Sintomi e cause del declino (I): tre esempi

6 aprile 2015 michele boldrin

Il declino italiano, lo andiamo ripetendo da quando nacque il blog, è socio-culturale ed etico, anzitutto, oltre che economico e politico. A suo tempo mi dedicai per qualche mese a documentare questa idea con una serie di "microfondazioni". Non so se avrò ora la costanza che ebbi allora, son maggiori sia gli impegni che la noia per la quotidianità italiana. Ma tre piccoli episodi degli ultimi giorni, che raccolgo qui, mi sembrano troppo indicativi per essere passati sotto silenzio.

1. Il metodo Rampini e l'omertà del giornalismo italiano

Per molto tempo un divertissement privato fra noi della redazione erano mail di questo tipo, che arrivavano, dall'uno o dall'altro, con una certa regolarità:

[...] dovreste dare un’occhiata a quest’altra perla di Rampini: http://www.repubblica.it/economia/2014/07/06/news/il_paradosso_del_pil_in_usa_sta_frenando_ma_il_benessere_cresce_con_la_sanit_meno_cara-90824614/?ref=HREC1-3. Con Rampini non si sbaglia mai. Se ti metti a cercare, trovi sempre l'articolo da cui ha copiato In questo caso è ''Has GDP outgrown its use?'' by David Pilling, pubblicato il 4 luglio [2014] sul Financial Times. Paro paro, levando le cose pìù intelligenti che probabilmente il federico de noantri non è in grado di capire. Non metto il link perché il FT è a pagamento ma se potete leggerlo lo trovate facilmente [ora è visibile, son passati svariati mesi, Nota di MB].

I lettori ricorderanno che, su Il Giornale, uscì qualche tempo addietro questa denuncia (ripresa da Dagospia, al cui sito il mio link rinvia) che non ci sorprese per nulla. Sulla mia bacheca di FB offrii altra evidenza, come l'articolo citato qui sopra, a chi volesse interessarsene. Immaginavo, tapino, che fra questi vi potesse essere il direttore di La Repubblica ...

Come i lettori avranno notato non è successo nulla. Di fronte all'evidenza di ampio, ripetuto e palese plagio di articoli altrui da parte di uno degli editorialisti più noti (ed ovviamente ben pagati) del secondo quotidiano italiano i media (e la direzione/proprietà di La Repubblica) han ben pensato di far finta di nulla. Non è successo niente mentre, negli altri paesi occidentali, per atti del genere si finisce (giustamente, aggiungo) alla pubblica gogna e o ben si viene licenziati o ben ci si deve dimettere da soli. In Italia tutto normale, anzi. 

Anzi: l'esempio del celebre Rampini ha imitatori a livelli meno celebri. Uno a caso è questo. Il testo che voi leggete è una "traduzione corretta" dell'articolo di Reich, ma in quello originale c'era un altro testo nella parte finale, che potete trovare qui con la spiegazione dell'intera storia nei commenti al margine. Il testo che ora leggete fa tesoro della mia correzione, non la riconosce (anche questo è plagio, ma in Italia forse non lo sanno) e fa finta di nulla, ossia non rende esplicito di stare puramente a tradurre/riassumere un articolo, alquanto orrendo, di Reich. E la giornalista in questione (come si può evincere dai suoi commenti sulla mia bacheca) si è pure offesa.

Quanti casi di questo tipo vi sono sui media italiani ogni settimana? Dozzine da quanto mi è dato vedere. Se ne incontrano a palate e stare a denunciarli tutti diventerebbe un lavoro a tempo pieno. Essi sono ovunque, dal talk show televisivo che falsifica quando è accaduto due sere prima a Madrid (ne sono stato personalmente testimone e l'ho denunciato in diretta, come risultato non son mai più stato invitato!) al grande editorialista che plagia una % sostanziale dei suoi servizi, alla giornalista che non capendo quello che copia si inventa il testo che meglio si confà ai suoi ideologici pregiudizi! Quali sono le implicazioni di questo stato di malaffare? Non credo di doverle elencare, i lettori ci arrivano da soli.

Chiediamoci, però: che speranza c'è per un paese nel quale il cosidetto "quarto potere" è profondamente affetto da pratiche di plagio, falsificazione dei fatti, incompetenza sesquipedale, omertà, servitù al potente politico o padrone di turno, arroganza e, finalmente, un-accountability

2. La vita privata del politico son affari suoi

Ogni volta che viene fatto osservare come i fatti (giudiziari o meno, non fa differenza alcuna) provino la pessima qualità umana di Berlusconi Silvio (BS di nome e di fatto) svariate orde di suoi sostenitori insorgono all'urlo di "moralista con la bava alla bocca", "forcaiolo", "comunista giustizialista", e via elencando improperi di craxiana memoria che si concludono immancabilmente nella lezione tanto idiota quanto pseudo-libbberale secondo cui ogni uomo politico (specialmente se del partito preferito) abbia il diritto di fare "ciò che gli pare" nella propria vita "privata"  perché, per valutare un uomo politico valgono solo i suoi atti e comportamenti politici o pubblici. Ovviamente quello di BS è solo il caso più macroscopico degli ultimi vent'anni: potete sostituire al suo nome quello di dozzine di altri, siano essi di "destra" o di "sinistra" ed il risultato è lo stesso. Gli ultimi due esempi rilevanti son quello di Lupi (che è di "centro", ora) e quello di D'Alema (che, credo, rappresenta la "sinistra").

Questa teoria è piuttosto diffusa in Italia, soprattutto (ma non solo) fra i libbberali de noantri, fra i quali mi sembra giusto annoverare personaggi della levature morale ed intellettuale di un Piero Ostellino, per dire, o della signora Santanché ed il suo consorte. Ma la teoria, quando serve all'interesse elettorale del momento, vale erga omnes, comunisti, fascisti, liberali, socialdemocratici, lib-lab, nazionalisti, euristi o anti-euristi che siano, la musica è sempre la stessa: informarsi e rendere pubblico ciò che il politico fa nella sua vita "privata" viola la cosidetta "privacy" e non si deve fare. Quello del politico è "un lavoro come gli altri" per cui conta solo quello che fai sul lavoro, se nel privato picchi il cane, adori belzebù, t'ubriachi ogni sera, frequenti delinquenti di vario tipo, scambi e chiedi favori a questo ed a quello per te, famiglia ed amici, eccetera, son affari tuoi. Ebbene: NO, NO, NO e poi ancora NO!

Sul tema ho scritto a iosa (recentemente, qui) e non mi voglio dilungare. Ma occorre essere ancora più esplitici perché troppi, anche in ambienti insospettabili, non sembrano comprendere questo principio elementare della democrazia liberale (con una "b" sola), principio banalmente condiviso dalle opinioni pubbliche di quasi tutti i paesi a cui amiamo confrontarci. E l'incomprensione diffusa di tale principio sta rendendo l'Italia sempre più unica nel mondo "occidentale" e sempre più simile a quei paesi oligarchici, medievali, illiberali, teocratici, eccetera, da cui l'italiano medio oggi ama invece distaccarsi.

Il punto è semplicissimo: il carattere morale, la struttura psicologica, la personalità del politico sono essenziali per poter giudicare come ci governerà. Ed il "carattere" di una persona è un unicum, complesso, nel quale tutto si tiene, nel quale vale il principio secondo cui variazioni locali anche relativamente piccole possono avere effetti sostanziali in aree lontane della mente di una persona. Non esiste, in generale, la mia personalità pubblica separata da quella privata. A volte forse è potuta esistere, ma si tratta di fortunate (o sfortunate: pensate agli Hitler ed agli Stalin che, a sentire gli agiografi, nel privato erano deliziosi esseri umani) eccezioni sulle quali non si costruisce la norma sociale. Quindi, se il politico X si diverte, in privato, ad affamare il proprio gatto preferisco saperlo. Poi vedrò io cosa fare di quell'informazione. 

Il politico vuole il potere e tale potere, una volta ottenuto, verrà esercitato con un altro grado di discrezionalità. Quindi è nell'interesse dell'elettore avere più informazione possibile sulle caratteristiche personali dell'aspirante capo. La posizione del politico e dell'elettore non sono simmetriche. La scelta di chi votare è personale, si eleggono persone. I miei valori morali non devono coincidere con quelli degli altri, in generale ognuno ha i propri, anche all'interno di una medesima area politica. Proprio per questo ognuno di noi è interessato ai principi morali effettivi, praticati e dimostrati, del politico: per poter personalmente e liberamente giudicare se essi sono affini ai nostri o meno. Per fare questo occorre che i principi morali dell'aspirante capo siano i più espliciti possibile e che si trovi una qualche maniera di renderli vincolanti. La "statura morale" dell'aspirante capo conta. 

E qui viene il secondo principio fondamentale che in Italia sembra non essere compreso. Non è necessariamente vero che, se vengo a sapere che per esempio che X va a puttane, questo implichi una condanna morale. Personalmente non ho nulla contro il meretricio legalizzato, se lo vogliono offrire/acquistare, che lo facciano. Ma ho molto contro l'ipocrisia ed il politico ipocrita non lo voglio votare: quindi se acquisti servizi di meretricio e poi proclami i valori cristiani sulla sessualità allora sei un ipocrita. Ossia sei persona disposta a mentire. Ed io non ti voglio votare. Ho usato un esempio, come dire, "nazionale" ma è banale estenderlo a mille altri casi. Tanto per dire, se predichi meritocrazia, competenza, concorrenza, eguaglianza delle posizioni di partenza e poi passi il tempo a raccomandare il figlio/nipote/cugino/fidanzato perché sono tali allora sei un ipocrita. E non ti voglio votare.

E la privacy? La privacy, se vuoi averla, scegli di non fare il politico: there is no free lunch. Questo vale per dozzine di lavori: non c'è praticamente lavoro che non richieda, per essere ottenuto, una qualche invasione della mitica "vita privata". È solo una questione di gradi, dal conducente di autobus al medico, dal poliziotto al maestro d'asilo, ogni lavoro richiede che avvengano intrusioni nella vita privata di chi a quel lavoro aspira! Già oggi a chi fa, per dire, il pilota d'aereo, invadiamo la privacy per conoscere le sue condizioni fisiche e psicologiche. Dopo il disastro di Germanwings questa intrusione sarà ordini di grandezza maggiore e nessuno la troverà strana, anzi verrà invocata. Il pilota ha in mano la vita di alcune centinaia di persone? Giusto. Il politico ha in mano la vita di decine di milioni di persone ed anche quella delle generazioni a venire che dovranno vivere in un mondo determinato dalle politiche adottate oggi. Se voglio sapere tutto sulla psicologia del pilota di aerei, perché mai non devo volerlo sapere dell'aspirante ministro della difesa?

Quale primitiva distorsione culturale ha convinto milioni di italiani che i politici, soli fra gli umani, debbano vivere al di sopra di ciò che è ovvio per i comuni mortali, come dei che stanno al di là del bene e del male? Sveglia, italiani, sveglia! 

3. Le pensioni sono diritti acquisiti, non si possono toccare

Il mito del "diritto acquisito" è anch'esso tutto italiano. Forse non è un caso che, su Wikipedia, la pagina dedicata al tema non riesca a definire il concetto e l'unica "traduzione" in lingua straniera sia vesting che è tutta un'altra cosa, ben definita!

In Italia i "diritti acquisiti" spuntano, nel dibattito di politica economica, ogni due per due, mentre altrove li ho sentiti invocare solo in situazioni veramente estreme. L'ultimo caso con il quale mi son scontrato è stato stimolato dall'articolo di Sandro che ci informa come Italia Unica abbia deciso d'insorgere contro l'idea, avanzata da Tito Boeri e, sembra, presa in considerazione dal governo, di rivedere i trattamenti pensionistici superiori ad una certa cifra. Non voglio nemmeno mettermi a discutere la, miserevole e perdente, logica elettorale sottostante alla presa di posizione di IU, né voglio discutere la proposta specifica avanzata da Tito. Sul tema mi sono espresso a iosa in passato e, ai tempi di Fare per Fermare il Declino, avevamo avanzato proposte molto precise, che mi sembrano ancora valide anche se, non disponendo di dati recenti e dettagliati, non so se la soglia dei 3000 da noi avanzata sia più o meno appropriata di quella dei 2000 che ora Tito propone. Non è questo il tema ora.

Il tema è semplicemente che i diritti acquisiti, nel senso in cui li si usa in Italia, sono una fantasia provinciale e, permettetemi, demenziale. Questo per alcune ragioni, banali, che riassumo telegraficamente visto che questo post è già lungo abbastanza.

1) Idealmente vorremmo vivere in un mondo in cui tutti i contratti, d'ogni tipo, sian certi, permanenti e facilmente rispettati. Un sistema legale che funzioni farà il possibile per avvicinarsi a questo ideale. Ma fra l'ideale e la realtà occorre tenere conto di una piccola (si fa per dire) cosa: la realtà in cui i contratti vengono eseguiti cambia, spesso in modo imprevedibile. E quando la realtà cambia cambiano incentivi, comportamenti e ciò che è ragionevole ed utile aspettarsi. A questo fatto reale la politica e le leggi devono saper adattarsi e devono saper gestire. La buona politica è questa cosa qui, il resto son chiacchiere per tonti.

2) Nei contratti fra privati la realtà cambia frequentemente e, per questo, abbiamo il codice civile e legislazione correlata che gestiscono, esattamente, i casi in cui contratti in essere non vengono rispettati. L'impresa prende a prestito e poi fa perdite, non sa restituire il prestito, inizia il fallimento e le procedure associate. L'impresa assume una persona e poi non riesce a far quadrare i conti e deve ridurre lo stipendio o licenziarlo, ed anche per questo stabiliamo regole o, in mancanza di esse, contrattiamo. Gli esempi sono infiniti: una buona legislazione farà il possibile perché le regole di gestione dell'incertezza siano più chiare e permanenti possibili ma i contratti vengono violati ogni due per due. Fa parte del meccanismo di mercato.

3) Lo stesso vale per i rapporti fra privato e stato, nelle sue svariate articolazioni. Il sistema fiscale cambia ogni due per due: ti sei comprato la casa (capannone, negozio, macchina, PC ...) anni fa ed oggi cambiano le imposte sul medesimo. Hai fatto un figlio assumendo sistema scolastico fosse X e diventa Y. Hai rinunciato a dedicarti all'organizzazione del gioco d'azzardo o alla coltivazione dell'erba perché erano illegali ed ora li legalizzano. Hai iniziato a coltivare fragole perché era vietato importarle da altri paesi ed ora hanno aperto il commercio internazionale di fragole. Di nuovo, gli esempi sono infiniti. E, di nuovo, sarebbe stupendo vivere in un mondo in cui le regole del gioco non cambiano mai perché non v'è mai ragione per cambiarle. Ma quel mondo non esiste. Punkt. 

4) In particolare, se cambia il ciclo, se cambia il trend, se cambia la demografia, se cambia il tasso di crescita della produttività del lavoro, i sistemi pensionistici che avrebbero potuto funzionare nelle condizioni di ciclo/trend/demografia/produttività di 50 anni fa non possono più funzionare. Shock negativo per TUTTI. Logica suggerisce che quello shock ce lo dobbiamo sobbarcare tutti. Quindi i sistemi pensionistici vanno cambiati perché è cambiata la realtà.

5) Prima lo fai meglio è. Se prevedi il cambio che arriva e lo prevedi 20 anni prima ed aggiusti il sistema, i costi sono relativamente piccoli e le sorprese minime. Se, come in Italia - ed anche in nome dei mitici diritti acquisiti - non lo fai, rinvii il cambio dagli anni '80 ai '90, dai '90 al 2000 e po arrivi al 2015 che sei alla canna del gas e stai massacrando le giovani generazioni per finanziare pensioni oramai infinanziabili e così facendo distruggi il sistema economico a botte di tasse e contributi, che fai? Cambi! Certo, era meglio cambiare a metà anni '80 quando cambio demografico, di trend, produttività e cosi via già erano visibili. Andate sulle tombe di Craxi, Forlani, Andreotti, Lama, Storti e chi altro volete aggiungere alla lista ed insultateli. Comprendo. Ma, nondimeno, oggi qualcosa va fatto.

Fine della storia. Pacta sunt servanda vale quando il costo sociale di servirli è inferiore al costo sociale di violarli. Il buon Posner, per citare uno famoso e caro ai libberali de noantri che lo menzionano senza averlo mai letto, let alone capito, ci ha spiegato decenni fa che su questo si fonda la giurisprudenza della common law! Questo vale nel diritto privato ed in quello pubblico ed è bene che così sia. Ai libbberali de noantri questa logica non piace? Affari loro, non sanno cosa dicono e, nello sproloquiare sui diritti acquisiti, fanno solo l'interesse di chi i privilegi li ha oggi in mano e fottono chi è arrivato dopo. Insomma, i furbetti italici di sempre: chi ha dato, ha dato, ha dato ...  

Volete capire perché il declino c'è e continua? Vi ho appena dato tre ragioni, fra le molte.

148 commenti (espandi tutti)

Indivio la vostra, e specialmente sua Boldrin, costanza nel ripetere ogni volta quello che è l'andamento e il comportamento del popolo italiano e delle istituzioni, e del primo nei confronti di esse.
Casi ed aneddoti che si aggiungono a quelli passati, ma che in realtà si assomigliano tutti facendo evidenziare le tristi peculiarità italiane che sono all'origine del declino e di qualcosa di peggio, se non si inverte la tendenza.

Il giornalismo attuale ha le sue colpe, però se pensiamo alla qualità di vari articolisti, scrittori anni 80-90 che comprendevano già le ragioni dei mali dell'Italia (nonostante certe teorie soprattutto economiche in voga allora, erano ancora pienamente accettate anche altrove), allora credo che la questione riguardi un sistema e le sue modalità ben integrate da decenni di propaganda sfruttando ignoranza e giornalismo conseziente, o perlomeno non esauriente nel suo compito di vigilanza, che distorcono i valori liberali di base (e non s'intende in senso strettamente economico) per una società più onesta ed equa.
Una distorsione che mischia concetti corretti (rispetto della legge, uguaglianza, ecc.) e concetti errati ma ampiamente ormai condivisi da una buona parte della popolazione (categorie di serie a e di serie b, clientelismo, raccomandazione, politici affaristi, ecc.).

La cosa più fastidiosa è leggere che "sì, è vero, molte pensioni in essere sono più alte di quanto determinato dai versamenti e dalla dinamica del Pil etc etc, però non vanno toccate perchè esse sono oggi uno strumento di welfare famigliare". Insomma, non tocchiamo la pensione maggiorata del nonno perchè il vecchino da una mano al figlio/nipote.
Questo lo trovo veramente pazzesco. Posto che le pensioni sono finanziate dalle tasse, è in parte anche per colpa loro che la tassazione è stratosferica, e non ci vuole un genio per capire che in queste condizioni -e quindi in una qualche misura anche per la generosità di molti assegni pensionistici- che il figlio/nipote un lavoro non lo troverà mai. Ma poi che sistema è quello di un welfare assegnato informalmente dallo stato ai pensionati affinchè questi diano la paghetta ai loro discendenti??? E poi: se, fissata una soglia, l'impatto di tale ricalcolo è forte, allora vuol dire che il danno subito dai lavoratori attuali e futuri è grosso, con tutte le conseguenze che ciò implica per la crescita del paese. Se è modesto, non si avrà un crollo dei consumi come molti dicono. anche perchè sopra i 2-3k euro mensili non ci sono persone con una propensione al consumo enorme, credo. Certo, sono cose che, se si decide di farle, vanno fatte senza tentennamenti. Infine, tutto sovrebbe essere proceduto da una separazione tra assistenza e previdenza, oggi confuse nei conti dell'inps.

Lamentando sempre la mancanza del tasto like, ammetto che essa mi costringe almeno ad intervenire e a dire due righe in piu', che diventeranno 200 (così imparate).

Sul punto punto 1) i vari copia e incolla e - ancora peggio - pareri gratuiti  alla cazzo, imperversano anche nei blog. Soprattutto quelli che vorrebbero apparire moderni ed innovativi.

Recentemente (non si fanno nomi e cognomi per non fare pubblicità gratuita ...  che sarebbe fuori luogo) mi sono imbattuto in una analisi di un blogger sull'Italicum; di quelle che vorrebbero apparire come razionali, quindi imparziale e basata sui fatti. A firma di un esponente dei classici neogruppi in rete, del tipo sbilanciamoci, scapperottiamoci, smoderiamoci, smodati uniti nella lotta e via dicendo..

L'analisi di per se non era malvagia, galleggiando tra affermazioni accettabili, condivisibili e discutilibi, come tutte le affermazioni di questo mondo. Sulle opinioni non si discute, o almeno, si intende che ogni opinione è legittima, che sia originale o frutto di un chissà qualche copia e incolla. Ma se invece di opinioni si spacciano per verità cose false, i neuroni si allertano e reagiscono.

Ed essi (neuroni) si sono allertati quando, parola dopo parola, hanno inciampato nella seguente affermazione: "In nessun sistema democratico (ad eccezione della Grecia e forse non è un caso) si utilizzano le preferenze per eleggere i candidati."

Ora ammetto che non so se detto pensiero sia frutto di improvvido e rampiniano copia ed incolla da altrui testo o (peggio) di pensiero originale  ... ma fatto sta che essa non è opinione ma affermazione su fatti falsi.

L'unico vantaggio rispetto a Rampini è che se egli solitamente non risponde, i blogger ogni tanto la testa fuori dal guscio la tirano. Ma non è per scusarsi. Non è che ammettono che decine di paesi sicuramente democratici utilizzano sistemi elettorali proporzionali con preferenze e ringraziano per aver fatto notare l'errore.

Anche se gli si presenta la lista su wikipedia continuano ad arrampicarsi su vetri. Chiariscono che intendevano dire altro (come fanno i politici navigati) del tipo "solo l'Italia ha un sistema che unirebbe liste bloccate a liste aperte", cosa vera e mai messa in dubbio. Ora a questo potremmo anche aggiungere l'informazione che il testo incriminato non proviene da idraulico o chirurgo, che in temi politici si sono fatti da soli nelle pause di lavoro, ma bensì da un laureato in scienze politiche, uno che sui temi elettorali dovrebbe aver studiato mesi se non anni ed avere una competenza fuori dall'ordinario.

