Il governo rosso-brunato. II

4 agosto 2018 michele boldrin

Hanno vinto il 4 marzo e sono al governo per stare assieme quanto più a lungo possibile, ok. Ma: (i) come siamo arrivati a questo risultato, (ii) quali fattori hanno reso politicamente irrilevanti sia PD che FI (per non parlare di LeU), (iii) dov'è oggi l'opposizione al governo rosso-bruno? Vaste programme, lo so. Ci provo e scusatemi se riesco ad essere apodittico nonostante la lunghezza. 

Per rispondere alle tre domande occorre ripercorrere almeno gli ultimi 27 anni (dal 1991, vedi sotto) di storia italiana. Pretesa ridicola, quindi ci provo. Prima il modello, poi le osservazioni e a seguito le argomentazioni a supporto della combinazione modello-dati da me scelta. Infine le conclusioni: questo è oggi un governo privo di opposizione politica e chi volesse costruirne una dovrà necessariamente passare sulle ceneri del PD e FI. No, non può essere Matteo Renzi o qualcuno dell'attuale dirigenza PD+FI+LeU.

Il mio modellino - banalissimo  - è il seguente.

  • Da sempre (per quanto concerne questo articolo, dal 1946 ma, in realtà e come argomenterò in futuro, da quando uno stato chiamato "Italia" venne creato dai Savoia e dai Francesi nel 1860) per la stragrande maggioranza degli italiani lo schema interpretativo con cui si valutano le scelte politico-sociali è quello della contrapposizione fra una elite signorile/esclusiva/invidiata/remota/arbitraria/ladra/corrotta/incapace/elargitrice ed un popolo onesto e lavoratore, ma bisognoso (di elargizioni);
  • Il rapporto del "popolo" con tale elite è bimodale. Le si richiedono elargizioni, favori, garanzie e prebende; finché questi arrivano le rimostranze verso l'elite medesima vengono mantenute nell'ambito privato, mentre in quello pubblico si favorisce quel membro dell'elite che massimizza la speranza individuale di prebende per se stessi e la piccola comunità con cui ci si identifica (paese, associazione professionale, parocchia, famiglia). Quando praticamente tutti i membri dell'elite fra cui si era adusi scegliere diventano incapaci di offrire favori, garanzie e prebende, si opera per spodestarli a favore di chiunque prometta favori, garanzie e prebende.
  • Con mille dettagli e specificazioni (il PCI crebbe negli anni '70 perché sembrava essere in grado di offrire maggiori prebende che la DC, idem per il PSi di Craxi negli anni '80, eccetera) dal 1946 al 2011 circa (le avvisaglie per alcuni gruppi cominciarono ad arrivare già nel 1990-92) vi fu prima crescita reale (sino a circa i primi anni '80) e poi debito pubblico emissibile a sufficienza da permettere che alcune componenti delle elite promettessero credibilmente favori. 
  • A partire dal 1992 e, in crescendo, sino al 2011-12 è diventato chiaro a sempre più gruppi sociali o di interesse che non c'era più nulla da elargire, ben via crescita o ben via debito pubblico. A quel punto i medesimi gruppi si son messi alla ricerca di nuove elite di riferimento a cui chiedere prebende. Il M5S e la Lega si sono offerte e sono state credute. Gli altri sono stati abbandonati: non hanno ALCUNA chance di essere recuperati, non è mai successo. 

Lo so che in questa storia mancano la guerra fredda, le lotte sindacali e studentesche anni 60-70, lo shock petrolifero, la caduta del regime sovietico, le stranezze delle regole costituzionali ed elettorali italiane, la questione meridionale (no, questa non manca, anzi è uno dei fondamenti storici del modellino ...), la globalizzazione, i fenomeni migratori, il cambiamento tecnologico, l'euro ed un paio di altre cose (tipo i social).

Ma queste cose (eccezion fatta per la questione meridionale che, come ho annunciato, nel modellino c'è solo che ne parlo un altro giorno) sono state condivise da più di una dozzina di altri paesi europei, incluse le strane regole costituzionali ed elettorali, e non sono specifiche dell'Italia. Ovviamente hanno contato e contano moltissimo e per questo il modellino è banale. Ma, al momento, mi sto interrogando su ciò che è specifico dell'Italia - piaccia o meno siamo l'unico grande paese occidentale con una solidissima maggioranza degli elettori che appoggia un governo rosso-brunato - e vorrei cercare di spiegarlo con elementi specificatamente italiani. A questo serve il modello. Se l'argomento regge fra qualche settimana, quando proverò a riflettere sul mondo occidentale più in generale, cercherò di mettere in campo anche queste cose, ok? Torniamo al modellino banalissimo, quindi.

I fatti, ovvero perché è ovvio che oggi si identifichino "le elite nemiche del popolo" con il mondo del PD+FI.

