere se 1,6 aggiuntivi ce li mente atlante e non siamo ancora affatto sicuri che il tutto funzioni vuol dire aver smarrito il senso della realtà.

 

Vede, lei confonde regolatore con burocrate. Non sempre il regolatore e' un burocrate, a volte serve e serve al mercato. 

Il discorso e' sia vecchio che lungo ma, in soldoni: nell'attivita' bancaria c'e' informazione molto asimmetrica, quindi il bancario/banchiere medio mente appena puo'. Senza regolatore questo porta a continue frodi. Siccome il bancario/banchiere ha privilegi (puo' far banca, usando i soldi presi a prestito a tassi super bassi dalla banca centrale per prestarli a chi vuole lui ai tassi che vuole lui) allora abbiamo giustamente messo dei regolatori per garantire che facciano, le banche, meno trucchi possibile e competano per davvero.

In Italia, per mille ragioni che abbiamo anche parzialmente spiegato in mille altre occasioni, questi regolatori hanno funzionato molto male.

La BCE "imponendo" come dice lei l'accelerazione dello "smaltimento NPL" ha solo fatto il proprio dovere per ristabilire condizioni minime di mercato. Altrimenti MPS, con la complicita' del regolatore italiano, continuava a far finta di nulla nascondendo la realta' dei fatti. Ossia mentendo ed ingannando il mercato.

Ora, a seguito dell'entrata in scena del regolatore BCE, MPS e la sua dirigenza hanno smesso di mentire. O, meglio, mentono con maggior difficolta'. Ed il mercato ha giustamente reagito.  

Nel testo originale, però,  era detta un'altra cosa:

«Questa deleteria visione del mondo, in cui il valore delle cose cambia con un tratto di penna del regolatore o del burocrate in spregio dei segnali evidenti del mercato, porta a scelte subottimali di impiego dei propri risparmi e a prestar fede alle narrazioni autoassolutorie dei politici.»

beh, no.

dragonfly 19/8/2016 - 10:15

il coinvolgimento degli azionisti nel bail-in è poco più che un fatto formale, poiché l’aumento di capitale che attende MPS sarà talmente diluitivo da azzerare comunque il valore delle vecchie azioni.

in realtà, l'odierno azionista MPS può averne comprate tante ieri, per cui ha molto da temere dal bail in.

inoltre, tecnicamente gli aumenti di capitale sono neutri rispetto al valore posseduto; con i diritti di sottoscrizione, tanto avevo prima a e tanto mi ritrovo dopo. invece, se non si partecipa viene diluita la quota percentuale di capitalizzazione e questo può interessare  chi la vuole far valere in assemblea dei soci, quindi solo l'azionista di controllo e magari i suoi antagonisti. all'investitore non interessato al controllo, preoccupa "come la prende il mercato" e nel caso di MPS, si può pensare che l'incombenza di un altro aumento di capitale segnali una situazione irrecuperabile, non l'inizio di un risanamento.

BMPS ieri capitalizzava meno di 700 milioni di euro. Se dovrà raccogliere 6/7 miliardi, l’aumento di capitale assomiglierà molto ad una IPO, ossia il valore della banca starà quasi per intero nelle azioni di nuova emissione. E’ vero che ai vecchi soci è concesso il diritto di sottoscrivere le nuove azioni, ma per farlo dovranno pagare, ossia ricapitalizzare da zero la banca. In alternativa potranno vendere i diritti, ma l’esperienza insegna che difficilmente tale vendita potrà coprire le perdite pregresse, anche per chi ha acquistato l’azione in prossimità dell’aumento. Si vada a vedere i precedenti aumenti di MPS, ma anche il recente aumento di SAIPEM. Chi ieri ha comprato l’azione specula nel brevissimo, ossia spera di poterla rivendere nel giro di poco tempo, oppure ritiene che si possano evitare sia il bail-in sia, in tutto o in parte, l’aumento di capitale.

ma anche no.

dragonfly 19/8/2016 - 15:20

gli aumenti iper diluitivi hanno una conseguenza tecnica ben nota: nei pochi giorni di contrattazione dei diritti e delle azioni ex stacco, l'arbitraggio fra i due valori può essere molto difficile, con conseguenti strappi di prezzo e comici imbarazzi dei giornalisti "generalisti" chiamati a commentare magari un "più 25%!"  in una giornata di borsa altrimenti tranquillissima.

questa grave complicanza però a priori non determina nulla, ma proprio nulla, della sorte ultima dell'azionista non interessato al controllo. l'aumento di capitale è un punto di rottura, una spece di domanda a cui il mercato non può esimersi dal dare pronta risposta, però quale sia 'sta risposta lo si sa solo dopo.