Ma tant'ề, senza interrogarsi sugli studi pre-universitari (classici o scientifici?) di questi neo-politici, a me pare siano già sulla strada dei vecchi. E non è una buona strada.

Insomma, caro Michele, qui la superficialità universitaria imperversa, come anche si nota nelle perize di professori torinesi sul MUOS, che sommano volt invece di watt e che affermano la pericolosità delle radiazioni sugli uccelli, in quanto animali al sangue freddo. Il problema dei giornalisti è forse la cima di un iceberg.

 

Lamentando sempre la mancanza del tasto like,

Piú leggevo e piú ne sentivo la mancanza :)

La scuola di giornalismo di Columbia (University) e il Rolling Stone 

http://www.vox.com/2015/4/6/8352501/rolling-stone-uva-story-report

Notare la (corretta) forte passione etica dello scrivente. 

Trovo giusto il concetto che non possono  esistere diritti acquisiti e perpetui.  Un azienda puo fallire, un dipartimento di universita puo chiudere (raro, ma accade) e dover licenziare i dipendenti, ecc. Non possono esitere garanzie assolute.

Tuttavia trovo anche giusto il concetto espresso da Giampaolo Galli in quel dibattito su Tuitter: il costo di aggiustamento varia da persona a persona, ed e' molto piu alto per una persona anziana che riscuote una pensione. No ha piu la flessibilita' che aveva quando era piu giovane e di questo si dovrebbe tenere conto, dal punto di vita etico, quando si prendono delle decisioni.

Bisogna distinguere il principio dei diritti acquisiti sempre e comunque, dalle riforme concrete, che li modificano. Il principio è errato ed ingiusto in ogni caso. Nell'applicazione concreta (chi viene colpito, di quanto, con quale progressività etc.) si può e deve discutere. Non è la stessa cosa tagliare una pensione di 1000 euro ed una di 4000

Allora sono completamente d'accordo.

non credo

roccog 9/4/2015 - 10:35

Questa affermazione è piuttosto personale, può anche essere che una famiglia con bambini piccoli abbia più difficoltà ai cambiamenti, magari le famiglie hanno anche sul gruppone un pensionato povero... Una riforma non può tener conto delle casistiche, e poi sono d'accordo con giovanni federico ci sono pensionati e pensionati, e l'unico argomento di discussione è la soglia...

Se questa passione ética si sarebbe fatta vedere sull'iraq circa 2002

naah....questo  tuo record mondiale di salto di palo in frasca, pare destinato a durare a lungo.

A Lun, il prestigioso premio ''e allora le foibe?''.  A Guido, premio speciale per stroncatura più fulminante.

Il premio per il miglior calcio sugli stinchi della grammatica italiana?

a lui: una vera incetta!

Nuovo sport olimpico?

Fosse,

michele boldrin 7/4/2015 - 17:15

"si fosse fatta vedere", che l'italiano e' importante.

Sul contenuto dell'idiozia han gia' detto.

Sul comportamento privato del politico hanno ragione i "liberali de noantri".
Proprio il fatto che Hitler e Stalin fossero amabili e fedeli dimostra che le informazioni sulla vita privata sono assolutamente inutili per giudicare di come governerà un politico, e anzi, possono essere fuorvianti.
Non è sapendo che un politico naviga nei siti porno o va puttane che si può indovinare se diminuirà le tasse o aumenterà la spesa pubblica.
Tra l'altro, dare importanza a queste notizie scatena metodi di lotta politica incivili, con scandali pilotati, basati su falsità o supposizioni. E da questo tipo di lotta uscirà vincitore il peggiore, quello che sarà stato più abile nell'infangare gli altri.

Diverso è il caso di comportamenti che costituiscono illeciti o addirittura reati (perché affamare un gatto è un reato), ma qui si esce dall'ambito privato e si entra nella sfera pubblica di qualunque cittadino, e queste informazioni verranno valutate dall'elettore quando sceglierà il candidato, come peraltro le valuta il datore di lavoro al momento dell'assunzione.
Potrebbe anche capitare che l'elettore ritenga che le capacità del politico siano tali da compensare eventuali illeciti commessi.

Posso decidere io quali sono le informazioni utili per me per decidere chi votare? O lo fai tu per tutti?

Quello che l'ennesimo ed incoerente anonimo non sembra essere in grado di capire e' proprio quello che Federico sottolinea: quali conclusioni ogni singolo elettore tragga dalle informazioni che riceve sul politico sono affari dell'elettore. Cio' che conta e' che l'informazione ci sia.

Che l'equilibrio, nel caso di informazione completa, sia quello in cui vince il piu' bravo a smerdare gli altri e' ovviamente predizione falsa, basta confrontare l'Italia con un qualsiasi altro paese dove vale la regola secondo cui anche i fatti privati contano. Infatti, e' vero probabilmente l'opposto.

Sui "diritti acquisiti":
E, di nuovo, sarebbe stupendo vivere in un mondo in cui le regole del gioco non cambiano mai perché non v'è mai ragione per cambiarle.
Peraltro l'Italia è uno di quei Paesi dove le regole vengono cambiate molto spesso, il più delle volte male (e anche questo è un disincentivo agli investimenti). Le pensioni in essere sono fra le cose più statiche in questo continuo mutare: forse perché i pensionati portano tanti voti?

Sulla vita privata dei politici:
Il qui presente ennesimo (ma spero coerente) anonimo è d'accordo che dei politici si sappia il più possibile, anche questioni relativamente private, ma ritiene rilevante solo ciò che il politico fa in quanto politico, non ciò che fa in quanto privato cittadino (a meno che non influisca su ciò che fa in quanto politico, tipo ubriacarsi la sera prima di negoziare un trattato a Bruxelles). In particolare:

  1. 1) Mi fa cascare le braccia (e altre parti del corpo) che il noto Silvio non abbia perso consensi per le sue quantomeno discutibili politiche economiche ma per aver telefonato alla questura per far rilasciare una prostituta minorenne. Ma possiamo parlare anche di un Bill, di un François o di un Oscar. Fatti più o meno gravi, ma a mio parere molto meno gravi di ciò che hanno fatto e fanno altri plurieletti e multivotati, in Italia e altrove.
  2. 2) I giornalisti contribuiscono ad aumentare l'effetto del punto precedente, facendo sembrare importante ciò che non lo è, o che lo è meno. Perché i "freddi" numeri non fanno spettacolo, gli scandali sì.

In conclusione, la mia personale opinione è che l'informazione completa non serva a niente se non c'è anche "saggezza completa" de(gl)i (e)lettori.

La privacy è un diritto, e nessuno può esserne privato neanche i politici, che hanno diritto alla loro riservatezza nelle loro proprietà private, nelle comunicazioni e nella corrispondenza, come tutti i cittadini.

Oltre all'inconveniente di una lotta politica incivile, c'è da dimostrare che ridurre i leader politici alla stregua dei partecipanti all'Isola dei Famosi, come vorrebbero taluni, possa giovare alla necessaria lucidità occorrente nel prendere decisioni difficili.

Questo non toglie che un politico, VOLONTARIAMENTE, per conquistare i voti di coloro a cui piace il Grande Fratello, potrebbe decidere di farsi mettere una microspia addosso, in modo da registrare ogni parola che dice, e magari una telecamera in ogni stanza della casa.

Così, chi ritiene di aver bisogno delle informazioni personali del politico su ogni aspetto della vita privata può essere soddisfatto e lo voterà.

Questa mancava

Pigi 8/4/2015 - 10:33

La citazione di un articolo di Repubblica, giornale famoso per imparzialità, per attendibilità e per correttezza, non può che rafforzare la mia convinzione di essere nel giusto.

QED

michele boldrin 9/4/2015 - 01:06

La tua reazione all'articolo suggerito da G Brunetti e' la PROVA migliore che NON sei in grado di ragionare e che ripeti semplicemente sentenze sulle quali non hai riflettuto.

Perche' sul contenuto dell'articolo dici nulla, a te basta vedere dove e' pubblicato per scartarlo!

A te non interessa, probabilmente nemmeno hai compreso, l'argomento logico dell'articolo. Non ti sei nemmeno posto il problema, tu hai le tue certezze fondate sul nulla e te le tieni.

E siccome ti vergogni delle tue certezze, perche' son sul nulla fondate, vieni qui a ripeterle nascondendoti dietro l'anonimato.

Calma

Pigi 9/4/2015 - 10:24

Tanto per iniziare, gran parte di commenti è fatta sotto pseudonimi. Non vedo perché lei se la deve prendere solo con chi ha opinioni diverse dalla sua.

Potrei cercare con Google e rispondeere citando altri articoli che dicono il contrario di quello di Repubblica, ma preferisco di gran lunga fare una chiacchierata con chi fa almeno lo sforzo di scrivere qualcosa di personale, perché non ho letto, o almeno, non ricordo, il contenuto degli articoli di Ostellino.

Il problema della scarsità di informazioni con cui gli elettori scelgono è un problema dell'ultimo ventennio.

Prima il politico faceva una carriera, a partire dalle sezioni di partito, ricopriva un assessorato, poi diventava segretario regionale del partito, parlamentare, lavorava nelle commissioni, teneva i contatti con il territorio. Se lavorava bene si faceva largo, acquistava consensi all'interno del partito e tra la gente. I più bravi diventavano ministri, e se anche in quell'occasione dimostravano competenza, rimanevano nell'area governativa. Come si può immaginare, il problema di quello che facevano nella vita privata era assolutamente irrilevante.

C'erano tradimenti, politici di cui si vociferava che fossero omosessuali, che partecipavano a feste in discoteca e andavano a puttane. E tutti dicevano: chissenefrega.

Ora no. Ora non si vota un politico, si vota l'immagine che il politico si è costruito, sondaggi alla mano, con la consulenza del solito guru delle comunicazioni. Questo politco può farsi largo dicendo che le pensioni d'oro sono uno scandalo, e una volta capo del governo dire che non sono un problema. E quel politico ha una vita privata da felice padre di famiglia.

Insomma, il pacco è dietro l'angolo, ma non è frugando nella vita privata che possiamo sperare di evitarlo.

Diciamo che la conoscenza degli affari privati dei politici è cosa necessaria ma non sufficiente per la loro credibilità ed integrità.

Non sono solo gli illeciti ed i reati che devono preoccupare i cittadini/elettori.

Se un uomo politico (o una donna: W la par condicio!) e' solito chiedere a chicchessia di procurargli delle prostitute o della droga, magari non compie un reato. Andare a prostitute o fare uso di stupefacenti non lo sono. La frequentazione di protettori e spacciatori, che i reati invece li compiono, non solo desta qualche preoccupazione, ma il fatto che il politico (o l'aspirante tale) possa essere ricattato per le sue debolezze qualche disagio me lo provoca.

Spostandoci oltralpe per attingere ad altri esempi, anche chedere alla propria scorta di di essere complici, durante le scappatelle con la fidanzata del momento, costituisce un abuso di potere che rende vulnerabile (ricattabile) il politico dal suo entourage e da chiunque ne venga a conoscenza.

Se invece l'elettore vota pensando piu' al testimonial (vorrei tanto essere al suo posto!), piuttosto che al miglior rappresentante dei propri (legittimi) interessi, magari si spiega un pezzettino del degrado della nostra classe dirigente.

coerentemente la lascerà indifferente sapere che il gestore dei suoi fondi é un accanito giocatore alle corse dei cavalli, che il suo aministratore di condominio si fa ristrutturare casa a prezzi stracciati dalla stessa impresa che sistema la facciata di casa sua che il catechista di sua figlia sia un noto scambista attratto dalle minorenni e così via

Quello che Boeri auspica è un "contributo di solidarietà" sulle pensioni oltre i 2.000 €/mese, qui affermo la mia contrarietà, visto che la Corte Costituzionale potrebbe rigettare un provvedimento simile, noto con piacere che Boeri ha rivisto la soglia (prima parlava di€ 3.500), quello che mi stupisco è il perchè di questa barriera che non ha nulla a che vedere con il metodo di calcolo e di raggruppamenti omogenei che fa l'INPS (di cui Boeri è Presidente): ovvero quello di minimo e suoi multipli.

Per me l'unica strada rimane il ricalcolo di TUTTE le pensioni, con poi la decsione politica di dove mettere l'asticella per dire "da qui in poi prendi solo quello che ti spetta".

Nota a margine: i conti dell'INPS definitivi non sono usciti, la nota di variazione di Settembre idem (quella che tiene conto dell'andamento reale della spesa pensionistica), la nota di variazione di Aprile 2014 affermava che "i conti e il deficit previsto nel bilancio di previsione 2014 si basano sui seguneti indicatori macroeconomici: PIL + 1,0%, disoccupazione -0,4%. Visto che questi indicatori macroeconomici si sono rivelati abbondantemente falsi o c'è stata una moria di anziani (non auspicata, nè auspicabile) o il buco nei conti dell'INPS è ben più profondo dei 20 miliardi previsti nel 2013, ricordo che tale "buco" è coperto con prestiti dello Stato Italiano, onde evitare lo sforamento del 3%, ma che sempre buco rimane, perchè solo una tremontata non lo fa vedere per quel che è.

Come scrissi all'epoca il "redde rationem" sulle pensioni si avvicina sempre di più, e l'uscita di Boeri lo conferma.

Come al solito la fate semplice (e semplicistica).

Quale\i diritto\i acquisito\i vorreste eliminare? Uno(quello sulle assurde pensioni pregresse)? E perchè non due o cinque? Materia complessa che va affrontata seriamente senza procacciarsi facili (e scontate) approvazioni.

demagogia.

dragonfly 7/4/2015 - 10:52

Materia complessa che va affrontata seriamente senza procacciarsi facili (e scontate) approvazioni.

nessun pericolo! "tagliare le pensioni" è argomento estremamente impopolare, roba da suicidio politico, non da scontate approvazioni.

visto che Michele non si riferisce ad un taglio indiscriminato. Demagogia è proporre la riscrittura della Costituzione (questo è) senza evdenziare la complessità che tale operazione comporta in nome della flessibilità. Ripeto: l'argomento è un pizzico più complesso di quel che traspare dall'articolo (che non può che essere condiviso nello spirito)

1. I pensionati votano

2. I pensionati sono tanti

3. I pensionati sono una constituency abbastanza omogenea (l'ente che paga la stragrande maggioranza delle pensioni è uno solo)

Purtroppo per lei, Sig. Ernesto, nella nostra Costituzione non c'è traccia della parola pensioni, nè dei cd. "diritti acquisiti", ma sono frutto di una successiva elaborazione "dottrinale", quindi qualsiasi tesi non deve superare alcunchè, la Corte COstituzionale semplicemente ha più volte affermato che la "pensione è un salario differito", e che quindi non sono ammesse tassazioni diverse da quelle del salario. Il cd. "Contributo di solidarietà" difatti è un mostro giuridico tenuto in piedi con il nastro adesivo, la sua estensione a sogli decisamente più basse potrebbe causare uno stop (giusto) della Corte Costituzionale.
La stessa Corte, peraltro, ha chiarito che un eventuale ricalcolo del "salario differito" non toccherebbe alcun principio costituzionale, ma capisco anche che il ricalcolo potrebbe essere oggetto di ricorsi in Tribunale, visto che per alcune tipologie di salariati (i dipendenti pubblici) è difficile ricostruire la storia pensionistica.

Quindi nessuno stravolgimento Costituzionale, semplicemente la decisione della strada più facilmente percorribile con risultato certo, il quantum, vista la discesa della soglia a € 2.000, deve essere elevato, evidentemente non ce lo possiamo permettere.

non è la corte costituzionale.   In ogni caso personalmente riterrei giusto passare al retributivo generalizzato, salvo una soglia minima (anche se ci perderei un sacco di soldi).  Poi starebbe all'ufficio legislativo dei ministeri trovare una formula tale da superare l'obiezione giuridica.  Anche l'obiezione sulla mancanza di informazioni sui dipendenti pubblici potrebbe essere superata, ove vi fosse volontà politica. Ovviamente non ci sarà, almeno a breve. Nel lungo periodo, il numero di pensionati col contributivo puro diminuirà per ovvie ragioni anagrafiche e quindi il loro peso elettorale si ridurrà. E' possibile che fra 10-15 anni non sarà sufficiente a controbilanciare le proteste dei lavoratori in servizio e dei pensionati col retributivo e quindi la riforma sarò attuata.

 

 

 

 

 

...non ci arriviamo a 15 anni (difatti la gobba è proprio nel 2030), il peso è già oggi insostenibile. Uno-due anni al massimo e qualcosa faranno, non ce lo possiamo più permettere.

Cosa faranno non lo so, secondo me faranno una sforbiciata di facciata. Comunque fino ai 2.400 € lordi/mese non ne toccano tanti, elettoralmente si può pure fare.

riterrei giusto passare al retributivo generalizzato ... Nel lungo periodo, il numero di pensionati col contributivo puro diminuirà per ovvie ragioni anagrafiche

Immagino intendessi l'inverso.

"In ogni caso personalmente riterrei giusto passare al retributivo generalizzato, salvo una soglia minima"

Intendevi contributivo, no? 


Ops, aveva gia' notato Alessandro, sorry.

intendevo contributivo puro.

Quando si invecchia....

Sì Prof..

Sig.Ernesto 8/4/2015 - 12:21

volevo evidenziare che la problematica

"Le condizioni indicate dalla Corte costituzionale non ricorrono nel caso specifico: la Cassazione spiega che viene riconosciuta legittimità ed efficacia con effetto retraottivo, a distanza di oltre 10 anni, «a delibere peggiorative di una sola categoria di assicurati, i pensionati, in contrasto con quanto affermato dal giudice delle leggi circa il rispetto generale del principio di ragionevolezza», che pure deve guidare i provvedimenti che introducono, in qualche forma, una disparità di trattamento" non può essere scavalcata facilmente (per il pregresso). Tutti noi auspichiamo un adeguamento per il futuro, questo è pacifico.

O almeno questo è quello che credo di aver compreso. In soldoni, pincipi di buon senso inapplicabili seppur frieri di consensi peccano di fattibilità. Bisogna ingegnarsi.

Saluti,

non è la Corte Costituzionale, hanno compiti diversi. Però, nella specie, la Corte di Cassazione si riporta a sentenze della Corte Costituzionale proprio per svolgere il suo compito specifico, che è quello di assicurare la corretta applicazione del diritto: e lo fa seguendo le pronunce della Consulta.

Strano paese quello dove si definiscono diritti acquisiti che acquisiti non sono e invece si negano semplicemente dei soldi acquisiti che sarebbero ovvi in qualunque paese normale.

I TFR dei dipendenti pubblici, somme già versate dal dipendente ed in possesso dello stato, vengono negati al dipendente che va in pensione per un periodo che va fino a tre anni e dati in ritardo senza interessi.

Tre anni sono niente quando uno è giovane, ma possono essere molti quando si va in pensione. Ma tutto questo è ritenuto normale. Manco se ne parla.

Vero.

marco esposito 8/4/2015 - 09:02

E' l'ennesima tremontata, un trucco contabile di cui fanno le spese i dipendenti pubblici.
Comunque mi sembra siano sei mesi, non tre anni.

 come sta scritto nel link all'INPS che ho messo:

In particolare, il comma 484 del citato articolo 1, ha stabilito che in relazione alle cessazioni dal servizio che intervengono dal 1° gennaio 2014 e con riferimento ai dipendenti che maturano i requisiti per il pensionamento a partire dalla stessa data, i trattamenti di fine servizio e fine rapporto, comunque denominati, vengono corrisposti: in unica soluzione se di importo pari o inferiore a 50.000 euro; in due o tre rate annuali, se di ammontare superiore a 50.000 euro a seconda che l’importo complessivo superi i 50.000 euro ma sia inferiore a 100.000 (in tal caso le rate sono due: 50.000 la prima e la parte eccedente la seconda) ovvero sia pari o superiore a 100.000 euro (e in tal caso le rate sono tre: 50.000 la prima; 50.000 la seconda e la parte eccedente i 100.000 la terza).

Si parla di fino a tre rate annuali se l'importo (lordo) supera i 150 mila Euro

 

"La prestazione non può essere liquidata e messa in pagamento prima di 24 mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro, quando questa è avvenuta per cause diverse da quelle sopra richiamate"

 

E poi l'INPS ha 3 mesi di tempo per pagare (sempre senza interessi), e poi partono gli interessi.

Tutto vero, tutto sacrosanto. Però qualcosa sta cambiando. In altri tempi Lupi non si sarebbe dimesso. D'Alema, per fortuna, non ha nulla di pubblico da cui dimettersi. L'opinione pubblica certe cose non le accetta più

Loop

marcodivice 8/4/2015 - 10:24

Esponenti di IU in passato si erano apertamente esposti per il passaggio immediato al contributivo per tutti. Ora Passera toglie ogni illusione, a chi ne aveva, e posiziona il suo partito + o -nell'area che era dell'UDC. A mio avviso i motivi sono di pura opportunità elettorale. ennesima conferma che l'elettorato non chiede drastiche riforme, ma protezione e sostegno. Brutto loop.

Versione incendiario  (ottobre 2013). Versione pompiere (aprile 2015). Di solito ci vuole più tempo, in questo caso il passaggio è stato estremamente rapido.

ecco

marcodivice 8/4/2015 - 15:45

e anche sull'IMU mi pare di  cogliere comportamenti analoghi. Se non sbalgio, nel caso mi scuso in anticipo, non è stata IU a riproporre la "panacea" del contrasto d'interessi?

Informazione libera e trasparente+sistema scolastico moderno ed efficace sono il solo rimedio per questo loop che porta l'elettorato a chiedere cose che alla fine lo danneggiano, e i politici ad assecondare ed incentivare questa richiesta per essere eletti. Sarà banale ma non vedo altre vie.