1) Da un lato, il PD è andato raccogliendo praticamente tutto il personale politico, sopravissuto a Mani Pulite, che aveva controllato (sino al 1994) il potere politico in Italia. Ci son davvero TUTTI, con l'eccezione di qualche ladro del PSI che, dopo averla scampata, è passato a FI. Dall'altro lato, il PD si è venuto creando (per stadi successivi: c'è una ovvia linea rossa che va dal PDS del 1991 al PD del 2008) durante gli anni in cui la fine della crescita e della capacità di generare altro debito avevano reso impossibile elargire prebende per far dimenticare la contrapposizione elite-popolo.

2) Non a caso, a partire dal fallimento dell'ultimo governo di BS (2008-11) anche costui ed il suo partito sono, di colpo, diventati parte delle elite nemiche del popolo: BS ed accoliti erano quella parte dell'elite "di riserva" che per circa 17 anni è riuscito a promettere (ed in parte elargire) prebende e favori, facendo infatti scempio delle finanze pubbliche. Non è un caso che il crollo del 2011 sia avvenuto proprio su questo nodo: BS, Tremonti e soci han cercato d'ignorare il vincolo del debito, per continuare a comprarsi voti, in una situazione in cui era diventato oggettivamente impossibile farlo. Ed i fatti li hanno travolti sotto forma dell'oramai celebre spread, non a caso il nemico (da allora e particolarmente oggi) di ogni politico che voglia elargire favori in cambio di voti. 

3) L'attuale governo gode dell'appoggio di più del 60% dei potenziali elettori. Alle ultime elezioni ha ricevuto circa il 55% dei voti (includo Fd'I, il perché è ovvio). Sino a 5 anni fa questa stessa coalizione raccoglieva circa il 30%. Se facciamo il confronto con le europee del 2014 lo spostamento percentuale è persino maggiore (prossimo fatto). Durante questi anni è diventato palese a milioni di italiani che "qualcosa" che prima era sempre stato dato per garantito non c'era più.

4) Nella ricerca del qualcosa è naturale concentrarsi anzitutto sulla situazione economica: reddito, disoccupazione, crescita e quant'altro. Mi scuserete se non riporto i dati (sono facilmente rintracciabili partendo, per esempio, da qui) ma tutti gli indicatori economici italiani sono andati malissimo dal 2008 in avanti (in realtà da molto prima, ma questo lo sostenevano praticamente solo i redattori di questo blog ...) ed hanno raggiunto un minimo attorno al 2014 (un anno prima per alcuni, un anno dopo per altri, perdonate l'approssimazione). Il 2014 è stato l'anno in cui (alle elezioni europee) PD+FI e satelliti han superato il 60%, mentre la futura coalizione rosso-brunata neache sommava il 30%! Da allora TUTTI gli indicatori economici sono migliorati; di poco ed alcuni di pochissimo, vero, ma il segno è +. Nonostante questo, meno di 4 anni dopo il rapporto di voti si è invertito e tra i 10 ed i 15 milioni di elettori hanno abbandonato le antiche elite per andarsene a trovare di nuove! Epocale.

5) Lo tsunami verificatosi il 4 marzo 2018 era in formazione, ed aveva generato temporali e monsoni, da più di 25 anni. Telegraficamente: crisi del 1992; Mani Pulite; sparizione di DC+PSI&Co; emergenza Lega; vittorie BS basate su promesse mirabolanti; dodici cruciali anni (1996-2008) di opportunità per riformarsi, offerti dalla calma artificiale dell'euro e della great-moderation mondiale, buttati al vento nell'assoluto nulla o peggio; emergenza e crescita M5S; risultato M5S nel 2013. Nel mettere in fila questi eventi io ci vedo tre cose: (a) le elite storiche (Ulivo/PD) incapaci di riformare/rsi ed impantanate nella loro corruzione/privilegio, (b) le elite di riserva (FI/BS) dedite al brigantaggio politico ed al tentativo, fallito, di usare debito per elargire favori, (c) l'emergere, senza un piano ma per pura reazione istintiva, di un'opposizione di sistema: Lega+M5S. Basterebbero questi fatti, banali, a far capire non solo il 4 marzo ma anche il 5 marzo 2018: devono governare assieme perché sono loro oggi la cristalizzazione (per temporanea che sia) del movimento anti-sistema che delle elite incapaci, miserabili e financo brigantesche hanno alimentato dal 1992 in avanti.