Chi ieri ha comprato l’azione specula nel brevissimo, ossia spera di poterla rivendere nel giro di poco tempo, oppure ritiene che si possano evitare sia il bail-in sia, in tutto o in parte, l’aumento di capitale.

non conta quello che è stato, ma quello che sarà:

se è bail-in, gli azionisti perdono tutto.

invece, se l'aumento di capitale salva la banca, costringendo ad es. all'uscita gli azionisti di controllo attuali, esso è benedetto, anche se non vi partecipo.

A spanne, dopo un adc da 7 miliardi le svalutazioni e la distribuzione dell'equity tranche, il patrimonio netto di MPS ammontera' a 14 miliardi.
Dati i multipli correnti, la banca potra' capitalizzare, se i mercati saranno generosi, i 7 miliardi dell'adc.
In altre parole: un adc di questa portata equivale a rifondare la banca da zero o, come detto prima, ad un bail-in.
 L'arbitraggio diritto/azione non ha niente a che vedere con quanto sostengo.
Solo un adc di minori dimensioni (ipotesi che non si puo' escludere) conserverebbe un po' di valore nelle vecchie azioni.

Solo un adc di minori dimensioni (ipotesi che non si puo' escludere) conserverebbe un po' di valore nelle vecchie azioni.

non hai capito come funziona l'aumento di capitale. al momento della definizione dello "sconto" sulle azioni di nuova emissione queste sono esclusivamente offerte in prelazione ai vecchi azionisti. dal successivo giorno lavorativo, le  azioni staccano il diritto e il vecchio azionista si ritrova in possesso delle azioni a nuovo prezzo, ribassato e anche di molto, ma anche dei  diritti di sottoscrizione delle nuove azioni, quotati per un paio di settimane. a lui interessa cosa vale la somma dei due prezzi, e in genere è un conto che sa fare.

allora tutto dipende da come "va" l'aumento di capitale. se c'è ressa a comprare i diritti, il loro prezzo sale e chi li vende, cioè un vecchio azionista che non vuole cacciare altri soldi, guadagna e anche bene. viceversa, etc.

allora un aumento molto diluitivo complica  gli arbitraggi, come ti ho fatto notare, ma a priori non si può sapere se fa perdere o guadagnare l'azionista non interessato al controllo. questo vale anche per  un aumento più contenuto, non vi è differenza fra i due casi.

chi storce il naso di sicuro davanti a un ADC di grosse dimensioni è solo l'azionistra di controllo, perchè per mantenere quel controllo  deve investire di nuovo somme cospicue. se avesse fatto bene il suo lavoro, però non ci sarebbe stato bisogno di aumentare il capitale, sono lacrime di coccodrillo.

io mi fermo qui.

Thanks

michele boldrin 23/8/2016 - 00:44

:)

Di norma, in questo tipo di ADC, al di la' di qualche effimero rimbalzo, il prezzo dei diritti crolla per tutto Il periodo di quotazione, sino a giungere vicino allo zero. La spiegazione e' banale: come ho detto piu' volte, in questi aumenti l'intero valore della societa' risiede nelle nuove azioni e Il diritto ad acquistare qualcosa al suo giusto prezzo non vale nulla. Se Il suo ragionamento avesse un minimo di fondamento, Veneto Banca e la Pop Vicenza si sarebbero potute ricapitalizzare sul mercato. Cio' non e' stato possible perche', agli attuali multipli di mercato, non fu possible determinate uno sconto che rendesse Il valore della banca post aumento almeno pari all'aumento stesso. Nessuno paga 100 se ha la certezza che, unna volta quotato, cio' che ha comprato varra' 90. Lei parla dei diritti come di una manna caduta dal cielo, dovrebbe sapere che Il diritto dell'adc MPS gia' esiste, e quota incorporato all'azione. Nessun regalo, come e' giusto che sia.. PS scrivo, con Grande difficolta', da uno smartphone. Mi scuso per gli errori.