Per me la causa principale del declino italiano è ststa una deriva culturale che ha distrutto l'attitudine a pensare in grande, ad accettare le sfide e a basare il progresso collettivo sul senso di solidarietà (di classe e generazionale) e di appartenenza.

Mi ritrovo sempre più spesso a ripensare agli anno 50-60, quando avevo meno di 10 anni e vivevo in una casa dentro una fabbrica dove mio padre faceva il chimico. Parlo dello stabilimento Rhodiatoce di Verbania, 4000 persone. Dentro lo stabilimento c’era l’asilo nido, il medico di fabbrica che visitava anche i parenti dei dipendenti, due macchine che facevano il servizio auto non solo per il direttore ma anche per i dipendenti se ne avevano bisogno. Mi ricordo il pronto soccorso della fabbrica che serviva anche i parenti dei dipendenti. Dei circa 40 punti di sutura presenti nel mio corpo, i ¾ siono stati messi dal medico di quella fabbrica. C’era un servizio di giardinaggio, e dalla mia finestra vedevo la cura con cui i prati venivano tagliati, gli alberi potati. C’era una centrale elettrica interna e un servizio interno di pompieri, che periodicamente facevano esercitazioni sotto casa mia. La società si faceva carico anche dei problemi dei dipendenti e spesso capitava che il figlio di un dipendente anziano fosse almeno scelto per una selezione per assunzione. Un mondo passato, direte, che non c’è più, spazzato via dalla globalizzazione, un mondo in cui i prodotti, per essere venduti, non dovevano per forza essere i migliori del mondo, un mondo che non era  certo privo di difetti, come il senso eccessivo della gerarchia e dell’autorità, che si alimentava in questa sorta di paternalismo aziendale. Eppure io a quei tempi vedevo molta gente felice e, pur essendo un ragazzo, percepivo, dai discorsi che sentivo da mio padre e dai suoi colleghi, il senso di appartenenza di chi lavorava lì, l’orgoglio e la fierezza di avere un lavoro e di essere dipendenti. Ora vedo sparito lo spirito di appartenenza, vedo i giovani perennemente in internet a ricercare il lavoro più stabile o migliore, percepisco un crollo della qualità del loro lavoro e dei prodotti che ne risultano. Crollo dovuto alla mancanza di serenità e di un minimo di sicurezza esistenziale.

Si fanno statistiche sulla produttività e si censiscono i lavativi, ma non si fanno mai statistiche sul danno degli iperattivi, quelli che lavorano un mucchio di ore al giorno e che, per fare carriera, sono disposti a danneggiare i loro colleghi e in ultima analisi anche l’azienda stessa per cui lavorano.

Tuttavia, anche nel panorama odierno ci sono isole di saggezza, di imprenditori illuminati che capiscono l’importanza degli aspetti umani, del lavoro come mezzo e non come fine, che creano un tessuto sociale di rapporti e solidarietà introno alle loro aziende.  Quasi sempre queste aziende sono all'avanguardia come tecnologia e innovazione, tendono a ingrandirsi, assorbono volentieri i nostri laureati e non delocalizzano. Invece di sostenere queste isole di eccelenza, e puntare sulla grande idustria, pubblica e privata, come volano, come si fa da altre parti, facciamo politiche poco mirate, alla cieca e stiamo smantellando università e ricerca.

Certo, secondo Salvini, siamo (solo) il popolo dei capannoni, delle partite IVA, della piccola e media industria, il nostro futuro è l'uscita dall'euro.ecc., ecc. Ognuna di queste scemenze bastrebbe da sola a generare declino.

Grazie.

Mi permetterei di rilevare che a volte capitava anche che in questo clima di pensiero positivo e cooperazione virtuosa il figlio di un dipendente, ma anche operaio, diventasse fisico nucleare.

Ma tra poco chiuderà anche il CERN, dunque anche questo problema sarà risolto.

bel pezzo

dragonfly 8/4/2015 - 15:24

di colore.

prendendolo come tale, non bisogna badare alle contraddizioni che spuntano dappertutto (per dire, la rhodiatoce puzzava parecchio e oggi non riusciresti a piazzarla neanche nel giardino di un altro) ma ricercarne il senso di fondo.

quello che ci vedo io è la nostalgia di una programmazione economica illuminata e attiva fin nel dettaglio, vista come vera ragione dell'impetuosa crescita economica di quegli anni. vasto, vastissimo argomento...al limite del vacuo: donde veniva e dove risiedeva tale illuminazione? e perchè poi è morta? senza saperlo, si può anche dubitarne dell'esistenza o dell'importanza.

nostalgia

cipangu 8/4/2015 - 18:34

Sapesse anche a me che nostalgia mi viene a volte di quando ero giovane.

Che e' una cosa diversa dal discutere -per esempio- quanto sia una buona idea per un’azienda includere tra i benefit per i dipendenti l’assunzione del figlio. Specie se la collettivita’ al di fuori finanzia in parte l’ambulatorio e il taxi per i dipendenti, o la cassa integrazione quando le cose cominciano ad andare male (magari perche' si assunto male).

 

La nostalgia serve a poco.

Intendevo ricordare quegli anni per capire cosa aveva allora di buono l’Italia che oggi non ha più. Il coraggio di pensare in grande mi sembra una di quelle caratteristiche.

Ricordo che ENI, ENEL, Finmeccanica, che ancora oggi costituiscono l’ossatura economica portante del paese, sono nate in quegli anni. Ad esempio SAIPEM di ENI ancora oggi è leader mondiale nella costruzione di impianti e piattaforme petrolifere, con 13 miliardi di fatturato e un utile netto di 700 milioni nel 2012. Lo stesso spirito pervadeva l’industria privata, basta ricordare la Olivetti, che con Adriano Olivetti progettò nel 1959 l’Elea9003, il primo PC. Anche la ricerca accademica non era da meno. In quegli anni il Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico (CNUCE), fondato nel 62 dal matematico Alessandro Faedo, supporta l’industria manifatturiera nella trasformazione verso i metodi di automazione informatici (oggi si parla di chiudere o accorpare gli enti di ricerca) e la Fisica Nucleare italiana, ai vertici mondiali sotto la spinta degli allievi di Fermi, fonda a Frascati il centro di Fisica Nucleare, tuttora funzionante, con la migliore macchina acceleratrice elettrone-positrone. Oggi la migliore evoluzione tecnologica di quella macchina si trova a Pechino, dove stanno andando a lavorare gli scienziati di tutto il mondo. La fisica dei reattori si sviluppa molto rapidamente per un breve periodo, sotto la guida di Felice Ippolito. La varietà più famosa di grano duro, di cui andiamo tanto fieri, la variante Creso, è stata ottenuta alla fine degli anni 60 e brevettata nel 1974 dai laboratori nucleari della Casaccia, attraverso una serie di mutazioni indotte con i raggi gamma. Oggi questa varietà, ottenuta con una mutazione genetica artificiale, rappresenta la varietà migliore che abbiamo in Italia, ed è stata esportata in tutto il mondo. Il brevetto ci ha fruttato centinaia di milioni all’anno per decine di anni.

Questo è quanto Non mi vengono in mente episodi simili nell’Italia degli ultimi 20 anni, un paese che ha ormai paura della sua ombra.

Poi ho voluto ricordare che il declino non si combatte solo con provvedimenti economici, sui quali non sono esperto, ma anche con un clima sociale favorevole. Sì lo so, queste sono cose costose e difficilmente quantificabili, ma hanno la loro importanza. Certamente in quegli anni c’erano anche aspetti negativi, come il nepotismo, ora rimasto prevalentemente a livello di assetti proprietari e di consigli di amministrazione, con effetti a volte catastrofici. Credo comunque che sia utile analizzare gli anni del nostro miracolo economico, per trovare come procedere oggi.

Oggi vedo vari parlamentari, dal PD ai 5 stelle, che interrogati su come uscire dalla crisi, dopo un attimo di breve smarrimento si illuminano e dicono sicuri “intendiamo sostenere la piccola e media industria” (mai la grande, credono di perdere voti). Che tristezza.

Penso che l'essere usciti da una guerra mondiale spaventosa come la Seconda, insieme alla possibilità di poter ricostruire le proprie vite con una rapida crescita economica (nonostante la sconfitta e i danni di guerra), abbiano influito sul senso di appartenenza e cooperazione delle persone nelle loro comunità.

Dagli anni 70 è cambiato qualcosa: dall'illusione che si potesse progredire con poco sforzo, ai bisogni dei giovani, a volte ingiustificati, di pretendere di più e soprattutto che fosse lo Stato a creare di più.

Si è arrivati in Italia ad avere un'insostenibilità del sistema pubblico assistenziale clientelare proprio nel momento in cui globalizzazione e la fine del comunismo avanzavano.
Non si è stati in grado di cambiare in tempo. O meglio, l'élite dirigenziale e la casta politica hanno impedito tutto ciò.

Grazie

Andrea Grenti 9/4/2015 - 16:56

Prof.

Si è arrivati in Italia ad avere un'insostenibilità del sistema pubblico assistenziale clientelare proprio nel momento in cui globalizzazione e la fine del comunismo avanzavano.

Non si è stati in grado di cambiare in tempo. O meglio, l'élite dirigenziale e la casta politica hanno impedito tutto ciò.

 

Sempre a dare la colpa ai politici.  In democrazia i  politici fanno quello che gli elettori vogliono  gli elettori italiano hanno voluto e continuano a volere il sistema assistenziale anche se insostenibile.   In realtà i politici sono meglio degli elettori da questo punto di vista. Qualche volta provano a fare riforme e in pochissimi casi ci riescono. Ovviamente  scaricando la 'colpa' sull'Europa cattiva (cf. la riforma Fornero)

E' corretto, però va detto che il popolo non apprezza quasi mai o non concepisce l'idea delle riforme di un sistema, soprattutto quando viene stravolto.
E' successo 35 anni fa anche con la Thatcher e in Inghilterra.

Poi è chiaro che per tenere in piedi e creare un sistema assistenziale, servono almeno la maggioranza delle persone e gli incentivi per trattenere la prima.

I politici ci arrivano quando la bancarotta è al culmine, almeno constatando i casi italiani.

YES

michele boldrin 9/4/2015 - 06:03

condivido

vs Maxwell?

Non mi piace generalizzare, ma credo che - in un contesto che registra decenni di errori macroscopici, di plateale evidenza, compravendita di consenso, ritardi infrastrutturali clamorosi ed un sistema educativo e formativo che sta letteralmente cadendo a pezzi - l'Italia sconti un approccio top-down (eh quale 'top'! condito di Balena Bianca e litanie correlate calate from on high- ma con Pontefice Gesuita! ndr )- di tipo Cartesiano, pasciuto di nostalgici "eh, ma quanto si era bravi", "eh, ma quanto..". Pero' il Dottor Antonino Di Matteo vive sotto scorta...ed FCA (gia' FIAT, ora...f. ex Ita o Fu.ITA..) e' andata, e - apparente fuori tema - i Compatrioti di Cartesio fanno a propria volta la fila, là-bas, près de ...Nice...chissa' come mai (cfr. http://data.worldbank.org/indicator/IC.TAX.TOTL.CP.ZS). .d'une singulière beauté la quantita' di ...tasse..

Next steps? deve rinascere Galileo Galilei (il quale non a caso...), approccio in codice binario (V/F; 0/1) [ per cui, se si chiede in lingua Italiana "che ore sono?", sentirsi un numero quale risposta]. ed un GRAZIE in bold e caratteri cubitali al Professor Michele Boldrin, piu' che un mero 'like'. 

Un contributo di reale valore aggiunto, pro-vocatorio quello del Professore (etimologicamente pro-vocatorio)  e di spessore, che nessuno da tempo (Dante Alighieri? :) O Prezzolini, Pasolini?) scrive. Ed e' molto ben scritto, nonostante la mancanza di numeri, in modo formalizzato e strutturato. Serve un cambio radicale di paradigma o, senza fare..antropologia sociale da ..tastiera.., di testa della gente.....Do not feed the animals e Pontefice Gesuita...e magari, se il "gelataio di Rignano" fa...

Grazie al Alberto per il pezzo che deve aver toccato la testa e il cuore di molti.

Restiamo alla testa. Mi sono sorpreso perche', confrontandomi professionalmante con diversi lavori di ingegneria costruiti in quegli anni, ho avuto la sensazione evidente di trovarmi al cospetto di lavori ben progettati, ben eseguiti che hanno visto il felice incontro tra una committenza illuminata e dei professionisti di qualita'.

Il confronto con le opere e le metodologie contemporanee e' stridente. Non faccio esempi per carita' patria, ma non vi sara' difficile trovarne scorrendo le cronache degli ultimi tempi.

Cosa e' successo? Io non so trovare una risposta, provo a buttare li' la prima che mi viene in mente.

E' cambiata la societa'. Baumann ci dice che e' diventata liquida e in questo processo di liquefazione ciascuno, per la parte che gli compete, pensa al suo interesse particolare ed immediato. Mancano sia la coscienza collettiva che una visione a lungo termine.

Ho appena commesso un....azzardo insostenibile. Da consultare, molto lontano dai pasti..:Spiace, ma non leggo molto altro, di Italiano (anche per vari caveat legati ai rilievi formulati dal Professore in questa sede).

Colpa? Colpa evidentemente, di tutti. Come tutti sanno che stanno impiegando 8 millenni per realizzare la Salerno-RC e 4 decadi per la Torino-Milano...che è sopra il Rubicone. Ma anche, repetita iuvant, come confermato da Saviano, di Antonino Di Matteo vs i Tarantini, Cosentino, et al.  Economia sussidiata. E sussidiata male. Molto male. Cfr. Luigi Zingales.

"Terra dei Fuochi" anche al Nord: rifiuti e criminalità nelle campagne di Novara"

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/09/terra-delle-nebbie-nord-rifiu...

Ancora piu' "bottom-up". rettifico. ecco il commento di Farinata su Il Fatto Q. Lei scrive dall'Estremo Oriente...Io dico solo, sad but true. Ed il Professore scrive.....da a bit further West

hanno avvelenato una nazione intera. l'italia merita solo di sparire, non si puo' bonificare una nazione, è impensabiile e ci vogliono decenni ma non è solo quello, crollano i versanti, esondano i fiumi,l'intero sistema idrogeologico è stato manomesso e tutto nel silenzio della politica mafiosa che ha stuprato il territorio, con la connivenza di tutti i cittadini ma alla fine a questa gente cosa rimarra' in tasca, tranne un elicottero per cambiare patria?

 

sono disgustata

Mi pare che, piano piano, ci si avvicini al nòcciolo della questione: informazione o segretezza ? Ma a quale platea elettorale destinata ? Siamo il paese di Piccioni (vedi Piccioni iunior chissà, forse, che si divertiva anche con la coccoina e ci sarebbe scappata la morta), di Sullo da una parte e dei preti beccati con la mano nella marmellata (e chiamiamoli "mano"" e "marmellata") dove sapere non ha portato, mi pare, a diminuire le frequenze a catechismo, anzi è andato insieme ad un aumento del peso politico dei gonnelloni; sono quasi certo che sapere le avventure di mutanda del Banana (© Altan) ne abbia aumentato i suffragi, è evidente che Maradona, dopo il famoso goal con "la mano de Diòs" sia diventato un eroe, ecc. ecc.. Sogno che questo paese trovi la spina dorsale per eliminare questa classe politica col voto, ma forse Dino Risi aveva già capito tutto ben 42 anni fa (https://www.youtube.com/watch?v=kPA_m15MO9A). Rendiamoci conto che questo paese vuole spegnere gli ultimi 3 neuroni accesi (che nemmeno lavorano in concordanza di fase) e crogiolarsi con droghe tipo "acqua pubblica", "reddito di cittadinanza", "Sanremo", trasmissioni televisive del pomeriggio, don Ciccio da Buenos Aires,...: logica ? Meglio Flavia Vento. Libertà ? Aspetta, ché prima c' è la Domenica Sportiva. Rispetto delle regole, prima ancora di quello delle norme ? Aspetta, adesso posteggio in 5a fila ed apro lo sportello sinistro, tanto passa quel cretino di Alessio con la moto da 220 kg, chi se ne frega, mica è un suv, che mi riga la metallizzata. I valori che sono stati rappresentati da FiD dubito che si possano calare tra gli italiani se non con la spada, e sarebbe una contraddizione in termini. «... il fascismo è stato qualcosa di più; è stato l'autobiografia della nazione. Una nazione che crede alla collaborazione delle classi; che rinuncia per pigrizia alla lotta politica, è una nazione che vale poco.»

Piero Gobetti, "Elogio della ghigliottina", in: La rivoluzione liberale, n. 34/1922

Mi erano rimasti 2 particolari nella tastiera: proprio per aver saputo indiscrezioni di corridoio (vere ? false ? poco cambia), Sullo (supposto gay) e Piccioni (che addirittura soffrì dei supposti incidenti del figlio maggiorenne e vaccinato), videro terminare improvvisamente promettentissime carriere politiche (erano, in epoche diverse, concorrenti favoriti alla segreteria della DC).

Il nuovo spending rewiever ha detto che le pensioni non si toccano "poiché 2-3000 euro/mese non rendono ricchi.". Come ricordargli che il problema è l'incompatibilità dei contributi versati? Mi consenta di dire che anch'io, nel mio piccolo, da anni scrivo su temi simili a quelli del suo post. Copio il link giusto per sentirci un po' meno soli...http://www.imille.org/?s=bovi  

Grazie

michele boldrin 11/4/2015 - 14:46

Vedo dall'indirizzo che questo fa parte del progetto de "I Mille".

Che fine avete fatto? Ancora "dentro" o "al lato" del PD? 

A parte i punkt e simili, che sono determinati dal… carattere (ma – segnalo - denotano scarsa conoscenza della comunicazione… politica), e l'uso errato di sobbarcare, trovo questo post quasi del tutto condivisibile. Il “quasi” - macroscopico - è che si sia arrivati al 2015 e non si siano ancora riformate adeguatamente le pensioni. Anche se lo afferma pure l’FMI, che denota anch’esso un’ignoranza (o disinformazione) del tema, grave quasi come quello dei “moltiplicatori”. Ignoranza, per la verità, che accomuna professori di destra e di sinistra, neo-liberisti e keynesiani, nonché supposti esperti e giornalisti economici persino del Sole 24 ore, alcuni dei quali ogni due per due invocano la riforma delle pensioni (da ultimo, Francesco D’Averi nel penultimo numero de lavoce.info). Al riguardo, osservo quanto segue (scusandomi preventivamente del titolo del commento, se può apparire esagerato alle persone adeguatamente informate, ma sono anni che mi tocca controinformare):

Pensioni

Poiché perfino Il Sole 24 ore diffonde informazioni errate, mettendo insieme leggi diverse, ed attribuisce alla legge Fornero anche tutte le misure pensionistiche, ben più corpose, varate da Sacconi nel 2010 e 2011 (cfr. Cosa prevede la Riforma Fornero http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-01-20/cosa-prevede-riforma-f...), provo a rispondere al seguente quesito:

Quante sono le riforme varate negli ultimi 23 anni e qual è stato il governo (e il ministro: Sacconi o Fornero) che ha riformato di più le pensioni?

Dal 1992, le riforme delle pensioni sono state 8 (otto): Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010; Berlusconi/Sacconi, 2011; Monti-Fornero, 2011.

Oltre a quella Dini che ha introdotto il metodo contributivo, le ultime 4 riforme: Damiano (2007, in parte), Sacconi (2010 e 2011) e Fornero (2011) stanno producendo e produrranno risparmi fino al 2060 per centinaia di miliardi (cfr. MEF). Dopo le riforme, il sistema pensionistico italiano, come riconosciuto dall’UE, è tra i più solidi e severi in UE28. L’unico intervento ancora da fare è quello sulle cosiddette pensioni d’oro (>90.000€ l’anno), che sono 109.000 e costano 13 mld l’anno (ed eventualmente su quelle d’argento), intervenendo con modalità rispettose della pronuncia della Corte Costituzionale del 2013.

Le riforme di Sacconi (2010 e 2011, oltre a Damiano, 2007) sono molto più corpose, immediate e recessive di quella Fornero; in sintesi, esse hanno introdotto:

• “finestra” (= differimento dell’erogazione) di 12 mesi per tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati o 18 mesi per tutti quelli autonomi;

• allungamento, senza gradualità, di 5 anni (+ “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti pubbliche per equipararle a tutti gli altri a 65 anni (più finestra), tranne le lavoratrici private; e

• adeguamento triennale all’aspettativa di vita.

La riforma Fornero (2011) ha stabilito, principalmente:

• metodo contributivo pro-rata per tutti, a decorrere dall'1.1.2012;

• aumento di un anno delle pensioni di anzianità (ridenominate “anticipate”); e

• allungamento graduale entro il 2018 dell’età di pensionamento di vecchiaia delle dipendenti private da 60 anni a 65 (più finestra), per allinearle a tutti gli altri,

i cui effetti si avranno soprattutto a partire dal 2020.

NB: La legge Fornero ha opportunamente eliminato la “finestra” di 12 o 18 mesi sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base, ma l’allungamento (già recato dalla riforma Sacconi) è solo formale.

Cfr.:

(a) sobbarcare ;

(b) AQQ/24 - Spesa pensionistica (incluse comparazione in UE27 e Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario, a cura dell’RGS); e

(c) Lettera a Oscar Giannino .

PS: Condivido la proposta di ricalcolare le pensioni (al di sopra di una certa soglia) che sono state favorite dal calcolo retributivo e che presentano un delta favorevole tra assegno pensionistico erogato e contributi versati, per integrare le pensioni future basse.

il sistema pensionistico italiano, come riconosciuto dall’UE, è tra i più solidi e severi in UE28

Per curiosità: ma non ti vergogni?