6) I temi che da decenni dominano il dibattito pubblico italiano non sono quelli del merito, della crescita, della produttività, della globalizzazione, della scienza, del cambio tecnologico, della mobilità sociale, dell'educazione, eccetera. Per nulla: i temi dominanti sono quelli della corruzione, dello spreco, della casta, del paese tradito, del popolo abbandonato, dello stato che non attende ai cittadini ma è solo fonte di privilegi per i politici e di favori per il potentato economico, dei servizi pubblici che fanno schifo perché ci sono i "tagli alla spesa pubblica". I toni sono quelli della rivendicazione, della protesta, del dileggio e del totale cinismo: tutti ladri. Da decenni il discorso pubblico di massa si articola attorno ad alcune semplici contrapposizioni: (i) popolo vs casta politico-economica, (ii) onesti vs corrotti, (iii) tagli alla spesa pubblica vs privilegi delle elite, (iv) troppe tasse vs poca spesa. 

Tutto questo non è successo per caso: è successo perché le "elite storiche" che hanno fatto il PD hanno anche scelto di fare quanto elencato brevemente sopra e perché le "elite di riserva" di BS/FI hanno fatto ancora peggio, giocando alla roulette russa sul debito pubblico nel tentativo di comprare i voti necessari a far stare BS fuori dalla galera (obiettivo, questo e solo questo, raggiunto in pieno). 

Conclusione

Pur avendo come fondamento "intellettuale" le quattro colonne ed il loro collante menzionati nell'articolo precedente, questo governo ha le proprie radici storicamente contingenti in un gigantesco atto di rabbia contro e rigetto delle elite esistenti. Il voto del 4 marzo è il punto di arrivo di un processo di cambio di regime (il riferimento è alla terminologia di Massimo L. Salvadori, anche se la mia lettura dei meccanismi causali è diversa dalla sua ed io vedo tre e non quattro regimi dal 1860 ad oggi) iniziato nel 1991-93. Questa "insurrezione" si è venuta trasformando - a causa del contesto internazionale, ma su questo torneremo - in un tentativo di negare o bloccare processi in corso da quasi mezzo secolo a livello mondiale per paura di esserne travolti, essendo completamente incapaci di comprenderli prima ancora che di parteciparvi.

Due parole riassumono oggi l'atteggiamento mentale del 60-80% degli italiani: pessimismo e vendetta. Pessimismo sul proprio futuro e sulle proprie capacità di gestire positivamente quel che arriva dal resto del mondo; senso di inanità ed impotenza di fronte ad eventi e cambiamenti che appaiono troppo grandi per essere affrontabili. Desiderio di vendetta - motivato o immotivato esso sia, ed io propendo per la prima - diretto verso le elite (ovvero PD+FI) che raccolgono quanto ne rimane di coloro che hanno gestito il paese dagli anni '80 all'altro giorno. 

Da questo segue quanto affermato in apertura: se mai dovesse emergere una classe dirigente alternativa a quella del nuovo regime rosso-brunato essa non potrà che emergere dalle ceneri di PD-FI.

19 commenti (espandi tutti)

Il rapporto del "popolo" con tale elite è bimodale. Le si richiedono elargizioni, favori, garanzie e prebende; […] Quando praticamente tutti i membri dell'elite fra cui si era adusi scegliere diventano incapaci di offrire favori, garanzie e prebende, si opera per spodestarli a favore di chiunque prometta favori, garanzie e prebende.

Sostanzialmente d’accordo, ma indebolirei il modellino, in quanto ritengo che una larga parte del popolo non sia in grado di cogliere il nesso fra i provvedimenti governativi e i propri interessi immediati, tranne che per quei (rari) provvedimenti di riforma che li colpiscano in modo molto evidente (tipo riforma Fornero), la reazione ai quali non è forse poi così rilevante.

Per larga parte del popolo, il meccanismo principale mi sembra piuttosto questo: finché il tran tran cui si sono adattati si mantiene, continuando a offrire ai figli almeno le prospettive che aveva offerto ai genitori, politicamente poco o nulla succede; quando invece le condizioni di vita e le prospettive per i figli peggiorano, gradualmente molti si rivoltano contro le passate élite e si affidano a chi prometta una restaurazione del passato.

“Elargizioni, favori, garanzie e prebende” sono visibili e quindi rilevanti per alcune categorie (per i tassisti, ad esempio; per alcune categorie di agricoltori; assai meno forse per i piccoli commercianti), e questo ha certamente un forte peso; ma per larga parte del popolo il meccanismo di mantenimento e perdita del consenso a me sembra ancora più grossolano di come lo rappresenta Michele Boldrin, meno razionale - per quanto miope sia la razionalità in questione.

Non sono sicuro di quanto ho appena detto, sono solo ipotesi, peraltro poco diverse da quelle di Boldrin, quasi solo una diversità di accenti. Però forse fanno un po’ di differenza nell’analisi politica: l’ostacolo alle riforme in Italia non sarebbe tanto la resistenza di un popolo che saprebbe riconoscere le minacce alle “elargizioni, favori, garanzie e prebende” di cui gode; sarebbe piuttosto la mediocrità intellettuale e morale di élite (PD, FI) cui non par vero di rinunciare alle necessarie riforme radicali con la scusa che la gente non le accetterebbe. Perfino la riforma Fornero, nonostante i mugugni, è stata sostanzialmente accettata, e credo che ben poca gente speri e pretenda che venga davvero cancellata.