evdentemente esperti di aucap, che con il modello rolling , utilizzato(si ritiene ragionevolmente visto l'infimo coeffciente K) per il prossimo aucap di MpS, dovrebbero attenuarsi gli effetti distorsivi affrontati in passato. Sarà un caso di scuola ed è complesso oggi fare previsioni. Entrambi dite cose corrette ma scarsamente attinenti fra loro. Saluti,

bastano i rudimenti dell'analisi fondamentale o, in mancanza di essi, una minima pratica dei mercati azionari, per comprendere gli effetti di un aumento da 7 miliardi per una società che ne capitalizza meno di un decimo.
Il signor "Dragonfly" parla d'altro, dimostrando una discreta competenza, ma non evidenzia un solo elemento capace di contrastare efficacemente la mia affermazione.

2 cents

Sig.Ernesto 17/8/2016 - 08:47

Premesso che gml ha scritto cose corrette, tutti o quasi trascurate un concetto basilare. Gli NPL sono derivati quotati su un mercato interno che vanno venduti su un mercato esterno ILLIQUIDO.  Con spreads acquisto / vendita ampi il tempo, come letteratura insegna, e' fondamentale. Nel caso di studio, vista la mole di NPL, tutta la banca e' un gigantesco derivato tanto che son bastate quattro fregnacce da Davos , avallate da Roma, per mettere a segno rialzi percentuali a doppia cifra sia su azioni che su bonds sub. Quindi..ben venga un piano serio per guadagnare tempo e ristrutturare la banca ma guai a permettere in futuro il ripetersi di tali situazioni di urgenza..ove anche un castello viene venduto, in penuria di compratori, al prezzo di una baracca. Torno a fa il bagno. :)

Gli NPL non sono derivati. 

Il fatto che tu venda il castello al prezzo di una baracca dipende dal fattore fondamentale che tu possa o meno permetterti di aspettare che arrivi il compratore giusto.

Ma questo è argomento marginale poichè il punto di fondo che la storia che ad averci il tempo si riesce a vedere a prezzo più alto è controfattuale e in ogni caso poco credibile. MPS ha ricevuto 8 miliardi per comprare tempo, ha avuto il tempo e oggi chiede altri 5 miliardi e ci è voluto un pesante intervento dello stato affichè questa soluzione fosse presa in considerazione (poi vediamo se funziona)

e questa non è la sede adatta per una digressone ma la stretta relazione tra NPL oltre un certo limite, il loro tasso di recuper stimato e derivati è lampante. Non a caso la GACS prevede una remunerazone in base ai credit default swaps dell'isttuto che la richiede(e stiamo parlando della tranche senior) a diverse scadenze (più tempo viene prestata..più costa). Cmq. forse che non è chiaro(ma l'ho scritto più volte, ultima nell'articolo del Prof. Bisin):io concordo sui principi espressi dagli autori di NfA negli articoli rguardant banche, bal in, commissariamenti etc..etc..etc.. ma poichè il mercato oggi è tutto fuorchè "libero"..e può perrmettersi di rimanere irrazionale più di quanto possiamo permettercelo noi..meglio, a mio avviso, procedere ad operazioni meno traumatche possibile e..odioso..guadagnare ancora tempo..per poi fissare paletti di buon senso che valorizzinom finalmente, le capactà di fare impresa (punendo si spera in manera severa i lestofanti).

domanda

Giulio 17/8/2016 - 19:28

Salve Professore,
sono una persona appassionata di borsa e finanza, nella vita mi occupo di tutt'altro e non possiedo nessuna laurea e sono stato un suo elettore.

Le scrivo per chiederle quanto segue.
Siccome il sistema bancario è a riserva frazionaria con ogni mutuo concesso dalle banche si ottiene un espansione della base monetaria non-M0. Quindi, ipotizzando una riserva del 10% la base motetaria si espande del restante 90% del prestito concesso. Soldi per i quali la banca è responsabile e nel caso il credito in seguito si deteriori la banca lo dovrà coprire con nuova liquidità.
Ora procediamo con questo esempio. Siamo nel 2005.
Banca A con gestione corretta, Banca B con gestione non corretta.
Imprenditore A affidabile ed Imprenditore B amico del politico amico del banchiere .....
L'imprenditore A chiede alla Banca A un prestito di 1 milione di euro per la sua attività che stà andando piuttosto bene.
L'imprenditore B invece, con un attività piuttosto sottoperformante, riesce ad ottenere anche lui un prestito dalla Banca B di 1 milione di euro. Prestito che la Banca A non gli avrebbe concesso.
Arriva la crisi e a causa dell'incapacità politica e dei problemi strutturali di Italia ed Europa l'economia entra nella recessione che tutti stiamo ancora vivendo ed entrambe le attività falliscono.