Appunto. Evidente esempio di proiezione. Aggravato da ignoranza e/o superficialità. Dopo le riforme, che hanno portato l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni entro il 2018 (cioè prima che in Germania e molto prima che in Francia, ecc.) – ora siamo già a 66 anni e 7 mesi - e generalizzato il metodo contributivo, confermo che il sistema pensionistico italiano è benchmark in UE28 (v. anche la comparazione in AQQ24/Spesa pensionistica, nota 2, linkata in Appunto dopo le lettere della BCE al governo e del governo all’UE, quando la piattaforma IlCannocchiale uscirà dalla solita avaria quotidiana).

Nella spesa pensionistica italiana sono inserite voci che negli altri paesi europei non esistono oppure sono classificate diversamente:

• TFR, che è salario differito;

• (come osservavo a Oscar Giannino, ma tu non hai letto la mia lettera allegata, vero? come succede a tutti i superficiali che odiano informarsi correttamente), un 8% di spesa assistenziale;

• nei dati rilevati da Eurostat ( e presumo anche dall’OCSE e dall’FMI) non sono comprese le pensioni private, che caratterizzano i sistemi previdenziali di altri paesi, nonostante siano fortemente incentivate attraverso il fisco e quindi con trasferimenti dal bilancio dello Stato, che andrebbero sommati alle rispettive spese pensionistiche (v. in particolare la Gran Bretagna);

• infine, la spesa pensionistica (cfr. Lettera a Oscar Giannino e AQQ24/Spesa pensionistica) è al lordo delle imposte (45 mld circa su un totale di 270 mld circa), il che penalizza l’Italia, poiché le nostre pensioni sono tassate più che negli altri Paesi europei (e più di quanto venga tassato il lavoro).

Se si rende il confronto omogeneo, l’Italia, pur scontando la coda delle pensioni di anzianità, è in linea o forse sotto la media, e, completata a breve la riforma, consoliderà la sua posizione di benchmark.

PS: Una curiosità: qual è la data della tabella fonte OCSE che hai allegato? Prima del 2010, cioè del varo delle riforme Sacconi e Fornero?

 un 8% di spesa assistenziale


la spesa pensionistica (cfr. Lettera a Oscar Giannino e AQQ24/Spesa pensionistica) è al lordo delle imposte (45 mld circa su un totale di 270 mld circa), il che penalizza l’Italia, poiché le nostre pensioni sono tassate più che negli altri Paesi europei (e più di quanto venga tassato il lavoro).

Non possono essere delle giustificazioni, semmai sono delle aggravanti dell'inefficienza e dell'iniquità dello Stato italiano.

Scandalo

Vincesko 14/4/2015 - 09:08

Affermazione un po’ strampalata. Che – a voler essere franchi - presumibilmente serve a non ammettere la propria ignoranza pregressa dei dati.

Non sono giustificazioni. Sono un’analisi dello scostamento. Sono una motivazione dello scarto, o almeno una semplice, doverosa nota esplicativa in calce – che invece quasi nessuno appone, neppure l’espertone Prof. Michele Boldrin, lo conosci? perché, dice lui (ho letto adesso) sono ovvie – alle migliaia di… milioni di miliardi di accuse incongrue contro le pensioni. Su cui si costruiscono, se non carriere accademiche o politiche, almeno editoriali su giornali famosi o post roboanti in blog che vanno per la maggiore.

Che c’entrano, poi, l’inefficienza e l’iniquità dello Stato italiano (tranne nel piccolo delta di tassazione sulla quota esente)? Si tratta soprattutto o di crassa ignoranza o di mera, sistematica, scientifica, paramafiosa DISINFORMAZIONE. Tantissimi disinformano. Anche nelle aziende private. Anche l’OCSE e l’FMI disinformano, ad esempio proprio sulle pensioni. Anche la BCE e il suo presidente – ed è un fatto gravissimo - DISINFORMANO, con la complicità della Commissione europea (!), sui suoi obiettivi statutari, da tempo violati, ci sono le prove. Con gravissime ripercussioni su centinaia di milioni di cittadini, e quasi nessuno se ne accorge e/o mena scandalo.

Iniquita'

Vincenzo Pinto 14/4/2015 - 11:08

EC: si parlava di iniquita', faccio notare che l'iniquita' e' usare contributi (che sono salario differito) per pagare assistenzialismo.

Baco ideologico

Vincesko 15/4/2015 - 10:32

Obietto:

1. Dal punto di vista della pertinenza, no, non si parlava di iniquità, ma di comparabilità della spesa pensionistica tra i vari Paesi, viste la mole di critiche che vengono avanzate sulla base di dati NON omogenei (OCSE o UE o altri) e la susseguente, immancabile richiesta dell'ennesima riforma pensionistica. L’iniquità è – come ho già rilevato - solo una diversione del discorso su un aspetto molto marginale e un’ammissione indiretta di ignoranza (tecnica).

2. Dal punto di vista tecnico-contabile, poiché non sono un esperto, ma non mi pare proprio esistano singoli “salvadanai” in cui confluiscono le varie entrate contributive, vincolate per destinazione, ma in definitiva un’unica cassa, dalla quale vengono attinti i fondi per finanziare le varie spese. Nel caso di specie, i contributi previdenziali lordi versati confluiscono all’INPS (Stato), il quale li distribuisce tra i vari capitoli dei suoi compiti d’istituto, tra i quali rientrano appunto le spese di assistenza, oltre agli assegni pensionistici netti, poiché, dei 270 mld annui di spesa pensionistica, circa 45 mld di imposte sulle pensioni vengono versati all’Erario (partita di giro).

3. Dal punto di vista tecnico-terminologico, si tratta di ASSISTENZA (o Protezione sociale), come in tutti i Paesi, non di assistenzialismo, accezione negativa che svela plasticamente il baco ideologico del neo-liberista, effetto e non causa, perché è solo il corollario e lo schermo di una struttura psicologica egoistica incline alla spietatezza, che ardisco pensare farebbe inorridire il padre del liberismo, Adam Smith, economista e filosofo morale.

1. Lei conosce i criteri di ripartizione negli altri paesi? E' sicuro che nella spesa pensionistica non rientrino anche voci spurie? Qualche altro commentatore ha gia' fatto notare che anche depurando la spesa pensionistiche dalle voci non strettamente previdenziali l'Italia spende comunque piu' di tutti in Europa.

2. Precisamente, potrebbero anche essere utilizzati per pagarci le escort dei dirigenti INPS (come dite, succede gia'?). Pero' siccome chi giustifica contributi abnormi a fronte di prestazioni attese ridicole straparla di patto intergenerazionale, mi preme far notare che questo patto sembra piu' un contratto capestro.

3. A proposito di punto di visto tecnico-terminologico ma anche sintattico-lessicale, esiste una regola di questo blog per cui chi usa termini come "neo-liberista" viene squalificato automaticamente. Mi spiace.

è Assistenza (o Protezione Sociale) declinata con accezione negativa. Vero. Ma questa non è

schermo di una struttura psicologica egoistica incline alla spietatezza, che ardisco pensare farebbe inorridire il padre del liberismo, Adam Smith, economista e filosofo morale

ma risultato della constatazione che questa assistenza, soprattutto in paesi come il nostro, degenera immediatamente - ed immancabilmente - in rapporti clientelari e nel voto di scambio; frutto di una struttura psicologica incline alla furbizia, alla pigrizia, all'elemosina e al paternalismo, che immagino farebbe inorridire ancora di più Adam Smith, economista, filosofo morale, e scozzese.

Rispondo insieme ad entrambi per non perdere un commento.

@Vincenzo Pinto 1. V., più sotto, le mie risposte a Francesco Lovecchio. 2. Io non giustifico, anzi sono contrario alle ingiustizie. Comunque, per la precisione, gli oneri sociali e contributivi sono pari al 33%, il 23,81% a carico dell’azienda e il 9,19% a carico del lavoratore. 3. So bene che il trattino andrebbe omesso, ma io lo uso indifferentemente, e lo metto apposta per evidenziare la distanza siderale dal punto di vista morale tra il liberismo smithiano e il neo-liberismo, ideologia spietata al soldo dei ricchi-potenti-egoisti-crapuloni-bulimici. Ti spiace? Contraddizione in termini, perché i neo-liberisti, dotati di cuore crudele, quindi consapevolmente, sono più simili, anzi peggio, dei feroci – e quindi inconsapevoli – impietosi squali. Entrambi i tipi di esemplare vivono in gruppi: gli squali in branchi; gli adepti del neo-liberismo in sétte, con delle regole strane…

@Nasissimo Sono d’accordo. Ma la regola dell’assistenza va applicata comunque, attaccando gli sprechi e le malversazioni. E la severità estesa a tutti, in primo luogo ai pescecani, che, con lo schermo del neo-liberismo e del suo portato di de-regolazione differenziata, ne combinano di molto peggio.

Scusa se non leggo quello che scrivi, ma sono abituato a maneggiare fonti di persone o istituzioni che conoscono ciò di cui parlano. Già questa perla

La spesa pensionistica (cfr. Lettera a Oscar Giannino e AQQ24/Spesa pensionistica) è al lordo delle imposte (45 mld circa su un totale di 270 mld circa), il che penalizza l’Italia, poiché le nostre pensioni sono tassate più che negli altri Paesi europei (e più di quanto venga tassato il lavoro).

ti esclude da tale insieme.

Ma consolati, oltre a Cesare Damiano sei in ottima compagnia. Auguri.

@davide mancino: Non ti ri-vergogni di ri-cullarti nell'ignoranza? Sei proprio senza vergogna.

PS: Lo conosco poco, l'ho ascoltato due o tre volte, ma ne ho tratto l'impressione che Gutgeld sia un ignorante come te. 

McKinsey ministero ombra

http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/07/31/mckinsey-ministero-ombra/

Non ho ben capito su COSA tu stia facendo polemica.

Quale affermazione o dato qui riportato e' falso?

Possiamo capirlo?

1) Le svariate riforme che menzioni le conosciamo tutti. Che esse implichino una discesa della spesa pensionistica (in percentuale al PIL, ammesso e non concesso che il PIL nel frattempo cresca ad i tassi ipotizzati nelle simulazioni e che i parametri con cui si "capitalizzano" i contributi non vengano cambiati da ulteriori interventi politici) a partire da un qualche anno nei paraggi del 2035 circa, non ci piove. Meglio, vi sono ragionevoli motivi (rebus sic stantibus) per credere che cosi' possa avvenire.

MA QUELLO NON E' IL PUNTO!

2) Il punto, vediamo se lo intendi, e' che, rebus sic stantibus e nonostante tutte le riforme che menzioni, tra ora (2015) ed allora (2030-2035) ci passano 15 o 20 anni. E ne sono gia' passati almeno altri 15 (dal 2000, diciamo) di spesa pensionistica impazzita che ha sottratto centinaia di miliardi (via tasse e contributi) a lavoratori ed imprese rendendo l'Italia un paese non attraente per occupazioni a salari medio-alti.  Altri 15 anni di questa medicina potrebbero rivelarsi letali, quindi il fatto che, forse, nel 2030 le cose andranno meglio e' francamente IRRILEVANTE. Trattasi di un lungo periodo lungo abbastanza ed incerto abbastanza da rendere rilevante il famoso detto di JMK.

3) Ed e' altrettanto irrilevante - per questo argomento, politicamente ovviamente rafforza il giudizio secondo cui il sistema pensionistico pre-1995, con buona pace di chi lo volle e difese, era un atto CRIMINALE ai danni dell'economia italiana e delle generazioni future - che con le varie riforme post 1995 si siano risparmiati N (20, 40, 60, 80 o 100 ... piu' crescono piu' il messaggio politico si rafforza) miliardi rispetto a quello che si sarebbe speso in pensioni SE quelle riforme non fossero state fatte. Perche' PROVA che quel sistema, anche quello ucito dalla Dini-1995, era un sistema di furto generalizzato e criminale. 

Posso sapere COSA vi sia di erroneo in queste 3) affermazioni?

Da qualche anno (diciamo, dal 2011-12) non seguo piu' con l'attenzione di una volta la letteratura tecnica sulle pensioni, mi aggiornero'. Ma conosco chi in Italia e nel mondo ci lavora (ho fatto parte attiva del gruppo mondiale NBER sul tema per 15 anni ...) e ci parlo spesso. Da quanto mi dicono valgono le affermazioni di cui sopra e, per il futuro post 2030-2035, si prospetta, da un lato, una grande incertezza e, dall'altro, probabilmente un massacro di coloro che dovranno pensionarsi DOPO quelle date. Che e' ESATTAMENTE uno degli argomenti di (in)giustizia sociale che avanzo e che provano i cosidetti "diritti acquisiti" essere chiacchiera retorica a copertura d'una persistente ingiustizia.

Ma visto che insisti, con tanta sicurezza (non sostenuta da numeri e simulazioni credibili, per altro) che siamo tutti degli ignoranti e dovremmo vergognarci, faro' una rapida verifica dopo cena.

Ho dato una rapida occhiata e, mentre posso confermare che tutti i dati disponibili sul pregresso sono coerenti con quanto io ed altri abbiamo qui affermato e che  le "simulazioni ufficiali" rapidamente rintracciabili su OECD e paraggi fanno lo stesso per il futuro, non e' detto che non vi siano studi migliori e piu' aggiornati che dicono cose diverse. Ora vado a cena, dopo li cerco. 

Per ora ho tovato questo, mi sembra decente e tiene conto della riforma Fornero (che chiama Monti). Anch'esso conferma quanto andiamo dicendo. Vediamo se spunta qualcosa di diverso 

http://pure.au.dk/portal-asb-student/files/52294139/Thesis_ZM.pdf

Nel frattempo attendo fiducioso la tua simulazione che ci fara' vergognare tutti come i pollastri che siamo. Se ce l'hai puoi anche preparare un articolo, ti assicuro che nFA sara' ben felice di pubblicarlo.
 

@michele boldrin

Citazione n. 1 “Non ho ben capito su COSA tu stia facendo polemica. Quale affermazione o dato qui riportato e' falso? Possiamo capirlo?”.

Quale polemica? Ti ho dato ragione su tutto, tranne 2 punti, il primo di natura comunicativa (era un assist, visto il tuo impegno anche politico) e il secondo di natura linguistica (rileggi con calma il mio commento dell’11/4 23:23). Non ho contestato nessun dato, anche perché non c’erano dati. Anche sul punto dei diritti acquisiti ho scritto che ero d’accordo sul ricalcolo delle pensioni (v. poscritto). Sei incontentabile.

E’ che, siccome conosco i miei polli, ho semplicemente ritenuto opportuno – come mi tocca fare da 5 anni, da non esperto ma da semplice cittadino destinatario del primo provvedimento anti-crisi (DL 78/2010, convertito dalla legge 122/2010), scrivendo nel 2010 e nel 2011 (nel fuoco della diatriba Governo-UE, che contribuì grandemente alla defenestrazione di Berlusconi) a TUTTI i principali media italiani della carta stampata, ANSA in testa, e della tv, al Vice Presidente e Commissario all’Economia della Commissione europea, Olli Rehn, e perfino a parlamentari italiani (l’unico che mi rispose, ammettendo l’errore, fu l’allora presidente della Commissione Finanze del Senato, Mario Baldassarri, cfr. Ricostruzione del caso Berlusconi-Olli Rehn http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2770782.html) - contrastare la DISINFORMAZIONE che da anni - ad opera, ho premesso, di “sinistri” e di “destri”, alcuni in buonafede, altri in malafede - si fa sulle pensioni. La mia “polemica” è esclusivamente con @davide mancino, perché, non solo è un ignorante, ma mi ha anche, con tono maleducato, chiesto addirittura di vergognarmi (cfr. suo commento 12/4 00:38) per avere scritto che il sistema pensionistico italiano è solido e severo (quindi è lui che incongruamente mi ha chiesto di vergognarmi, non io a lui o ad altri, e per punirlo adeguatamente ho mantenuto lo stesso registro, per farglielo imprimere bene nella capoccia). E mi ha opposto una tabella dell’OCSE (non dell’UE, che mi pare sia un po’ più omogenea come area dal punto di vista del welfare), che dimostra soltanto l’ignoranza dell’OCSE (analoga a quella dell’FMI), nel senso che include e compara – consapevolmente? - dati non omogenei, senza almeno una nota in calce, come farebbe un semplice, bravo ragioniere; per non parlare di un analista i cui report condizionano la vita di interi Paesi. Poi, non sapendo che replicare alle mie ulteriori spiegazioni puntuali, facilmente riscontrabili in Rete, mi ha detto per soprammercato che non sono all’altezza. E ha evitato perfino di dirmi la data della tabella OCSE.

Citazione n. 2: “MA QUELLO NON E' IL PUNTO! 2) Il punto, vediamo se lo intendi, e' che, rebus sic stantibus e nonostante tutte le riforme che menzioni, tra ora (2015) ed allora (2030-2035) ci passano 15 o 20 anni”.

Scusa, io sono d’accordo su tutto. Proprio tutto. Anche sulla simulazione (con l’avvertenza che le simulazioni, detto in generale, vanno prese con le molle, poiché – e questo capita persino nelle aziende private –, a parte la loro intrinseca aleatorietà, hanno quasi sempre un contenuto “politico”, quindi discrezionale). Peraltro ho segnalato quella della RGS, allegata nel mio post, che dà più o meno gli stessi dati, anzi un po’ più alti. Riporto le rispettive evoluzioni OCSE e RGS (che è nota, secondo alcuni, per sovrastimare abitualmente le previsioni di spesa e sottostimare quelle delle entrate) della Spesa pensioni/Pil (%):

OCSE: 2010=15,3; 2015=14,9; 2020=14,5; 2025=14,4; 2030=14,5%; 3035=15,0.

RGS: 2010=15,3; 2015=16,2; 2020=15,5; 2025=15,2; 2030=15,2%; 3035=15,8.

MA NON E’ QUESTO IL PUNTO. Tu, scusami, e lo dico solo per aiutarti a correggere i tuoi difetti, hai una struttura logica lievemente strampalata (= strana, illogica), perciò sei sempre indignato (Raffaele La Capria suggerisce di diffidare di quelli sempre indignati). Il punto è che anche tu (sono sicuro che intimamente, essendo tu molto più esperto di me della materia, lo sai meglio di me) sbagli bersaglio: la spesa pensionistica. Per i seguenti motivi, a mio avviso dirimenti (io mi arrogo di essere soltanto un ignorante specialista del 2+2): sia perché, ripeto, essa, al netto delle voci – diciamo - spurie (v. mia risposta 12/4/2015 02:19), è in linea con la media UE e – in prospettiva futura – meglio di altri Paesi importanti, sia soprattutto perché, come sanno bene gli esperti del ramo (“l’impianto di previdenza obbligatoria appare già dirsi completo al di là di eventuali futuri interventi che sembrano potere rivestire più le sembianze della mera manutenzione che quelli di interventi di tipo strutturale”, cfr. L’andamento della previdenza integrativa  http://intranet.fiba.it/sitedocs.nsf/0/41D2B68052219C29C1257B67003EF785/$file/L'andamento%20della%20previdenza%20integrativa.pdf ), ripeto, dopo le ultime 4 riforme (Damiano, 2007; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), quel che di strutturale c’era da riformare è stato già fatto (la riprova – logica e fattuale – è che adesso stanno cercando di tornare indietro, smussando le asperità più esagerate ed acute e ripristinando-rafforzando la flessibilità con penalizzazioni prevista fin dalla riforma Dini del 1995, copiata da altri Paesi - ad esempio la Svezia - ma inapplicata in Italia). Resta solo la questione delle c.d. pensioni d’oro (> 8.000€ lordi, pari a 5.000€ netti mensili) e forse di quelle d’argento (>2.500 netti mensili?), cioè del ricalcolo, al di sopra di una certa soglia, sul quale, ripeto, ho convenuto; e lasciando il risparmio che ne deriverebbe all’interno dello stesso capitolo di spesa, anche per integrare le future pensioni basse (dei giovani attuali).

Hat tip

michele boldrin 13/4/2015 - 04:29

a Davide. Ho scritto forse troppo, per la mia memoria di vecchietto, negli anni scorsi e m'ero scordato di questo pezzo. Grazie per avermelo ricordato.

P.S. Devo proprio fare quel libro popolare compilando ed aggiustando le cose scritte qui, sarebbe utile. Ah, trovarne la forza! 

se ho capito bene, sostieni che l'Italia sarebbe

in linea o forse sotto la media, e, completata a breve la riforma, consoliderà la sua posizione di benchmark.

Per sostenere questa conclusione citi alcune tue osservazioni, che mi paiono non sostanziate da riferimenti, e molto sospette. Nell'ordine:

• TFR, che è salario differito;

Il Trattamento di Fine Rapporto è salario differito, ma dove hai letto che una spesa privata viene calcolata come spesa previdenziale pubblica nelle statistiche ufficiali?

• (come osservavo a Oscar Giannino, ma tu non hai letto la mia lettera allegata, vero? come succede a tutti i superficiali che odiano informarsi correttamente), un 8% di spesa assistenziale;

 

so che ti riferisci a un altro interlocutore, ma il dato dell'8% da dove l'hai preso? E cosa dimostra? Nell'ultimo rapporto annuale dell'INPS, si riporta un confronto tra paesi Ue distinto in base al tipo prestazione in rapporto al Pil, e il risultato è che l'Italia spende più di tutti in Vecchiaia e superstiti, cioé le pensioni nel senso più stretto.