Per questo, in attesa di quello che Michele sosterrà al riguardo, imputerei la mancanza di un'opposizione seriamente riformista più ai difetti delle classi dirigenti (media inclusi, e riconoscendo l'importanza dei quattro pilastri culturali identificati nella prima puntata) che a quelli del popolo, senza naturalmente negare questi ultimi. Ho l'impressione che la (cattiva) specificità italiana vada cercata, nella scala sociale, più sopra che sotto.

Poiché è inutile soffermarmi su ciò (tantissimo) che del ragionamento di Boldrin condivido, preferisco evidenziare un punto che invece non mi convnce.

Tra i predittori esclusi da Boldrin perché non specifici del caso italiano ci sono i social. Credo che questa esclusione sia sbagliata perché, se è certamente vero che i social sono un fenomeno mondiale mi pare altrettanto vero che il loro impatto sullo spazio pubblico dei vari paesi sia assai eterogeneo. In particolare, l'impatto che i fenomeni (comunicativi, comportamentali) di tipo "memetico" generati ed alimentati dai social hanno avuto in pochissimi anni sulla società italiana - caratterizzata già da tempo, a differenza di altri paesi occidentali, da un forte indebolimento delle capacità cognitive diffuse, delle risorse culturali ed educative, delle possibilità di esercizio di pensiero critico (una situazione per molti versi più simile a quella che si è realizzata negli USA che a quella degli altri paesi dellì'Europa occidentale) - sia ancora generalmente ampiamente sottovalutato.

Banalmente, si può riconoscere senza difficoltà che i social siano strumenti capaci di indurre profonde modificazioni nei linguaggi, nei valori e nei comportamenti di massa sia in Svezia sia in Giappone sia in Italia, ma che gli effetti concreti della loro interazione con le istituzioni (in senso northiano) dei singoli paesi siano assai diversi. Tuttavia, tutte le analisi rivolte ai nuovi fenomeni del populismo e del sovranismo in occidente mi sembra che tendano a sottovalutare sistematicamente le dimensioni di tali effetti e delle relative differenze, a causa probabilmente di un pregiudizio epistemologico che induce ad enfatizzare le radici conspaevoli e razionali dei comportamenti politici a scapito di quelle puramente memetiche, inconsapevoli, irrazionali.

Mi rendo conto che è difficile definire anche solo i lineamenti di un modello esplicativo che dia una misura e un ruolo non generico e vago ai social e che, pertanto, la mia osservazione resta solo il frutto di un qualche genere di percezione soggettiva difficile da formalizzare. Cionondimeno, proprio l'ampiezza delle oscillazioni nella manifestazione del consenso che Boldrin evoca mi sembra un suggerimento in direzione di una maggiore considerazione delle dinamiche, per così dire, "di gregge" e anche un suggerimento della sostanziale imprevedibilità dei comportamenti futuri. Per quanto io sia assolutamente d'accordo sul fatto che le elite "bruciate" dalla rivolta non sono mai in alcun modo recuperabili come alternative, infatti, ritengo anche che il consenso attuale del governo minchioleghista non sia necessariamente un trend di lungo periodo ma sia invece esposto ad oscillazioni altrettanto ampie di quelle vissute dal fenomeno Renzi, proprio per il peso determinante che nel processo di costruzione del consenso giocano e giocheranno sempre più le dinamiche memetiche dei social.

social

Francesco Forti 5/8/2018 - 09:10

mi pare che recentemente i social siano balzati agli onori della cronaca più per l'uso strumentale (tramite fake news, troll e bot vari) ad opera del maggior manovratore di burattini populisti (quello che sta a mosca, per intenderci) che per l'uso intelligente che poche solitarie menti possono tentare di fare. 

In una delle recenti sedute del senato, il senatore Andrea Marcucci del PD, rivolgendosi a Luigi Di Maio del M5S, se n'é uscito con "“Ma lei sa cos’è il lavoro? Ha mai provato la soddisfazione di essere assunto o di ricevere una busta paga?". Qui il video.

Ex giovanissimo deputato del PLI, aveva all'epoca 27 anni, ed il Sole 24 Ore ci ricorda che la sua campagna elettorale costó nel 1992 mezzo miliardo di lire, eletto al senato nelle ultime 3 legislature con il PD, Andrea Marcucci é il figlio dell'imprenditore farmaceutico Guelfo Marcucci, passato a miglior vita poco meno di un paio di anni fa. Qui come ne diede notizia La Repubblica, qui come ne diede notizia Fanpage

Il PD dovrebbe iniziare a curare e rinforzare la squadra che gestisce la comunicazione, e far loro vagliare dettagliatamente i discorsi dei propri parlamentari, perché quell'attacco a Di Maio si é rivelato un boomerang sui social, e chiunque con un minimo di esperienza del settore l'avrebbe dovuto intuire che far portare quello specifico attacco a Di Maio da un politico con la storia personale e familiare di Marcucci forse non era tutta questa brillante idea.