Ora arriviamo al dunque, entrambe le banche devono rispondere per 900 mila euro (90% del prestito). Però quando la Banca B ha dato un prestito che magari non avrebbe dovuto la Banca A invece aveva operato in modo corretto. La Banca A quindi dovrebbe prendersela con le Istituzioni che non sono state in grado e non lo sono ancor'oggi di effettuare quelle azioni necessarie per rilanciare l'economia e questo le costringe a dover farsi carico di tutti i prestiti erogati.

Concludo dicendo che anche se il mondo degli NPL sarà sicuramente molto vasto, complesso e vario da valutare caso per caso, quanti di questi NPL sono dovuti ad un economia di relazione come lo era l'Italia è quanti invece sono effettivamente dei prestiti erogati in modo corretto che si sono deteriorati a causa dell'incapacità delle istituzioni Italiane/Europee di far uscire la nazione dalla crisi.

Il ragionamento sopra sarà sicuramenteo superficiale e non tiene in considerazione di molte variabili e di eventuali collaterali ma spero di essere riuscito a trasmettere almeno in parte il concetto del perchè penso che sia corretto che lo stato e le istituzioni agiscano per sistemare il problema NPL una volta anche se parte di questi sono stati causati da malagestione ma con l'obbiettivo di far ripartire il credito e l'economia.

lex monetae

dragonfly 17/8/2016 - 21:06

L’abbaglio principale dei nostri commentatori risiede nella fede cieca nei formalismi e nelle definizioni burocratiche che li porta a perdere di vista la sostanza della realtà.

è un po' fuori tema, però subito  vien da pensare a quella vasta schiera di impavidi che vogliono risolvere il nodo gordiano del nostro debito pubblico, rinominandolo in nuove lire.

"questo non sarebbe default!!!!" ti spiegano impazienti "perchè la legge lo consente, la lex monetae!!!!!!!! codici alla mano, avremmo allora tutti i benefici del debitore ancora solvente, cioè ampio credito a tasso basso, e ci saremmo liberati di buona parte del fardello pregresso" e via delirando.

Faccio una piccola premessa: quando leggo di elevate sofferenze in questa o quella banca con svalutazioni che portano i crediti a 1/3 del loro valore nominale (ma nel 2008 non si puntava il dito contro il sistema creditizio USA, contro gli sciagurati prestiti ninja, sostenendo che da noi queste cose non succedono, che il nostro sistema creditizio è solido, che "la mia banca è differente"?), mi chiedo dove ho vissuto finora. Parlo per eseprienza personale, mia e della mia cerchia di conoscenti, quindi non un campione rapprsentativo, ma per noi (comuni mortali o forse solo un po' sfigati) ottenere credito dalle banche non è mai stato semplice. Per un mutuo immobiliare la garnzia reale era largamente superiore al prestito ottenuto (almeno il 130%), per prestiti societari (di PMI), anche con una buona storia, bilanci in ordine e in attivo, la richiesta era di fidejussioni personali pari all'incirca al 200% di quanto concesso (compreso il caso della banca in esame). Ora, con la crisi e il crollo del mercato immobiliare, qualche svalutazione ci potrebbe anche stare, ma 2/3?!? Probabilmente non in tutti i casi sono stati "rigorosi" come con noi (e non parliamo dei grandi gruppi, per i quali ovviamente le regole sono diverse, ma anche la solidità è diversa e i segnali si percepiscono, di norma, con largo anticipo; quanto ha perso il sistema bancario dal fallimento di Parmalat?).