Per comodità riporto un "copia e incolla" della tabella 5 a pg. 268 del rapporto annuale INPS 2013 (l'ultimo)

 

SPESA PER LE PRESTAZIONI DI PROTEZIONE SOCIALE*

EROGATE AGLI UTENTISUDDIVISE PER FUNZIONE NEI PAESI UE** (in % del PIL)

 
anno 2011      
  Malattia Invalidità

Vecchiaia

/superstiti

Famiglia Disoccupazione Abitazione esclusione sociale Totale
Austria 7,2 2,2 14,5 2,8 1,5 1,6 28,7
Belgio 8,3 2,2 11,6 2,3 3,7 3,9 29,0
Danimarca 6,9 4,1 14,2 4,1 1,8 2,5 32,8
Finlandia 7,5 3,5 11,7 3,3 2,1 2,6 29,3
Francia 9,1 2,0 14,5 2,6 2,1 2,9 31,9
Germania 9,4 2,2 11,4 3,1 1,3 1,9 28,3
Grecia 7,5 1,4 15,0 1,8 2,1 2,5 28,9
Irlanda 12,8 1,2 6,7 3,4 3,3 3,7 28,3
Italia 7,1 1,6 17,4 1,4 0,8 0,8 28,4
Lussemburgo 5,6 2,6 8,3 3,6 1,2 1,5 22,2
Paesi Bassi 10,9 2,4 12,0 1,2 1,5 1,9 30,5
Portogallo 6,3 2,1 13,7 1,2 1,4 1,4 25,0
Regno Unito 8,3 2,4 11,4 1,7 0,7 2,2 26,3
Spagna 7,0 1,8 11,2 1,4 3,7 3,9 25,6
Svezia 7,5 3,8 12,5 3,1 1,2 1,6 29,0
Ue27 8,2 2,1 12,7 2,2 1,6 2,2 27,8
               
               

 

• nei dati rilevati da Eurostat ( e presumo anche dall’OCSE e dall’FMI) non sono comprese le pensioni private, che caratterizzano i sistemi previdenziali di altri paesi, nonostante siano fortemente incentivate attraverso il fisco e quindi con trasferimenti dal bilancio dello Stato, che andrebbero sommati alle rispettive spese pensionistiche (v. in particolare la Gran Bretagna);

 è ovvio e coerente limitarsi alla pensioni pubbliche quando si parla di spesa pubblica (e viceversa) e non considerare quelle private. Infatti, quelle private normalmente non hanno problemi di sostenibilità finanziaria, che è invece quello di cui parliamo, oltre al fatto che qualcuno che non ne beneficia se ne deve sobbarcare l'onere. 

• infine, la spesa pensionistica (cfr. Lettera a Oscar Giannino e AQQ24/Spesa pensionistica) è al lordo delle imposte (45 mld circa su un totale di 270 mld circa), il che penalizza l’Italia, poiché le nostre pensioni sono tassate più che negli altri Paesi europei (e più di quanto venga tassato il lavoro).

il punto è teoricamente valido, che però andrebbe verificato quantitativamente. L'OCSE fa questo calcolo (figura 6.5 pg. 171 di cit. Pension at a Glance), e l'ultimo è riportato in OECD Pensions at a Glance 2013, dove risulta che sia al lordo delle tasse che al netto, l'Italia è il paese con la spesa per pensioni più elevata tra i paesi considerati, cioé quasi tutti. 

Gross and Net Public Pension Expenditure (% of GDP) - 2009

 

 

country gross net
Italy 15.44 13.49
France 13.73 12.82
Austria 13.47 11.76
Portugal 12.32 11.64
Slovenia 10.87 10.87
Germany 11.25 10.86
Poland 11.78 10.82
Japan 10.17 9.50
Spain 9.28 8.99
Belgium 10.04 8.91
Czech Republic 8.32 8.32
Finland 9.95 8.30
Estonia 7.95 7.78
Slovak Republic 7.01 7.01
Luxembourg 7.66 6.93
United States 6.82 6.44
Switzerland 6.31 6.42
Sweden 8.23 6.15
United Kingdom 6.19 5.93
Israel 5.02 4.91
Ireland 5.10 4.84
Netherlands 5.11 4.65
Denmark 6.11 4.52
Norway 5.35 4.36
Canada 4.55 4.33
New Zealand 4.69 3.97
Chile 3.55 3.53
Australia 3.49 3.39
Korea 2.15 2.14
Mexico 1.69 1.69
Iceland 1.75 1.62

Comunque si calcoli la spesa, il sistema pensionistico pubblico italiano rimane  il più generoso. Se ci sono dei beneficiari, ci devono essere anche dei buon samaritani. E questi sono quelli che pagano i contributi oggi e domani. Sulla base delle ultime proiezioni governative contenute nel DEF, le ultime misure sono servite a evitare l'espolosione che si stava materializzando anche a causa della crisi, non a renderlo un "benchmark" (cfr. pag. 34 del DeF  ).

 

@Francesco Lovecchio (14/4/2015 - 23:11)

Preliminarmente, come ho scritto a Michele Boldrin (cfr. mio commento 14/4/2015 - 17:57), sono felice e grato se qualcuno può confutare le mie argomentazioni relative alle voci spurie. Quindi ti ringrazio per l’articolata e documentata risposta. Ri-osservo, però, che dopo le riforme del 2010-2011, che hanno portato l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni entro il 2018 (cioè prima che in Germania e molto prima che in Francia, ecc.) – ora siamo già a 66 anni e 7 mesi - e generalizzato il metodo contributivo, confermo che il sistema pensionistico italiano è benchmark in UE28. Discorso un po’ diverso per le cosiddette pensioni anticipate (ex pensioni di anzianità), anch’esse riformate. Ne discende che tutte le analisi fino al 2011 (come anche quelle dell’INPS o dell’OCSE da te allegate) sono datate e fuorvianti (ho anche qualche perplessità sul "tuo" dato INPS del 17,4% relativo solo alle pensioni di vecchiaia, quando quello totale 2010 sia OCSE che RGS è pari al 15,3%, cfr. il mio commento del 13/4/2015 - 15:36). Infine, andrebbe comunque tenuto presente che il rapporto spesa/Pil è influenzato ovviamente anche dal denominatore, calato in Italia, negli ultimi 7 anni, di quasi 10 punti percentuali, molto più che in altri Paesi.

Nel merito:

Punto 1. TFR. Allego (del prof. Felice Roberto Pizzuti, ho letto cose analoghe più recenti, ma ora non le trovo):

FOCUS LA SPESA SOCIALE IN ITALIA E NELL’UNIONE EUROPEA Luglio 2007 http://online.cisl.it/UStudi/I09755C8A.3/Focus2%20La%20spesa%20sociale%2...

Spesa sociale, Italia e Ue a confronto a cura di Felice Roberto Pizzuti* (29/11/2009)

[…] Caratteristiche della spesa pensionistica in Italia

Quanto alla presunta «anomalia» dell’Italia, che destinerebbe una parte considerevole di risorse alla vecchiaia, un più attento esame dei dati e dei criteri di classificazione, non sempre uniformi, adottati in sede Eurostat porta a ridimensionare l’entità della nostra spesa previdenziale. In primo luogo, va osservato che per l’Italia le indennità liquidate al lavoratore all’interruzione del rapporto di lavoro (1,3% del Pil), quali il Trattamento di fine rapporto (Tfr) nel settore privato e i Trattamenti di fine servizio (Tfs) nel pubblico impiego, sono incluse indebitamente nella spesa per pensioni, indipendentemente dall’età del percettore. Si tratta, invece, di salario differito a momenti successivi, determinati o dalla richiesta dei lavoratori per sostenere spese eccezionali (sanitarie, acquisto casa, ecc.) o dalla cessazione del rapporto di lavoro, che non necessariamente coincide con il pensionamento. […]

http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id/1199

FMI contro pensioni italiane: chiedono riforma ma falsificano i dati? di Erasmo Venosi | 22 Settembre 2014

[…] Dove trova “giustificazione“ Christine Lagarde ? Nelle modalità di calcolo della spesa operata da Eurostat e mai modificate dagli afoni europarlamentari italiani e comodo per le lobby dei fondi pensionistici privati che pressano sul Governo e il Parlamento! Eurostat include nel calcolo della spesa pensionistica le prestazioni del trattamento di fine rapporto (TFR) che è salario differito e il confronto con gli altri Stati UE viene fato considerando la pensione lorda, che in Italia sono elevatissime, in rapporto a quelle UE e addirittura in Germania non vengono fatte trattenute sulle pensioni.

http://www.forexinfo.it/FMI-e-pensioni-italiane-chiedono

La spesa per protezione sociale in Italia e in Europa Roberto Fantozzi 15 maggio 2014

[…] Tornando alla divergenza va anzitutto considerato che l’Italia è caratterizzata da una popolazione più anziana rispetto agli altri partner comunitari). Comunque, nella voce “Old age” di Esspros (quella su cui si basano i confronti fra paesi), oltre alle pensioni sociali e ad altri sussidi (il 4,3% della spesa totale), sono incluse anche le erogazioni per trattamenti di fine rapporto privati e pubblici (Tfr e Tfs, una peculiarità italiana), che nel 2011 ammontavano all’11.6% della spesa totale. Come è noto, tali erogazioni costituiscono una forma di salario differito e non una misura di carattere previdenziale a tutela del rischio di vecchiaia; infatti, esse sono disponibili in qualsiasi momento si interrompa la relazione contrattuale (anche ben prima del pensionamento) e possono essere anticipate in presenza di specifiche esigenze del lavoratore (spese mediche ed acquisto della prima casa).

Punto 2. Un 8% di spesa assistenziale.

La fonte è l’ISTAT, che elabora dati INPS:

Trattamenti pensionistici e beneficiari: un’analisi territoriale

Le pensioni Ivs sono il 78,3% dei trattamenti erogati dal sistema pensionistico italiano e assorbono il 90,5% della spesa complessiva. Più nel dettaglio le pensioni di vecchiaia rappresentano il 52,2% delle prestazioni e il 71,8% della spesa; le pensioni di invalidità rispettivamente il 5,6% e il 4,0%, mentre le pensioni ai superstiti rappresentano il 20,6% dei trattamenti complessivamente erogati e il 14,7% della spesa complessiva. Le pensioni assistenziali sono il 18,2% del totale e assorbono il 7,9% della spesa. Le indennitarie incidono, infine, per il 3,5% sul numero dei trattamenti e per l’1,7% sulla spesa complessiva (Tavola 5).

http://www.istat.it/it/archivio/132562 

Punti 3. e 4. Pensioni private e Imposizione fiscale (ecc.).

Traggo, sempre dall’analisi del prof. Felice Roberto Pizzuti:

Esiste, poi, un’elevata sostituibilità fra i vari tipi di intervento, riconducibili, da un lato, alla vecchiaia e superstiti e, dall’altro, all’invalidità e disoccupazione; i paesi, cioè, adottano differenti strumenti per perseguire le medesime finalità e per «coprire» bisogni simili. Ad esempio, in Italia, le pensioni di anzianità hanno anche rappresentato, in modo improprio, un canale di uscita dal mercato del lavoro, in assenza di adeguati sussidi di disoccupazione; anche il Tfr, oltre a fornire un capitale al momento del pensionamento, ha svolto la funzione di «ammortizzatore sociale» in caso di licenziamento. In altri paesi, invece, per queste stesse finalità, è stato ampio il ricorso a forme specifiche di indennità di disoccupazione, a pensioni anticipate e, come in Olanda e Svezia, a pensioni di invalidità interpretate in senso socio-economico. Pertanto, se si procede a considerate congiuntamente le funzioni di vecchiaia, superstiti, invalidità e disoccupazione, nonché a depurare il dato italiano dalle indennità di fine lavoro, il nostro paese presenta livelli di spesa pressoché in linea con la media dei Quindici e inferiori a quelli della Francia. Altri fattori portano a sovrastimare il dato italiano; il fatto che i piani pensionistici privati individuali, ad esempio, non vengono considerati sempre e per tutti i paesi nella rilevazione Eurostat (3), porta a sottostimare i livelli di spesa dei paesi anglosassoni, dove tali forme di risparmio sono molto diffuse. Inoltre, le prestazioni sociali sono considerate al lordo del prelievo fiscale e questo non consente di fornire una misura del reddito disponibile effettivamente trasferito al pensionato, anche perché i regimi fiscali riservati alle prestazioni e alle pensioni nei vari paesi sono alquanto differenti. […]

Traggo, sempre dall’analisi di Roberto Fantozzi:

I confronti internazionali risentono anche del tipo di strumento scelto dai vari paesi per fronteggiare varie tipologie di rischio sociale (ad esempio, povertà o disoccupazione dei lavoratori anziani). Storicamente, a causa di limiti strutturali del sistema di welfare, l’Italia ha fatto ricorso al sistema pensionistico (anche mediante pensionamenti anticipati) per far fronte ad esigenze assistenziali ed occupazionali. Diversamente, altri paesi (soprattutto nel Nord Europa), in caso di uscita anticipata dall’attività, erogano generosi sussidi di invalidità o disoccupazione, che non sono contabilizzati nella spesa previdenziale, pur svolgendo una funzione del tutto analoga alle pensioni di anzianità. Va anche considerato che il carico effettivo per il bilancio pubblico dipende dal grado di imposizione fiscale sulle prestazioni erogate. Quest’ultimo differisce significativamente nei vari paesi: in Italia le pensioni sono soggette alle normali aliquote Irpef mentre altrove (in primis in Francia e Germania) la loro tassazione è fortemente agevolata. Se si considera la spesa al netto delle imposte, le differenze fra paesi risultano molto meno evidenti. In generale, per valutare l’effettivo impatto della spesa sociale sul bilancio pubblico bisognerebbe detrarre dalla spesa le imposte dirette e indirette ad essa connesse e aggiungervi gli esborsi (in termini di minori entrate) derivanti dalle agevolazioni fiscali offerte a chi partecipa a fondi sanitari e previdenziali privati. Inoltre, per presentare confronti internazionali esaustivi, si dovrebbe tener conto anche della spesa privata per prestazioni di protezione sociale (riguardante soprattutto le pensioni erogate dai fondi privati e la spesa privata per sanità e assistenza da parte delle famiglie), dal momento che il finanziamento di tale spesa va a incidere sul costo del lavoro e sulla competitività di un paese.

Da qualche anno l’Ocse rielabora alcune statistiche relative alla spesa sociale al lordo e al netto delle componenti private e dell’imposizione fiscale che consentono di valutare quanto incidano nei confronti internazionali sia i diversi meccanismi di imposizione e agevolazione fiscale sia il trattamento riservato agli schemi privati (figura 4, riferita al 2009). Con riferimento alla sola spesa pubblica lorda (quella solitamente presa in esame nei confronti internazionale), le differenze fra paesi risultano sostanziali e Stati Uniti e Regno Unito appaiono come outliers. Tuttavia, l’aggiunta della spesa sociale privata modifica completamente il quadro e i due paesi Anglosassoni cessano di apparire parsimoniosi. Infine, i risultati cambiano significativamente se dalla spesa si sottraggono le entrate fiscali ad essa corrispondenti (in Italia la quota di quota di imposte dirette sulle prestazioni sociali è molto alta, inferiore soltanto a quelle della Svezia) e si aggiungono le agevolazioni fiscali. In particolare, la spesa sociale netta italiana in rapporto al Pil (25,5%) risulta superiore, e di poco, soltanto a quella spagnola (25,2%) mentre è di poco inferiore a quella svedese (26,1%) e ampiamente inferiore a quella di Francia (32,1%), Stati Uniti (28,9%), Regno Unito (27,7%) e Germania (27,5%).

Le controdeduzioni che porti hanno diversi problemi. In primo luogo, sono "critique" che non confutano le osservazioni contrarie, al massimo possono sollevare dubbi. Esse non offrono mai un confronto  alternativo dove mostrano quello a cui alludono. In secondo luogo, nel complesso le fonti che citi mostrano una qualche confusione nell'uso delle varie definizioni. Infatti, ve ne sono diverse a seconda dell'istituzione che le elabora, le finalità etc.

Una bella, e sopratutto sintetica, rassegna delle varie definizioni sono riportate in un'appendice prodotta dalla Ragioneria generale. Tra le varie definizioni, vi è anche quella dell'Eurostat che effettivamente include il TFR nella voce vecchiaia e superstiti. Tutte le altre definizioni in circolazione quando parlano di "pensioni pubbliche" non prevedono quella voce.  Se si togliesse quel punto  e mezzo percentuale dal conto, pur non facendo analoga operazione per gli altri paesi, rimane valida la conclusione generale che la spesa pensionistica pubblica in Italia così come calcolata dall'Eurostat è più alta.

Per quanto riguarda il punto dell'8%  della spesa assistenziale, qui fai una certa confusione tra definizioni, cioè quando si parla di "conti di protezione sociale" dell'Istat che conta anche la spesa privata e altre voci, dalla spesa pensionista (pubblica e privata), dalla spesa pensionistica pubblica. .

Per finire. L'argomento che fai (e le tue fonti) secondo il quale  in Italia si usano, in modo improprio,  le pensioni per finalità assistenziali, mentre in Olanda o altri paesi si usano altri strumenti è ridicolo ai nostri fini e non merita approfondimento.

Quando porterai dati, invece di critique, che mostrano in qualche modo quello che dici (cioé l'Italia è un benchmark etc.), o che confutano "by preponderance of evidence" la posizione contraria (la spesa pensionistica in Italia è più elevata che altrove), allora ne riparliamo. Finora non hai fatto questo.

 

 

Ipse dixit

Vincesko 16/4/2015 - 20:15

Ti avevo sopravvalutato. Inclusa la tua educazione. Ma forse hai scritto sotto i fumi dell’alcol, come traspare in particolare dal passo relativo all’8%. Comunque, non sei Aristotele. O pensi di sì, visto che ti metti a giudicare con iattanza un docente ordinario esperto di previdenza (Pizzuti)? Sveli una sgradevole arroganza sottesa di tigna per coprire magagne concettuali, invero palesi. Segno di interiore debolezza. Studia e, dopo aver telefonato all’Eurostat, ripassa a settembre.

PS: Però sei - autolesionisticamente - divertente. Ricavo dalle definizioni dell’RGS linkate, per certi versi esilaranti, degni del Paese degli eufemismi (e dei DISINFORMATORI, presumibile eredità clerico-fascista) che è, purtroppo, l’Italia:

• pensioni assistenziali: prestazioni costituite da pensioni di guerra, ai non vedenti civili, ai non udenti civili e agli invalidi civili e dalle pensioni o assegni sociali ai cittadini ultrasessantacinquenni, sprovvisti di reddito o con reddito insufficiente. La caratteristica principale di queste pensioni è di garantire un reddito minimo a persone incapaci di procurarselo a causa di menomazioni congenite o sopravvenute o semplicemente per età avanzata. Si tratta, in ogni caso, di pensioni non collegate ad alcun sistema di contribuzione. Sono incluse, nell’aggregato, anche le indennità di accompagnamento (che peraltro non sono pensioni) corrisposte come sostegno per l’incapacità di attendere agli atti della vita quotidiana propri dell’età; [segnalo che valgono 16 mld, ndr].

A.1.5 - Funzioni “oldage”, “survivors” e “disability” Prestazioni incluse nell’aggregato. L’aggregato, spesso considerato nei confronti a livello internazionale, comprende la somma delle erogazioni che Eurostat classifica in termini di funzione old age, di funzione survivors e di funzione disability. La funzione old age, oltre alla spesa per pensioni dirette IVS (con esclusione delle pensioni di invalidità con età inferiore all’età pensionabile e di quota dei prepensionamenti classificati nella funzione “Disoccupazione”, come precedentemente indicato), include: le erogazioni annuali da parte dei datori di lavoro privato e pubblico in termini di TFR (le quali non sono pensioni ma erogazioni in capitale non necessariamente collegate alla funzione vecchiaia, bensì all’interruzione del rapporto di lavoro, come in precedenza indicato), alcune spese per servizi erogati a protezione della funzione vecchiaia, le pensioni integrative corrisposte dai fondi pensione privati241. Nella funzione survivors, oltre alle pensioni IVS indirette, sono incluse le pensioni di guerra indirette e le rendite infortunistiche indirette. La funzione disability, oltre alle pensioni IVS di invalidità e inabilità con età inferiore all’età pensionabile, contiene anche prestazioni quali le rendite infortunistiche e le prestazioni per invalidità civile (ivi inclusa la spesa per indennità di accompagnamento).

Vincesko, 8 ore di attesa inutilmente lunga per scrivere due capoversi di commentario che non dicono nulla se non svelare chi sei, e due copia e incolla che dimostrano che non hai letto, o non hai capito, il commento di sopra.

Gentile sig. Vincensko, se veramente pensa che tutti, tranne lei, facciano disinformazione deve ricredersi: anche lei purtroppo è caduto nell' odioso vizio imperante nel mondo dell' informazione economica prevalente. Nella fattispecie il dato che lei fornisce sulle pensioni d'oro non ha fondamento nella tabella riassuntiva  fornita da INPS per il 2012 e qui riportata (a meno che anche INPS non faccia giustamente disinformazione). In particolare mi risulta che le pensioni superiori a 90.000 euro annui siano circa 49.600 per un importo complessivo di 5,664  mld.

Questo è quanto dovevo.

Corrado Tizzoni

1. Disinformazione.

a) Di grazia, dove avrei scritto che “tutti fanno disinformazione”? b) Quando accuso qualcuno di fare DISINFORMAZIONE (lo scrivo sempre in maiuscolo), rigorosamente fornisco le prove. c) Per quanto poi riguarda me, io ho parlato di CONTROINFORMAZIONE (lo scrivo sempre in maiuscolo). Salvo, beninteso, prova contraria. Che per me è sempre benvenuta.

2. Pensioni d’oro.

La mia fonte è un’altra (COBAS), ma il link non è più attivo. Il dato del numero delle pensioni d’oro è stato confermato dall'allora Sottosegretario del Lavoro e della Previdenza sociale, Carlo Dell'Aringa (l’articolo è linkato nel mio post AQQ24-Spesa pensionistica, che ho già allegato nel mio commento del 11/4/2015 - 23:23):

MELONI (FLI): «FISSARE UN TETTO» Pensioni d'oro, una sorpresa da 90mila euro al mese Sono oltre centomila e costano allo Stato più di 13 miliardi l'anno: primo Sentinelli, ex manager Telecom, inventore della "ricaricabile" 8 agosto 2013

Sono centomila i «super-pensionati» che costano al sistema ben 13 miliardi di euro all'anno. Mercoledì il sottosegretario al Welfare, Carlo Dell'Aringa, rispondendo in commissione Lavoro della Camera a un'interrogazione di Deborah Bergamini (Pdl), ha rispolverato l'albo delle «pensioni d'oro», riaprendo il file delle polemiche. http://www.corriere.it/economia/13_agosto_08/pensioni-oro-90mila-euro-me...