Torno su un problema appena accenato nella prima parte. 

Dovesse annunciarsi il disastro annunciato sotto il nome in codice "spread" che poi implica il piano B (uscire o farsi buttare fuori, ... ma che differenza c'è?) cosa succederebbe all'unità italiana, o presunta tale?

Premesso che stante l'attuale governo l'eventualtà di cui sopra è probabilistica solo in termini di "quando", cosa prima o poi potrà accadere? 

Mi pare verosmile che l'attuale compagine, per quanto voglia e possa rimanere tale a lungo, può gridare al complotto internazionale fin che si vuole, trovando l'appoggio del citato 60% ma se ci riferiamo alla parte produttiva del paese allora le % cambiano. 

E questa parte può seguire individualmene (o reclamare pubblicamente) due principali strategie di exit. 

1) la prima è individuale e si chiama delocalizzazione. È la più temuta dai rosso-brunati tanto è vero che hanno già iniziato a sanzionare nel cosidetto DL dignità l'eventualità che aziende che hanno goduto di aiuti pubblici possano andarsene senza pagare pegno. Tutto sommato in questi primi mesi non hanno fatto un tubo ma su questo tema hanno iniziato fin da subito a marcare il territorio. Non si scappa. Chiaro?

2) la seconda, più ardua e quindi meno temibile nel brevissimo termine, è che ampie fette di Nord (e dintorni) chiedano collettivamente di andarsene. Tutti insieme. Ora il problema come noto non è che riescano effettivamente a farlo, ma basta che potenzialmente possano minacciare  in modo credibile di poterlo fare e che siano abbastanza credibili nella minaccia.
La potenzialità cambia tutto. 

Una eventuale richiesta metterebbe in immediato pericolo il modello illustrato da Michele, che si basa tutto sommato sul fatto che esiste una questione meridionale e quindi le "maggiori prebende" susssistono in quanto la parte produttiva finanzia, con la spesa pubblica, la parte che consuma.  E credo che nel M5S malgrado siano stupidi questo  lo capiscano e confidino (non si sa fino a che punto) nell'alleanza con la Lega. Dura minga? Vedremo. 

Nel caso 2) è quindi indispensabile una forza politica locale (unica o coalizzata) che riesca in modo rapido a clusterizzare in modo credibile forze produttive che spingano in tal senso. 
Nord-Exit. Che sarebbe un disastro come Brexit, perché il nord sarebbe fuori dall'europa e dall'euro. Ma qui dovremmo vedere la UE cosa potrebbe decidere. Tra Nord e Sud perderebbe entrambi o terrebbe uno dei due? E quale? 

Ora questa forza politica  non esiste e non si vede all'orizzonte degli eventi (ciò che possiamo vedere). 

Ma potrebbe nascere. Non per cso ma per necessità. Con quanta rapidità non è dato a sapere. 
Il mio scetticismo a proposito è che tendono a crescere in modo rapido ed esponenziale solo gli aggregati di super-stupidi mentre quelli intelligenti ci mettono molto tempo e spesso si incagliano strada facendo, come la storia di FARE insegna. Ma non è detto. 

Tieni presente che si tratta di un'ipotesi rivoluzionaria, secondo la costituzione la repubblica, pur tutelando le autonomie locali, è una e indivisibile. Ciò significa che il governo statale dovrebbe trattare chi propone tale obiettivo in maniera anche più dura di come Rajoy trattò i secessionisti catalani...una prospettiva di guerra civile, il nord nel suo insieme non è la Slovenia, è il cuore produttivo del Paese. Perché si possa realizzare la sua uscita dallo stato unitario occorrerebbe la dissoluzione di questo, ed a quel punto lo sbocco più probabile sarebbe la federazione delle regioni settentrionali con i paesi confinanti, perché i politici locali ben difficilmente annacquerebbero le proprie particolarità a favore di una generica unione nordista di nuovo conio: tanto per fare fantapolitica, Valle d'Aosta e Piemonte con la Francia, Lombardia con la Confederazione elvetica (che dominerebbe), Trentino-Alto Adige con l'Austria e le Venezie a sé ...

Come dicevo, "basta che potenzialmente possano minacciare  in modo credibile di poterlo fare". Aggiungevo anche che a questo scopo una nuova forza politica sarebbe necessaria. Che sorga o meno da ceneri altrui non credo interessi ora ma credo sia praticamente inevitabile.