Se ci fosse davvero fiducia nel fatto che, col tempo (quanto? perché anche il tempo, persino con tassi bassi, ha un valore: 100 euro oggi e 100 euro tra 10 anni non sono la stessa cosa), il recupero dei NPL sarebbe integrale (e, soprattutto, costituirebbe oggi un vero affare rispetto alla cessione in blocco), la banca potrebbe fare un aumento di capitale ben maggiore di quello preventivato e non cedere in blocco in NPL (lucrando succulenti profitti, almeno questa mi è sembrata la tesi di alcuni commentatori). Per tale aumento, al giusto prezzo, dovrebbero esserci frotte di investitori pronte ad agguantare l'affare, o no? Però non sembra che sia così, il mercato (che non è un ente astratto, un signore distratto, sono le persone, come me, come i lettori, più o meno formati e informati, perché il mercato è la sitensi delle preferenze individuali) non si fida! Forse perche da qualche anno si va avanti a gridare a vuoto "al lupo, al lupo" (o meglio, affare, affare; si vedano le dichiarazioni di Renzi lo scorso gennaio: "A questi prezzi MPS è un affare!") e così anche (se e) quando la cosa dovesse rivelarsi vera, non si viene più creduti.

Se cerchi "financial times roberta tonelli" troverai la storia di una brava signora di San Giovanni Valdarno (FI) che lavorava in un negozio di scarpe, mentre il marito era impiegato al municipio. Qualche anno fa presero in prestito EUR 800,000 per comprare una villa in campagna e trasformarla in un albergo di agriturismo. E' un caso particolare ma fa vedere che i debitori di MPS non sono mostri e truffatori o mafia che ha fregato dei soldi, ma gente comune che cerca di fare cose normali. Niente derivati o operazioni complesse. Certo non sembra che questa coppia avesse grande esperienza neli affari o avesse altri soldi per potere andare avanti se le cose si mettessero male. Poi sono successe due cose: non hanno ottenuto un sussidio UE su cui contavano, e la crisi economica ha fatto crollare sia l'agriturismo sia il valore degli immobili di campagna. Se c'e una responsabilita e' forse della banca, ma non certo di questa signora. E' una storia molto semplice ma che permette di capire meglio cosa e' successo e di vedere che non e' cosi "incredibile" che di questi EUR 800,000 ne possa essere recuperato magari un terzo quando finalmente (quando?) potra essere venduto il terreno che sta li recintato e inutilizato.

Ho letto e, come giustamente osserva il FT:
Some of those troubled loans were granted — probably too generously — to individual borrowers such as Ms Tonelli 

Ovvio che la colpa non è della Signora, nessuno ha mai detto questo. La Signora, da quanto letto, ha comprato in un periodo prossimo ai massimi del mercato (2006) e oggi siamo a valori molto distanti da allora, per cui la svalutazione ci sta, ripeto, ma se la banca avesse opportunamente dimensionato l'importo del credito (non oltre il 70% del valore di perizia, anche meno considerando la bolla) e tenendo conto di diversi (alcuni?) anni di pagamenti regolari, prima di fallire, dovremmo essere molto sopra il terzo di valore nominale (che per inciso sarbbero circa 270.000, cioè meno dei 300.000 offerti, ergo ritengo, ma potrei sbagliare, che il credito non sia stato svalutato così tanto). Se così non fosse la banca, a mio avviso (come del FT), potrebbe aver gestito con troppa leggerezza la concessione del credito con modalità che, queto il nocciolo della questione, risultano ignote e inconcepibili per me e per le persone che conosco (ripeto non siamo un campione rappresentativo e non siamo della Toscana se questo può fare la differenza).

dettagli

dragonfly 21/8/2016 - 15:23

la banca potrebbe fare un aumento di capitale ben maggiore di quello preventivato e non cedere in blocco in NPL (lucrando succulenti profitti, almeno questa mi è sembrata la tesi di alcuni commentatori). Per tale aumento, al giusto prezzo, dovrebbero esserci frotte di investitori pronte ad agguantare l'affare, o no?

diciamo meglio: la banca non fa, chiede soldi in cambio di nuove azioni, con prelazione per i vecchi azionisti. non vi è un prezzo più o meno giusto, ma solo l'importo complessivo che si chiede.

capita spesso di leggere commenti riguardo agli aumenti di capitale, dove si parla di "forte sconto" per sottoscrivere le nuove azioni ma è del tutto improprio intenderlo come  "grande convenienza": il numero di titoli risultante  è anche  molto maggiore :-)

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