NB: poiché, secondo l’INPS, 1/3 dei pensionati percepisce 2 o più pensioni, occorre sempre distinguere tra n. delle pensioni (23 milioni) e n. dei pensionati (16,5 milioni).

Grazie per il commento.

PS: L’anno scorso, inoltrai una richiesta scritta all’analista dell’ISTAT delle pensioni perché disaggregasse ulteriormente i dati e indicasse la fascia delle cosiddette pensioni d’oro; mi rispose che avrebbe potuto farlo solo a pagamento.

PPS: I valori delle pensioni del link de lavoce allegato non includono la 13esima. Avevo già letto questi dati, da un’altra fonte (che peraltro ha data precedente); inviai anche il seguente commento (19/3/2014), ma non fu pubblicato:

Da altra fonte, dato confermato dall'allora Sottosegretario del Lavoro e della Previdenza sociale, Carlo Dell'Aringa, [*], nel 2010, i pensionati "d'oro" (un terzo dei pensionati riscuote 2 o più pensioni), cioè con pensioni maggiori di 8.000 € lordi mensili, sarebbero 109.000, per un costo stimato di quasi 13 miliardi; mentre dal report suesposto, facendo la somma, risulterebbero (se non ho sbagliato i calcoli) soltanto quasi 21.000, per un costo di 3 mld.

http://www.previsionari.it/2013/11/07/pensioni-doro-ecco-i-numeri-inediti-dellinps/

si dividono in due gruppi.

i) quelle corrispondenti a contributi versati che non dovrebbero essere toccate per quanto elevate esse siano

ii) quelle non corrispondenti a contributi versati che dovrebbero essere ridotte in proporzione ai contributi versati, come tutte le altre, d'argento, bronzo e ferro (salvo clausola di salvaguardia per quelle che scenderebbero al di sotto di un minimo vitale)

Probabilmente il numero di pensioni d'oro del primo tipo è molto ridotto. In ogni caso,  ridurre tutte le pensioni  cosidette d'oro oltre un certo importo senza distinguere i due tipi è a mio avviso profondamente ingiusto.

PS ho scritto 'dovrebbero'. Non dubito che la corte di cassazione, formata da futuri pensionati d'oro del primo tipo, troverà ottime giustificazioni legali per opporsi con successo

 

Gentile sig. Vincesko, mi permetto di farle presente che secondo lei disinformano nell' ordine: OCSE, FMI, BCE, Commissione Europea, tantissime aziende private, tantissimi in generale. Sempre secondo lei tutta questa disinformazione avviene in modo sistematico, scientifico, paramafioso ( un complotto?) e contro tale situazione lei combatte una estenuante, vastissima campagna di controinformazione .

Nel merito della discussione e della tabella pensionistica in questione, ci tengo a ribadire che tale tabella riporta il dato della spesa pensionistica complessiva per percettore di reddito. Pertanto, come avrà notato, il totale della colonna numero dei pensionati è pari a circa 16,5 milioni (cioè il totale dei pensionati) e il totale della colonna importo complessivo annuo è pari a 270 mld ossia la spesa pensionistica in Italia. In sostanza la tabella è riferita ai pensionati e non al numero di pensioni ed è comprensiva delle tredicesima. Da questa tabella si possono calcolare quanto pesano i pensionati con pensioni complessive superiori a 90.000 euro annui ed è il numero che le avevo fornito ( circa 50.000 per circa 5,6 mld). Quindi i numeri forniti dalla Meloni sono, come spesso succede nel caso di questo politico, senza alcun fondamento. Per quanto riferito al sottosegretario Dell' Aringa non si riesce a vedere nè qui nè sul suo blog l' articolo del Corriere puntato dai suoi link, ma mi lasci dire che un articolo di giornale non mi sembra una fonte rigorosa. In ogni caso se si porta un dato in discussione bisognerebbe far vedere la fonte originale. Quindi per cortesia dovrebbe dare evidenza di quale calcolo è alla base della sua affermazione sulle pensioni d'oro .

Per concludere la tabella fornita dall' INPS alla redazione della Voce viene linkata anche da lei nell' ultimo link del suo post e allora?

Corrado Tizzoni

@ Corrado Tizzoni Lei ha alcuni gravi difetti: proietta sugli altri i suoi difetti, predica bene e razzola male, scrive balle, è gratuitamente irrispettoso, è inutilmente ostinato.

1. Balle. Lei ha scritto (15/4/2015 - 08:59): “se veramente pensa che tutti, tranne lei, facciano disinformazione” Le ho chiesto dove lo avrei scritto. Non è stato in grado di provarlo. Ha scritto, quindi, irrispettosamente, una balla. E ha fatto un errore. Primo errore. Lei ha scritto (15/4/2015 - 22:02): “secondo lei disinformano […] tantissime aziende private, tantissimi in generale”. Invece non ho mai scritto né tantissime, né tantissimi. Lei ha scritto, quindi, irrispettosamente, un’altra, duplice, balla. Secondo errore, doppio.

2. Errore. Grazie di nuovo, è davvero gentile a ri-segnalarmi l’errore, ma lei continua ad imputarmi – erroneamente - un errore che, semmai fosse dimostrato tale, sarebbe delle fonti che ho trovato e che ho correttamente indicato. Attendendo conferme o confutazioni. Per uno così preciso come lei, ci dovrebbe essere una certa differenza, quindi il terzo errore, di imputazione, lo ri-commette irrispettosamente lei. (V. anche il punto 4, più esteso).

3. DISINFORMAZIONE. Lei – mi spiace dirglielo - ignora le motivazioni sottostanti e/o continua ad attribuirmi irrispettosamente affermazioni che non ho fatto, esagerandole ad arte. Per uno così preciso come lei, è una scorrettezza quasi imperdonabile. Quarto errore, grave, quintuplo. Poi mi dà anche del complottardo, a me che aborro i complottardi, che considero dei paranoici; io, miscredente, cerco di attenermi rigorosamente ai fatti, che peraltro, nel caso della gestione degli organismi internazionali, retti o eterodiretti dalla destra austeritaria al servizio dei ricchi potenti, sono ben visibili – almeno a chi non ha le fette di salame sugli occhi ed è irresistibilmente incline a subire la manipolazione informativa e poi la proietta sugli altri - e alla luce del sole. Vediamo, comunque, punto per punto:

• FMI, non nuovo a svarioni tecnici (vedi i moltiplicatori[*]) o richieste contraddittorie (critica l’austerità, ma continua a chiedere le riforme strutturali, che la aggravano, almeno nel breve-medio periodo, ammesso che nel lungo siano efficaci[**]), o immotivate (riforma delle pensioni), basandosi su dati in parte fasulli perché non omogenei (cfr. link nel mio commento del 15/4/2015 - 21:19). [*] Il Fondo Monetario insiste: sull’austerità ci siamo sbagliati L'ipocrisia del Fondo Monetario Internazionale [**] Abbassare i salari? La retromarcia dell'Fmi

• OCSE: idem come sopra, anche se – pare - in maniera molto meno grave dell’FMI, che pure si professa pentito.

• BCE: mi meraviglio che uno preciso ed informato come lei non abbia mai letto il trattato UE o i compiti, le funzioni, ecc. della BCE, confondendosi col 99% (almeno) che li ignora, inclusi – incredibile ma vero - premi Nobel e famosi docenti universitari di Economia (lasci perdere, ho le prove documentali). E per giunta, pur ignorandoli, ardisce muovere contestazioni invero maldestre in merito, come farebbe un qualunque pivello ignorante. Quinto errore, grave, doppio. Se li avesse letti, non mi avrebbe eccepito nulla, anzi, siccome lei è una persona severa e rigorosa, si sarebbe sicuramente unito a me nell’inoltrare una denuncia alla Corte di giustizia europea o almeno una petizione al Parlamento europeo e p.c. alla Corte di giustizia europea, alla Corte Cost. italiana e al Governo italiano. E avrebbe saputo anche che non ho indicato a caso e la forma del “ricorso” e questi destinatari, almeno quelli principali.

• Commissione UE: la prova della complicità sulla DISINFORMAZIONE è facilmente reperibile nel suo sito alla voce “Banca Centrale Europea”, e chiara ed evidente, almeno a chi abbia dato una semplice scorsa alle norme che regolano la BCE (o ai trattati UE). Quindi lei – mi spiace - è escluso, come (almeno) il 99%. Si informi, preavvertendola che la materia è complessa ma intelligibile, solo dopo ne possiamo riparlare.

• CONTROINFORMAZIONE. Io ho sempre definito la mia – e non potrebbe essere altrimenti e mi meraviglio che lei, gratuitamente irrispettoso, ne possa dubitare - una “piccola opera di CONTROINFORMAZIONE”, la sfido a dimostrare il contrario, altrimenti – mi spiace dirglielo - fa la figura del contaballe DISINFORMATORE.

4. Pensioni d’oro. Riepilogo di nuovo (anche inutilmente ostinato, eh?): la mia fonte iniziale fu un’analisi della spesa pensionistica redatta dal Cobas di un importante ente pensionistico, ormai confluito nell’INPS, della quale copiaincollai la parte relativa alle pensioni d’oro nel mio post sulla spesa pensionistica. Come è noto, le analisi dell’ISTAT aggregano le fasce pensionistiche più alte, gli scrissi anche – come ho già segnalato – ma mi rispose che avrei dovuto pagarlo; altre fonti non ne trovai, per cui, in mancanza di meglio, assunsi come conferma l’articolo del Corriere della Sera, (ho visto ora che il link all’articolo non funziona, lo riallego, anche se bastava cercare il titolo (riportato) con Google. Sesto errore, veniale. Pensioni d'oro, una sorpresa da 90mila euro al mese ). Segnalo, poi, a) che è vero che è un articolo di giornale, ma fa il resoconto – si deve presumere veritiero fino a prova del contrario - dell’audizione alla Camera del Sottosegretario del Lavoro; b) che il dato delle pensioni non pare attribuibile all’on. Meloni, il cui virgolettato è soltanto nell’occhiello, altro errore, ma glielo abbuono; e c) peraltro, “La proposta di legge Meloni sulle cosiddette pensioni d’oro, presentata il 21 giugno 2013, è stata adottata come testo base sul quale lavorera’ la commissione Lavoro”, cfr. Pensioni d’oro: testo in commissione Lavoro . Osservo, infine, che anche se fossero 50.000 pensioni d’oro e 5,6 mld (a me, leggendo la stessa tabella, risultarono di meno, come scrissi nel commento in calce che ho riportato, dal quale risulta anche – vedi titolo prima colonna - che non è inclusa la 13esima, settimo errore) non sarebbero affatto pochi e comunque sarebbero molti di più di quelli che sbandierano ad arte gli agit-prop (il web ne è pieno) e le “poche centinaia”, che indicò l’ex ministro Giovannini, un altro DISINFORMATORE (cfr Caro Ministro Giovannini ).

Totale: 7 (sette) errori, alcuni multipli.

PS: Ri-segnalo che la piattaforma IlCannocchiale sul quale risiede il mio blog è spesso in avaria; nel caso, riprovare più tardi.

***

ALLA REDAZIONE, DOPO AVER DOVUTO ASPETTARE 12 ORE, MI VENGONO ACCREDITATI 2 COMMENTI, MA DOPO AVERNE INVIATO UNO IL SISTEMA MI DICE CHE NON NE HO PIU' E CHE DEVO ASPETTARE 9 ORE. 

Gentile sig. Vincesko, non volevo assolutamente distoglierla dalla sua lotta quotidiana contro la disinformazione propagata dalle maggiori istituzioni economiche mondiali ed europee, nè tantomeno voglio entrare nel merito di tale battaglia di cui lascio molto volentieri tutto l' onere e l'onore a lei, ma volevo solo registrare che mentre lei combatte contro i ' tantissimi che disinformano. Anche nelle aziende private' è  purtroppo caduto  in un triste episodio di disinformazione.

In sostanza come si evince dalla tabella fornita dall' INPS, che d' altra parte anche lei pubblica nell' ultimo post, i pensionati con reddito da pensione superiore a 90.000 euro annui sono circa 50.000 per un importo complessivo di 5,6 mld. Punto.

Su questo punto posso anche dirle, con buona confidenza di essere nel vero, che i conti fatti da lei su tale tabella ( per reddito pensionistico > 90.000 lei dichiara 21.000 percettori per 3 miliardi di importo complessivo) sono completamente sbagliati ( ha provato ad usare excel?).

Per quanto riguarda le sue fonti originali :

1) il dato fornito dal COBAS non può essere smentito perchè la fonte  è stata ritirata dalla circolazione ( forse non a caso) e mi lasci pure dire che l' autorevolezza di una nota sindacale mi sembra alquanto bassa

2)nell' articolo recuperato dal Corriere,  la frase ' ci sono oltre 100,000 superpensionati per un importo complessivo di 13 miliardi'  non fa riferimento a nessuna soglia annua di pensione , quindi è riferita ad una soglia di reddito non precisata, potrebbero essere 70.000 euro come 130.000 euro annui.

Il numero di 90.000 euro è riferito invece alle superpensioni mensili oggetto dell' interrogazione parlamentare .

Per quanto riguarda infatti l' intervento del sottosegretario Dell' Aringa in risposta alla deputata Bergamini, se fosse andato a vedere la fonte originale, per esempio qui, avrebbe visto che il sottosegretario non ha mai parlato in tale sede di 109.000 superpensionati  con 13 mld di importo complessivo ma ha semplicemente riferito quali sono le 10 pensioni  più alte con al primo posto quella del mitico Sentinelli con oltre 90.000 euro mensili.

Dalla preziosa tabella INPS di cui sopra si può inoltre facilmente vedere che tale importo di pensioni (13 mld) e tale numero di pensionati (109.000)  può essereraggiunto approssimativamente se vengono dichiarati superpensionati o pensionati d'oro i percettori di pensione superiore a 5500 euro lorde mensili (70.000 euro annui).

Per quanto riguarda la tabella INPS in questione mi corre inoltre l' obbligo di spiegarle con la massima umiltà e rispetto che la frase 'Classi di reddito pensionistico mensile(escluso il rateo della tredicesima)' vuole semplicemente dire che si tratta dell' importo mensile erogato al singolo percettore e che per avere il corrispondente importo annuo bisogna moltiplicare tale importo per 13. Nelle colonne importo annuo complessivo e importo medio annuo del reddito pensionistico sono incluse ovviamente le tredicesime come si può anche evincere dalle ultime righe della tabella dove le classi di importo mensile hanno pochissime occorrenze (per esempio 10 occorrenze per la classe da 49 a 50 volte il minimo).

Infine per concludere questa ormai sterile discussione mi permetto di farle presente che non assumersi la responsabilità delle informazioni riportate e usate per argomentare (in sintesi dire" non è colpa mia se le fonti che cito danno informazioni sbagliate, prendetevela con loro")  mi sembra, come minimo, poco costruttivo.

La ringrazio per le cortesi spiegazioni, che accolgo volentieri, ma eccepisco:

1. Lei, oltre ad esagerare con i falsi titoli roboanti, esagerati, indizio infallibile di coda di paglia, sorvola disinvoltamente su tutte le balle vere e le affermazioni almeno approssimative che ha scritto e mi ha contestato.

2. Il link al Parlamento è troppo generico, anzi approssimativo, poiché conduce alla pagina iniziale di tutti i lavori delle Commissioni, pretendendo che io mi vada a cercare pazientemente quella riguardante l’audizione del Sottosegretario Dell’Aringa. Metta quello giusto, visto che lo ha trovato e letto. O no e ha detto un’altra balla? Poi, che cosa crede, che uno che non si limita, come presumo faccia lei, alla materia previdenziale, e deve aggiornarsi per curare decentemente un blog, ha tempo e voglia di leggere tutti i link? Non mi va di fare il tuttologo, ma approfondire, da profano (come nella materia previdenziale), gli argomenti che di volta in volta ritengo opportuno.

3. In ogni caso, sorvola sul fatto che il giornalista del Corriere - che non è proprio un giornalucolo - da qualche fonte avrà pure trovato il dato dei 100 mila pensionati d’oro e dei 13 mld, quasi esattamente quelli che ho riportato anch’io, e molto, molto distanti dalle poche centinaia di unità e poche centinaia di milioni di cui di solito si parlava (incluso l’ex ministro Giovannini) ed invece molto vicino a quello dei 5.000€ lordi mensili da lei evidenziato. Confesso che io non uso Excel, che conosco pochissimo (conoscevo “Lotus 123”, che ho usato per anni), ma una piccola calcolatrice Canon che comprai – credo - molti anni fa in Arabia Saudita. Mi è sufficiente, per “bastonare” i contaballe e i DISINFORMATORI, fare 2+2.

4. Ecco il titolo dell’analisi della fonte mia iniziale, che non è stata affatto “ritirata”, come lei afferma con la sua solita inclinazione all’approssimazione arbitraria, ma non è più attiva, assieme al sito, presumibilmente perché il sindacato INPDAP è stato chiuso e fatto confluire nell’INPS (gli chieda conferma, lei che è… del ramo):

Analisi della spesa pensionistica e proposte di riduzione delle pensioni  http://www.cobasinpdap.it/wp-content/uploads/2012/07/CRISI.ECONOMICA.E.LOTTA_.PER_.IL_.REDDITO.pdf 

www.cobasinpdap.it

5. Infine, avendole già ben 2 volte spiegato come e perché abbia riportato e confermato quel dato, rifiuto la sua conclusione (ennesima accusa arbitraria e del tutto errata, infallibile indizio di coda di paglia) che io non mi assuma la responsabilità di ciò che scrivo. Anche perché, in buona sostanza, se si assume come limite “convenzionale” per considerare d’oro una pensione il valore di 5.000€ lordi e non netti, vengono confermati dai suoi dati. E poiché allora non si parlava di ricalcolo e l'obiettivo era, è, quello di reperire le risorse per perequare le pensioni basse (o altre misure anti-crisi), c'è margine per intervenire congruamente abbassando la soglia, che, in conclusione, era lo scopo - concreto, pragmatico - del mio post sulla spesa pensionistica, come avrà potuto dedurre anche dalla mia lettera all'ex ministro Giovannini (o, eventualmente, da altre decine di post del mio blog, avendo io come motto e stella polare, oltre alla libertà, la giustizia sociale).

Gent. sig. Vincesko, premetto che questo è proprio l' ultimo mio intervento sulla questione dei famosi 100.000 pensionati con pensione superiore a 90.000 euro annui per un totale di 13 mld complessivi, ma non ho resistito alla tentazione di cercare in rete il documento dei COBAS INPDAP da lei indicato nell' ultimo post e ho trovato alcuni residui o mutazioni o embrioni di tale analisi per esempio qui oppure qui oppure qui.

Siamo a mio avviso al delirio completo e alle farneticazioni matematiche: in ultima analisi siamo di fronte a pura e semplice DISINFORMAZIONE.

Faccio solo alcuni esempi tratti da questi elaborati :

i superpensionati con pensione annua superiore a 80.000 euro sono oltre un milione per una spesa complessiva di 80 mld di euro

da fantomatici dati INPS viene corretto il dato precedente e risulta che i pensionati con pensione superiore a 8000 euro mensili sono oltre 600.000 ( e gli autori si complimentano con sè stessi per esserci andati vicini al bersaglio)

dagli stessi dati risulta che i pensionati con pensione mensile superiore a 2000 euro e inferiore a 8000 sono oltre 2 milioni e prendono circa 5000 euro all'anno (?)

Mi sembra che ce ne sia abbastanza per dichiarare tale fonte pienamente inattendibile anzi fortemente disinformante.

E allora sig. Vincesko? Le ho messo in luce (la famosa tabella INPS) un' arma potente, un lanciafiamme : la usi  senza pietà contro  questi siti terribili  fonti di leggende metropolitane sulle cosiddette  pensioni d'oro. Rivolga più proficuamente contro di loro la sua volontà di promuovere controinformazione e annientare i disinformatori.

Per finire le mando anche il link diretto all' audizione del sottosegretario Dell' Aringa qui

e mi mi permetto di dirle inoltre che 5000 euro di pensione mensile non sono più o meno la stessa cosa di 7500 euro mensili ( stiamo parlando di una differenza del 50% a salire o del 33% a scendere, veda lei)

Corrado Tizzoni

Di nuovo? Il suo impegno mi sembra degno di miglior causa. La sua – contro di me, non per i dati - è persa, se ne faccia una ragione. Curiosa, poi, la sua propensione a partorire titoli roboanti maleducati che contraddicono il suo professarsi cortese (indizio di insicurezza); il titolo, in quest’ultimo caso, contraddice anche il suo stesso testo del commento.

Guardi, non la porti in Cassazione, sono d’accordo con lei che i post allegati danno dati sballati (è lo stesso articolo, che poi viene ripreso da più siti), talmente sballati da rasentare effettivamente il delirio. Ma non sono gli stessi del lungo post che assunsi come fonte iniziale, del quale ho conservato nel mio archivio solo delle brevi parti: le tabelle (contenenti peraltro l’intestazione della colonna quantità errata: “N. pensioni” in luogo di “N. pensionati”, che provvidi a correggere nel mio post) e la breve citazione delle pensioni d’oro, che - ri-ripeto, ma lei non ascolta - copiaincollai, modificandola leggermente, nel mio post e che qui riporto:

Dai dati INPS risulta che le pensioni sopra gli 8.000 € sono circa 109.000. Tra queste vi sono anche numerose pensioni che superano di parecchio i 10.000 € (molti si avvicinano e superano anche i 30.000€ mensili!), perciò possiamo inferirne una media sui 9.000 €. Utilizzando questa media, si ottiene che la spesa annua attuale per queste pensioni di importo alto è, quindi, non meno di 12 miliardi e 700 milioni (9.000 x 109.000)”.