L'esito non sarebbe rivoluzionario come dici ma semplicemente cadrebbe il castello di carta e l'asse che unisce lega e m5s, facendo cadere il governo prima del disastro finale. Poi questa forza politica potrebbe porsi a garante delle operazione di ripristino dei danni e ricostruzione (su base federale?) del paese.

Mi permetto di aggiungere una considerazione personale: nello tsunami in formazione dall'ultimo cambio di regime nel 91-93, c'e' stato forse un momento storico in cui uno spiraglio sembrava aprirsi, e sono stati gli anni dello sforzo per l'ingresso nell'euro, diciamo 96-97. Le elite avevano deciso, ma gli italiani sembravano appoggiare la decisione. Erano gli ultimi anni di ottimismo, addirittura di entusiasmo per le questioni europee, il peggio sembrava essere alle spalle (crisi del 92), nonostante lo sforzo economico per rispettare i parametri di Maastricht (l'eurotassa di Prodi) i consumi aumentarono, e gli italiani sembravano desiderosi di adeguarsi agli standard culturali, ancora prima che economici, europei. Poi l'euro arrivo davvero, non porto' con se i favolosi vantaggi che gli italiani si erano immaginati, sprecammo la nostra grande occasione, e tutto e' andato come sappiamo.  

Poi l'euro arrivo davvero, non porto' con se i favolosi vantaggi che gli italiani si erano immaginati, sprecammo la nostra grande occasione, e tutto e' andato come sappiamo.  

Mi pare manchi qualche dettaglio. L'euro portò i vantaggi per cui era stato pensato (stabilità del cambi, bassi tassi di interesse, con un rismarmio di diverse centinaia di miliardi in interessi sul debito pubblico) ma la vecchia élite diede il ben servito a Prodi, si riprese gli scranni del potere e cominciò a trasformare quei guadagni in nuova spesa pubblica. 

Fermo restando che non credo un attimo alla possibilità esternata da Franz che ci possa essere un sentimento "secessionista" nel Nord addormentato dalla retorica leghista son convinto che è la rabbia che ha determinato il voto degli italiani (e su questo ne discussi anche su FB dopo il voto con chi affermava che il voto del Sud era un voto "per il reddito di cittadinanza", mentre ho sempre detto che era un voto di protesta), se andiamo sul sociologico, tralasciando l'economia, che gli italiani NON comprendono, le elitees italiane sono COLPEVOLI di non aver dato uno straccio di idea di paese, ne unito, ne disunito, di parlare sempre in termini astratti di "questione meridionale", ma di non avere uno straccio di idea sul come uscirne, delegando a satrapi locali (Emiliano e De Luca, ad esempio) la gestione del corrente, di parlare di "globalizzazione" senza sapere cos'è e senza fare niente, il tutto mentre la parte produttiva del paese (il Nord) si rimboccava le maniche sostanzialmente da sola, ma la cd. "parte produttiva" non rappresenta più del 10% della popolazione italiana, oltre a non essere nemmeno lontanamente capace di essere classe dirigente, anzi.

Ovvero: non abbiamo una classe dirigente e la gente si incazza perchè non capisce quale è la direzione, allora si aggrappa al primo che indica una direzione, sfruttando le pulsioni sempre presenti nel popolo italico, tipo il razzismo e la repulsione per la scienza, siamo pur sempre il paese che ha costretto Galileo all'abiura.

In questo momento siamo ai moti popolari (eufemismo) con il popolo che brucerebbe in piazza Renzi e Monti, se potesse, perchè le pulsioni son queste, in quanto li identifica (a torto o a ragione doesn't matter) con quella mancanza di idea e di idee che genera mostri (e li abbiamo generati).

No, per me la nuova classe dirigente non può uscire da PD o FI, lì ci sono stati meccanismi di selezione avversa, son saliti solo cortigiani incapaci che continuano ad avere zero idee, o meglio, se ne escono è solo per una conquista "dal di fuori" come fu quella di Renzi, che poi ne ha fatto l'uso sbagliato che conosciamo tutti, ma in questo momento siamo al vuoto pneumatico e alla caccia al negro e non ne usciremo subito, è la società italiana ad essere malata (COLPA DELLE ELITEES PRECEDENTI, OK) e per guarirla occorrerrà un buon medico e, forse, anche una medicina amara, tipo la realtà.

Considerazioni, direi, molto amare, eppure apparentemente necessarie.

Ma poi, c'è da chiedersi: ma hanno mai governato i loro destini gli italiani?

Se si esclude di poter risalire all'impero romano, sono sempre stati eventi esterni: interessi remoti, esigenze politiche strategiche, catastrofi, a dettare il ruolino di marcia. Gli italiani, solitamente, si sono limitati ai piazzali Loreto a cose fatte, per darsi una parvenza di terribilità.

Se poi si deve constatare l'incompiutezza sostanziale del risorgimento, non resta proprio nulla. E allora, però, è difficile anche credere che gli attuali politici italiani, del tutto anemici, anzi dissanguati, o futuri loro eredi, possano assumere l'autorità di fare cose che neanche Moro o Berlinguer, per dirne due con qualche carisma in più e leader di partiti un poco più sapidi, riuscirono a fare.

Dunque, forse occorrerebbe focalizzare l'attenzione sugli eventi più grossi di noi, al di là delle alpi o degli oceani, quelli che ci costringeranno, come al solito, forzatamente a riconfigurarci.

Persino la qui paventata secessione, la rifrantumazione negli originali e veraci ducati dello stivale, che potrebbe essere anche una opportunità positiva, se ben progettata, per ricominciare almeno da capo su basi diverse, se non per forza migliori, e che potrebbe addirittura riesumare il sud oramai, più che defunto, marcito nella tomba, ebbene, con i presupposti culturali attuali, in altro non si risolverebbe se non in una nuova sceneggiata dai toni forti; uno scuoter di quinte del mago di Oz.

Conviene rimuovere da ogni ragionamento il modo in cui è stato gestita (o meglio, non gestita) l'immigrazione negli anni a partire dal 2012? Non ha alcuna importanza il disagio degli italiani che hanno visto sbarcare centinaia di migliaia di africani?

Invece ritengo che un crollo vertiginoso come quello del Pd abbia come causa principale questo aspetto. Renzi aveva elargito le solite mance (gli 80 euro), quindi non si può neanche dire che fosse stato costretto a rinunciare alla prebende di matrice democristiana.

Evidentemente per gli italiani l'immigrazione incontrollata è stata un trauma violento, come quello che può provocare una guerra. Solo in questi casi possono avvenire repentini crolli del consenso come quello del Partito democratico.

La punizione del Pd (e di Leu) è stata la punizione per chi crede di essere depositario della Verità, per i ragionamenti che vengono dalle cosiddette élites, ma che vengono facilmente controbattuti dal normale buon senso. Con la fine di ogni loro credibilità.

Non hai ancora imparato la regola? Vuoi discutere? Identificati in modo inequivocabile. Altrimenti sei, oltre che razzista e scemo, solo un anonimo vigliacchetto. Click.

Suvvia, la propaganda sull'immigrazione dei vari M5S/Salvini/Meloni ha battuto tantissimo sui famosi 35€ al giorno per migrante, facendo credere nell'esistenza dell'ennesimo "tesoretto" che si sarebbe potuto invece distribuire nelle classiche prebende per "Italiani d'Italia". Era di pochi giorni fa l'ultimo sparata del Salvini al riguardo.

DOMANDONA :

bonghi 7/8/2018 - 10:05

ma trump e' da considerarsi rossobrunato? ... e la le pen ? ... e brexit ?

cosa c'e' da scusare in qualcosa di apodittico?

ed è il Berlusconismo.
Ne parla nella conclusione, e senza concedere sconti. Ma quando costruisce il modellino su quattro punti, e scrive al punto 4:

A partire dal 1992 e, in crescendo, sino al 2011-12 è diventato chiaro a sempre più gruppi sociali o di interesse che non c'era più nulla da elargire, ben via crescita o ben via debito pubblico. A quel punto i medesimi gruppi si son messi alla ricerca di nuove elite di riferimento a cui chiedere prebende. Il M5S e la Lega si sono offerte e sono state credute.

Sembra che l'evento significativo del 1992 sia stato la presa di coscienza del debito pubblico.
Così salta a più pari un quarto di secolo di Storia d'Italia, quella che va dalle politiche del 1993 a quelle del 4 marzo 2018.
E' un periodo troppo lungo perché si possa trascurare di metterci l'accento. I venticinque anni di Berlusconi, caratterizzati da un degrado continuo e indecente di una classe politica in odore di criminalità, culminati negli estremi tragicomici di nipoti di Mubarak, orge nei palazzi di stato, subrettine elevate al rango di ministri per aver elargito favori sessuali, mafiosi che fuggono a Beirut dopo avere fondato un partito, e via così (rinforzati dal continuo bombardamento mediatico prodotto dalle televisioni del CAPO, che faceva aumentare questa indignazione, in chi lo riconosceva) hanno generato una indignazione diffusa talmente feroce da produrre un desiderio di rinnovamento totale, costi quel che costi.
Una parte consistente dell'elettorato di quello che Lei chiama "governo rosso-brunato" è composta da persone per nulla convinte della proposta politica offerta da questi signori, ma così determinate a vedere la fine di questa indecenza da essere disposte a correre qualsiasi rischio, pur di vederne la fine ed arrivare finalmente ad un ricambio totale.

Quello che ho scritto sopra non è molto diverso da quanto dice anche Lei, nella sua conclusione.
Ma (per gusto mio) Lei trascura di porre l'accento su questa indignazione diffusa (che per conto mio è ampiamente giustificata, ma questo è un giudizio ed è personale, mentre che essa esista è un fatto) che è invece una chiave di lettura decisiva per comprendere l'esito del processo storico.
Le stesse condizioni culturali, sociali e (forse) economiche italiane che Lei descrive avrebbero potuto portare a un esito diverso, con Berlusconi in galera.

 

persone per nulla convinte della proposta politica offerta da questi signori, ma così determinate a vedere la fine di questa indecenza da essere disposte a correre qualsiasi rischio, pur di vederne la fine

Ecco, questo a me pare un buon punto. Vuoi che siano tutti così tonti da non capire che uno stato non possa andare avanti a regali? Magari invece questo tipo di elettori, stufi ma non "furbi", sono molti. Magari basta offrirgli una proposta credibile. A quanto era Fare, 10 minuti prima che saltasse fuori la falsa laurea di Oscar Giannino? Per cosa avrebbero mai potuto votare questi il 4 Marzo? Si sono tutti astenuti?

Da allora TUTTI gli indicatori economici sono migliorati; di poco ed alcuni di pochissimo, vero, ma il segno è +. 

Questo è diventato un mantra di renzi e degli elettori del pd ma c'è poco di vero. Se la disoccupazione passa in brevissimo tempo dal 8% (2011) al 13% (2014-2015)  per poi scendere intorno al 11% nell'arco di due-tre anni,  non c'è stato alcun miglioramento tangibile, specie se quella giovanile si trova ancora granitica intorno al 35%

Il pil non è ancora tornato non solo ai livelli del 2007 ma nemmeno a quelli del 2011.

Inoltre, l'istat certifica che la povertà è in continua ascesa (siamo a livelli record dal dopoguerra), quindi questa eventuale e virtuale crescita economica e segni + che abbiamo assistito negli ultimi anni non hanno prodotto alcun miglioramento sulla vita dei cittadini. C'è forse qualche italiano in più che lavora (a tempo determinato, occupazione part time è ai massimi livelli da sempre) ma il paese nel complesso si sta fortemente impoverendo.

Poi quando a questo quadretto ci aggiungi l'entrata in appena 5 anni (scelta esplicita e condivisa come da ammissione della bonino nel 2016) di oltre 600.000 persone quasi tutte irregolari che si sono riversate in massa sul mercato del lavoro e sul welfare, per non parlare della questione sicurezza, il gioco è fatto.

Mi chiedo quanto ancora si potrà giocare la carta del "gli italiani si sono impazziti e da ignorantoni come sono non hanno capito che il paese era ripartito alla faccia loro".

Indigo

michele boldrin 11/8/2018 - 00:15

Come tutti i troll anonimi, lezione appresa 12 anni fa e confermata all along, sei un coglione. 
Ma non solo un coglione (altrimenti noto come idiota) sei anche un coglione gonfiato che pensa di sapere e non sa un cazzo. Non solo un coglione gonfiato, anche un coglione gonfiato stupido perche' pensi che, in un posto come questo, noi si perda tempo a far polemichette idiote su un cretino o l'altro al governo. 

Come tutti i coglioni gonfiati e stupidi riporti due dati (che ti danno torto, ora te lo spiego) e poi straparli a vanvera senza mezzo dato. Ci penseranno i dati, della vita, ad eliminare quelli come te, io non devo preoccuparmi. 

Solo una cosa, per chi dovesse leggere la mia descrizione di te: quando il tasso di disoccupazione scende al ritmo di 1% all'anno c'e' un miglioramento. Magari non miracoloso, come scritto nell'articolo, ma reale. Nel mondo dei coglioni della tua sottospecie esistono solo miracoli dove la disoccupazione sparisce (ne parliamo fra un paio d'anni di amici tuoi, fatti un altro nome da troll e torna a raccontarcelo) ma nel mondo reale una diminuzione dell'1% all'anno e' una cosa vera. Il PIL per capita pure e' cresciuto, d'uno sputo ma e' cresciuto. 

Soprattutto, e qui sta la prova della tua profonda stupidita', c'e' il fatto che il mio e' un argomento per paradosso: quando le cose andavano malissimo Renzi ha preso il 40% e +. Quando han cominciato a leggermente migliorare e' sceso al 18%. Gli elettori rispondono con un lag di 4 anni? Forse, ma sembra una teoria molto improbabile alla luce di quanto accade in altri paesi. Questo il tema, comunque. Se tu avessi avuto un cervello l'avresti inteso.

Siccome hai provato di non averlo un cervello, click. Questo e' un blog dove il cervello e' un requirement strettamente necessario. 

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