Come vede, il dato è 109.000 per un costo di quasi 13 mld, esattamente quello che ho riportato io, non quello del tutto sballato che ora sbandiera lei, delirando incongruamente di "accerchiamento". Lei si "accerchia" da solo. Questo è quanto. Anzi, aggiungo che inviai un messaggio al Cobas (adesso non rammento se via email o tramite il suo sito, ma mi sembra di ricordare che fosse di Roma), per segnalare che gli importi esposti erano al lordo delle imposte, quindi i risparmi attesi erano inferiori. Eccolo (l’articolo di E&L allegato è riportato in calce al mio post “AQQ24-Spesa pensionistica”):

OK, ma con l'avvertenza che gli importi di spesa pensionistica sono al lordo delle imposte, come si ricava da quest’altra analisi:

"Radiografia della spesa pensionistica" " [...] Usando le definizioni del NVSP la spesa pensionistica nel 2010 era pari a 232 mld. Se consideriamo solo la parte erogata da Enti pubblici, escludendo quindi Casse private, Inpgi ed Enasarco, scendiamo a 228 mld (14,7% del Pil). Questa è la spesa lorda erogata da Inps, Inpdap, Enpals, ma questa spesa contiene una rilevante partita di giro costituita dall’Irpef trattenuta sulle pensioni. Gli Enti erogano ai pensionati gli importi netti trattenendo le ritenute fiscali che versano allo Stato. In base ai bilanci dei tre Enti nel 2010 le somme girate allo Stato per trattenute Irpef sulle pensioni sono state pari a 40,2 mld di euro. La spesa netta per pensioni è stata, pertanto, pari a 187,8 mld di euro. Questo è il valore reale del trasferimento dagli attivi ai pensionati. Gli altri 40,2 mld sono solo una partita di giro tra Enti e Stato. Del resto la Rgs quando stima gli effetti di tagli o incrementi della spesa pensionistica sui conti pubblici lo fa sempre al netto degli effetti fiscali; altrettanto lo si dovrebbe fare sulla spesa complessiva. [...]". http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id=1490

PS: Sulla risposta del Sottosegretario Dell’Aringa, eccepisco che ha detto una mezza verità (che equivale sempre ad una bugia intera) sulla pronuncia della Corte Cost.: è vero che essa deliberò che il contributo sulle pensioni ha natura tributaria, ma quella fu solo la premessa giuridica per giudicare il provvedimento (contributo di solidarietà sulle pensioni d'oro) irragionevole, poiché colpiva solo una parte dei contribuenti. D’altra parte, l’esito negativo fu previsto al momento del varo del DL, esito peraltro che si era già puntualmente verificato per l’altro contributo straordinario, previsto dal DL 78/2010 (v. nota in calce al mio post sulla spesa pensionistica), per cui io penso che furono congegnati apposta male. Bastava metterli insieme nello stesso provvedimento di legge, e stabilirlo erga omnes, per evitarlo.

Spiace per i toni, (e per la fonte) ma...scenario surreale...."Cervelli sempre più in fuga.." 

Professor Rosina, UniCatt. e commento di un lettore..Rimane ancorta qualcuno nel 'belpaese'? (dai tempi di Dante, passando attraverso varie denunce....da Prezzolini, a Pasolini..

situazione è peggiorata. Ormai la metà dei giovani non ha lavoro e i neet, cioé i ragazzi tra i 16 e i 29 anni che non studiano, né cercano un’occupazione, sono 2 milioni e mezzo”. C’è poi un altro dato in crescita: la componente dei migranti italiani verso l’estero. “Da un flusso di 50mila persone all’anno – prosegue il prof. si è passati negli ultimi anni a 100mila unità, perlopiù giovani e qualificati, cioé le risorse più preziose per una società“. La popolazione anziana, intanto, è destinata ad aumentare. “Nel 2030 – dice – avremo due over 65 per ogni under 15, con problemi conseguenti sul fronte della spesa pubblica, sia in termini previdenziali sia per quanto riguarda l’assistenza sanitaria”. In tutto questo la famiglia si conferma l’unico baluardo: “Se non ci fosse questa forza di solidarietà fra generazioni, avremo una situazione esplosiva dal punto di vista sociale”. Sbagliato, secondo Rosina, non pensare agli immigrati come a una risorsa: “Sono almeno 6 milioni gli stranieri stabilmente presenti sul territorio nazionale, dei quali circa 5 milioni regolari, circa l’8 per cento della popolazione, e producono il 10 per cento della ricchezza nazionale. A conti fatti danno più di quel che ricevono”. 

Cosi' il lettore:
Facciamo emigrare ragazzi che abbiamo formato, spendendo solo dal 2008 al 2014 23 miliardi di euro, regalandoli agli altri paesi occidentali, di cui siamo competitori e facciamo entrare, senza alcuna regola, gente che dobbiamo mantenere e senza istruzione. Benvenuti in Italia.

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/04/08/cervelli-sempre-piu-in-fuga-de...

non vale neppure la pena di giustificarsi per i toni.

Scenario letteralmente apocalittico! un AntiPaese Bulgakoviano o kafkiano (Il Castello) che finisce per convalidare tesi evoluzioniste Lamarquiane. Del resto, i pessimi al governo *meglio se condannati, con sconto di pena ai servizi sociali, per frode fiscale per poche centinaia di milioni di euro...o a piede libero....coloro che cercano di fare fruttare i propri talenti all'estero...

Come nel Medioevo, o come confermato da Fara / Eurispes / nel 2007, mentre alludeva a derive neofeudali. Altro che antropologia sociale da tastiera...e poi circa 20 milioni di pensionati entro il 2020 (0.3% annualizzato...)....Che volete che sia?

Per fortuna, almeno in Vaticano lo hanno scelto Gesuita!!!!! Paese da rivoltare come un calzino (ma il Paese, naturalmente, e` il mero contenitore dell`....entropion....

Sorprende non poco che il Dott. Scacciavillani, il quale cerca di dare scossoni di "carica" alle ...qualcosa sinapsi Italiche si sia a volte "giustificato" per i toni...Toni fin troppo pacati...

P.S.

Mi scuso molto con il Professor Boldrin, che stimo moltissimo, e con i Lettori, ma in un simile contesto, o deriva, cosa rimane da "profferire", oltre ad endecasillabi Danteschi in real time?

Anche a me sembra sempre di piu' una cosa demenziale quel povero paese. 

Ma non c'e' nulla da fare, siamo una minoranza striminzita e la deriva continuera'.

Divertiamoci a commentarla. Meglio sembra non si riesca a fare. 

Working comment, quindi può essere che lo modifichi in seguito aggiungendo altro materiale.

Visto che il Vincesko (che, guarda caso, e' arrivato a fare il pensionato in tempo utile ...) dice che siamo tutti dei menzogneri e dovremmo vergognarci, mi son passato la sera della domenica a leggere. Nella mia solitudine, a cui Rocco & Greta fan compagnia, leggere è cosa ottima, anche se legger di pensioni rimanda la lettura delle raccomandazioni di Andrea (libro di Toibin arrivato, le prime due pagine promettono bene, grazie Andrea).

Vado telegraficamente, nell'ordine in cui i papers arrivano via Google.

- Situazione italiana 2007 circa, qui.  Disastro confermato: massimo spaventoso a 2040. Ora sappiamo, avendo dati recenti, che sottostimavano il disastro, visto che i valori attuali son superiori (per il rapporto pensioni/GDP) a quelli che loro proiettavano per il 2010-2015. L'Italia la trovate attorno alla pagina 180. Traduzione: almeno sino all'inizio anni 2000 ciò che casta e sindacati avevano costruito era un sistema criminale. Se per caso è stato riformato (vediamo se esiste evidenza al proposito) è stato solo un bene. Ma dubito che il furto intergenerazionale sino al 2030-35 non vi sia più, c'è ancora. Il signor Vincesko e tutti i ladri intergenerazionali come lui possono dormire sonni tranquilli. Graziaddio la maggioranza di loro (ne conosco parecchi) stan zitti, vergognadosi ed approfittandosi in silenzio. Vincesko invece parla ed offende, protetto ovviamente dal comodo anonimato.

- Lo sapevano a Roma, vent'anni fa, che stavano massacrando le giovani generazioni? Si', lo sapevano. Anche se facevano ipotesi ottimistiche e false, sapevano quello che facevano e sono quindi colpevoli. Una prova fra le tante, studio MEF del 1998. I grafici da pagina 32 in poi fanno paura: delinquenti. [P.S. Visto che la schermata Google cita anche me, ci sono anche io, giusto un anno dopo, con Franco, Juanfra e Juanjo, a dire come stavano le cose]

-  Alla ricerca di qualcosa di rilevante (sembra non esserci, dopo un'ora ed almeno 60 URLs diverse, ancora nulla di usabile ... la gente scrive e pubblica tonnellate di troiate) ho trovato la Elsa che racconta il suo punto di vista. Opinioni a parte, il grafico della slide 7 racconta l'Italia ...

-  Poiché il dibattio è anche su questioni di giustizia intergenerazionale, questo studio ribadisce uno dei punti sui quali insisto: il sistema in essere fotte i giovani lavoratori. Vista la data probabilmente non include gli effetti di Fornero e seguenti, ma la situazione descritta alle pagine 3-4 e poi 6  e seguenti è praticamente quella attuale. Se non è un furto intergenerazionale questo, non so cosa lo sia.

-  Questo studio OECD è del 2011 e non si occupa di soldi (ossia, niente valori delle pensioni, salari e PIL) ma evidenzia i fattori demografici sottostanti al problema. Se mettete assieme le varie tabelle e figure da pagina 22 in avanti (la prima pagina è 19, non confondetevi :)) cogliete il punto: l'Italia è speciale perché combinava ed ancora combina età pensionabile bassa e vita attesa, al pensionamento, alta. Ovviamente dal 2030 circa in poi l'Italia torna nella norma ma ORA e negli ANNI PRECEDENTI la situazione è quella descritta: pensionati giovani con tanti anni in pensione. Dopo, dopo si pensioneranno tardi e vivranno meno, da cui il furto (senza neanche dover tener in conto il passaggio massiccio da retributivo a contributivo)!!

- Questo è un esempietto di come l'alta burocrazia del MEF fa i conti e ce li spiega. Lo studio credo sia datato attorno al 2000 (questi manco mettono la data!) quindi serve poco. Ma conferma tre cose: (1) sapevano, oh se sapevano ... , (2) usano metodi di simulazione da far ridere uno studente del primo anno, (3) o non sanno esprimersi o non vogliono farsi capire. Poi chiedetemi perché sostengo che la burocrazia ministeriale italiana è un cancro da estirpare (gli stipendi di costoro, e le loro pensioni, vorrei conoscere ...) ! P.S. D'altro canto, non è che l'accademia "ufficiale" italica sia molto meglio ... ho dato un'occhiata a questo e mi son detto: se me lo presenta uno studente del secondo anno come term paper prende un tal calcio nel sedere che non si siede per un anno intero.

- Niente, non c'è un cazzo di niente che contraddica la tesi che da due decenni sostengo(niamo). Questo divertente studio, che si occupa di tutt'altro, conferma comunque il crimine italiano. Guardatevi la slide numero 3 della versione corta che quella lunga è solo per disgraziati che non han nulla da fare nella vita.

Bon, mi son rotto. Dopo aver guardato tutto il guardabile e non avendo trovato nulla che contraddica quanto sostengo/niamo da due decenni aspetto fiducioso che il pensionato Vincesko mi faccia vergognare con i suoi eccelsi calcoli. 

meno male che, a quanto si legge sui giornali,  il governo ha intenzione di introdurre un limite massimo alle pensioni miste dei grand commis anziani. A legislazione vigente, infatti, è possibile cumulare la pensione pre-Fornero con il retributivo e la pensione post-2012 con il contributivo.  Per dipendenti con elevata anzianità nel 2012 e pensionamento ritardato (magistrati, professori universitari, dirigenti), il totale può superare lo stipendio finale

E questa è una delle tante fesserie combinate dalla Fornero. Prima della sua riforma questo non era possibile. Ora bisogna correggere.

colpa delle lobbies. La legge Fornero originale prevedeva il blocco, che fu eliminato in parlamento. me lo ricordo bene, visto che sarei stato uno dei maggiori beneficiati.

Ormai mi convinco ogni giorno di più che quella generazione è la peggiore che l'Italia abbia visto almeno dai tempi del fascismo.

Una volta i genitori facevano sacrifici per far stare meglio i figli, oggi è il contrario: gli accollano contributi mostruosi per farsi pagare pensioni immeritate. E ancora non gli basta! Sarà ignoranza, o solo semplice avidità?

Come che sia, bastano due grafici (reddito, ricchezza) a documentare il disastro. Altro che balle e poveri pensionati!

 

Paranoia

Vincesko 13/4/2015 - 15:48

@michele boldrin

Ho letto solo adesso. Come ho scritto sopra (13/4 15:36), io sono invece d'accordo su (quasi) tutto e sono stato io bersaglio di incongrue contestazioni. Inventarsi nemici e accuse immaginari è per solito indizio di paranoia.

PS: Non vi siete mai accorti, voi espertoni, che la spesa pensionistica italiana include delle voci "spurie"? E, se sì, perché non ne avete tenuto conto o almeno non lo avete segnalato in una semplice nota in calce?

Allora, sembra che di fronte a domande precise e circostanziate tutta la furia e gli insulti svaniscano. Bene, almeno un risultato l'abbiamo raggiunto. E' cosa rara.

Vedo pero' che, nel P.S., vengo definito "espertone" con tono ironico e mi viene chiesto perche' non ho incluso qualcosa in una footnote. Forse perche' fra esperti l'ovvio lo diamo per scontato?

Ma, curioso e timoroso di sbagliarmi, chiedo: COSA includono di SPURIO le pensioni italiane?

@michele boldrin

Con me è meglio non fare il furbo. Te l’ho detto in calce al tuo articolo precedente che sei troppo scarso e vulnerabile per me (sei sempre indignato e reagisci sempre in maniera esagerata, infallibile indizio di coda di paglia).

1. Dicono che repetita iuvant… Allora ripeto per la seconda volta (quindi in totale tre): io sono d’accordo su (quasi) tutto, anzi ero d’accordo già… prima di venire a commentare qui (v. i miei dati RGS più alti di quelli OCSE segnalati da @davide mancino); e sono stato io offeso gratuitamente per 2 volte da @davide mancino ed ho solo replicato adeguatamente.

2. Non proiettare i tuoi difetti, è un segno di debolezza: frequento anche lui pochissimo poiché aborro le sétte, ma per il turpiloquiare… offensivo è una bella gara tra te e Alberto Bagnai. Tu, mi pare, aggiungi un sovrappiù di gratuità. Segno di debolezza doppia.

3. Hai un cervello che seleziona la “lettura” dei commenti a seconda delle tue convenienze? Le voci spurie le ho già elencate il 12/4/2015 - 02:19 nella mia replica a @davide mancino, che ha suscitato la tua reazione indignata e vagamente diffamatoria, e quella a te del 13/4/2015 - 15:36. Lo dico sinceramente, as usual: sarei addirittura felice e grato se tu – sedicente ex esperto mondiale della materia pensionistica - le potessi confutare nel merito. Ripeto: nel merito. Possibilmente senza divagare sulle nequizie passate e analizzando e allegando report che non precedono od omettono né la riforma Damiano, 2007, né quella duplice di Sacconi, 2010 e 2011, ancor più incisiva della tanto decantata e vituperata riforma Fornero, del dicembre 2011, oggetto di strali quotidiani, referendum e di speculazione politica (v., oltre alla mia lettera a Oscar Giannino, quest’altra: Lettera all’On. Matteo Salvini , politico mendace, populista e fintamente paranoico, che andrebbe sbugiardato in diretta tv), che - dicono - produrrà i suoi effetti soprattutto a partire dal 2020.

4. Ovvie? Anche io aborro le cose ovvie. Ma queste non sono affatto ovvie. Comparare dati non omogenei è un errore grave, è DISINFORMARE, in generale e in particolare in una materia – come ben sappiamo - delicatissima come le pensioni (per non ripetermi, v. la mia replica del 14 aprile 2015, 10:08 ad @Andrea Grenti).

5. Sono sicuro che se un tuo studente ti desse la risposta che hai dato tu ora a me, non solo lo bocceresti, ma gli daresti anche un calcio in culo. Intelligenti pauca.

I tuoi grafici mal rappresentano la realtà. Quello che vedi è la deprecabile avversione alla fatica ( la strenua ricerca di uno status sociale teorico) che ha prodotto un numero sempre crescente di laureati somari a discapito di attività professionali remunerative(falegnami,idraulici,meccanici,barbieri,carpentieri,restauratri,pasticcieri etc..etc..etc..).

I meno somari sono fuggiti all'estero..a noi sono rimasti schiere di quadrupedi parassiti volontariamente disoccupati che sguazzano nell'indigenza formale.  La generazione degli "ex giovani" odierna è certamente la peggiore mai vista ed è sotto gli occhi di tutti, Fornero a parte.

(te la traduco onde esser certo tu capisca: piazza sotto quelle curve l'andamento del numero di laureati in italia nel periodo in esame..(in effetti dovremmo scorporare le facoltà serie..)..vedrai che sale man mano che il reddito dei "giovani" scende.)

QED. I rest my case

io un giorno spero di incontrare (per 2 minuti: basteranno di certo) il soggetto che si cela sotto "Sig.Ernesto". 

Un misto così raro di ignoranza, trasmissoni sinaptiche lente ed arrogante prosopopea va visto una volta almeno nella vita.

Su una cosa, però, ha ragione: i meno somari son fuggiti all'estero. Infatti: lui è dovuto rimanere.  

Sperando che la tua coscienza civile prenda il sopravvento sulla delusione pregressa. Ti spiego come comunicare in maniera efficace. Mi serviranno più di due minuti cmq. Tornando al topic e tornando a quel fenomeno(che spero affronteremo) chiamato "causazione", il reddito dei giovani "dipende" dalla qualità del corso di laurea scelto (e dalle qualità dei giovani") e dal numero complessivo. Fate due conti, guardatecome si evolvono le curve delle due variabili nel tempo.  Un abbraccio Michè.

 

 

Mah

Vincenzo Pinto 14/4/2015 - 10:46

Non riesco a prendere sul serio i numeri del secondo grafico per una semplice ragione: Dublino, come Londra e persino Madrid, e' piena di under 30 che fanno i baristi e i pizzaioli, o i camerieri mentre cercano lavoro come contabili e informatici. Delle due l'una: o questi numeri sono farlocchi o (come credo) nascondono il fatto che si tratta di lavori stagionali/interinali molto spesso a breve/brevissimo termine. Sono sicuro che tra fare il cameriere/barista/pizzaiolo a Londra e farlo nella tua citta' d'origine molto meglio la 2. 

A Pinto...

Sig.Ernesto 14/4/2015 - 10:54

Quando vi sorgerà il dubbio che i numeri sbagliati non possono essere (statisticamente) sempre quelli degli "altri" saarà sempre troppo tardi. Invece di dare risposte risibili (Michele con le sinapsi e te con le fonti "inaffidabili in via presuntiva" fate due conti(e so 10..). Sporcatevi le mani insomma. Aggiungo: quanto scrivi non è in contraddizione ma bensì avvalora. Nota di colore: avete idea di quanto guadagni un banchista di macelleria? L'ho scoperto oggi perchè il mo macellaio ne cerca uno. Vale la pena imparar a tagliar filetti piuttosto che finire a far l'eterno praticante legale..vi assicuro (sempre se si ragiona in maniera consapevolmente pragmatica) Un saluto, da qualche parte devono esserci anche i dati domanda\offerta per facoltà, se li trovo li allego.

Guarda basta leggere tutto il commento al posto di farsi chiudere la vena. (a) E' gia venuto fuori in un caso simile che i numeri erano di una societa' di consulenza che aveva fatto un casino epico nell'aggregare i numeri. Insomma l'avevano sparata piu' per farsi pubblicita' (b) I rest my case, questi numeri non sono consistenti con quello che si vede in tutte le grandi citta' europee, dove l'italiano sta diventando la seconda lingua ufficiale. Aneddotica, siamo d'accordo, ma continuo a non capire per quale motivo tanti ragazzi vengono a lavorare a Dublino come barman/camerieri dovendo pagare nel migliore dei casi 400€/mese per una stanza in una topaia quando potrebbero farlo (a leggere qui) stando a casa.

Vincenzo

Sig.Ernesto 14/4/2015 - 11:42

credo sia la percezione diffusa che Dublino(o Londra) consentano di trovare impieghi di qualità e nel contempo ammortizzare le spese con lavori temporanei anche se non graditi(se realmente motivati).

Ps: Vincenzo...io scherzo..scherzo sempre e non mi prendo mai troppo sul serio. Se posso stasera elaboro con maggior completezza.

imille

mbovi 13/4/2015 - 15:13

Non pochi de "imille" sono schierati politicamente nel PD (ci sono anche dei parlamentari). Personalmente mi piace considerarmi un "tecnico" e non mi impiccio di politica (anche se so che questo è un difetto). 

So che Boeri ha annunciato che realizzerà a breve quella cosa della busta arancione. Una domanda: qualcuno sa se ha intenzione di fare qualcosa del genere anche per le pensioni pregresse? Ossia inviare ad ogni pensionato una lettera con abbinati l'importo attuale dell'assegno e quello che gli sarebbe invece dovuto in base ai contributi effettivamente versati.

A parer mio, tra le cose a costo zero e fattibili in breve tempo, sarebbe tra quelle più efficaci, giusto per gettare quel minimo di basi di "coscienza collettiva" sulla reale situazione del paese, e per togliere di mordente a tutte quelle argomentazioni surreali (e relativi figuri che le proferiscono) per cui gli squilibri sono dati esclusivamente dalle fantomatiche pensioni d'oro (o comunque quelle degli altri) e guai toccare la mia, o che bisogna ri-abbandonare il contributivo etc etc.

concordo

dragonfly 13/4/2015 - 23:14

le cose a costo zero e fattibili in breve tempo...

anche qua su nfa era stato proposto di associare alla lettera di dimissioni dall'ospedale anche un sunto del costo del ricovero. esclusi all'inizio i cardiopatici, troppo pericoloso.

per i trattamenti pensionistici ci potrebbero almeno essere tabelle un po' più disaggregate ma ancora pubblicabili dai giornali.  per ora prevale una cattiva coscienza collettiva.

Come dicevo scherzando in un precedente post, quello delle buste arancioni è uno strumento che potrà creare una maggior consapevolezza sui problemi ben descritti fin ora.

Se ci fosse anche il calcolo di chi le pensioni le riceve già, con la proiezione di quello che avrebbe preso con il metodo contributivo usato per le pensioni dei suoi figli, si potrebbero fare animate discussioni in ogni famiglia.

Alla faccia di chi dice che il welfare familiare italiano fa sì che siano i genitori a sostenere economicamente i figli!

Eroi

michele boldrin 16/4/2015 - 22:40

Siete degli eroi, forse oscuri e poco riconosciuti ma eroi.

Discutere ancora con "Vincesko" ed "Ernesto" facendo finta che possano capire e', a questo punto, un segno d'eroismo.

E, un po', anche di masochismo :)

non ho più idea di cosa stanno discutendo e (quindi) della sua eventuale rilevanza per il problema delle pensioni in Italia.

Sig. Federico, essendomi sentito coinvolto dalla sua osservazione sulla incomprensibilità del dibattito sulle cosiddette pensioni d' oro, cerco di spiegare le mie ostinate puntualizzazioni sul dato sbagliato delle pensioni superiori a 90.000 euro annui per un totale di circa 13 mld e 100.000 percettori.

Con i miei interventi ho voluto solo evidenziare, partendo da un dato quantitativochiaro, che non esistono le cosiddette pensioni d'oro,limitate in numero ma ricche come importo al punto  tale da consentire il recupero di ingenti somme con una loro semplice sforbiciata.

Dai dati INPS si ricava per esempio che le pensioni fino 46.000 euro annui coprono oltre il 90% della spesa pensionistica: non credo che si possano ipotizzare tagli selvaggi sulle restanti pensioni ( circa 25 mld di euro) per ottenere i 5-7 mld cercati.

Da un certo punto di vista inoltre tutte le pensioni retributive sono pensioni passibili di riduzione dell' importo erogato in quanto non coerente con i contributi versati e infine non credo che ad oggi ci siano pensionati percettori di sole pensioni contributive . In conclusione condivido pienamente le sue valutazioni sul problema pensionistico italiano e volevo solo inserire un dato quantitativo secondo me molto interessante ed emblematico del livello di discussione generale sulle pensioni d'oro. Corrado Tizzoni

il livello del dibattito italiano sulle pensioni è infimo anche in sedi più prestigiose di questo modesto blog. Le puntualizzazioni vanno sempre bene, ma purtroppo il problema è più profondo.  In Italia si ragiona per slogan populisti e non solo sulle pensioni.

quando tento di far capire, a "professori" e non, che postare due grafici inferendo correlazione o causazione tra le serie solo perchè hanno la stessa pendenza(vanno o su insieme o giù insieme) è un pizzico errato (visto che possiamo avere risultati signifcativamente positivi anche se uno va su e uno va giù). Tipo i tuoi nel post su DeLong. Lo sconforto è grande, ma non mi arrendo. Non so che dire sul masochismo; non ci ho mai riflettuto seriamente forse. Un abbraccio Michè!

... e a tutti i pensionati volenterosi come voi.

Seguo con affetto i vostri interventi, notando una similitudine con gli hobby che con energia e dedizione coltiva anche mio padre, pensionato come voi.

Dato che i freddi numeri della statistica alle volte lasciano il tempo che trovano ed alimentano solo polemiche che alla lunga diventano sterili, vi chiedo il favore di "riscaldarli" con dei casi reali. Solo aneddoti forse, ma che ci permettano veramente di capire come vanno le cose.

Ecco il mio appello.

Voi che avete versato contributi per quarant'anni e che, grazie ai potenti mezzi messi a disposizione dell'INPS, potete verificare il vostro estratto conto contributivo, verificate quanti contributi avete versato. Poi prendete il vostro assegno mensile e moltiplicatelo per le mensilita' che percepite e, con i dovuti scongiuri, per gli anni che le tabelle della vita media vi riconoscono. (Io vi auguro una lunga vita e tanta salute!).

Potrete calcolare cosi' il rendimento del vostro investimento previdenziale (che tasso di interesse vi ha fruttato). Potrete cosi' rendere veramente costruttiva questa discussione.

Scusateci se dal canto nostro non possiamo fare altrettanto, oltre alla mancanza dei dati, infatti siamo costretti a perdere tempo lavarando per portarci a casa uno stipendio, accantonare una magra pensione contributiva per un incerto futuro ed infine pagare anche quell'investimento che a voi rende cosi' bene.

Buon lavoro!

versare i contributi previdenzali non è assimilabile ad un piano di accumulo capitale e successiva(dopo la prima "rata") remunerazione. E' un obbligo di legge. Sarebbe bene, oltre a perder tempo a lavorare spendere qualche minuto in riflessioni preventive(la scrittura).

Saluti.

insomma: nel retributivo, il mio  esagerato rendimento del montante, essendo i contributi obbligatori mi è stato riconosciuto a mia insaputa. e se adesso trovo chi è stato, passa un guaio!

ah, il multiforme genio italico non smette di stupire il mondo.

Prendano una polizza vita con rendita vitalizia garantita e clausole di reversibilità certifcate a vs. scelta(sate onesti) ed effettuate comparazioni "mature" prezzando i diversi rischi delle due "rendte". Scoprirete che i coefficienti inps non sono così "esagerati".
Sorprendetemi...

l'argomento "versamenti obbligatori non sono assimilabili etc", e anzi si propone un pieno confronto fra assimilati, come richiesto da karl hieronimusquellocheè.

Davvero sarebbe bene perder qualche minuto in riflessione preventiva.

i contributi «non sono tasse, ma un risparmio forzoso per il consumo differito».

Oggi per fare chiarezza mi aiuta il presidente dell'INPS (che onore!), che al Corriere spiega come potro' calcolare anche io quando prendero' un giorno di pensione, salvo futuri interventi correttivi o incidenti di percorso (perdita del lavoro etc...).

Nel frattempo posso solo aspettare i numeri dei Sigg. Ernesto e Vincesko, per cui la pensione non e' una previsione ma e' gia' realta'.

A voi l'onere della prova, sorprendeteci tutti.

Coraggio, non e' difficile!

Sia il caso li tiri fuorii lei a corredo della chiosa a Sua firma: "Scusateci se dal canto nostro non possiamo fare altrettanto, oltre alla mancanza dei dati, infatti siamo costretti a perdere tempo lavarando per portarci a casa uno stipendio, accantonare una magra pensione contributiva per un incerto futuro ed infine pagare anche quell'investimento che a voi rende cosi' bene." Di mio Le ho semplicemente fatto notare che, per valutare un investimento, è necessario (buona norma) utilzzare un benchmark (comparabile); Prenda una polizza che garantisce una rendita vitalizia e confronti, con attenzione al rischio implicito(in entrambi i casi), con pensione statale contributiva assmilabile. Solo in questa maniera il Suo commento "rende così bene" potrà essere validato. Un saluto,

Dimenticavo..non sono in pensione,  gli stipendi li pago(ultimamente intaccando la mia disponibiltà personale) e sono sul mercato tutti i giorni come migliaia di micromprese a lottare per rimanere in piedi.

bene

giovanni federico 18/4/2015 - 16:21

se lei ritiene che le pensioni corrispondano più o meno ai contributi versati , sarà sicuramente favorevole ad un passaggio immediato e generalizzato al sistema contributivo, salvo casi eccezionali (salari molto bassi, pochi anni di contribuzione etc.) di integrazione al minimo - da definire come forme di assistenza

PS ovviamente, il rischio dei contributi statali è minore di quello di qualsiasi polizza privata e quindi la rivalutazione dovrebbe essere minore. Che ne dice del rendimento dei titoli di stato?

Prof...

Sig.Ernesto 18/4/2015 - 18:42

ci pensi bene..le faccio un esempio banale: se una rendita vitalizia Generali è più rischiosa di una rendita statale come dice Lei..come interpreta questo articolo (e nella fattispecie il taglio precedente e successiva conferma del rating sul leone di trieste perchè troppo sensibile al rischio paese)? Ci pensi su, buon weekend :)

http://www.repubblica.it/economia/finanza/2015/02/13/news/generali_s_p_c...

@Karl: avevo malcompreso il suo elaborato; scrivete in maniera orribile (che io non possa capire è un'eventualità probabilisticamente immisurabile, servirebbe un novello von Leibniz e qui non ne vedo...;) )

Buon we anche a Lei!

Egr. Sig. Ernesto,

Lei fa confusione. Il mio invito a mettere sul piatto i numeri dei contributi e delle pensioni era rivolto al sig. Vincesko, che si era dichiarato pensionato. Successivamente lei si è inserito sostenendo inizialmente che:

versare i contributi previdenzali non è assimilabile ad un piano di accumulo capitale e successiva(dopo la prima "rata") remunerazione. E' un obbligo di legge.

Le ho risposto con le parole di Tito Boeri: «i contributi non sono tasse, ma un risparmio forzoso per il consumo differito». Ora lei ha corretto il tiro, e me ne rallegro, invitandoci a confrontarne l'effettiva reddititività rispetto a bechmark assicurativi. Argomento a mio avviso secondario.

Come ho già avuto modo di scrivere, per ora i contributi li posso solo pagare e per sapere quanto sarà il mio assegno pensionistico dovrò aspettare l'apposita applicazione di INPS disponibile dal 1° maggio.

I pensionati invece hanno numeri stabili e certi su cui fare i calcoli, per questo rinnovo l'invito già fatto al sig. Vincesko, che ha già risposto ad altri post ma non al mio. Sicuramente starà elaborando i dati.

Inserisco un commento adesso perché non vi sia sospetto di voler deviare il discorso.

Questo sopra è un richiamo alla necessaria sintesi, per potersi creare un giudizio equilibrato. La quale sintesi risulta tuttavia comunque una violenza che si perpetra sempre alla luce di qualche presupposto, che non è di per se un male ma bisogna almeno esserne consapevoli.

Dal punto di vista contabile appare chiaro che un calcolo statistico, in proiezione media, sui valori complessivi da percepire e sui contributi versati, se evidenzia uno scavalcamento dei primi sui secondi corrisponde ad un furto ovvero ad un'elemosina, e io non trovo altri termini. Si potrebbe certamente dire che la ricchezza prodotta nel tempo ha determinato crescita, sviluppo del paese ecc., ma tutto questo è già contabilizzato nella rivalutazione delle quote versate, dunque è sempre possibile, in linea di principio, determinare la quota media spettante di diritto, secondo ragione. Ma se al termine di qualunque generoso calcolo si trova ad esempio che mediamente uno che ha versato 100, percepirà 200, significa senza dubbio che ci dovranno essere 10 persone che oggi devono versare 110, per poter percepire domani 100. E se queste 10 persone oggi sono poi quei giovani malcapitati delle partite iva che guadagnano al massimo 1000 euro, spaccandosi la schiena nei call center, dovendone versare 400 di contributi per poter pensare infine di percepire una pensione miserabile dopo una vita di stipendio miserabile, reggendo sulle proprie spalle il nobile principio dei “diritti acquisiti” da altri prima di essere persino nati, come chiamare tutto questo? Anche Vincesko deve convenire che si tratta di una usurpazione ributtante, e proprio nel rispetto dei suoi stessi presupposti di giustizia che ha più volte voluto per se ricordare. Non vale infatti in questa eventualità nessun tipo di ragionamento comparativo, quand'anche perfettamente documentato, e questo anche se l'Italia fosse il paese più efferato del mondo in fatto di pensioni. Il punto resterebbe che la necessità di coerenza complessiva supererebbe sempre qualsiasi tipo di struttura sperequata anche se fosse la meno sperequata del mondo. Né, seguendo lo stesso principio, si può concedere, come altri sostengono, il persistere di pensioni d'oro o d'argento, ma anche di bronzo, per il solo fatto che il conteggio complessivo delle entrate recuperabili è irrisorio: il furto è furto anche se si tratta di 10 euro, e a nessuno è concesso di rubare. E poi a chi?, a giovani sacrificati che devono mantenere nonni ingordi, questa è una cosa insopportabile.

Un aneddoto curioso e che mi viene alla memoria mi fu raccontato spesso da mio zio ingegnere, il quale essendo di vecchia costituzione rientra sotto la definizione del mio professore di fisica del liceo quando, non potendone più di domande, diceva di non essere un ingegnere che dovendo prendere il treno per Milano impara a memoria l'orario di tutti i treni d'Italia, ebbene lui appartiene a quella vecchia gloriosa guardia, ma prima di questo era solo un ragazzo sciagurato come tanti altri nel disperato dopoguerra. Pare che un passatempo feroce della sua banda di ragazzacci fosse quella di acciaccare un povero vecchio più di quanto quello stesso vecchio fosse stato acciaccato dalla vita. Si trattava di canzonar ben bene il malcapitato per il fatto che egli, non avendo famiglia e non essendosi sposato, si era costretto ad una vita di risparmi e di stenti in previsione di una vecchiaia almeno tollerabile. Ma ora che si era fatto vecchio e aveva concesso tutto il suo gruzzolo ad una famiglia che lo accudiva, ecco che lo Stato aveva iniziato a passargli una pensione. “Vecchio fesso”, gli dicevano, “hai passato tutta la tua vita senza comprarti neanche un pacchetto di sigarette, e adesso vedi che è stato tutto inutile?!”. Quello pare che dopo aver sopportato le beffe lungamente un giorno reagì dicendo (miglioro solo qualche pesante parola dal dialetto stretto): “E che cavolo ne potevo sapere io, che lo Stato era così fesso che mi dava i soldi quando io non gli ho dato niente?” Trovo notevole pensare che un pover'uomo di bracciante, senza né arte né parte, chiedendosi veramente se la sua vita era stata una inutile beffa sia arrivato a pensare: “E che ne potevo sapere che lo Stato era così fesso?”

Forse è tutto qui il riassunto del problema: come si può giustificare una vita di operoso lavoro se infine si concedono eccessivi privilegi? E questo possa servire da riflessione a chi la fa troppo facile con le generalizzate ridistribuzioni “keynesiane”, virtuose e autogiustificantesi. Attenzione però! Da questo aneddoto, che trovo straordinario, si può riflettere anche al contrario. L'idea della istituzione della pensione ha proprio lo scopo di liberare risorse quando il braccio è forte e di permettere di essere oggi un individuo attivo nel mercato perché non ci si deve preoccupare eccessivamente di quando il braccio non sosterrà più. Una collettività eccessivamente spaventata del futuro è inservibile per qualsiasi attuale progetto.  È sempre un problema di equilibrio.

Visto che dal titolo del post si prevede gia' che ne seguano altri, mi permetto di suggerire un tema: il declino nell'Universita' italiana.

Solo a titolo di esempio riporto l'epilogo di una vicenda che era salita agli onori delle cronache qualche tempo fa, che si e' conclusa con l'infamante ritiro di 11 paper del controverso professore torinese.

 Il tema (declino dell'Università) è buono e da tempo mi sto agitando su questo.

L'esempio tuttavia, va in controtendenza. I lavori di Carpintieri nel campo della radiazione nucleare indotta da piezoelettricità proclamano un fenomeno ignoto al resto del mondo dei fisici e di fatto inesistente  in base ai dati sperimentali e alle conoscenze  attuali. La reazione del mondo scientifico italiano ha di fatto bloccato la carriera di Carpintieri (che cominque dirigeva un istituto deputato a fare tutt'altro) e ha provocato il ritiro dei lavori che alcune riviste avevano incautamente pubblicato (mi piacerebbe conoscere i referee in questione). Lo scandalo ci sarebbe stato se nessuno avesse reagito ai lavori di questo signore. 

Aggiungo che saremo sempre più esposti a queste bufale, che in mano al potere politico diventano devastanti e dispendiose, se continueremo ad affossare la ricerca universitaria e degli enti pubblici. Quando in Università non ci saranno più professori e ricercatori  (ci arriveremo presto) di questi casi ne vedremo tanti. Sono già li che aspettano: fusione fredda, omeopatia, astrologia, cromoterapia, fiori di bach, movimento antivaccini, metodo stamina, ecc, ecc.

Allora aggiungo qualche esempio piu' succoso tra i temi proposti da Alberto:

Due interessanti interventi al convegno organizzato dall'On. Scilipoti alla Camera dei Deputati  dal titolo Verso una rivoluzione energetica NON INQUINANTE.

Nel primo il prof. gia' citato apre ad una domanda dell'On. sulla prevedibilita' dei terremoti.

Nel secondo Giulietto Chiesa porta la sua testimonianza sulle distorsioni comunicative nella Scienza.

Per par condicio segnalerei questo seminario del Politecnico di Milano per far capire che l'astrologia e' ormai argomento di lezione. Il prof. che ha organizzato l'evento si autodefisce economista. Alberto (Bisin) sara' d'accordo?

Per omeopatia, cromoterapia e fiori di Bach vi rimando alla prossima occasione.

Il signore in questione e' tanto economista quanto io sono architetto.

Qual e' il segreto di un matrimonio che dura? Cosi' risponde un prof. di Economia del Politecnico di Milano.

Oltre all'imbarazzante balletto dei titoli, sparati un po' a caso tra i presenti, a guardar bene si scopre che il nostro oltre ad essere ricercatore, quindi dubito che possa fregiarsi del titolo di professore, non insegna Economia ma Economia ed Estimo Civile.

Poi sull'utilita' didattica delle esercitazioni proposte agli studenti sicuramente i proff. che frequentano queste pagine potranno avere una opinione migliore della mia.

 

Indulgenza.

Matteo2 23/4/2015 - 18:16

Verrebbe da essere indulgenti. In fondo sembrano essere tutte persone generose: Scilipoti, Giulietto Chiesa, Carpinteri ,Sdino; nel loro piccolo, cercano di dare risposte magiche, mirabolanti, a quella che sono costretti a constatare essere una vera crisi storica che va oltre le loro competenze, ma non oltre le loro capacità poetiche immaginifiche. Per cui producono ipotesi che mescolano qualche elemento diurno con fin troppi elementi notturni, e onirici. Ma non sarei disposto a credere che lo facciano in mala fede. È un eccesso di generosità.

Tenderei, invece, a tener fuori da tutto questa scorpacciata di altruismo Giuliano Preparata, del quale Giulietto Chiesa cita alcune frasi che gli sembrano buone per suffragare le sue troppo belle e troppo romantiche teorie del complotto, frasi citate senza poterne comprendere nel profondo la portata. Ecco, Preparata era depositario di un tormento ben più profondo, e a lui, credo, la definizione rigorosa, ristretta, di economista di Alberto Bisin, o insomma di scienziato serio che dir si voglia, sarebbe apparsa come nobile ed eroica, ma disperata.

concordo

alberto rotondi 24/4/2015 - 06:47

Ho conosciuto personalmente Giuliano Preparata. Una mente eccezionale, professore di Fisica in varie Università italiane ed estere. Fisico teorico di gran classe, ha ottenuto risultati fondamentali, operando nel mondo scientifico e accademico internazionale. Spesso circondato da persone molto meno valide, che si accontetnavano di avere un ruolo scientifico con le briciole del suo lavoro e delle sue intuizioni. Nella parte finale della vita ha proposte teorie nuove, basate su fatti scientifici reali ed accertati e su congetture azzardate, che non sono state accettate dalla sua comunità scientifica di riferimento, cioè quella dei fisici teorici. Ma anche quando le sue teorie stentavano a farsi strada, Giuliano Preparata ha sempre seguito le strade dell'ortodossia scientifica, sottoponendosi al giudizio dei suoi pari, pubblicando sulle maggiori riviste come Physical Review e dibattendo scientificamente il suo lavoro.

Folle

michele boldrin 23/4/2015 - 21:00

Questa roba e' completamente folle.

E questo e' il politecnico di Milano, ossia uno dei due politecnici di prestigio d'Italia, assieme a quello di Torino.

Poi qualche deficiente insiste a ripetere che l'Italia non sta sparendo e che sono solo un pessimista porta sfiga. Provo imbarazzo per questa gente e per gli studenti che studiano in posti del genere. 

Segnalo:

Osservatorio sulle pensioni

Data pubblicazione: 30/04/2015

L’Osservatorio statistico sulle pensioni è stato aggiornato con i dati relativi alle pensioni vigenti al 1°gennaio 2015 e liquidate nel 2014.

Dall’analisi dei dati emerge la conferma del trend decrescente degli ultimi anni che vede passare le prestazioni erogate ad inizio anno da 18.363.760 nel 2012 a 18.044.221 nel 2015; una decrescita media annua dello 0,6% frenata dall’andamento inverso delle prestazioni assistenziali che nello stesso periodo passano da 3.560.179 nel 2012 a 3.731.626 nel 2015.

Il fenomeno è da attribuirsi sia all’esaurimento del collettivo delle pensioni di invalidità liquidate ante Legge 222/1984, sia all’inasprimento dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e di anzianità determinato dalla Legge 214/2011.

Di contro l’importo medio mensile erogato risulta in costante crescita, passando da 780,14 euro nel 2012 a 825,06 euro nel 2015.

Ciò è dovuto essenzialmente agli effetti della perequazione automatica delle pensioni e all’effetto sostituzione delle pensioni eliminate con le nuove liquidate che presentano mediamente importi maggiori.

[L’importo complessivo annuo risulta pari a 192,6 miliardi di euro, di cui 173 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali. Il 66% dell’importo è erogato dalle gestioni lavoratori dipendenti, il 23,8% da quelle dei lavoratori autonomi, il 10,1% da quelle assistenziali.]

Vai al documento: Statistiche in breve – Pensioni erogate dall’Inps 

Vai all’Osservatorio 

Vai al comunicato stampa

NB: Come si può notare, anche l'INPS attribuisce erroneamente il calo del numero delle pensioni solo "all’inasprimento dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e di anzianità determinato dalla Legge 214/2011 [Fornero]". 


Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti